28. Francesco Sforza a Nicodemo Tranchedini 27 giugno 1458

1458 Mediolani XXVII iunii.
Nicodemo de Pontremulo.
Havemo recevuto più tue lettere ^ (a) l’ultime dele quale sono de dì *** del presente per le quale restiamo avisati de tutte quelle cose occorrono dal canto de là, el che ne è stato caro intendere. Al presente non accade extenderne altramente ad rispondere, excepto che alla parte dove tu ne scrive che lì è facto novella che nuy mandiamo cinquecento cavalli de quelli de Coregia in favore deli usciti de Zenova etc. Dicemo che queste sono dele novelle se fano, nuy non possiamo tamen che non se dica chi dire vole, ma questo non è puncto vero. Quanto è in questo facto è che, havendo Bartholomeo de Recanate, qua in nome dela maiestà del re de Ragona, rechiesto per lettere miser Manfredo de Coregia de certi cavalli cum offrirli el soldo ad nome d’essa maiestà per mandare ad questa impresa de Zenova, el dicto miser Manfredo ne scripse de questa rechiesta et rechiese de consiglio et apparere quello ch’el havesse ad fare. Nuy, havendo ad mandare ad Parma Lanzaleto da Figino, nostro famiglio, per altre cose, gli commisimo se transferisse fin dal dicto miser Manfredo et ch’el gli dicesse per nostra parte che in questa cosa el guardasse ad fare quello fusse suo honore et suo utile et che potevamo nuy dire altramente, perché non havemo ad fare niente de questi facti, essendose sempre passati per la via di mezo et stati neutrali et così intendiamo de essere per lo venire, siché ad chi te ne domanderà et ad chi te parirà tu gli poray respondere, perché questa è la verità.
Deli facti de Zenoa, dapoy te scripsimo, novamente è accaduto secundo havemo inteso che, partendose de Zenova l’arcivescovo fratello de miser Perrino, olim duxe, con circa XXV muli di carriagi, accompagnato da molta gente, per venire ad Nove et da lì andare in Franza dala maiestà del re Renato per ratificare el parentato de miser Maxino con la figliola naturale del prefato re, essendo in el piano de Buzala è stato assaltato et misso in rotta con quella gente et molti presi et feriti et fra li altri è stato morto Antonio de Guarcho et li carriagi persi. Esso arcivescovo fu etiandio preso, ma poy riscosso da certi del paese et pur reducto ad Nove. Dapoy etiandio intendiamo che, essendo usciti fuora de Zenova miser Iohanne Cossa et miser Perrino con circa persone IIc et havendo sachezato Sestri, hano preso et menato ad Zenova Palermo, el quale, essendose ascosto in una casa et abanonato dali altri, fu monstrato et scoperto da alcuni del paese.
Preterea haveray inteso como qui sono quatro ambaxatori delo illustre signore duca de Savoya per lo facto de miser Aluise Boleri et li conti de Tenda et zentilhomini da Cochonato, nostri adherenti et recomandati, li quali ambaxatori monstrano volere adaptare questi facti et revocare alcune obligatione che havevano facto fare ad dicti nostri recomandati che non se sono potuto fare de iure, et per questo uno d’essi ambaxatori è andato dal prefato signore duca, el quale è venuto de qua dali monti ad Hivrea, per fargli ultima conclusione, et così se expecta qui per questi altri.
Dreto ad questi è venuto uno ambaxatore et consigliero dela maiestà del re Renato, chiamato Honorato de Berra, pur per questo facto de miser Aluise Bolera et conti de Tenda, suoy subditi et vasalli, el quale ne ha rechiesto, in nome del prefato signore re, che vogliamo rumpere guerra con el prefato duca de Savoya, perché sua maiestà offere fare el simile dal canto dele sue terre per vindicarse de questa iniuria, al quale Honorato havemo risposto et facto vedere in quali termini siamo con questi altri ambaxatori de Savoya et che, succedendo l’accordo et reintegrando esso duca de Savoya, como dice de fare et como ha zà comenzato in fare relaxare el dicto miser Aluise et la mogliere et figlioli, non gli porressimo fare alcuna novità per l’obstaculo di capituli dela liga. Siché non se attende mo altro che vedere quello che riportarà questo ambaxatore per fargli una fine. Caso ch’el dicto duca de Savoya facia el dovere dal canto suo ad dicti miser Aluise, conti de Tenda et nobili da Cochonato, la cosa se quieterà, ma, quando el non lo facesse, non porressimo fare che non provedessimo ad la indemnità loro, quantunque el faressimo mal voluntieri, che tanto tempo havemo supportato con graveza assay del’honore nostro, che tutto havemo facto per fugire, quanto ne è stato possibile, ogni inconveniente et scandalo che potesse turbare la pace et requie de Italia. De quello che più ultra seguirà te avisaremo et così del tutto poray dare aviso al magnifico Cosmo et seundo l’ordine et usanza che hay da nuy.

(a) Sopra la prima riga, al centro, è scritto «et denum queste» con due segni che indicano dove inserire le parole.

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