11. La politica internazionale sullo sfondo della vicenda di Ludovico Bolleri

A questo punto è possibile cercare di delineare quanto avvenne nel ducato di Savoia fra il settembre del 1457 e il giugno del 1458, limitandoci a segnalare i movimenti tellurici più vistosi.
Il 28 settembre 1457, appena informato della cattura del signore di Centallo, Francesco Sforza chiese ad Abramo Ardizzi di cercare di comprendere «in che modo è passata questa cosa et chi sono questi ch’el hanno facto et se l’hanno facto como da loro o vero s’el hanno facto con consentimento del re de Franza o del re Renato o vero de baylì». In realtà il duca già sapeva che i responsabili della cattura di Ludovico Bolleri erano Carlo VII e Renato d’Angiò, in quanto il signore di Centallo faceva da tramite fra lui e il delfino in vista di un’alleanza. Carlo VII e Renato d’Angiò, che in una lettera del 9 ottobre simulava di richiedere la liberazione di Ludovico Bolleri, erano però mandanti per così dire occulti. Il mandante palese era invece il maresciallo di Savoia, che si era servito del mercenario guascone Arcimbaldo d’Abzat, amico di Ludovico Bolleri, per imprigionare il signore di Centallo.
Nel febbraio del 1458 presso la corte del duca sabaudo si presentarono gli ambasciatori francesi con il compito di chiedere la consegna del prigioniero. Per porre sotto pressione Ludovico di Savoia, nello stesso periodo Renato d’Angiò lo minacciò di un attacco. Grazie ai colloqui fra Corradino Giorgi e Jean de Compey, però, il partito filoborgognone stava prendendo il sopravvento su quello filofrancese e riuscì a evitare che il signore di Centallo venisse consegnato. Alla fine di marzo del 1458 anzi la fazione guidata da Jean de Compey ebbe definitivamente la meglio e proseguì quella che avrebbe dovuto essere la politica del partito avverso, attaccando altre terre di Ludovico Bolleri. I rappresentanti delle parti milanese e sabauda ebbero così più di un pretesto per incontrarsi, allearsi e definire i dettagli della partecipazione alla lega di Borgogna. Insospettito da quanto stava accadendo, verso la fine di aprile del 1458 Renato d’Angiò inviò a Milano Antonello Pagano. In risposta a questa ambasciata nel maggio successivo Francesco Sforza mandò Job da Palazzo presso Renato d’Angiò, il quale a sua volta, per mettere alla prova Francesco Sforza, spedì a Milano Honorat de Barre con la proposta di un attacco angioino-sforzesco. Ormai, però, la lega di Borgogna era stata stipulata e il duca di Milano e quello sabaudo si erano alleati all’interno di essa. La lega, che cercava di circondare la Francia con una sorta di cordone sanitario, era garantita dalla figura del delfino Luigi, rispetto al quale non bisogna dimenticare che in GS8, del 14 marzo, si legge esplicitamente che lo «duca de Burgogna he monsignor lo dalfino gli meteno mane esste pratiche se fano al presente». All’interno della corte di Ludovico di Savoia sarebbe pertanto più corretto parlare della presenza non tanto di una fazione filofrancese e una filoborgognona quanto di un partito pro Carlo VII e uno pro delfino Luigi.

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