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Secondo le indicazioni fornite nel documento intitolato «Lo modo da dare la polvere da far dormire le guardie», datato 10 gennaio 1458 e allegato alla prima lettera sforzesca dell’epistolario fra il duca e il suo ambasciatore in Savoia, risalente quest’ultima all’11 gennaio, la prima operazione da compiere con la corrispondenza in esame dovrebbe consistere nel contare le «prese», ossia i momenti di ricezione delle missive dell’ambasciatore da parte di Francesco Sforza. L’operazione non presenta difficoltà particolari sino a SG19, minuta datata 1° maggio, e la si può riassumere nella tabella che si propone qui di seguito. Come si può constatare, in cinque minute il duca di Milano segnala 7 «prese».

Le ricezioni di Francesco Sforza

fino a SG19

 

Ric. 1

Ric. 2

Ric. 3

Ric. 4

Ric. 5

Ric. 6

Ric. 7

SG3

GS1

 

 

   

 

 

SG4

 

GS2

 

   

 

 

SG6

 

 

GS5

   

 

 

SG13

     

GS7 GS8

GS9

GS10

 

SG19

         

 

GS15GS16

Arrivati a SG23, minuta del 12 maggio, ci si imbatte in un’anomalia: il duca riferisce la ricezione di «tre […] lettere date al’ultimo del passato et II et III del presente». Le missive sembrano da identificare rispettivamente con GS18, GS21 e GS20, ma l’indicazione di GS21 come datata 2 maggio è problematica, perché questa lettera pare datata 5 maggio, anche se il «5», di non facile grafia, potrebbe essere un «II» secondo la numerazione romana (occorre però precisare che il segno soprascritto a destra in alto simile a ^ rende il segno «II» identico al numero «5» secondo la numerazione araba che si trova subito dopo all’interno dell’indicazione dell’anno «1458», ma il segno ^ potrebbe essere stato aggiunto per errore). Le lettere in esame lasciano perplessi anche per altri motivi.
GS21 e GS20 contengono due errori di datazione, di cui uno corretto. In GS21, al momento di apporre la data, Corradino Giorgi scrive «aprilis», quindi depenna «aprilis» e mette nell’interlinea il corretto «madii»; in GS20 è inserita integralmente la lunga parte in cifra di GS18, come fosse un suo lungo tema. Copiando il tema di GS18 in GS20, però, l’inviato sforzesco commette uno sbaglio: quando ripete che «hano deliberato domino Aluyse Bolero debia esere relasato et restituito ale soe tere, et cusì a vintiocto del presente l’à liberato», non si avvede che la liberazione del signore di Centallo non può essere avvenuta «a vintiocto del presente» bensì «del passato», perché GS20 è del 3 maggio (GS18, invece, era del 30 aprile).
Secondo gli errori appena esposti, inserendo il «II aprilis» di GS21, prima lettera di maggio, l’ambasciatore risulta non accorgersi che aprile era finito; la correzione di «aprilis» in «madii» non può essere stata apportata prima di copiare il tema di GS18 in GS20 né al momento di ripetere in modo meccanico «a vintiocto del presente» nella stessa GS20, altrimenti l’ambasciatore avrebbe anche modificato «presente» in «passato», bensì dopo che Corradino Giorgi ha scritto la data di GS20, ossia «3 madii»: poiché GS21 era ancora sotto mano, l’inviato si è accorto dell’errore di datazione ed è intervenuto. Da queste considerazioni ne consegue che le due missive sarebbero state inviate a Milano insieme.
La successione GS21-GS20 non pare tuttavia più verosimile di quella GS20-GS21: in base a quest’ultima, al momento di dedicarsi a GS20, divenuta la prima lettera di maggio, l’ambasciatore non ha notato che l’espressione «a vintiocto del presente» era da modificare; dopo avere scritto lo sbagliato «5 aprilis» di GS21, probabilmente perché il lungo tema di GS20 riguardante alcuni rilevanti eventi di aprile era ancora per così dire «attivo», si è rammentato che era iniziato il mese di maggio, cambiando di conseguenza l’indicazione del mese: al proposito si può anche inferire che GS20 non fosse più sott’occhio e pertanto fosse già stata spedita, altrimenti l’inviato avrebbe visto la sua inequivocabile data «3 madii», non commettendo lo sbaglio, poi corretto, di GS21. Forse, però, la verosimiglianza o meno degli errori di Corradino Giorgi non è un tentativo di suggerire al lettore la giusta chiave di interpretazione della sequenza sforzesca GS18-GS21-GS20, ma un modo per indurlo a verificare se per caso l’ambasciatore non tratti le lettere in esame in GS22, missiva datata 11 maggio, e soprattutto come lo faccia.
In effetti in GS22 Corradino Giorgi, riferendo l’invio di lettere precedenti, scrive che esse sono «date alo ultimo de aprili et al scecundo et quinto del prescente». La lettera del 30 aprile va senz’altro identificata con GS18. Seguendo l’esempio di Francesco Sforza, quella del 2 maggio andrebbe messa in relazione con GS21: ne deriva, però, che la missiva del 5 maggio dovrebbe essere identificata con GS20, inequivocabilmente datata 3 maggio, anche secondo il duca di Milano. Ne consegue che la lettera del 5 maggio di cui l’ambasciatore segnala l’invio non può che essere identificata con GS21 e quella del 2 maggio con GS20, rispetto alla quale l’inviato milanese compie un errore di datazione.
Siamo ora certi che GS21 è lettera datata 5 maggio e non 2 e che dunque Francesco Sforza la ricevette dopo GS20. Resta però il problema della lettera datata 2 maggio di cui il duca segnala la ricezione in SG23: si potrebbe ipotizzare che Francesco Sforza voglia suggerire di avere ricevuto una lettera di particolare segretezza, al punto che non può essere esibita. Questa ipotesi, però, non è sostenibile, perché il particolare errore commesso da Corradino Giorgi in GS22 consente di affermare che l’ambasciatore non ha inviato alcuna lettera datata 2 maggio: di fronte all’opzione della data del 2 maggio, infatti, egli non la abbina a nessun’altra missiva se non per sbaglio a GS20. Di conseguenza, quando il duca di Milano segnala di avere ricevuto una lettera datata 2 maggio, non può che riferirsi a GS21: come vedremo, egli compie un errore volontario, che si configura come una simulazione «minore», nella quale la volontarietà non deve risultare come tale, all’interno di una simulazione «maggiore», nella quale lo sbaglio svolge una funzione diversa rispetto alla «minore», che serve tuttavia a giustificarlo.
Per comprendere la natura dell’errore di Francesco Sforza, può essere utile considerare la sequenza corretta delle lettere qui in esame in relazione alla partenza di Giorgio Piossasco, governatore di Vercelli, per Centallo, tema rispetto al quale Corradino Giorgi compie il suo sbaglio in GS22 (l’inviato scrive: «simulatione né fictione non gly hè alcuna, como apare evidenter […] per la transmisione de frate Zorzo da Piozascho ala revocatione dele offesse he restitutione dele cosse de dicto domino Aloysse, como da dicto frate Zorzo vostra signoria sarà advisata per soe lettere he anchora como per altre mie date alo ultimo de aprili et al scecundo et quinto del prescente ha potuto intendere vostra signoria»).
Alla partenza di Giorgio Piossasco per Centallo si accenna in GS14, del 13 aprile, quando l’ambasciatore, dopo avere parlato con Jean de Compey, scrive che Ludovico di Savoia «al presente manda fra Zorzo da Piozascho, cavalero de Santo Iohane, parente de dicto domino Aluyse Bolero, a Centallo a meter lo lo campo a nome del predicto domino Aluyse Bolero, lo quale gli debe ponere ogni cura e studio sarà e poterà per havere Centallo». In GS16, del 18 aprile, dopo un colloquio con il duca sabaudo Corradino Giorgi ribadisce che «soa signoria manda el spectabile cavalero de Santo Iohanne, domino frate Georgio da Piozascho, comandatore e gubernatore de Vercelle, parente strecto de dicto domino Aloysse, lo quale anchora debe ponere campo intorno a Centallo a nome de dicto domino Aloysse». Al tema non si accenna più sino al 3 maggio, quando in GS20 l’inviato riferisce che «quelo frate Georgio, del quale ho scripto ala signoria vostra deveva esere mandato a levare le ofese et metere campo a Centalo, anchora non è partito, ma domane se parte he vene a quele parte per adinpire tuto quelo ho scripto ala signoria vostra questi dì passati». L’avvenuta partenza di Giorgio Piossasco viene confermata in GS21, del 5 maggio, nella quale si legge: «Ha potuto anchora vostra signoria intendere la partita de fra Zorzo per altre mie da qui per andare ad exquire tuto quelo ho scripto a vostra signoria circha ali facti de domino Aloysse».
Assegnando GS21 al 2 maggio, Francesco Sforza risulta prima leggere della «partita de fra Zorzo», attesa dal 13 aprile precedente, poi in GS20 che Giorgio Piossasco, «del quale ho scripto ala signoria vostra deveva esere mandato a levare le ofese et metere campo a Centalo, anchora non è partito, ma domane se parte». Dalla lettura della nuova sequenza delle missive è inevitabile l’impressione che si voglia suggerire che Ludovico di Savoia voglia procrastinare la partenza del governatore di Vercelli: sfugge però quale sia lo scopo dell’inversione sforzesca.
Il quadro forse si chiarifica non appena si leggano con maggiore attenzione i nuovi remi esposti alla fine di GS20, ultima lettera delle sequenza sforzesca GS18-GS21-GS20: «ozi ho intex uno ambaxadori signoria de Venetia esere stato dal re de Franza in forma de marchadante h retornato indreto, lo qual ha habuto dire havere concluso bona inteligentia fra lo prenominato re de Franza e la signoria de Venetia. Anchora se dice la predicta signoria de Venetia havere fornito Trento de consensu del vescho. XXX Item, quelo frate Georgio del quale ho scripto ala signoria vostra deveva esere mandato a levare le ofese et metere campo a Centalo anchora non è partito, ma domane se parte». Come si sarà notato, i remi si contraddistinguono per la presenza degli avverbi di tempo «ozi» e «domane». Con la corrispondenza «ozi-domane», quanto mai significativa nel momento in cui ci si è imbattuti in una lettera, GS21, la cui data varia dal 2 al 5 maggio, riteniamo si voglia alludere a una qualche relazione esistente anche fra le voci che riguardano Venezia e il rema che concerne la prossima partenza di Giorgio Piossasco: forse delle vicende di quest’ultimo è stato avvisato il doge?
Al proposito la corrispondenza di Francesco Sforza con Marchese da Varese, ambasciatore ducale a Venezia, non lascia delusi: in Venezia23, riferendosi a GS20, il duca di Milano scrive che «per una littera che in questo dì havemo havuta dal dicto nostro appresso el prefato duca, facta de dì tre del presente, siamo avisati che anchora quel tale che deveva venire ad fare cessare le gente non è partito». «Quel tale» è ovviamente Giorgio Piossasco.
A questo punto riteniamo si possa avanzare l’ipotesi che, per creare una prova esterna in una corrispondenza parallela a quella del duca con Corradino Giorgi, che permettesse al contempo di avere un riscontro reale, che consiste in un colloquio con il doge di Venezia, Francesco Sforza e Ludovico di Savoia si accordarono perché la partenza di Giorgio Piossasco per Centallo avvenisse il 4 maggio. Intorno a questo evento il duca di Milano provvide ad organizzare la corrispondenza, in modo che il duca sabaudo sembrasse procrastinare la partenza del governatore di Vercelli dal 13 aprile sino ai primi giorni di maggio, provocando così la comprensibile irritazione sforzesca.
Il 10 maggio, simulando la ricezione di GS20, il duca di Milano finge di non credere all’informazione relativa all’imminente partenza di Giorgio Piossasco e ha così il pretesto per ordinare a Marchese da Varese di riferire al doge che Ludovico di Savoia «ultimamente ne fe scrivere per lo dicto nostro che è appresso alla signoria sua che mandava uno de soy ad fare tollere le offese et revocare le sue gente dalle offese del dicto domino Luysi», parole che rimandano a GS16, del 18 aprile. Il duca sabaudo, tuttavia, non solo non ha inviato Giorgio Piossasco a Centallo, ma anzi «li soi hano tolto la rocha de Demonte del dicto domino Luisi et sono poi andati ad campo ad un altro locho del dicto domino Aluisi, chiamato la Rocha Sparvera, dove se trovano al presente, et gli hano piantate le bombarde». Francesco Sforza prosegue poi con l’accenno a GS20 sopra riportato («Et per una littera che in questo dì havemo havuta dal dicto nostro appresso el prefato duca, facta de dì tre del presente, siamo avisati che anchora quel tale che deveva venire ad fare cessare le gente non è partito»).
Per creare l’indizio nella corrispondenza con Corradino Giorgi che consentisse di arrivare a Venezia23, la simulazione prevedeva che il 12 maggio, alla ricezione di GS21, compresa l’avvenuta partenza di Giorgio Piossasco, il duca di Milano si fingesse preoccupato di poter sembrare di avere avvisato il doge con eccessiva precipitazione (sarebbe infatti bastato aspettare qualche giorno per sincerarsi delle reali intenzioni di Ludovico di Savoia riguardo alla partenza di Giorgio Piossasco), tanto più in un momento politico in cui il medesimo doge aveva raccomandato a Francesco Sforza, come risulta da Venezia23, «che de novo vogliamo anchora meglio praticare, tractare et condure questa cosa col dicto duca et rechiederlo de novo ch’el voglia restare dalle offese de dicti nostri adherenti et recommendati et restorargli el suo damno facto». Volendo parere ineccepibile, in SG23, del 12 maggio, che non contiene alcun accenno a Giorgio Piossasco (la pazienza del duca dipende in realtà dal fatto che nella simulazione «maggiore» egli ha ricevuto GS21 e quindi sa dell’avvenuta partenza), Francesco Sforza riferisce la sequenza GS18-GS21-GS20 con le sue informazioni contraddittorie rispetto all’invio del governatore di Vercelli, in modo da potersi giustificare, se necessario, esibendo le lettere in esame insieme alla stessa SG23 a coloro i quali protestassero per quanto in modo avventato aveva fatto riferire al doge di Venezia.
Con la complicità del duca sabaudo, il duca di Milano ha così creato una prova esterna in una corrispondenza parallela a quella con Corradino Giorgi, cui rimanda implicitamente mediante l’errore di datazione di SG23, in modo da far sembrare autentico anche l’epistolario con il suo ambasciatore in Savoia.
Sarebbe ora interessante compiere una «passeggiata» a ritroso nella corrispondenza di Francesco Sforza con Marchese da Varese, al fine di verificare l’esistenza di altre prove esterne o eventuali anomalie. Prima, però, è necessario chiarire alcuni aspetti sin qui lasciati in sospeso.
Come si è visto, quella che abbiamo definito simulazione «minore» prevedeva che il duca potesse mostrare quattro lettere, ossia GS18, GS21, GS20 ed SG23. Francesco Sforza non poteva invece esibire GS22, perché, come si ricorderà, l’errore commesso da Corradino Giorgi in quest’ultima lettera svela che in SG23 il duca commette volontariamente lo sbaglio di assegnare GS21 al 2 maggio, rendendo inverosimile la sequenza sforscesca GS18-GS21-GS20. L’errore dell’ambasciatore si può ben definire strategico: se infatti, per assurdo, in GS22 l’ambasciatore avesse riferito le date delle tre lettere spedite correttamente, non si potrebbe escludere l’invio di una missiva datata 2 maggio di particolare segretezza, di cui poi il duca di Milano segnali ambiguamente la ricezione in SG23. Riteniamo pertanto che gli errori commessi da Francesco Sforza e Corradino Giorgi in SG23 e GS22 debbano avere, combinati, un qualche significato che rimandi alla cosiddetta simulazione «maggiore» e che come lo sbaglio ducale anche quello dell’ambasciatore vada indagato da solo, per verificare se esistano eventuali implicazioni.
Esaminiamo innanzitutto i due errori di SG23 e GS22 combinati, la cui funzione, come accennato, dovrebbe esercitarsi all’interno della simulazione «maggiore» originata dal documento del 10 gennaio 1458 intitolato «Lo modo da dare la polvere da far dormire le guardie». L’ipotesi che qui si avanza è che lo sbaglio di datazione di SG23 sia da mettere in relazione con il primo capoverso di quel documento, nel quale si legge che oltre a essere dieci «le prese sono […] tutte seperate et tanto l’una quanto l’altra».
Come si ricorderà, in SG19, del 1° maggio, Francesco Sforza segnala la ricezione della settima presa. Se in SG23 il duca avesse riferito correttamente le date delle lettere, ossia 30 aprile, 3 e 5 maggio, saremmo in presenza di tre «prese […] tutte seperate», vale a dire dell’ottava, della nona e della decima. Ma Francesco Sforza segnala la ricezione di missive datate 30 aprile, 2 e 3 maggio, volendo suggerire che siamo in presenza di solo due «prese […] tutte seperate», l’ottava, che consiste nella ricezione di GS18, e la nona, che consiste in quella di GS20 e GS21 insieme: per quanto riguarda la decima «presa», si vuole dire al lettore di cercarla altrove. L’espressione «tutte seperate» pare pertanto potersi parafrasare come «in giorni non consecutivi».
A sostegno dell’ipotesi appena avanzata vi sono gli errori commessi da Corradino Giorgi in GS20 e GS21, i quali, nonostante il dubbio espresso a pagina 2, riteniamo si possano davvero considerare «un tentativo di suggerire al lettore la giusta chiave di interpretazione della sequenza sforzesca GS18-GS21-GS20». Per quanto riguarda la successione GS20-GS21, si è scritto che essa consente di «inferire che GS20 non fosse più sott’occhio e pertanto fosse già stata spedita, altrimenti l’inviato avrebbe visto la sua inequivocabile data “3 madii”, non commettendo lo sbaglio, poi corretto, di GS21», che consiste nell’inserire in un primo momento «5 aprilis», in seguito cambiato in «madii». La successione inversa GS21-GS20 pare implicare che la correzione nella stessa GS21 di «aprilis» in «madii» sia stata apportata «dopo che Corradino Giorgi ha scritto la data di GS20, ossia “3 madii”: poiché GS21 era ancora sotto mano, l’inviato si è accorto dell’errore di datazione ed è intervenuto. Da queste considerazioni ne consegue […] che le due missive sarebbero state inviate a Milano insieme». La successione GS20-GS21 proposta da Corradino Giorgi permette di inferire due invii e quindi due «prese» da parte del duca di Milano, quella GS21-GS20 sforzesca sembra invece implicare un invio e una sola «presa»: l’impressione che in SG23 si voglia comunicare al lettore di cercare altrove la decima ricezione pare rafforzarsi.
Un’ulteriore conferma in questa direzione sembra fornita dalla decifrazione di GS1, lettera del 16 dicembre 1457 nella quale Ludovico Bolleri richiede a Francesco Sforza la polvere in grado di far addormentare quelli che lo sorvegliano. GS1-Dec è caratterizzata da alcuni curiosi errori, la maggior parte corretti. Di questi ultimi segnaliamo i termini «novi» e «Pedemonte» scritti rispettivamente sopra «dm» e «pedate» depennati. Prima delle correzioni il testo risultava come segue: «Noviter miser Aluyse Bolero è stato examinato sopra dm articuli, tra li quali queste ne sono, […]: et primo che voleva dare Vercelli a vostra signoria, pedate al re Raynero». Trascurando le «pedate» a Renato d’Angiò, che paiono rientrare a buon diritto nella complessiva «beffa» ducale, desideriamo attirare l’attenzione sulle due lettere «dm», che riteniamo si possano interpretare come la contrazione del numero latino «decem», sostituite dalla parola «novi», che rimanda al numero «nove». Il duca pare non solo volere anticipare al lettore le «X» ricezioni di SG3-All, con un certo innegabile compiacimento, ma anche suggerirgli di fare attenzione, perché, quando riterrà di essere giunto alla decima «presa», sarà in realtà in presenza della nona: per questa ragione «dm» viene depennato e cambiato con «novi».
Riteniamo si possa pertanto considerare fondata l’ipotesi sopra esposta secondo la quale «lo sbaglio di datazione di SG23 sia da mettere in relazione con il primo capoverso» del documento intitolato «Lo modo da dare la polvere da far dormire le guardie», «nel quale si legge che oltre a essere dieci “le prese sono […] tutte seperate et tanto l’una quanto l’altra”». Se l’errore di datazione di SG23 da solo rimanda alla simulazione «minore», che contempla la possibilità di esibire GS18-GS21-GS20 e la stessa SG23, combinato allo sbaglio di GS22 svolge la sua funzione all’interno della simulazione «maggiore», pur trovando giustificazione in quella «minore», e serve al duca per comunicare al lettore la ricezione di due «prese», l’ottava e la nona, invece di tre: dove si trova la decima ricezione?

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