Francesco Sforza a Filippo III duca di Borgogna 3 gennaio 1459

Manoscritto 1595, numerazione moderna c. 183r, numerazione antica f. 115r.

Mittimus ad excellentiam vestram dilectum familiarem et civem nostrum mediolanensem Iohannem de Gariboldis, harum exhibitorem, pro re quadam super qua nonnulla nostro nomine illi explicabit. Itaque celsitudinem vestram oramus et obsecramus ut ipsius Iohannis relatibus non secus ac nobis ipsis si coram adessemus fidem prestare velit, que diu felix valeat et in cuius amplitudinem et decus sumus ubique paratissimi. Mediolani III ianuarii 1459.*
In simili forma domino duci Sabaudie,
delfino vienensi, serenissimi et christianissimi regis Francie
=================^^^^^^^^^^^^^^^^^primogenito,
magnifico tamquam fratri et amico nro carissimo domino marescallo Burgundie.

* Si noti che la missiva precedente è datata 3 gennaio 1458. A questo proposito può essere interessante leggere questo passaggio di «1.1.5. Le informazioni di GS7, GS8, GS9 e GS10»: «Jean d’Amancier si sarebbe recato a Venezia nella seconda metà di marzo del 1459. Prima, però, Carlo VII lo fece passare per Milano, dove secondo Vincent Ilardi giunse nel settembre del 1458 […] e dove più tardi fu raggiunto da Guillaume Toreau […]. I due ambasciatori lasciarono Milano verso la metà di febbraio del 1459 (M44-125r [B], 17 febbraio 1459; a proposito del viaggio a Milano di Jean d’Amancier, che forse rimase nel capoluogo lombardo più di quattro mesi, si veda Fresne de Beaucourt, Gaston du, Histoire de Charles VII, Paris, Picard, 1891, vol. VI, pp. 241-242, e Perret, Paul Michel, Histoire des relations de la France avec Venise, Paris, H. Welter, 1896, vol. II, p. 310; […]). La missione francese a Venezia ebbe esito negativo, perché «the Venetians politely rejected a proposal for a Franco-Venetian alliance and declared their neutrality, refraining even from mentioning the Italian League» (Ilardi, Vincent, op. cit., p. 152, n. 87). Alla fine di gennaio del 1459 Carlo VII inviò a Francesco Sforza Jean du Mesnil-Simon, il terzo ambasciatore che circa un anno prima si era trovato presso il duca di Savoia […]. Probabilmente Jean d’Amancier fu assassinato nel viaggio di ritorno da Venezia: nell’omicidio venne ritenuto implicato Ludovico Robaudi, segretario di Rinaldo Dresnay. Il 6 maggio 1460 Abramo Ardizzi riferisce infatti che secondo il governatore di Asti «prete Loyse è nel castello de Tuors et, […], imputato de sodomia, de incanti sive meleficii, et ch’el fu casone dela morte de Iohan da Mansy» (Ardizzi18). Le informazioni relative alla sorte di Robaudi sono contraddittorie: prima, infatti, viene riferito al duca di Milano che è stato ucciso su mandato di Carlo VII (Ardizzi14, del 26 marzo; Ardizzi15, 30 marzo; Granario1, 6 aprile; Granario2, 18 aprile), poi, invece, che è tenuto prigioniero a Tours (Granario3, 24 aprile e la già citata Ardizzi18). Proprio in quel periodo, il 6 aprile 1460, moriva Ludovico Bolleri (Saluzzo3): pochi giorni prima, il 28 marzo, aveva avvisato Abramo Ardizzi che «Die herina litteras recepi de curia magna regia a quodam meo amico, qui est homo autenticus, qui narrat verba formalia: “Aviso magnificentiam vestram sicut, […] dux Bertanie est in ista curia et pro posse tractatur quod dux aurelianensis sibi remittat iura que habet in ducatu mediolanensi et ipse capiet interpresiam etc.” Quid concludetur adhuc ignoro» (Ardizzi16, del 30 marzo). È inevitabile chiedersi se l’«homo autenticus» cui si riferisce il signore di Centallo non possa essere proprio Ludovico Robaudi.

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