13.2. La sottoscrizione di Ludovico di Savoia alla concezione figurale [109]

La consegna delle «prese» al duca sabaudo, avvenuta il 9 maggio, precedette di circa due settimane il ritorno a Milano di Corradino Giorgi, al quale si deve presumere che prima della partenza il materiale venisse restituito. In Savoia4,* datata 24 maggio, Ludovico di Savoia segnala infatti a Francesco Sforza che «regreditur ad vos nobilis Conradinus de Georgiis, orator vester, et cum eo proficiscitur spectabilis dominus Ludovicus de Boleris, vicecomes Relaine, quos eciam sequuntur oratores ad vos nostri. Que autem in rebus illis pro quibus missus erat Conradinus appunctuata fuere, ex eius relatu plene intelligetis, qui profecto non minus egregie quam fideliter in omnibus se habuit». Dopo avere ricordato di essere stato avvisato della «nativitatem illustris geniti vestri, rem quidem menti nostre periocundissimam», il duca sabaudo aggiunge: «significamus vobis illustrissimam filiam nostram carissima[m] [……………..] Pedemoncium hiis diebus filium Deo laudes feliciter peperisse». Anche se il testo risulta incompleto, perché nell’angolo in basso a destra della lettera è stato asportato un rettangolo di 6,4×13,7 cm, sul quale era fra l’altro riportato, come di consueto, il nome del segretario sabaudo, è verosimile affermare che in esso Ludovico di Savoia annunci che sua figlia ha avuto un figlio, forse riferendosi alla nascita di Luigi, figlio del delfino di Francia e di Carlotta di Savoia, che sarebbe morto due anni più tardi.
L’assenza del nome del segretario induce il lettore a notare la doppia firma del duca sabaudo, che prima scrive «Ludovicus, dux Sabaudie etc.», poi sotto aggiunge «Loys», mentre di norma si limita a indicare solo «dux Sabaudie Loys» o «dux Sabaudie etc. Loys» [110]. La doppia firma costituisce in realtà un «gioco di nomi» di cui Ludovico di Savoia si serve per esprimere il suo «consenso informato», per così dire, alla concezione figurale espressa nello Speculum historiale di Francesco Sforza. Se infatti «Loys» corrisponde al «Ludovicus» di «Ludovicus, dux Sabaudie etc.», poiché il «Ludovicus» di «Ludovicus de Boleris» corrisponde ad «Aloysse», ne consegue che «Loys» e «Aloysse» coincidono, in quanto entrambi corrispondenti a «Ludovicus». In questo modo in Savoia4 il duca sabaudo conferma che nel più grande gioco delle «prese» sforzesche Ludovico Bolleri sta per lui, ossia è sua figura. È corretto dunque inferire che, quando in GS21, missiva datata 5 maggio, si legge della «liberatione de dicto domino Aloysse», Ludovico Bolleri non è «mai chiamato per cognome perché in realtà ci si riferisce al duca di Savoia “Loys”» [111] e quindi alla sua liberazione. La consegna delle «prese» del 9 maggio, di cui si è parlato nel sottoparagrafo 13.1., si rivela pertanto ineludibile momento preliminare in vista della successiva sottoscrizione alla concezione figurale da parte di Ludovico di Savoia in Savoia4.

[109] Cfr. nn. 28-29.
[110] Vd. le cartelle 478 e 479 del Fondo Sforzesco, Potenze estere, rispettivamente gli anni 1457 e 1458.
[111] Vd. paragrafo 9.

* In realtà il lettore viene portato da #M44-20v [A]# a Savoia3, quindi a Savoia 4, verosimilmente sotto mano, infine sul Registro delle missive 44 alla ricerca del motivo per il quale #M44-20v [A]# non è stata depennata.
Bisogna ricordare che allo stesso registro porta anche il gioco di parole «Goddano»/Cardano di #M44-20v [C]# con il riferimento al cardo «epistolare» passante per «ortus solis» e «Domino ducis Sabaudie», espressioni i cui errori sono da porre in relazione con «Arpi»-«Arpis» e l’anagramma «Paris».

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