30 Francesco Sforza a Ottone del Carretto 27 giugno 1458

1458 Mediolani XXVII iunii.
Domino Othoni de Carreto Rome.
Havemo recevuto tutte le vostre lettere, l’ultima dele quale sono de dì 18 del presente, per le quale restiamo avisati dele occurrentie de là et deli processi fa el conte Iacomo. Tutto havemo bene inteso et non accade dire altro al presente se non che stiate attento et sentendo altro in dies ne avisate de ogni cosa.
Deli facti de Zenova, dapoy vi scripsimo, è accaduto, secundo havemo inteso, che partendose da Zenova l’arcivescovo fratello de miser Perrino, olim duxe, con circa XXV mulli de carriagi, acompagnato da molta gente, per venire ad Nove et da lì andare in Franza dala maiestà del re Renato per ratificare el parentato de miser Maxino con la figliola naturale del prefato re, essendo in el piano de Buzalla è stato assaltato et misso in rotta con quella gente et molti presi et feriti et fra li altri è stato morto Antonio de Guarco et li carriagi presi. Esso arcivescovo fu etiamdio preso, ma poy riscosso da certi del paese et pur è reducto ad Nove. Dapoy etiandio intendiamo che, essendo usciti fuora de Zenova miser Iohanne Cossa et miser Perrino con circa persone IIc et havendo sachezato Sestri, hano preso Palermo et menatolo ad Zenova, el quale, essendose ascosto in una casa et abandonato dali altri, fu scoperto d’alcuni del posto.
Preterea haverette inteso como qui sono quatro ambaxatori delo illustre signore duca de Savoya per lo facto de miser Aluise Bolero, conti de Tenda et zentilhomini de Cochonato, nostri adherenti et recommandati, li quali ambaxatori monstrano volere adaptare questi facti et revocare alcune obligatione che havevano facto fare ad dicti nostri adherenti che non se son potuto fare de rasone et per questo uno d’essi ambaxatori è andato dal prefato signore duca, el quale è venuto de qua dali monti ad Hivrea per fargli ultima conclusione.
Dreto ad questi è venuto uno Honorato de Berra, ambassatore et consigliero dela maiestà del re Renato, pur per questo facto de miser Aluise Boleri et conti de Tenda, suoy subditi et vassalli, el quale ne ha rechiesto, in nome del prefato signore re, che vogliamo rumpere guerra cum el prefato duca de Savoya, perché sua maiestà offere fare el simile dal canto dele sue terre per vindicarse de questa inuria. Al quale havimo risposto et facto vedere in quali termini siamo con questi ambaxatori de Savoya et che, succedendo l’accordo et integrando esso duca, como dice de fare et como ha comenzato in fare relaxare miser Aluyse et la mogliere et figlioli, non gli poressimo fare alcuna novità per li obstaculi deli capituli dela liga. Siché non se attende mo ad altro che ad vedere quello che reportarà quello ambaxatore per fargli una fine. Caso ch’el dicto duca de Savoya facia el dovere dal canto suo ad li prefati domino Aluise, conti de Tenda et zentilhomini de Cochonato, la cosa se quietarà, ma, quando el non lo facesse, non poressimo fare che non provedessimo ad la indemnità loro, quantunque el faressimo malvoluntieri, che tanto tenpo havemo supportato con graveza assay del’honore nostro, che tutto havemo facto per fugire, quanto ne è stato possibile, ogni inonveniente et scandalo che potesse turbare la pace et quiete de Italia. De quello che più ultra seguirà ve avisaremo et così del tutto porete dare noticia ad la sanctità de nostro Signore et ad chi ve parirà.

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