4. Bartolomeo da Recanati da Alfonso d’Aragona 29 maggio 1458

Copia.

Sacra et invictissima regia maiestas.
Al signor Guglelmo, el quale è qui, vene una lectera del marchese de Monferra, per la quale gle scrive havere nova de Franza come englesi et scoti hanno facto triegua per dui anni et che le differentie de englesi sonno concordate in modo che setene per certo che debiano fare preparatorio de invadere la Franza, perché era divulgata fama che re de Franza era in extremo de morte. De tale novella qui non è notitia da altra parte. Soccedendoce altro, la maiestà vostra per mei lectere ne serrà advisata.
Per qui è passato miser Piero de Patzi, cavaliero fiorentino, el quale è stato presso al duca Raneri circa XI mesi. Parlando de queste cose de Genova, dice che con grande difficultà re de Franza se è possuto condure ad mandarce questo che ce è venuto et che anche el duca Raneri non è stato troppo bene contento, perché prendiva pocha fede nel duge et mancho in tucti li altri genovesi, et ulterius che se trova essere in extrema povertà, ma che se sonno trovati ingannati da quelli che andarono da parte de miser Perrino, perché donarono ad intendere che, come el ducha de Reno fusse in Genova, tornariano tucti li foreusciti et che questa era inteligentia facta da quelli dentro con quelli de fora et che, inmediate che in Genova se alzaseno le bandiere de Franza, la maiestà vostra se levaria dela impresa. Sicché, essendo successo el contrario de quello che gle era dato ad intendere et de quello che se pensavano, se trovano in grandissima confusione. […]. Ulterius, dice che non havivano notitia che fusseno oltra XX galee et che non ce era alcuna nave, ma, quando el dicto misser Piero nel camino et qui have sentito del numero dele nave et dele galee dela maiestà vostra, è remaso spantato et indica el dicto duca de Reno trovarse in stranio laberinto. Nihilominus, dice che, benché re de Franza freddamente se sia conducto ad venire in questa impresa, tene per certo che per honore de sua maiestà non lo abandonarà, ma che la subvenirà quanto gle serrà possibele, tum dubitat che questo tale succorso serrà o tardo o pocho, considerato lo apparato che tene la vostra maiestà. Have voluto tacitamente confortare questo signor ad alcuna inteligentia con francesi et, maxime, col ducha de Reno, mostrandogli la disponitione de molte cose et de quanto poteria obligarse la casa de Franza. […]. Postmodum, honestamente, gle have dicto che el duca de Reno non è venuto in modo che homo del mondo prendesse in luy alcuna speranza, perché è venuto con la povertà et con la fame et che più tosto have facto desperare se teniva amico alcuno che non che li habia accesi né donatogle conforto, et che la sua signoria tene per certo, considerato l’armata de vostra maiestà, che molto più facilmente uscirà de Genova che non ce è intrato […].
[…]. Ex Mediolano XXIIII madii 1458.

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