1.1.6. Lettere in serie: da GS7, GS8, GS9 e GS10 a SG13

In SG13, del 6 aprile 1458, Francesco Sforza riferisce la ricezione di quattro lettere «date a XIIII°, XVII et XVIIII° del passato, con le introcluse copie de duy scripti de messer Aluysio Bolleri» che riteniamo possano essere identificate con GS7, GS7-AllBG1, GS8, GS9 e GS10. Fra queste missive ed SG13 esistono numerosi legami di tipo tema/rema (per quanto riguarda il punto 10B, la sua corretta posizione all’interno di GS7 è fra i punti 7 e 8).

Tabella 7

Da GS7 (14 marzo)

a SG13 (6 aprile)

1

La ricezione delle lettere dell’ambasciatore

  Havemo recevuto quatro toe littere date a XIIII°, XVII et XVIIII° del passato, con le introcluse copie de duy scripti de messer Aluysio Bolleri, […].

2

Il compiacimento sforzesco per l’ambasciata di Corradino Giorgi a Ludovico di Savoia

A dì octo del prescente ho ricevuto le littere dela signoria vostra, […], et in execucione de quele ha questo signore ho facto intendere lo X effecto de esse littere […] Piacene habii facto intendere a quello illustrissimo signore .. duca l’effecto dele nostre lettere quale te scripsimo ali dì passati

3

La soddisfazione sforzesca per la reazione sabauda

XX il perché sc’è dimostrato molto contento he alegro, […], et che la signoria soa habia havuto caro et accepto quanto gli hai dicto per nostra parte […],

4

La richiesta sabauda di mettere per iscritto l’ambasciata e il rimprovero sforzesco

ma, perché eran pur aalcuni de questi soi dicevano la la signoria vostra non havere dispositione e quelo amore verso soa signoria che demostrava la signoria vostra, aciò glilo potesse demostrare e farli mentire […], me disse gli desse in[sc]ripto quelo che oretenus gli havea explicato per parte dela signoria vostra. Io gli rispose, subridendo, ch’era certo soa signoria non me rechederea cossa me havesse rendere vergogna, però che non havea comiscione de cusì fare, il perché pregava soa signoria me perdonase he me havese per excuso, e romaste soa signoria contenta, sed tamen me prega volese scrivere la signoria vostra fosse cumtent gli desse inscripto […]. ma, perché dici che la signoria soa te ha rechesto de dargli inscripto quello gli hai exposto viva voce a nostro nome et tu gli hai resposto de volere avisarne nuy se siamo contenti che glilo daghi o non, dicemo ch’el ne saria stato molto più grato non gli havessi dicto de scriverne a nuy et bastava havere facto la scusa toa honestamente. Pur come se sia, volemo non ne faci più parolle et, se la signoria soa te ne dicesse più niente, digli pur largamente dela bona et perfecta dispositione nostra […] et che non è costume de dare inscripto simile cose, […], et non debe volere el carico nì la vergogna toa, non monstrando haverne scripto alcuna cosa de questo nì de haverne havuto resposta da nuy, […].

5

Gli ambasciatori francesi e le opinioni nel Consiglio sabaudo riguardo a Ludovico Bolleri

Et como per altre mie XX ha potuto intendere la signoria vostra questi ambaxadori del re de Franza esser qui, […], he como hano rechesto a questo signore che domino Aloysio Bolero e Centallo sciano remissi in le mane del re de Franza […], dapoi quele questo signore fece avocare a sì tuto lo suo Consciglio, al quale fece comiscione dela resposta era da fare ali dicti ambaxadori, tra lo quale Consciglio, scecondo sonmo informato da misir Francescho de Tomatis, […], alcuni dicheno che questo signore hè obligato a remetere dicto domino Aloysio Bolero e Zentallo in le mane del prelibato re de Franza […]. Altri dicheno che meglo hè soa signoria remeta dicto domino Aloysio Bolero a determinatione he cognitione dela signoria vostra […]. Altri dicheno hè meglio che soa signoria prenda acordio cum dicto domino Aloysio Bolero he lui steso lo libera e restituischa […]. Ala parte deli ambassatori francesi quali se trovano lì per lo facto de messer Aluyse Bollero et dela rechesta fano ch’esso messer Aluyse sia remisso in le mane del .. re de Franza et de tre varie opinione che sono in quello Conseglio (l’una de remetterlo luy et Centallo in le mane del prefato .. re de Franza, l’altra ch’el sia remisso ala determinatione et cognitione nostra, la terza che quello illustrissimo signore .. duca sia quello che lo liberi etc.) non ne pare gli accada altra resposta, se non che debii stare solicito ad intendere quello ne seguirà et maxime raxonando de ciò più volte cum dicti ambasatori, cum li quali haverimo caro tu te fazi familiare et domestico, […]. Ben volemo che, retrovandote in loco ove fosse parlato de questo facto, debii recordare, […], ch’esso signore .. duca de Savoya sia quello che lo liberi […], perché, liberandolo la signoria soa, gli ne sarà molto più honore che s’el .. re de Franza o nuy l’havessemo in le mane et lo liberassemo et molto più se obligarà el dicto messer Aluyse […].

6

La preferenza di Ludovico Bolleri di essere liberato in Savoia

E dele soprascripte cosse n’azo advisato dicto domino Aloysio Bolero e factoli intendere ogni cosa, unde me ha resposto che serebe più contento de essere liberato qui […]. Et questa via tanto più laudiamo quanto che sapiamo per lo scriver tuo ch’el dicto domino Aluysio più la desidera […].

7

L’alleanza Francia/Venezia contro Milano

Item hame dicto dito maistro Iacobo, […], esser trovato in locho, da poi questi ambaxadori sono qui, unde l’à intexo che lo re de Franza fa praticha cum vniciani molto streta de farli rompere guerra cum la signoria vostra da uno canto e lo predicto re debe rompere dal’altro et che per questa casone el predicto re ha deliberato mandare ambaxadori ala signoria de Venecia per concludere e, secondo esso intende, questi medesimi ambaxadori sono qui debeno esser queli gli debeno andare. Item sonto advisato che Iohane da Mansin, prima che gli dicti ambaxadori vadano a Venecia, venerà dala signoria vostra e poi andarà a Venecia e lui è quelo che conduce la barcha e tuto quelo dirà ala signoria vostra el fingerà.  […]. Che la maiestà del re de Franza habia deliberato mandare ambassatori a Venesia et forse quelli duy che se retrovano lì per praticare contra de nuy n’è difficile a crederlo, perché, essendo nuy fiolo et servitore de sua maiestà, né may havendo facto cosa li debia esser molesta, non possiamo credere che sua maiestà sapientissima debia circhare alchuna cosa contra di nuy. Nientedemeno, sta sul’aviso et, intendendo più oltra, darane subito aviso. Se essi passarano per qui, li vederemo voluntiere,

8

La circospezione di Giorgi con gli ambasciatori francesi e il rimprovero sforzesco

Cum questi ambaxadori io non ho facto demostracione, né familiaribtate, né domesticheza alchuna, he de quelo se contene in li soprascripti scripti non gli n’ò facto fare notitia alchuna, aspectando resposta dala signoria vostra de quelo havea scripto, he, intexo per la soa venuta he dapoi sono qui, sonto stato uno pocho sopra de me, investigando semper quanto faceano e diceano […]. Et, perché dici non havere mai visitato li dicti ambassatori per non fallire etc., dicemo che, essendo tu mandato lì da nuy per la liberatione d’esso messer Aluyse et essendo dicti ambassatori similmente venuti per questa casone, saria pur stato bene che li havessi visitati, però volemo che te debii retrovare con essi et farli quella honesta scusa te parirà et dargli ad intendere chiaramente che nuy siamo malcontenti non te sii inteso con loro et che te ne havemo facto grande admonitione, […] intendendote con loro in tute le cose pertinente ala liberatione del dicto messer Aluyse. Et aciò sapiano che te havemo admonito de questo, volemo gli monstri l’altra nostra lettera qui alligata, facendo la excusa nostra et acusando ti, dal qual è proceduto et non da nuy.

Da GS8 (14 marzo)

a SG13 (6 aprile)

9

L’incontro con Claudio de Langin

Per mezanita de Iacobo Berema […], me sonto trovato cum uno notabile zentilomo de questo paise, lo quale ha nome Glaudio de Langino, et in secreto me ha dito dela praticha de veniciani et de Iohane de Mansin he dela liga […] dice havere casone de conferire cum la signoria vostra per par de una bona parte deli zentilomini he baroni de questo paise de Sabaudia e de dire cose ala signoria vostra le quale ve piazeranon, ma che non vrea venire se non havese qualche casone honesta et legiptima scusa de venire, et dice che hano deliberati queli che lo voleno mandare de prendere questa via, videlibet che la signoria vostra gli faza una littera de familiaritate tanto ampla quanto scia posibile […], rechedendoli che a suo piazere vegna dala signoria vostra, quale gli fa […] mandare lì una litera de passo per quatro ho sei cavali in forma favorevele, he che, habuta la litera predicta, venerà dala signoria vostra, la quale intenderà quelo referarà […] me prega pregasse la signoria vostra che, volendo concedere dicte littere, facesse presto e che le havese de qua da Pasqua, però che la memoria havea a confrire con la signoria vostra era de tale natura ch’era bisogno de celere e breve expeditione […]. Ala parte de quello te ha dicto per mezanità de Iacomo Berreta quello Claudio de Langino et dela lettera de familiarità quale el rechede per venire da nuy etc. dicemo che nuy gli concederessemo voluntiere la dicta littera, ma, consyderando che per concedere tal littera ne poteria seguire qualche carico et detrimento al’honore nostro, perché, sapendosse dela dicta littera, forse saria pensato de nuy quello che non fosse […], n’è parso meglio de non concederli la dicta littera, ma te mandiamo una lettera de passo per potere venire qui et andare altroe. […].

Da GS9 (17 marzo)

a SG13 (6 aprile)

10

L’incontro con Jean de Compey e la proposta di lega sabaudo/milanese

10A

Per confirmatione de quelo ho scripto a vostra signoria per lo cavalaro dela praticha del re de Franza et de Iohane da Mansin et dela liga, questa matina, retrovandome cum domino Iohane de Compesio, dicto signor de Toreno, […], me ha usato dicto misir Iohane le infrascripte parole formale: «Coradino. Non so se tu sapie li zentilomini, conti, baroni et cavaleri de questo stato de Savoia esser divisi doe parte, dele quale monsignor lo maneschalcho è capo de l’ina, la quale è tuta franzosa, […], et quela al presente guberna et rege questo stato al suo modo et como gli pare, […], et noi altri, quali al presente non semo de stato né de guberno he che cognosemo questo nostro signore esser cumdicto a tanta subiectione che non ardische fare se no como voleno, […], voremo prendere modo et via de liberarlo de tanta subiectione, unde cognosemo questo non ne potere seguire senza lo favore et inteligencia de alcuno altro signor, et maxime del tuo signore, duca de Mediolano, el quale, s’el volese che se intendesemo cum sua signoria, lo faremo fare liga et bona inteligencia cum questo nostro signore […].

10B (da GS7)

Item sonto advisato che fra pochi dì questo signore me farà atastare sc’el XX me bastarea l’animo de pratichare liga fra la signoria vostra et soa, il perché prego la signoria vostra gli piaza farme advisato, sce fido temptato de ciò, como me debia gubernare e quelo debio respondere, avisando la signoria vostra che l’animo me basta. […].

Quanto al facto de quello te ha dicto messer Zohanne da Compenso, del fare liga et intelligentia con quello .. signore, dela qual cosa tu ancho ne scrive sperare che ne seray rechiesto[14], dicemo che in questo non volemo te scaldi più come bisogna, ma, se pur esso messer Zohanne o altri per parte di quelo illustre signore te ne dicesse altro, responderagli che tu ne hai avisato del tuto et che tu vorressi te desseno inscripto quello che vorriano et le particularitate dela dicta liga, aciò che meglio ne possi informare del tuto, et con questa via tenerai la cosa in pratica finché te scriveremo altro.

11

La nuova aggressione sabauda

 

Tu intenderai quello te scrivemo per l’altra nostra lettera circa la novità facta a quelli nostri adherenti et recommendati, […].

Dopo avere espresso la propria soddisfazione per l’ambasciata effettuata da Corradino Giorgi (2) e la reazione di Ludovico di Savoia (3), in SG13 Francesco Sforza rimprovera il suo inviato per aver detto al duca sabaudo che avrebbe chiesto a Milano se l’ambasciata poteva essere messa per iscritto (4). Preso atto della presenza degli inviati del re di Francia e delle diverse opinioni presenti nel Consiglio sabaudo riguardo alla liberazione di Ludovico Bolleri, il duca di Milano sottolinea poi come sarebbe più onorevole per Ludovico di Savoia se il signore di Centallo venisse liberato senza alcun intervento esterno, né francese né milanese (5), anche perché si tratterebbe della soluzione preferita dallo stesso Ludovico Bolleri (6). Francesco Sforza, il quale ritiene inverosimile che il re di Francia sia intenzionato ad allearsi con Venezia contro di lui (7), rimprovera il suo inviato anche per non aver stretto relazioni amichevoli con gli ambasciatori francesi, con i quali gli ordina di scusarsi, mostrando la lettera da lui allegata, ossia SG13-All1 (8). Il duca non è disposto a concedere la lettera di famigliarità a Claudio de Langin, anche se gli accorda la lettera di passo (9) [15]. Per quanto riguarda poi la proposta di lega con Ludovico di Savoia avanzata da Jean de Compey, se quest’ultimo o altri tornassero sull’argomento, Francesco Sforza raccomanda al suo inviato di chiedere di porre per iscritto i termini dell’alleanza (10). Il duca segnala infine una nuova operazione sabauda ai danni dei suoi aderenti, della quale l’ambasciatore potrà leggere più diffusamente nella lettera allegata SG13-All2 (11), dedicata all’aggressione ai danni di Onorato Lascaris, conte di Tenda, e delle altre terre di Ludovico Bolleri [16].

[14] L’affermazione di Francesco Sforza («tu ancho ne scrive sperare che ne seray rechiesto») sorprende, perché nelle quattro lettere di cui il duca segnala la ricezione in SG13 l’inviato milanese non esprime alcuna speranza (nemmeno quando dichiara «avisando la signoria vostra che l’animo me basta»: queste parole paiono significare solo che l’ambasciatore si sente perfettamente in grado di condurre le trattative fra i due duchi).
[15] Nell’invio della lettera di passo Francesco Sforza è in evidente ritardo, perché SG13 è datata 6 aprile e Claudio de Langin aveva richiesto la lettera di famigliarità entro Pasqua, ossia il 2 aprile (Tabella 6, punto 18). Come si ricorderà, il viaggio a Milano di Claudio de Langin era legato alla richiesta di Jean de Compey al duca di sostenere il suo gruppo politico contro Jean de Seyssel, il cui operato aveva reso  Ludovico di Savoia assoggettato a Carlo VII «como fa la quaglia al sparavero» (Tabella 6, punti 19 e 20). Nonostante il mancato appoggio sforzesco (ma in GS8 Corradino Giorgi aveva precisato che in «esste pratiche se fano al presente in questa cità», ossia Ginevra, « gli meteno mane» il duca di Borgogna Filippo il Buono e il delfino Luigi) il partito antifrancese riesce comunque a prendere il sopravvento su quello avverso. In GS11, infatti, datata 28 marzo, l’inviato milanese, dopo avere riferito la partenza degli ambasciatori del re, aggiunge: «la parte de questi zentilomeni che ha gubernato questo signore per fina a qui, la quale hera franzosa, non guberna più e l’altra, che in tuto gli hè contraria, hè montata in stato h questa stimula he conforta questo signore a liberare domino Aloysio Bolero». In questo contesto si colloca la nomina a cancelliere di Antonio da Romagnano il 21 marzo (a questo proposito si veda GS10 e Marini, Lino, Savoiardi e Piemontesi nello stato sabaudo (1418-1601), vol. I, Roma, Istituto storico italiano per l’eta moderna e contemporanea, 1962, pp. 114-116), grazie al quale secondo Gabotto nel 1460 «realmente […] i rapporti fra Savoia e Milano erano migliorati parecchio: da una parte e dall’altra la cordialità, il buon volere, le dimostrazioni di simpatia si facevano più vive; un incidente avvenuto ne’ primi mesi di quell’anno 1460, che in altre circostanze sarebbe stato una scintilla di guerra o, almeno, avrebbe dato luogo ad una grave tensione e, forse, a dirittura sospensione di rapporti, era allora discusso amichevolmente» (Gabotto, Ferdinando, Lo Stato Sabaudo da Amedeo VIII a Emanuele Filiberto, Torino, L. Roux e C., vol. I, pag. 55). Occorre comunque precisare che all’inizio di aprile un’alleanza sabaudo-borgognona pare tutt’altro che definita: in GS12, del 5 aprile, si legge infatti che «A dy octo del prescente debe retrovarsse da questo signor XXX uno ambasciatore del duca de Borgogna, lo quale sce apella lo conte de Stampes, et sce dice che vene per intendere la voluntà he opinione de questo signore, sc’el vole essere franzoso ho borgognono, e vene bem cum cinquanta cavalli». In teoria il nuovo assetto politico sabaudo potrebbe essersi stabilito con il consenso del maresciallo di Savoia, come operazione di pura facciata: d’altra parte Jean de Compey aveva detto a Corradino Giorgi che, nel caso di mancato appoggio sforzesco, ai suoi sarebbe stato «forza, per stare a casa nostra, haderirse cum la parte nostra inimicha» (Tabella 6, punto 21). Angelo Acciaiuoli forse aveva un dubbio di questo tipo. Informato infatti delle nuove mosse ostili sabaude (si veda al proposito la nota successiva), scriveva a Milano: «Questa mossa delle genti del duca di Savoia, sanza havere riguardo al re di Franza o al re Rinato o alla signoria vostra, mi fa pensare da che possa nascere tale ardire, perché di sua natura Savoia non è tanto ardito» e non escludeva che «il re di Franza, […], conforti il duca di Savoia a quella guerra segretamente, non stante» aggiungeva «che habia mandato e sua ambasciadori con altra comissione, […]» (Firenze10).
[16] Il 6 aprile Abramo Ardizzi scrive al duca riferendo che «quelli del duca de Savoya hanno presa la terra de Demonte a pacti et che la dicta terra cum la vale pagha XVIm solidi» (Ardizzi7). Il 9 aprile Francesco Sforza scrive a Onorato Lascaris (ST1) di avere «inteso quello ne haviti scripto dela novità facta per lo illustrissimo signore .. duca de Savoya in mandare el campo suo contrala Rocha et Demonte, terre del magnifico messer Aluyse Bolleri», dando «principio de spazare alcune zente d’arme per mandarli de là, accadendo el bisogno, et de presente ve mandiamo XXV schiopeteri, come ne haveti rechesto, sotto lo governo et cura de Pedro Matto da Milano et de Zohannepedro pure da Milano». Il 25 aprile (TS2) il conte di Tenda informava il duca che «schiopeterios missos in castro Roche mandavi cum circha quadraginta aliis bonis sociis». A difesa della Roccasparvera il duca avrebbe poi inviato Ambrogino da Longagnana con «lance cinquanta da pede et polvere et ballote per X schiopeteri» (M38-282r).

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