5.1. Le dieci «prese»: non solo dosi

Con il primo capoverso di SG3-All riteniamo che Francesco Sforza intenda inviare un preciso messaggio: «le prese sono X» significa che le ricezioni delle lettere di Corradino Giorgi da parte sua sono dieci, «tutte seperate et tanto l’una quanto l’altra», ossia avvenute in giorni non consecutivi. Poiché a gennaio il duca di Milano non poteva sapere che nel maggio successivo, quando termina lo scambio epistolare, le «prese» sarebbero state dieci, come in effetti sono, «tutte seperate et tanto l’una quanto l’altra», si è in presenza di un’implicita dichiarazione di non autenticità della corrispondenza: quei documenti che sembrano lettere non sono lettere [24], ma sono stati ideati presso la cancelleria ducale per essere esibiti. Francesco Sforza non vuole però limitarsi a questa ammissione, bensì suggerire di seguire il percorso indicato dalle «prese», avendo cura di osservare gli indizi lasciati qua e là: al lettore avvertito, non immemore che il duca conosce «Lo modo da dare la polvere da far dormire le guardie», si schiuderà «la figurazione […] delle cose invisibili» [25].

[24] A proposito della «domanda se lo scritto in questione sia davvero ciò che si ritiene sia e vuole che si ritenga sia» Droysen (1994: p. 232) rileveva che «questa è quanto meno la prima, e spesso l’unica domanda importante per l’indagine».
[25] Vinci (2009: p. 41). Ricorriamo alla definizione di Leonardo da Vinci della musica nel suo Trattato della pittura in quanto ci pare quanto mai pertinente.

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