Carlo VII, i franzosi di Jean de Seyssel e Ludovico di Savoia

In GS9, del 17 marzo 1458, viene riferito un colloquio di Corradino Giorgi con Jean de Compey, capo del partito antifrancese, il quale, per definire la condizione del duca rispetto al partito filofrancese, ricorre al termine «subiectione», da noi sottolineato.
Compey afferma infatti: «li zentilomini, conti, baroni et cavaleri de questo stato de Savoia esser divisi doe parte, dele quale monsignor lo maneschalcho è capo de l’ina, la quale è tuta franzosa, senza alcuno mezo, et quela al presente guberna et rege questo stato al suo modo et como gli pare, como tu vedi, non pesando sulo honore né su el bene né sul’utile de questo nostro signore, ma de adinpire li soi pesire et voluntate, et noi altri, quali al presente non semo de stato né de guberno he che cognosemo questo nostro signore esser cumdicto a tanta subiectione che non ardische fare se no como voleno, e noi, che amemo el nosro signore et lo suo utile he honore, voremo prendere modo et via de liberarlo de tanta subiectione, unde cognosemo questo non ne potere seguire senza lo favore et inteligencia de alcuno altro signor, et maxime del tuo signore, duca de Mediolano, el quale, s’el volese che se intendesemo cum sua signoria, lo faremo fare liga et bona inteligencia cum questo nostro signore he in modo che lo dicto signor nostro se liberarea da tanta subiectione de questi franzosi».
Si noti innanzi tutto come il termine «subiectione» ricorre per ben tre volte.
Nel Grande Dizionario della Lingua Italiana esso viene così definito: «L’essere soggetto a un’autorità, a un sovrano; sudditanza nei confronti di una potenza o di un vincitore (e la conseguente privazione della libertà)».
Riteniamo che non si possa considerare casuale la ripetizione del termine «subiectione»: essa è anzi altamente significativa e per essa Ludovico di Savoia viene descritto come fosse un «prigioniero».
Solo un prigioniero, infatti, come afferma Jean de Compey, può essere «cumdicto a tanta subiectione che non ardische fare se no como voleno».
Ma chi sono coloro per la cui rigida sorveglianza il duca «non ardische fare se no como voleno»? Le sue guardie, ovviamente, ovvero i «franzosi» guidati da Jean de Seyssel.
Il rapporto fra il duca di Savoia e Jean de Seyssel si configura quindi nei termini di «subiectione», ma si tratta di una «subiectione» intermedia, di grado minore rispetto alla «subiectione» di grado massimo che regola il rapporto fra Ludovico di Savoia e Carlo VII, per la quale il primo è sottoposto al secondo «como fa la quaglia al sparavero».
In GS8, infatti, che è del 14 marzo 1458, Corradino Giorgi scrive che il partito filofrancese del ducato, che «al presente regna e guberna, aderise alo re de Franza e lo mareschalcho hè capo de bandera he hano conducto questo signore a tanta subiectione che sta sotoposto al re de Franza como fa la quaglia al sparavero».
Il termine «subiectione», sopra sottolineato, ricorre anche più avanti, dove si dice che il duca sabaudo «se vorea cavare e liberare de asta subiectione».
Il riferimento allo «sparavero» non è casuale.
Non si vuole solo alludere al dominio che lo «sparavero» è in grado di esercitare sulla «quaglia», ma anche al fatto che esso controlla la «quaglia» volando alto e lontano da essa, non nelle sue immediate vicinanze.
Allo stesso modo Carlo VII non esercita direttamente il suo potere nel ducato di Savoia, bensì lo controlla da lontano, servendosi del maresciallo Jean de Seyssel, mero esecutore della sua volontà.

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