1. Le missive sforzesche: un gioco da presa

1) Il testo Giorgi-Sforza: la falsa corrispondenza tra Francesco Sforza e il suo ambasciatore si configura come un «testo» dotato di una propria intenzione, o progetto. Qui si esaminano brevemente le parti di questo testo e le loro caratteristiche.
2) Il documento chiave per comprendere il Testo Giorgi-Sforza: «Lo modo da dare la polvere da far dormire le guardie».
3) Breve esposizione degli errori di decifrazione presenti nella prima lettera di Corradino Giorgi (quella con «pedate» al posto di «Pedemonte»), la cui interpretazione verrà proposta più avanti.
3) La ricerca delle prese: dov’è la decima presa?
4) La decima presa e i fogli strappati del Registro delle Missive 44: alla fine di aprile del 1458 il duca ha ricevuto un «saculum» con 12 lettere dalla Savoia, ma, vuole alludere il duca, non si tratta delle prime 12 lettere della Serie Giorgi-Sforza, che sono vere, bensì delle Lettere Saculum Giorgi, missive palesemente false.
5) Con l’indizio del saculum Francesco Sforza vuole sfidare il lettore a dimostrare che le 12 missive appartengano alla Serie Giorgi Sforza. Ma:
6) La terza lettera di Corradino Giorgi appartenente alla serie è legata a una prova esterna (corrispondenza con Venezia): pertanto nel saculum non potevano esserci le prime dodici lettere di Corradino Giorgi. (Analisi della prima prova esterna).
7) La quindicesima lettera di Corradino Giorgi appartenente alla serie è legata a una prova esterna (corrispondenza con Venezia) mediante un’informazione: il 3 maggio Giorgio Piossasco non è ancora partito per Centallo (partirà il giorno dopo: si tratta dell’ennesima simulazione di un conflitto per creare la prova). Pertanto nel saculum non potevano esserci le dodici lettere di Corradino Giorgi dalla quarta alla quindicesima (Analisi della seconda prova esterna, con i numerosi errori di datazione).
8] Conclusione: nel sacco si trovavano le Lettere Saculum Giorgi e non 12 lettere di Corradino Giorgi appartenenti alla Serie Giorgi-Sforza.
9) Corollario: almeno le due lettere della corrispondenza con Venezia, nelle quali sono contenute le prove esterne, sono state concepite per essere esibite.
10) Mentre organizza la seconda prova esterna, Francesco Sforza nell’ultima lettera di Corradino Giorgi, GS22, dell’11 maggio, fornisce un indizio fondamentale per capire quando l’ambasciatore abbia ricevuto le minute della cancelleria sforzesca da mettere in bella copia e mostrare a Ludovico di Savoia. Si legge infatti: «A VIII del prescente, a hore XXII, per lo prescente cavalario recevete le de vostra signoria», dove è evidente dopo l’articolo determinativo «le» l’omissione di un termine. Riteniamo che il termine omesso non sia «lettere», bensì «prese». L’ 8 maggio Corradino Giorgi ha dunque ricevuto le dieci prese del duca, ossia l’intera Serie Giorgi-Sforza: evidentemente anche le lettere ducali, senza le quali non sarebbe possibile rintracciare le prese. La serie è stata quindi inviata il primo maggio.
8] A questo punto, poiché si fa capire che la serie viene inviata a Corradino Giorgi il primo maggio e la seconda prova esterna riguarda un giorno successivo al primo maggio, ossia il 3 maggio, perché quest’ultima risulti verosimile, e non organizzata ante eventum, è necessario bloccare cronologicamente la lettera di Francesco Sforza datata 12 maggio: si dice pertanto che a essa sono allegate una lettera del re d’Aragona e una bolla di Callisto III.
Poiché la lettera del re pare allegata a una missiva di Antonio da Trezzo datata 27 aprile e la bolla a una di Ottone del Carretto del 2 maggio, la lettera inviata a Corradino Giorgi il 12 maggio cui esse sono allegate non può che essere post eventum. La seconda prova esterna è pertanto verosimile e nel saculum non potevano esserci le dodici lettere di Corradino Giorgi dalla quarta alla quindicesima.
8] Conclusione: nel sacco si trovavano le Lettere Saculum Giorgi e non 12 lettere di Corradino Giorgi appartenenti alla Serie Giorgi-Sforza.
9) Corollario: almeno le due lettere della corrispondenza con Venezia, nelle quali sono contenute le prove esterne, sono state concepite per essere esibite.
11) L’ultima considerazione effettuata contrasta apparentemente con un dato: alla sua lettera del 12 maggio il duca allega una lettera del re d’Aragona e una bolla del papa, rispettivamente allegate a missive di Antonio da Trezzo e Ottone del Carretto di inizio maggio ed entrambe dirette al duca di Savoia.
Se le lettere di Antonio da Trezzo e Ottone del Carretto fossero realmente di inizio maggio, allora inevitabilmente la lettera di Francesco Sforza con i documenti allegati non potrebbe essere che del 12 maggio, e quindi autentica, ma, in realtà, riteniamo che la beffa coinvolga anche altra corrispondenza del duca di Milano.
Nella corrispondenza con Antonio da Trezzo e Ottone del Carretto Francesco Sforza lascia infatti trasparire i segni di un’altra corrispondenza, per far capire di avere ricevuto la lettera reale e quella papale prima del 12 maggio, ossia all’inizio dello stesso mese. I documenti allegati alla lettera datata 12 maggio diretta a Corradino Giorgi non sono pertanto indizi sufficienti a provare che la missiva sia autentica e databile 12 maggio. Essa, anzi, avrebbe potuto essere stata scritta prima, vrebbe potuto essere stata scritta prima: si tratta di un undi
11) Analisi della corrispondenza con Antonio da Trezzo: prima stranezza: il duca non ringrazia subito il 12 maggio Antonio da Trezzo per aver ricevuto la sua lettera con l’allegata missiva del re d’Aragona, ma aspetta il 19 maggio, come per simulare di non aver fretta, non avendo bisogno di dimostrare che la sua lettera del 12 maggio a Corradino Giorgi era vera.
Errori di datazione: il 19 maggio il duca ringrazia da Trezzo per la sua lettera del 17 aprile, ma quest’ultima è del 27 aprile; a sua volta nella lettera del 27 aprile da Trezzo segnala al duca di avere ricevuto la sua lettera del 14, ma quest’ultima dovrebbe essere del 13 aprile. Si noti inoltre che da Trezzo non scrive se la lettera ducale sia del 14 del passato (mese di marzo) o del presente (mese di aprile): riteniamo che in questo modo non si voglia far altro che alludere a una lettera mandata da Francesco Sforza ad Antonio da Trezzo non il 14 aprile, bensì il 14 marzo, giorno peraltro di estrema rilevanza simbolica nella Serie Giorgi Sforza.
In effetti, il 14 marzo il duca scrive ad Antonio da Trezzo. A questa lettera allega una missiva ad Alfonso d’Aragona di estrema devozione datata 17 marzo. Il duca, poi, scrive altre tre lettere, datate 17, 24 e 28 marzo.
In una lettera del 13 aprile successivo da Trezzo segnala la ricezione di lettere del 17, 24 e 28 e della lettera diretta al re del 17 marzo: non segnala tuttavia la ricezione della lettera del 14 marzo cui la missiva per il re era allegata. Non riteniamo si tratti di una dimenticanza. In questo modo Francesco Sforza vuol far capire che la lettera del 14 marzo da lui inviata ad Antonio da Trezzo non corrisponde alla minuta di cui siamo in possesso: il suo contenuto era un altro, certo in sintonia con la missiva inviata al re.
Riteniamo che il quadro si possa riassumere in questo modo: la corrispondenza con da Trezzo vuole lasciare trasparire i segni di un’altra corrispondenza, di contenuto ben diverso.
Sin dal 14 marzo il duca ha inviato a da Trezzo una lettera nella quale lo pregava di richiedere al re quella lettera che poi simulerà di allegare alla lettera del 12 maggio per Corradino Giorgi. Da Trezzo riceve la lettera del duca il 27 marzo (non il 27 aprile) e il 17 aprile (come il duca scrive beffardamente nella sua lettera del 19 maggio) è in grado di inviare la lettera di Alfonso d’Aragona al duca, che pertanto la riceve verso la fine di aprile, inizio maggio. La lettera del re, pertanto, non è stato ricevuta il 12 maggio, bensì una decina di giorni prima. Pertanto, il fatto che il duca alleghi la lettera del re d’Aragona alla missiva che il 12 maggio invia a Corradino Giorgi non è motivo sufficiente per ritenere quest’ultima realmente del 12 maggio: avrebbe potuto essere stata scritta una decina di giorni prima. Come vedremo, si tratta di un indizio fondamentale di cui Francesco Sforza si serve per far capire quando può aver inviato le dieci «prese» al suo ambasciatore per fargliele scrivere e darle in visione al duca di Savoia.
Per concludere, è opportuno sottolineare come si possa ritenere certo che le lettere cui si è qui accennato in relazione con la lettera del 12 maggio del duca inviata a Corradino Giorgi dovessero essere esibite agli ambasciatori francesi.
12) Analisi della corrispondenza con Ottone del Carretto:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...