Inghilterra (G. du Fresne de Beaucourt)

La rivoluzione del 1399 mise sul trono d’Inghilterra un uomo per più versi adatto a regnare. Enrico [IV] di Lancaster
La sua importanza [della rivoluzione del 1399] sta soprattutto nell’aver costituito un precedente. Una dinastia con deboli titoli ereditari aveva usurpato il trono: era bastata un’assemblea popolare per ratificare ciò che era stato ottenuto con la forza, e per riconoscere un re de facto
L’allarme suscitato da questa sommossa [nel gennaio 1400] bastò a suggellare la sorte di Riccardo II; alla fine di febbraio questi morì a Pontefract, e tutto fa ritenere che fosse stato assassinato.
Frattanto, in seguito all’assassinio mdel duca d’Orléans (1407), la Francia cadde rapidamente nell’anarchia
Che i pensieri del principe Enrico si volgessero già [1411] alla possibilità di un intervento militare in Francia, dove le lotte fra Borgogna e Armagnac offrivano un’esca allettante, è indicato dalle stime redatte in questo periodo del costo di Calais in tempo di guerra.
Morì [Enrico IV] il 20 marzo 1413.
Come il regno di suo padre aveva dimostrato, la guerra civile era già imminente quando Enrico V risolse temporaneamente ogni discordia dichiarando guerra alla Francia.
la politica di Enrico poggiava su una stretta intesa con le Fiandre come primo passo verso un’alleanza militare con la Borgogna nel 1415 la sua diplomazia aveva ottenuto un risultato sufficiente a consentirgli di attraversare la Manica e di sbarcare in Normandia senza pericolo. I rapporti anglo-fiamminghi erano stati posti su base più salda con un accordo del 7 ottobre 1413
fu soltanto nel 1419, con l’assassinio del duca Giovanni Senzapaura, che la tanto desiderata alleanza anglo-borgognona diventò realtà. I negoziati d’altro canto avevano assicurato l’assenza del duca dallo schieramento francese ad Azincourt e dopo, un servigio questo che contribuì largamente alle probabilità di successo di Enrico.
Dopo di che [luglio 1415] Enrico salpò da Portsmouth, lasciando suo fratello il duca di Bedford a governare in sua assenza un paese in pace.
L’esercito che il 14 agosto sbarcò presso Harfleur era relativamente piccolo ma straordinariamente bene equipaggiato. Come molti conquistatori, non sembra che Enrico si affaticasse troppo a riflettere sulla solidità finanziaria della sua impresa; aveva bisogno di denaro, ma dei mezzi per procurarselo non si curava affatto. Nonostante la pesante tassazione, era impossibile pagare con le entrate correnti la campagna di Azincourt, e meno ancora la conquista pezzo a pezzo della Normandia, cominciata nel 1417.
Enrico soccombette alla febbre tifoide a Bois-de-Vincennes, il 31 agosto 1422
Mentre giaceva morente, i pensieri del re erano rivolti al futuro. c’era anche a riempirlo di preoccupazione la prospettiva di una lunga minorità dell’erede. Egli lasciava infatti come erede un figlio, Enrico, che non aveva ancora nove mesi. Il principale animatore della resistenza all’avvento del duca [di Gloucester, fratello minore, come reggente d’Inghilterra] era Henry Beaufort
Quando Beaufort si diede a contrastare le pretese di Gloucester, questi non seppe tenergli testa.
Quando tutto era pronto per la partenza, Enrico fu tardivamente incoronato a Westminster il 6 novembre 1429, e il 23 aprile 1430, nel giorno di San Giorgio, varcò la Manica con uno stuolo numeroso e imponente di accompagnatori.
Pochi giorni prima della sua morte un altro avvenimento, quasi altrettanto infausto, aveva suggellato il destino di Parigi. Ad Arras, il 21 settembre 1435, in seguito alla rottura delle trattative per una pace generale, il duca Filippo il Buono aveva perdonato gli assassini del padre e si era riconciliato con Carlo VII. Sebbene non del tutto inaspettata, la defezione della Borgogna fece una profonda impressione in Inghilterra.
La rielezione del consiglio, il 12 novembre 1437, segna la chiusura formale del periodo di minorità
Per un anno o due Enrico distribuì i suoi favori con generosa imparzialità, ma questo periodo aureo dei postulanti ebbe presto termine. A un certo punto il flusso delle concessioni fu regolato e la fazione di Beaufort ne divenne l’unico canale.
Fuori della casa reale, i più caldi fautori di Beaufort erano, fra i nobili, i suoi due nipoti, i duchi di Somerset e Dorset, il conte di Stafford, e i lord Cromwell, Beaumont, Tiptoft Il cardinale però stava invecchiando, e quando nel 1443 si ritirò finalmente dalla vita pubblica al suo posto subentrò Suffolk.
Anche quando i rappresentanti inglesi si indussero finalmente ad abbandonare le pretese di Enrico VI al trono francese, essi rimasero ostinatamente attaccati alla speranza che a questo non si chiedesse di rendere omaggio per i suoi possedimenti sul continente. Fu per l’intransigenza dimostrata da Carlo VII su questo punto che i colloqui fra Beaufort e la duchessa di Borgogna, presso Calais nell’autunno del 1439, furono interrotti e la possibilità di una pace generale si allontanò ancora di più. Ma il fallimento nel 1443 della spedizione di Somerset, sul cui successo si era puntato molto, e la graduale perdita di terreno al nord durante la luogotenenza di York, convinsero finalmente Suffolk che la cosa più importante adesso era conservare quanto restava delle conquiste di Enrico V, anche se ciò implicava un sacrificio di titolo e una confessione di sconfitta. previa intesa esplicita che quanto stava per fare non gli avrebbe procurato personalmente alcun biasimo, acconsentì [il conte di Suffolk] nel febbraio 1444 a guidare un’ambasceria alla corte francese. Secondo tale [suo] racconto, Suffolk ottenne per il suo signore la mano di Margherita d’Angiò e una tregua generale di due anni senza alcun impegno preciso in contraccambio da parte dell’Inghilterra. Il 22 dicembre Enrico VI, sembra sotto l’influenza della regina sedicenne, scrisse al suocero Renato d’Angiò acconsentendo alla cessione del Maine. Aveva fatto i conti senza l’effetto che questa promessa era destinata ad avere in Inghilterra. Frattanto, sebbene la tregua fosse rinnovata, il verificarsi di incidenti di frontiera e gli animi sempre più accesi degli inglesi avevano distrutto ogni prospetiva di una pace stabile. Infine nel luglio 1449 Carlo VII dichiarò la guerra.
Nel momento in cui la sua reputazione si veniva offuscando, Suffolk si cacciò in nuove difficoltà facendo un martire del duca di Gloucester e alienandosi l’ancora più temibile duca di York. Cinque giorni dopo [10 febbraio 1457] era morto.
A differenza di Gloucester, York non ebbe contrasti on Suffolk e i suoi colleghi prima del 1443. In Inghilterra si diceva apertamente (e secondo York con la connivenza dei ministri) che egli non aveva «governato le finanze di Francia e di Normandia così bene come avrebbe potuto a loro vantagggio e profitto». Nel 1445 York tornò in patria per presenziare in parlamento, e riuscì tanto bene a scagionarsi che il 20 luglio 1446 i suoi rendiconti, dopo essere stati esaminati, furono approvati. Ciò tuttavia non mise a tacere i suoi calunniatori; egli perciò decide di scontrarsi con il braccio destro di Suffolk, Adam Moleyns, da lui considerato come la fonte della sua cattiva fama. Moleyns, disse York al consiglio, aveva corrotto dei soldati delle guarnigione normanne perché si lagnassero con il re di essere stati defraudati della paga. Il linguaggio ingiurioso con cui Moleyns respinse recisamente questa accusa aggravò la rottira fra di loro, mise a troppo dura prova il lealismo di York, e il 1447 segnò una svolta nella sua carriera. Trattandolo da nemino, la corte lo rese tale. Anche se il tempo doveva rivelare la sua mancanza di giudizio, nessuno avrebbe potuto essere più adatto, per rango e fortuna, ad assumere il ruolo di guida di quella che era senza dubbio diventata la causa popolare. Nel 1447, con la morte di Gloucester, York era diventato erede presuntivo al trono; attraverso la madre aveva già ereditato le pretese dei Mortimer, e quale rappresentante delle tre nobili casate di York, March e Clarence era di gran lunga il più grande proprietario terriero fra i sudditi del re. Le ragioni di Suffolk per cercare di sbarazzarsi di lui sono evidenti. Dopo lunga esitazione, fu deciso di non rimandarlo in Francia, dove York cominciava a guadagnarsi l’affetto delle truppe, ma in un virtuale esilio quale luogotenente del re in Irlanda. La nomina avvenne il 29 settembre 1447, ma York era tanto riluttanta a obbedire che trascorsero quasi due anni prima che si recasse nella nuova sede.
Nell’autunno del 1449 [il paese] era maturo per la rivoluzione e la guerra civile.
Il governo non si era ancora riavuto dalla scossa di questi avvenimenti quando Riccado di York sbarcò a Beaumaris [luglio 1450]. Per fronteggiare questo nuovo pericolo Edmund Beaufort duca di Somerset fu richiamato in tutta fretta dalla Francia, e creato conestabile d’Inghilterra. La sua presenza accanto al re acuì il problema dinastico già sollevato dal ritorno di York. Infatti, Somerset era, dopo il re, il solo superstite maschio della casa di Lancaster, e pertanto, finchè la regina rimaneva sterile, l’unico uomo che potesse disputare a York il titolo di erede al trono. Se d’altra parte quest’ultimo avesse preferito puntare sulla sua discendenza in linea femminile da Edoardo III, il suo diritto a essere re sarebbe stato più valido di quello dello stesso Enrivo VI. Da qualche tempo il nome dei Mortimer era sulla bocca della gente, e adesso il suo detentore, figlio e nipote di traditori, era tornato dall’esilio senza permesso per rimettere in sesto il regno.
se i suoi sforzi [di Enrico VI] quale paciere fossero stati il frutto di una fraudolenta scaltrezza, non avrebbero potuto giocare più completamente a favore di Somerset e dei cortigiani. York fu più volte messo nel sacco.
Non poteva fare assegnamento sull’appoggio dei baroni in quanto classe, poiché agli interessi di costoro come tali non giovava la sua elevazione al vertice dello stato. Per essi la scelta non era più, posto che mai fosse stata, tra governo buono e cattivo, ma tra York e Somerset, e in definitiva tra York e Lancaster. Il duca Riccardo poteva fare assegnamento sul nipote, Giovanni duca di Norfolk, e gli altri suoi parenti, i conti di Salisbury e di Warwick, si sarebbero presto strettamente alleati con lui. Così, con il chiarirsi della situazione, le forze opposte si rivelarono più equamente bilanciate di quanto all’inizio sembrasse probabile.
Il parlamento del 1450-51 non aveva concluso nulla. Il governo, per quanto scosso, aveva superato la crisi, ed era perfino riuscito in qualche misura a rinsaldarsi; ma il suo avversario più formidabile non aveva disarmato, ed era stato scoraggiato solo temporaneamente. La lotta perciò continuò per un altro decennio, dentro e fuori il parlamento, con violenza crescente, e il suo esito rimase in dubbio fino all’ultimo. Fino all’autunno del 1453 le cose andarono nettamente a favore dei lancasteriani. il 10 agosto [1452] o intorno a quella data, il re, sottoposto a uno stress eccessivo, cadde improvvisamente in uno stato di ebetismo totale. Il 21 novembre York assunse il potere; poco dopo Somerset fu incriminato da Norfolk e imprigionato nella Torre. La situazione tuttavia si era complicata perché il 13 ottobre la regina aveva dato alla luce un figlio ed erede, evento che annullava la speranza di York di una pacifica successione al trono alla morte di Enrico. D’altra parte, la maternità aveva operato un drastico cambiamento nella posizione e nel contegno della regina Margaret (Margherita d’Angiò). Mentre finora essa si era accontentata di un posto in sottordine accanto al marito, adesso la regina diventò una risoluta e inflessibile tutrice dei diritti del figlio. Appena il parlamento aggiornato tornò a riunirsi a Westminster il 14 febbraio [1453], Margaret domandò la reggenza. ma il 27 marzo, dopo molte esitazioni, York fu nominato protettore.
Questa situazione non durò a lungo, perché verso Natale del 1454 il re ritornò in sé. Al principio di febbraio Somerset fu reintegrato e York congedato. In marzo [1455] le prospettive erano così minacciose che York si ritirò pieno di risentimento al nord, e cominciò a raccogliere un esercito. Ciò fatto, marciò su Londra. Arrivato il 22 maggio fuori St Albans egli trovò la città occupata dal re e dalle sue truppe comandate da Somerset e Buckingham. gli yorkisti ebbero ben presto partita vinta. morte di Somerset
Dopo la battaglia re Enrico, che era stato leggermente ferito al collo da una freccia mentre se ne stava inattivo sotto il suo stendardo, fu rispettosamente ricondotto dai vincitori a Westminster In autunno la mente del re ebbe un nuovo cedimento, e York il 17 novembre [1455] diventò protettore per la seconda volta. York non godette a lungo della sua posizione, perché dopo Natale Enrico si riprese ancora una volta. Pare che dapprima egli fosse favorevole a tenere il duca come suo primo consigliere, ma la regina fece il possibile per guastare i buoni rapporti fra i due. nell’agosto 1456 Margaret portò il marito con sé nelle Midlands, dove le terre dei Lancaster offrivano loro miglior protezione della capitale. Il 7 ottobre si tenne a Coventry un consiglio, cui parteciparono York e i suoi amici Ma dopo aver prestato giuramento di obbedienza al re, i malcontenti tornarono ad allontanarsi dalla corte. Per un anno o più non accadde nulla. Poi il 25 marzo 1458 fu inscenata a Londra, nella cattedrale di St Paul, una pacificazione fittizia, o «giornata d’amore» Warwick era a Calais
I successi navali di Warwick, sebbene fossero imprese di pura pirateria, giovarono a ridar credito agli yorkisti. il duca Riccardo si rafforzava imparentandosi con la casa di Borgogna. Non c’è dubbio che ormai egli puntava al trono; ma saggiamente manteneva il segreto, Nella primavera del 1459 entrambe le parti erano pronte. Quanto tuttavia i realisti avanzarono nello Shropshire [fine 1459], i seguaci di York si dispersero nella «rotta di Ludford», e i loro capi dovettero battere frettolosamente in ritirata.
il governo mise da parte ogni discrezione cercando in modo oppressivo di restaurare la sua malandata autorità. I prestiti forzosi, le forniture obbligate, l’imposizione di prestazioni militari, lo resero inviso da tutti, e prepararono il paese ad accettare una rivoluzione. Perciò quando Salisbury, Warwick e March sbarcarono a Sandwich il 26 giugno 1460, essi furono accolti con gioia dalla gente del Kent e forti di questo appoggio il 2 luglio entrarono a Londra.

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