8.2. Pasqua di liberazione

Per comprendere la relazione tra Filippo il Buono e la «fusta», è necessario compiere una divagazione solo apparente, in cui si consideri la parte iniziale di GS8, lettera datata 14 marzo, nella quale Corradino Giorgi riferisce di essersi «trovato cum uno notabile zentilomo de questo paise, lo quale ha nome Glaudio de Langino». L’ambasciatore continua in questo modo:

dice havere casone de conferire cum la signoria vostra per par de una bona parte deli zentilomini he baroni de questo paise de Sabaudia e de dire cose ala signoria vostra le quale ve piazeranon, ma che non vrea venire se non havese qualche casone honesta et legiptima scusa de venire, et dice che hano deliberati queli che lo voleno mandare de prendere questa via, videlibet che la signoria vostra gli faza una littera de familiaritate tanto ampla quanto scia posibile et cum ie preminentie e prerogative e specificatione de salario como se fose vero famiglo dela signoria vostra, rechedendoli che a suo piazere vegna dala signoria vostra, quale gli fa servare il locho suo et mandare lì una litera de passo per quatro ho sei cavali in forma favorevele, he che, habuta la litera predicta, venerà dala signoria vostra, la quale intenderà quelo referarà, et poi, monstrando de venire ad prendere ordine ali facti soi, retornerà da questi soi e, secondo troverà la mente dela signoria vostra, se procederà ala conclusione. […] me prega pregasse la signoria vostra che, volendo concedere dicte littere, facesse presto e che le havese de qua da Pasqua, però che la memoria havea a confrire con la signoria vostra era de tale natura ch’era bisogno de celere e breve expeditione e che, non havendo dicte littere al termino soprascrito, non poterebe venire dala signoria vostra et ali soi sarebe forza prendere altro partito.

Le parole che precedono sono seguite dalla descrizione politica del ducato sabaudo riportata nel sottoparagrafo 6.1. A «Glaudio de Langino» l’ambasciatore sforzesco accenna anche in GS9, del 17 marzo: dopo avere esposto il discorso di Jean de Compey riferito nel sottoparagrafo 6.2., Corradino Giorgi avvisa Francesco Sforza che «questa hè le casone per la qual cerchano che quelo Glaudio de Langino XX vegna da vostra signoria per quela via ho scripto».
In questa sede preme rilevare che «Glaudio de Langino» prega l’inviato ducale «pregasse la signoria vostra che, volendo concedere dicte littere, facesse presto e che le havese de qua da Pasqua», perché «la memoria havea a confrire con la signoria vostra era de tale natura ch’era bisogno de celere e breve expeditione e […], non havendo dicte littere al termino soprascrito, non poterebe venire dala signoria vostra et ali soi sarebe forza prendere altro partito», ossia aderire al partito filofrancese, che ha condotto Ludovico di Savoia «a tanta subiectione che sta sotoposto al re de Franza como fa la quaglia al sparavero», come si legge in GS8.
Rispetto al duca sabaudo la festa di Pasqua, che nel 1458 cadde il 2 aprile, diviene dunque simbolo di liberazione. D’altra parte il viaggio di Ludovico di Savoia verso la libertà subì un’improvvisa accelerazione proprio in quei giorni, nel corso dei quali il partito di Jean de Compey soppiantò quello di Jean de Seyssel, consentendo al duca sabaudo, in fuga da Carlo VII, di salire sulla «fusta» per lui approntata.

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