Introduzione

1) Oggetto del lavoro: la corrispondenza tra Francesco Sforza e il suo inviato presso il duca di Savoia Corradino Giorgi.
2) Motivo apparente della missione di Corradino Giorgi: ottenere la liberazione di Ludovico Bolleri.
3) La versione per così dire ufficiale di Ferdinando Gabotto e i motivi per i quali non può essere accettata.
4) Le due verità delle lettere: Francesco Sforza è nemico di Ludovico di Savoia, Francesco Sforza è alleato di Ludovico di Savoia. Implicazioni internazionali.
5) Lo strumento per accertare la verità dei fatti: il tentativo, fallito, di Renato d’Angiò di mettere alla prova Francesco Sforza proponendogli di attaccare Ludovico di Savoia per spartirsi il Piemonte.
6) Francesco Sforza e Ludovico di Savoia alleati e loro adesione alla Lega di Borgogna.
7) Perché abbiamo le lettere con la loro storia alla rovescia?
8] Fra i compiti affidati ai rappresentanti delle numerose missioni diplomatiche francesi presso il duca di Milano, soprattutto Jean d’Amancier e Guillaume Toreau (ambasciatori-testimoni che si erano trovati presso Ludovico di Savoia dal dicembre del 1457 al marzo del 1458, in un periodo quindi decisivo per la stipulazione dell’alleanza fra i due duchi, e poi avrebbero sostato 5 mesi presso il duca di Milano) vi è quello di chiedere al duca di Milano delucidazioni su quanto vociferato riguardo alla sua adesione alla Lega di Borgogna.
Per difendersi, Francesco Sforza si dichiara disposto a mettere a disposizione degli ambasciatori le lettere inviategli da Corradino Giorgi qui in esame, con la loro storia alla rovescia.
Ma che il duca abbia aderito alla Lega di Borgogna è un fatto vero e noto a tutti. Pertanto, nel momento stesso in cui Francesco Sforza si dichiara in grado di smentire un fatto vero con delle lettere, è evidente che queste ultime non possono che essere false.
Il duca di Milano, ben consapevole che facilmente lo si sarebbe potuto accusare della falsità delle missive, le ha tuttavia organizzate in modo che non si possa dimostrare la loro non autenticità. Non gli resta che farlo sapere al lettore, ossia gli ambasciatori francesi, inviando loro un messaggio in codice, che riteniamo affidato al primo documento della Serie Giorgi-Sforza attribuibile al duca, intitolato «Lo modo da dare la polvere da far dormire le guardie», documento che vuole sembrare una ricetta in cui si spiega come somministrare alle guardie che sorvegliano Ludovico Bolleri, prigioniero del duca di Savoia, una polvere dal potere narcotizzante.
9) Si tratta dunque di una vera e propria beffa ed è lo stesso duca di Milano ad autorizzarci a utilizzare questo termine, quando, rifererendosi all’utilizzo della polvere, ossia delle lettere, scrive che «se vole providere sopra tutto che quisti ali quali se ha ad fare questa beffa non mangiano insalata né aceto, perché non è cosa che più smorzi la virtù dela polvere che fa l’aceto».
10) Che si tratti di una beffa lo testimonia anche la prima lettera della Serie Giorgi-Sforza attribuibile a Corradino Giorgi, in assoluto la prima lettera della serie. La decifrazione di questa missiva contiene infatti alcuni errori, di cui qui ci pare opportuno rilevare il seguente. Nella decifrazione si legge infatti che «miser Aluyse Bolero è stato examinato sopra novi articuli, tra li quali queste ne sono […] et primo che voleva dare Vercelli a vostra signoria, pedate al re Raynero de consensu domini Guilielmi de Monteferrato». La parola sottolineata «pedate», poi depennata, con l’aggiunta nell’interlinea di «Pedemonte», ci pare correttamente interpretabile considerandola non come un banale errore di scrittura, bensì come un indizio della volontà del duca di Milano di farsi beffe dei suoi interlocutori.
11) Obiettivo politico del duca: difendere se stesso e Ludovico di Savoia dall’accusa di essersi alleati e di avere aderito alla Lega di Borgogna, contemporaneamente inviando un chiaro avvertimento politico a Carlo VII, che per le sue prossime mosse di politica estera non potrà non tener conto del mutato quadro politico internazionale.
12) Nel corso del lavoro si cercherà anche di spiegare quale sia stato il processo che ha condotto alla redazione delle lettere così come le vediamo oggi.

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