Primo. Le prese sono X per persone X

Subito dopo il titolo della ricetta alchemica, si legge: «Primo. Le prese

A sua volta è possibile sostituire il termine «polvere» con il termine «beffa», utilizzato dallo stesso Francesco Sforza.
In SG3-All, infatti, leggiamo che nel dare la polvere, ossia le lettere, «se vole providere sopra tutto che quisti ali quali se ha ad fare questa beffa non mangiano insalata né aceto, perché non è cosa che più smorzi la virtù dela polvere che fa l’aceto».

Con esso, infatti il duca di Milano si riferisce ai momenti di ricezione delle lettere dell’inviato rintracciabili nelle sue missive. Ma non solo, perché, come vedremo, il duca si riferisce anche alle singole lettere, ovviamente false, del suo ambasciatore che in modo ragionevole può sostenere di avere realmente «preso», ossia ricevuto.
In quest’ultimo caso è evidente che nel titolo viene omesso il sostantivo «lettere».

Il loro contenuto, anzi, è tale che, se lo confronti con quanto riferito al tuo re, i franzosi non potranno che parere come «matti». Se infatti leggi attentamente le missive, converrai che è impossibile affermare che Ludovico di Savoia e io ci siamo alleati, e per quanto possano sostenere, anche di vero e …, potrò sempre smentirlo, perché grazie a queste lettere potril mio punto di vista».

Come vedremo, per decifrare in modo corretto il codice del titolo e del primo capoverso di SG3-All, occorre fare riferimento alle carte da trionfi.
Riteniamo infatti che «Lo modo da dare la polvere da fare dormire le guardie etc.» non voglia dire altro che «il modo di distribuire le carte da trionfi per beffare le guardie di Carlo VII che sorvegliano Ludovico di Savoia».
E, come scritto nel primo capoverso di SG3-All, le carte da trionfi sono distribuite in modo che «Le prese sono X».

Per interpretarlo nel modo corretto, bisogna considerare che in esso ai più svariati livelli prevalgono quelli che Lotman definisce «rapporti di sostituzione», anche a livello grafico: la maggior parte delle missive, infatti, è in cifra, il che equivale a dire che ogni segno della cifra sostituisce una lettera.
Si potrebbe anzi affermare che la cifratura delle lettere rappresenti una metafora di cui Francesco Sforza si serve per suggerire al Lettore quanto è necessario compiere ai vari livelli per interpretare correttamente le missive:
decifrare procedendo per sostituzioni.
Come vedremo, nella maggior parte dei casi è lo stesso Francesco Sforza a fornirci le chiavi per risolvere i quesiti posti dal Testo.
Il Testo Giorgi-Sforza, quindi, per definirlo con un termine suggerito dallo stesso duca di Milano, si configura come una «beffa».

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