8.6.1. Francesco Sforza e il segnale della geografia alla rovescia

Affinché non sfugga al lettore la centralità del testo di GS2 riportato nel sottoparagrafo 8.6., in SG4, dopo avere segnalato la ricezione della stessa GS2, Francesco Sforza riassume le «doe vie» in modo del tutto errato, scrivendo: «te havemo mandato la polvere da fare dormire che tu ce richiede, ma, perché hora tu ne scrivi che misser Aluyse dice che, venendoli facto el modo ch’el cercha de fugire per la via de dicta polvere […], el voria pigliare una de doe vie, zoè andare a Sasello overo ad Busena nel Dalphinato per la via del fiume del Rodano mediante la provisione d’una barcha fornita d’homini et de victualie etc.».
Il duca di Milano inverte le caratteristiche geografiche del percorso delle «doe vie», che prevedevano il raggiungimento di Seyssel o la Buissiere per terra e il proseguimento della fuga per fiume, sostenendo fantasiosamente che Ludovico Bolleri vorrebbe prima «andare a Sasello overo ad Busena nel Dalphinato per la via del fiume del Rodano». Francesco Sforza compie però anche un altro sbaglio: simulando di essere ingannato dal fatto che in GS2 si accenna solo al Rodano, accosta il medesimo Rodano a la Buissiere, mentre quest’ultimo comune si trova sull’Isère [57].
Il duca di Milano richiama così l’attenzione del lettore sui valori opposti di «subiectione» e liberazione espressi in GS2 rispettivamente da «Saselo» e «Buseria» e allude ai significati nascosti dello stesso toponimo «Buseria» e quindi al suo carattere polisemico [58].

[1] Cfr. n. 15.
[2] Alla necessità di compiere inferenze rispetto alla «fuga di Ludovico» Francesco Sforza allude già in SG3-All, il documento intitolato «Lo modo da dare la polvere da far dormire le guardie etc.», dal quale il duca «risulta comprendere da sé, senza bisogno di leggere la relativa informazione contenuta in GS2, che il signore di Centallo ha richiesto la polvere per tentare la fuga» (dal sottoparagrafo 3.2; cfr. n. 18). In GS1 Corradino Giorgi aveva informato il duca di Milano della richiesta della «polvere» da parte di Ludovico Bolleri, precisando alla fine della lettera di aver «dato speranza dela polvere», però «rechedendome advisa perché la vole» (cfr. introduzione del paragrafo 3).

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