Francesco Sforza a Ottone del Carretto, Antonio da Trezzo, Boccaccino Alamanni e Nicodemo Tranchedini 14 settembre 1458

1458 Mediolani XIIII° septembris.

Domino Othoni Carreto.
Per altre nostre fosti avisato como, dopo l’accordo facto et concluso con lo illustre signore duca de Savoya et ratificatione d’esso in el facto de miser Aluise Boleri et conte de Tenda, esso duca haveva facto tuore Arcembaldo, nostro presone, de mano di nostri et così reteneva lo castello et terra de Centallo et altre cose rincrescevole haveva innovato contro la forma dele conventione, item como per queste casone havevamo mandato ad sua signoria miser Thomaso da Bolognia, domandandoli la restitutione d’esso Arcembaldo et de Centallo etc. Per questa vi avisamo che, secundo ne scrive el dicto miser Thomase, el prefato signore duca dopo assay renitentia et difficultà è pure reducto ad lassar (a) dicto Arcembaldo ad li nostri, (b) (c) * restituito Centallo ad miser Aluyse et monstra volere seguire le conventione, il che facendo queste cose, per Dio gratia, serimo reducti in pacifico, ma con grande faticha et con supportatione dal canto nostro più che non portava l’honestà et con ma carico assay del’honore nostro et con servare ogni continentia et moderatione ad non [……] propulsare el mancamento che debitamente dovevamo et potevamo propulsare, il che tutto havemo facto per schivare ogni inconveniente che potesse turbare la comune pace et quiete de Italia, dele qual cose darete noticia ad la sanctità de nostro Signore et ad chi vi parirà bisognare.
In simili forma:
Antonio de Tritio Neapoli,
Boccacino et Nicodemo Florentie,
Marchesio de Verisio Venetiis.

(a) «restituire» scritto nell’interlinea sopra «lassar» depennato.
(b) «ma glil’hano (d) consignato» scritto nel margine destro con un segno di richiamo.
(c) «guasto dela corda et con una potione gli hano poy data (e), che se estima venenosa, perché non possi essere examinato, in modo sta per morire, item ha» scritto nel margine sinistro con un segno di richiamo.
(d) Si noti come la «l» scritta in alto rispetto alle altre lettere formi un «5» secondo la numerazione araba con la parte superiore della «h».
(e) «gli hano poy data» scritto nell’interlinea con la parola «data» sporgente rispetto al blocco di testo complessivo, in modo da richiamare il numero «5» cui si è accennato nella nota (d) e riferirsi a GS21 con la sua data corretta 5 maggio e quella depennata 5 aprile.

* Dopo il segno di richiamo cui si riferisce la nota (b) vi è un segno di non facile interpretazione, che sembra una croce con il braccio destro allungato. Pare il caso di precisare che il testo delle due note (b) e (c) costituisce un problema di tipo filologico: non si capisce infatti per quale motivo non sia stato scritto subito dopo le parole «ad li nostri». In realtà si vuol far così capire che la minuta è stata copiata da un’altra minuta, saltando le parole delle note (b) e (c), poi inserite nel margine destro e in quello sinistro. Questa necessità di immaginare il gioco che ha portato il documento a presentarsi così come esso si presenta richiama Venezia21 con le sue «linee di febbrile corrispondenza» riguardanti gli stessi destinatari indicati nella minuta in esame, anche se in quest’ultimo caso il significato della linea che depenna «Marchesio de Verisio Venetiis» è opposto a quello delle linee di Venezia21. Poiché la funzione di Venezia21 consiste nel portare il lettore, proveniente dalla Serie Giorgi Sforza, verso le false serie parallele alla stessa Serie Giorgi Sforza con i loro vari errori e anomalie (cfr. Anticipazioni esplosive in Sforzinda [119]), si può affermare che il documento qui presentato abbia le medesime caratteristiche, volendo dunque indicare una continuità rispetto a quanto precede, sottolineata dalle parole delle note (b) e (c), cui viene dato risalto ponendole nel margine destro e sinistro. La «potione» nella nota (c) con il suo richiamo alla «polvere»e il «5» della nota (d) con il rimando alla Pasqua costituiscono il solito contrasto tra falso e vero che caratterizza la documentazione. E il vero che si vuole comunicare ha a che vedere con la sillaba «re» ripetuta di «restituire» scritto alla stessa altezza delle parole della nota (b), in connessione con la Pasqua, mentre nella riga sottostante si legge «Aluyse». Poiché «Aluyse» corrisponde a «Ludovicus» e «Ludovicus» a «Loys» (cfr. 13.2. La sottoscrizione di Ludovico di Savoia alla concezione figurale [109]), ne consegue che si vuole fornire al lettore la solita informazione: nel suo esilio presso Filippo il Buono, duca di Borgogna, il delfino Luigi è «risorto» e fra poco è destinato a divenire «re», ascendendo al trono del padre, che si trova in cattive condizioni di salute, con tutte le temibili conseguenze del caso per chi non si adeguasse alla sua volontà e seguisse invece Carlo VII, come pare intenzionata a voler fare Venezia, minacciosamente depennata alla fine della minuta. Ai problemi che possono derivare da quest’ultima, presso la quale doveva recarsi l’ambasciatore francese Jean d’Amancier (cfr. la nota 9 e il testo cui essa afferisce in 1.1.5. Le informazioni di GS7, GS8, GS9 e GS10), si riferisce il risalto che viene dato al verbo «propulsare», non solo ripetuto due volte, ma anche interessato da due errori intesi a dargli risalto: «ma» depennato che anticipa «mancamento» subito dopo il primo «propulsare», preceduto inoltre da una parola di non facile lettura formata da sei lettere. Poiché il termine «propulsare», che fra l’altro contiene la parola «presa», significa «respingere», ci si riferisce alla possibilità di Francesco Sforza di respingere un eventuale assalto franco-veneziano grazie all’alleanza stretta con il delfino Luigi. Poiché tuttavia il primo destinatario indicato in calce alla minuta è «Antonio de Tritio Neapoli», si vuole anche alludere alla capacità di «propulsare» un attacco al regno di Napoli, da poco passato da Alfonso d’Aragona al figlio Ferrante.

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