Introduzione

Prima di verificare i rimandi interni presenti nelle lettere di Francesco Sforza e del suo ambasciatore e se possa configurarsi l’ipotesi di una «serie» di lettere fra loro collegate, è necessario fornire una tipologia delle lettere in nostro possesso.
Al proposito risulta davvero molto utile il contributo di Francesco Senatore, che suggerisce di distinguere due diversi tipi di missive: «le lettere di riscontro» (1998: 187) e le lettere «informative» (1998:187). Scrive Senatore: «Il passaggio dal protocollo (inscriptio + formula recomendationis) al testo è caratterizzato da un breve esordio in cui l’oratore dà l’avvio alla missiva: è qui che è possibile cogliere la motivazione della lettera»; «è possibile identificare una tipologia di quella che si potrebbe definire una sorta di narratio del dispaccio. In essa compaiono significativamente i due attori della documentazione: l’ambasciatore e il duca, e spesso anche la terza persona cui fa capo la lettera, e cioè il referente politico dell’inviato». «Si potrebbero dividere le lettere in due categorie, identificando due diversi tipi di narratio: le lettere di riscontro e quelle che fanno seguito ad altre, con una continuazione dell’azione informativa. Nel primo caso ci troviamo di fronte a “responsive” vere e proprie, inconcepibili nella loro giustificazione documentaria e organizzazione testuale senza il precedente delle lettere o istruzioni ducali. […]. Le fasi dell’azione diplomatica e documentaria sono chiare: ricevimento della lettera (di cui si danno gli estremi necessari all’identificazione), lettura e comprensione, incontro con l’autorità politica, relazione alla stessa. I termini si ripetono: “Recevete… inteso quello che… andai da/ so’ stato/ fui cum… alla quale ho significato/esposto…”. […]. Nel secondo caso (quello delle lettere per così dire “informative”) la narratio prevede il riferimento dell’ambasciatore alle lettere già spedite, al cui contenuto si accenna rapidamente. Le parole chiave sono quindi del tipo “Per altre mie scrisi/avisai”, dopo le quali si indicano la data della lettera e, eventualmente, il suo contenuto. Il discorso prosegue con una subordinata relativa che rinvia alla notizia data nella lettera precedente, ottenendo così l’immediato aggancio al contesto (“La qualle fu…”, “Quello che dapoi è seguito è che…”) con un semplice avverbio (“Tandem è seguito che”), con l’espressione “Mo’ aviso quella che…”». (Senatore: 1998, 187-188). In effeti, quest’ultima parte della descrizione delle «lettere informative» non è molto chiara, è tuttavia da tenere in considerazione la distinzione fra missive responsive e informative.
Il presente capitolo mira a sottolineare i legami esistenti fra le lettere inviate da Corradino Giorgi e Antonio da Cardano al duca di Milano e da Francesco Sforza a questi ultimi. Si configura una serie di lettere della quale non possono far parte un gruppo di missive.
Per dimostrare la precisione dei rimandi fra lettere ducali e degli ambasciatori è necessario fornire citazioni delle une e delle altre, che non pare funzionale porre in nota. In questo modo si
Si intende per legame tematico la presenza in due lettere di un tema comune; per legame grafico l’indicazione in una lettera di particolari caratteristiche estrinseche di un’altra lettera; per legame cronologico
Le lettere di Francesco Sforza che testimoniano l’avvenuta ricezione delle lettere di Corradino Giorgi sono 6.

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