Francesco Sforza a Rinaldo Dresnay 30 ottobre 1457

ASM, Missive, 34, ff. 327r-v.

Magnifico et prestanti militi tanquam fratri amico nostro carissimo domino Raynaldo Dresnay regio gubernatori Ast.
Secundo che havemo inteso da Cicho, nostro secretario, la vostra magnificentia ha mandato uno suo trombetta ad Abraam di Ardicii, nostro .. referendario de Alexandria, cum lettere de credenza sotto le quale el ha referto como la prefata vostra magnificentia ha mandato uno suo trombetta presentito che misser Aluyse Bolleri, questa ultima volta ch’el venne da nuy, impetrò lettere da nuy alla serenissima maiestà del re per le quale confortavamo la maiestà sua che lo volesse mettere al governo d’Ast in vostro loco, perché era idoneo et che saperia ben governare, meglio che la magnificentia vostra, la quale non era de quella condictione che fosse apta a tale governo, et che per questo nuy non havevamo potuto havere bona intelligentia cum vuy etc., apresso d’esse che la magnificentia vostra andava dalla maiestà del prelibato signore re in Franza, excusandose se non havevate mandato ad notificare questa vostra andata et expectato nostra resposta se volevamo cosa alcuna in quelle parte, perché la magnificencia vostra era domandata molto in freta etc., ad le quale cose el n’è parso darvi resposta. Et dicemo, ad la prima parte de misere Loyse Bolleri, che nuy assay ne maravigliamo donde sia facta questa voce, né sapiamo forse s’el vostro trombetta habbii bene inteso queste cose o che non l’habia ben saputo referire, perché è cosa senza substancia et senza alcuno effecto, né may meser Aluyse hebbi alcuno rasonamento cum nuy de questa materia et, s’el ne havesse tentato de questo, la magnificentia vostra debbe esser certa, per la amicitia et affectione è fra nuy, che non gli haveressimo puncto asentito, anzi ve lo haverissimo notificato senza dimora, perché siamo certi che la maiestà del re non porria mettere ad quello governo persona più degna né più fidata né che ad nuy più fosse grata, che la prefata vostra magnificentia, la quale sa che semper l’havemo amata et facto bona stima et capitale de ley, quanto de fratello proprio. Siché, quanto ad questa parte, state de bona voglia, che da nuy non sonno ussite ussirano lettere che fosseno in veruno manchamento vostro (a), anzi sempre havemo parlato et scripto, dove è accaduto, in commendatione et honore vostro. Alla parte del’andare vostro in Franza, dicemo ch’el ne piace grandemente et non bisognava facesti questa scusa cum nuy, perché non accade quello che voressimo darvi de faticha, et ch’el vi piaza recomandarne strectamente alla maiestà del’illustrissimo re. Et perché pure intendemo che alcuni invidiosi hanno crcato de meterne in suspecto cum sua maiestà, haremo caro, dove vi accada, pigliati la defesa nostra, como siamo certi che fareti. Et cossì ne scrivemo etiamdio al’illustre monsignore Riarles, fratello del serenissimo re de Sicilia, cum lo quale piaza ad la magnificentia vostra conferire de questa materia, perché tutto quello che direte de nuy ad la maiestà del re, del’amore, fede, reverentia et devotione che gli portiamo, lo porete dire cum lo vero et ve ne faremo sempre honore. Cremone XXX octobris MCCCC°LVII.
Christoforus.
Cichus.

(a) Segno che pare una «h» tagliata.

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