Francesco Sforza a Ottone del Carretto 5 settembre 1458

Mediolani die V septembris 1458.
Domino Ottoni de Carreto.
Dilecte noster. Havemo inteso quello ne haviti scripto, per una vostra data a XXVIII del passato, de quello Zohanne Cagna mandato dal’illustre signore .. duca de Savoya, quale secretamente et con false informatione cerchava obtenere dala sanctità de nostro Signore, per la via de quelli reverendissimi .. cardinali de Roan et de Avignone, certi brevi a nuy directivi in li facti del magnifico domino Aluyse Bolleri et de quanto haviti dicto ala santità de nostro Signore in questa materia et dela resposta ve ha facto la beatitudine soa. Havemo etiandio inteso la chiareza vorresti da nuy, cioè s’el dicto domino Aluyse è nostro adherente et recommendato et se l’è denominato per nuy et s’el ha ratificato la pace et liga in tempore debito et s’el nostro ambassatore consentite a quelli pacti et conventione in la relaxatione del dicto domino Aluyse, ali quali esso Zohanne dice che nuy mo non volemo consentire etc. Ala quale respondendo, dicemo prima ch’el prefato domino Aluyse era adherente et recommendato del’illustrissimo quondam signore .. duca Pilippo zà più de XXX anni passati et in tuti li contracti facti per esso quondam signore .. duca el fo nominato per suo adherente et recomendato, siché, havendo nuy succeduto el prefato quondam illustrissimo signore .. duca in questo dominio, el vene etiandio essere nostro adherente et recomendato et presertim che per li capituli dela pace et liga de Italia quelli erano adherenti et recommendati dela signoria soa debeno etiandio essere nostri, come se pò [ve]dere in essi capituli de pace et liga. Dicemo ulterius che la pace tra la illustrissima .. signoria de Venesia et nuy, in la quale la prefata signoria nominò lo illustrissimo signore .. duca de Savoya per suo colligato, fo facta et conclusa in l’anno MCCCC°LIIII° a dì VIIII° d’aprile con questa condicione: che li adherenti et recommendati dele parte la devessero ratificare fra el termine de duy mesi futuri et essi adherenti et recommendati devessero ratificare essa denominatione fra el termino de tri mesi dapoi la denominatione predicta. Et è vero che nuy nominassemo in tempo debito ala prefata illustrissima signoria de Venesia tuti li nostri adherenti et recomendati excepto lo prefato domino Aluyse, quale remase per oblivione, ma lo denominassemo a dì XXVIIII° augusti, come appare per l’introclusa copia dele nostre lettere directive ali nostri ambassatori presso ala prefata signoria et ley l’acceptò et ne rescripse, come similmente intenderiti per l’altra introclusa d’essa illustrissima signoria. Et esso domino Aluyse ratificò la dicta denominatione a dì XXV de luglio del’anno suprascritto, la quale ratificatione sive la copia diceti havere presso de vuy. Nominassemo etiandio el prenominato domino Aluyse, poso la conclusione dela liga, et luy la ratificò in tempo debito, come simelmente intenderiti per le introcluse copie de nominatione et ratificatione. Possiti mo vedere s’el dicto Zohanne ha dicta la verità o non et s’el se affa per lo prefato signore duca de allegare questo articulo, perché sa bene che la signoria soa non fece ratificatione alcuna dela pace universale nì la mandò a Venesia, come era obligato per li capituli d’essa pace, ma solamente poi ratificò la liga. Nuy non ne maravegliamo zà ch’el prefato signore .. duca de Savoya habia mandato a dire queste parolle ala sanctità de nostro Signore, perché, dapoi l’havemo praticato, havemo cossì bene cognosciuto li deportamenti soi et l’havemo trovato cossì volubile, vano, instabile et non perseverante in proposto che non sapemo che dire, nì quando se possa credere ale parolle soe in scripture. Vuy siti informato deli deshonestissimi modi servati per lo prefato signore .. duca contra esso domino Aluyse, nostro adherente et recommendato, in haverlo tenuto in presone tanto tempo luy, la mogliere et figlioli, contra ogni rasone et senza alcuna soa culpa, perché non hebe may affare con la signoria soa, nì de subiectione nì d’altro, et in averli tolto parechie soe castelle et tuta la roba soa et come continuamente havemo tenuto nostri ambassatori presso la signoria soa per sollicitare la relaxatione d’essi, dal quale non potemo mai havere altro che parolle senza effecto et, nondimeno, havemoli havuto bona patientia, per non venire a scandalo et inconveniente alcuno de guerra con la signoria soa. Et ne scripsimo ala sanctità de nostro Signore, ala maiestà del .. re d’Aragona, ala illustre signoria de Venesia et a signori firentini, narrandoli l’iniuria et el torto ch’el faceva al prefato domino Aluyse et a nuy, pregandoli che in questo facto volesseno provedere secondo li capituli dela liga. Et cossì gli scripsmo molto caldamente et non fecero fructo alcuno. Poi fecimo demonstratione in novarese de volerli fare guerra, per timorezarlo et farli venire voglia de procedere ala liberatione d’esso domino Aluyse et cose soe et alhora lo fece relaxare, ma prima ch’el ussisse de pregione, lo strensi a farse obligatione et promesse et dargli securtà de Lm ducati ch’el observaria le dicte obligatione contra ogni debito de rasone, dicendo ch’el nostro ambassatore ne fo contento et consentite ch’el togliesse la dicta obligacione et securtate, che non è vero, perch’el dicto nostro ambassatore non hebe mai commissione da nuy de cossì fare, et, quando li ambassatori del prefato signore .. duca che sono stati da nuy in questi dì ne hanno parlato de questo, el nostro ambassatore gli ha resposto in faza ch’el non n’è vero niente. Et cossì esso messer Aluyse vene da nuy. Ma el prefato signore .. duca, non obstante che uno Arcimbaldo, conestabile de fanti, quale haveva preso el dicto messer Aluyse et consignatolo in possanza d’esso signore .. duca, tenesse el loco de Centallo d’esso domino Aluyse, nientedemeno la signoria soa mandò el campo ale altre terre et gli ne tolse alcune et le haveria tolte tute se nuy non havessemo mandato Ambrosino da Longagnana con alcuni di di nostri provisionati et fanti ala guardia et defesa de quelle gli erano restate. Et mandò ad nuy esso signore duca soi ambassatori a fare la scusa soa et poi ancora ne ha mandati deli altri ambasatori, siché se sonno ritrovati qui a numero fin’a VII oratori suoy a un trato per spacio più de duy mexi, con li quali, quantunche nuy stimassemo grandemente l’iniuria recevuta per honore nostro et per lo bene d’esso domino Aluyse et ne fosseno molestissimi li modi servati per la signoria soa in questo facto et che questa pratica sia durata uno anno vel circa, nientedemeno, desyderando de vivere et vicinare ben con la signoria soa et con tuti et de fugire ogni via et casone de scandali, inconvenienti et guerra, havemo havuto patientia, quantunche sia stata con gran carico et graveza del’honore nostro, et tandem venessemo con essi ambassatori, insieme con esso domino Aluyse et con l’oratore dela maiestà del re Renato, ale conventione, capituli et pacti deli quali haveriti la copia qui inclusa. Et per li respecti dicti de sopra gli venessemo voluntiere, quantunche fossero in tuto deshonesti et exorbitanti et tropo dampnosi al prefato domino Aluyse. Et facta la conclusione d’essi capituli, dicti ambassatori subito se ne retornorono dal prefato signore .. duca, che fo al’ultimo del passato. Poy, al primo de questo mese et per alcuni dì nanti la partita di qua de tuti dicti suoy oratori, venero da nuy duy deli dicti nostri provisionati quali erano con Ambrosino da Longagnana, che ne avisarono come (facendo el dicto Arcimbaldo, quale era in Centallo) et era fra loro publice bandita la guerra e faciva esso Arcimbaldo guerra ale terre del prefato signore .. duca et, havendoli tolto uno loco di suoy proprii chiamato Rossana et fornito de soi fanti, adeo che, per requistarlo, el prefato signore .. duca gli haveva mandato el campo, cioè Bonifacio da Castignolo, Michele da Piamonte, monsignore dala Zambra, et alcuni altri con IIIIm persone vel circa, esso Ambrosino, con dicti nostri provisionati, se misero a fare guerra al dicto Arcimbaldo, vedendo ch’el duca de Savoya l’havea diffidato et publice gli faceva guerra. Et licet li dicti nostri provissionati non erano oltra CXXV, con industria et ingenio andorono a Centallo, introrono in la terra et pigliarono dicto Arcimbaldo et lo feceno nostro presone. Anche piglorono di suoy cavalli XXXV, bovi et altri suoy beni asay. Et tuti li homini de Centallo forono in loro favore et cossì retornarono in essa terra tuti li homini quali esso Arcimbaldo haveva cazati de fora, tuti una voce cridando el nome nostro. Et immediate forono ala pratica con quelli erano dentro la rocha de Centallo, quali fecero acordio et capituli con li dicti nostri, et in essa rocha introrono VIIII° di nostri provisionati et insieme con essi Bidone, di conti da Tenda, nepote d’esso domino Aluyse, et levarono le arme et bandere nostre et cossì le dicte rocha et terra de Centallo se tenavano per li nostri a nome nostro, li quali havevano da nuy commandamento de consignarle al dicto domino Aluyse, sive ali agenti per luy. E già li nostri havevano tenuta dicta terra VI dì a nostro nome, stando le cose in questi termini. Echo che in quello medesmo dì el campo del duca de Savoya, che era al loco de Rossana, se levò et vene a Centallo. Et erano de persone circa IIIIm, come è dicto de sopra, et li nostri provisionati, che non erano oltra CXXV, credendo che quelli del .. duca de Savoya devessero essere molto contenti dela presa de Arcimbaldo, come de quello che haveva facto guerra contra le terre d’esso signore .. duca et era desfidato dala signoria soa, et dela presa dela terra et dela rocha de Centallo, fidandosse largamente di facti loro, bona fide, perché ad omni modo doviva esso duca de Savoya restituire Centallo a domino Aluyso a spexe sue, li lassorono intrare dentro dela terra et dela rocha et de essi ne introrono tanti a poco a pocho, cum rigratiarli de quelo havevano facto e monstrare de volerli remunerare fin’a IIIm ducati, che dapoi cazarono fora tuti li nostri provisionati che gli erano dentro et butorono zoso nel fosso dela rocha le dicte nostre arme et bandere et tolseno dicta rocha in loro. Deinde, da lì a V o VI dì, stando pur li nostri nella terra de Centallo et tenendoli Arcimbaldo come nostro presone et li altri presoni, cavalli, bestiami, robe et cose aguadagnate che erano d’esso Arcimbaldo ut supra, finaliter quelli del prefato segnore .. duca, vedendo li nostri pochi a numero per respecto de loro, non contenti de quello haveano facto in tore la rocha, hano dapoi etiandio tolto per forza lo dicto Arcimbaldo ali nostri et tuti li predicti presoni, cavalli, bestiami et altre cose et robe aguadagnate, come è dicto de sopra, et, che pezo è, hano ancora morto uno deli dicti nostri provisionati, le quale tute cose ne sono state molestissime oltra modo et n’è grave a tollerare tanta insolentia et enormità e questa è la observantia di capituli novamente fra nuy firmati, come è dicto di sopra, cum mille obligatione e iuramenti. Il perché havemo mandato messer Thomaso da Bologna, nostro cortesano, dal prefato signore .. duca de Savoya a confortare et pregare la signoria soa che ne voglia restituire el dicto loco et rocha de Centallo et cossì lo dicto Arcimbaldo con tuti li presoni, cavalli, bestiami, presoni et altre cose et robe aguadagnate, et remetterli in li soi primi termini. Se la signoria soa el farà, bene quidem, et nuy remaneremo patienti ale conclusione facte tra nuy e comportarimo la morte del nostro provissionato e quest’altra iniuria presso ale altre, nanti che venire a ruptura che a nuy saria molestissima; in quanto che non, saremo constreti et necessitati provederli per altra via. Vuy intendeti mo come è passata la cosa de passo in passo et s’el prefato signore .. duca de Savoya ha casone de lamentarse di facti nostri, essendo proceduto tuti questi inconvenienti da luy: primo in havere destenuto indebitamente el prefato domino Aluyse, nostro adherente et recommendato, et la mogliere et figlioli, in haverli tolto Centallo et le altre terre et lochi soi, et mo, poso conclusione di capituli et conventione, in havere tolto a nuy Arcimbaldo, nostro presone, con tuta la roba soa e vituperato l’arma nostra e morto el nostro servitore e così tolta la rocha et terra de Centallo, che erano in le mane nostre. Però volemo che de tutto ne avisati la sanctità de nostro Signore et li prefati monsignori cardinali de Roan et de Avignone et quelli altri parirà a vuy, aciò intendano la cosa come l’è passata et li mali deportamenti dela signoria soa verso de nuy et del prefato domino Aluyse et con quanta patientia, humanità et piacevoleza nuy ne siamo deportati verso la signoria soa e sopra tuto monstrateli dicti capituli. Così pur ha facto sua signoria contra quili boni gentilhomini da Cochonato, che sonno sempre stati adherenti et recomandati de caxa di Vesconti e nostri. Hali tolto el loco loro de Coconato, misso a sacho el potestà loro e cazato via, dirupata la lor rocha, usurpata la fidelità di lor homini, metute le gente d’arme sue dentro manu armata et tenutelli privati senza una minima casone né imputatione vera nì falsa e contra li expresi capituli havemo inseme cum la signoria sua, siché non se pò dire nuy corriamo al’arme, ma, bene essendoli curso luy, como intenditi, cognoscemo essere incaricho al nostro honore non esserli venuto. Più oltra ve dicemo che, per non venire a ruptura, è mo un anno vel circha firmassemo capituli sopra ciò cum Andrea Maleti, suo oratore, de consentimento de dicti nobili. Forono dicti capituli portati al duca de Savoya e ratificoli in forma autentica e solempne e may nichilominus li ha voluti obervare. E vedase quanta voglia havemo de stare in pace cum luy, che per quisti novi capituli, quali etiam in ciò vi mandamo, se siamo spoliati voluntariamente dela priorità dela adherentia de dicti gentilhomini, la qual havevamo, e remasti contenti fazano equaliter adherentia ala signoria sua et a nuy e non possano fare guerra contra esso a nostra instantia nec e contra. Dio sa como anche observarà questo del conte de Tenda, nostro adherente. Etiam vorressemo pur sapere cum qual casone, cum qual honestate ha facto invadere lo suo territorio, facto robare, piglare et amazare homini et datoli spexa grande. Nuy non sapemo qual heremito havesse havuto la nostra patientia e volemo del tuto informati la sanctità prefata e li prefati signori cardinali. E de tuto quelo seguirà daretine avisso, omnino prohibendo, quanto ve sia posibile, che ad modo alcuno se fazano quili brevi richesti per quelo Zohanne Cagna.

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