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Proseguiamo lasciando per ora inevasa la domanda relativa alla ricerca della decima «presa» e cerchiamo invece di scoprire le eventuali implicazioni dell’errore di Corradino Giorgi in GS22 considerato per se stesso. Riteniamo che lo sbaglio dell’inviato dovrebbe indurre il lettore a verificare la presenza di errori di datazione in altre lettere dell’ambasciatore.
Si è visto che il tema relativo alla partenza di Giorgio Piossasco per Centallo oltre a GS20, GS21 e GS22, interessa anche GS14, del 13 aprile, e GS16, del 18 dello stesso mese: è pertanto opportuno esaminare queste due ultime missive, che risultano tuttavia prive di riferimenti di datazione. Procedendo a ritroso nella corrispondenza, è però inevitabile imbattersi in GS15, lettera anch’essa datata 18 aprile, nella cui parte iniziale sono presenti due riferimenti a date precedenti. Corradino Giorgi scrive: «Ho intexo quanto sce grava la signoria vostra de mi non habia visitati questi signori ambaxatori del re de Franza quali erano qui he la iniuntione me fa la signoria vostra, la qual statim haverea exequita sce gli fosano stati, ma erano zà partiti, como ha potuto intendere la signoria vostra per una mia data a desdoto del passato, ma, aciò la signoria vostra intenda alchuna cosa dela casone dela mia negligentia, hè stato però che, havendo scripto de molti giorni avanti la loro venuta, io avisai la signoria vostra per molte mie letre he dela ambasciata haveano facti e delo aviso havea da Guliermo Bolero, qual era cum essi, e per alchune de esse mie letre pregava la signoria vostra gli piazese farme dare adviso de quanto havea a fare, unde mai non have resposta de letre mandase ala signoria vostra da dì vintasei de zenaro fina a octo de marzo».
Corradino Giorgi segnala di avere avvisato Francesco Sforza della partenza degli ambasciatori francesi con una sua lettera «data a desdoto del passato». In realtà la missiva cui si riferisce l’inviato è datata 28 marzo: si tratta di GS11, nella quale l’ambasciatore esordisce dicendo che «li ambaxadori del re di Franza sono partiti», precisando «malcontenti». Lo sbaglio dell’inviato pare quasi suggerire di controllare l’esattezza della seconda data indicata nel testo sopra riportato. Si scopre così che, quando Corradino Giorgi segnala di non avere avuto risposta «de letre mandase ala signoria vostra da dì vintasei de zenaro fina a octo de marzo», compie un altro errore. La prima data deve infatti essere corretta in 25 gennaio, perché in Giorgi7-Es, datata 26 gennaio, l’inviato sforzesco riferisce che «a vintacinque dil prescente per lo Boffa cavalaro ho recevuto le littere dela signoria vostra». Ora vorremo riflettere proprio su quest’ultimo sbaglio, con il quale riteniamo che il duca voglia attirare l’attenzione da un lato su Giorgi7-Es e dall’altro sui legami di questa missiva con le lettere ducali che la precedono.
Giorgi7-Es è lettera da considerare in relazione a Giorgi7-Es-Min, documento dalle caratteristiche particolari, perché in basso a destra presenta la firma «Conradinus de Georgiis» anche se la grafia è del decifratore. Giorgi7-Es-Min non può tuttavia essere considerata una decifrazione, in quanto le decifrazioni delle lettere dell’inviato ducale recano tutte in alto l’indicazione «Ex zifra Conradini de Georgiis», di cui Giorgi7-Es-Min è priva, e nessuna di esse è firmata. Quest’ultimo aspetto rende anzi Giorgi7-Es-Min documento anomalo rispetto non solo alle decifrazioni dell’ambasciatore sforzesco, ma anche all’intero corpus di decifrazioni reperibili presso l’Archivio di Stato di Milano. Lo stesso Francesco Senatore, autore del volume intitolato «Uno mundo de carta», forme e strutture della diplomazia sforzesca, non segnala il caso di decifrazioni al termine delle quali il decifratore ponga il nome del mittente [1]. Giorgi7-Es-Min si configura pertanto come la minuta, opera del decifratore ed eseguita presso la cancelleria a Milano, da cui in un secondo momento Corradino Giorgi ha tratto la lettera in cifra Giorgi7-Es. Analoghe caratteristiche presenta Giorgi8-Es-Min, di cui però manca la redazione in cifra.
Riteniamo che mediante la linea che congiunge GS22 a Giorgi7-Es e Giorgi7-Es-Min, passando per GS15, Francesco Sforza voglia far capire al lettore come sia avvenuta la redazione delle lettere in esame: sulla base del reale scambio di informazioni avvenuto con Corradino Giorgi, di cui non si è conservato nulla [2], presso la cancelleria ducale sono state ideate delle minute, poi inviate all’ambasciatore, che ha quindi provveduto a ricavare le lettere in cifra.
La funzione che nelle righe sopra si è assegnata a Giorgi7-Es-Min, cui bisogna accostare anche Giorgi8-Es-Min, all’interno della simulazione «maggiore», che dipende dal documento intitolato «Lo modo da dare la polvere da far dormire le guardie», pare verosimile. I due documenti sembrano tuttavia alquanto compromettenti e, perché il beffardo gioco non diventi eccessivamente scoperto, si può supporre l’esistenza di una simulazione «minore» all’interno della quale essi trovino una spiegazione, in grado di fornire una giustificazione della loro presenza per così dire politically correct. Riteniamo di non dirigerci nella direzione scorretta se procediamo verificando i legami di Giorgi7-Es con le precedenti lettere ducali. Lo stesso Francesco Sforza sembra suggerire di compiere questo passo quando in GS15 fa inserire al suo ambasciatore l’errore di datazione relativo alla mancanza di risposta «de letre mandase ala signoria vostra da dì vintasei de zenaro fina a octo de marzo».
Nell’esordio di Giorgi7-Es Corradino Giorgi avvisa di avere «recevuto le littere dela signoria vostra a dì vinti del presente cum la polvere» e «intexo la continentia e lo modo se debe servare in adoperare dicta polvere»: l’ambasciatore pare segnalare la ricezione di SG3, datata 11 gennaio, con l’allegata SG3-All intitolata «Lo modo da dare la polvere da far dormire le guardie». Più avanti l’inviato ducale precisa che «prima lo amico habia la polvere, […], gli farò molto bene intendere [qua]nto me scrive la signoria vostra he, intendando ch’el pensero posa reinscire senza scandalo, gli farò porger la polvere he ordinarò la cosa per modo che sortirà bono effecto he senza scandalo e inputacione dela signoria vostra he, vedendo non habia fondamento, ma ch’el sce vogla metere ala ventura, gli dissuaderò non lo faza et anchora non gli farò porzere la polvere, aciò non habia casone de fare». Corradino Giorgi scrive in sostanza che, se sarà certo che la fuga dell’«amico» possa avvenire senza «scandalo», gli fornirà la «polvere», altrimenti la terrà con sé. Queste parole sembrano riferire la ricezione di SG4, del 18 gennaio. A una lettura più attenta, però, esse dovrebbero lasciare perplessi, perché da SG4 il duca di Milano risulta delegare la decisione ultima riguardo alla fattibilità della fuga non al suo inviato bensì a Ludovico Bolleri, al quale la «polvere» sembra quindi doversi consegnare in ogni caso. In SG4 si legge infatti che, «potendo et havendo luy el modo de fugire et de salvarsi, nuy glilo confortiamo et la polvere che te havemo mandata serà sufficiente ad questo, zoé per fare dormire li guardiani, […], secundo dicemo che, non havendo luy el modo de potere fugire et de salvarsi como è dicto, ello non se debia movere ad fare cosa alcuna, adciò non gli intervenisse pegio». Corradino Giorgi non ha alcuna possibilità di influire sulla scelta finale di Ludovico Bolleri, anche perché, «quando esso se vedesse havere el modo et deliberasse per la via de dicta polvere fugire, ne pare et così te dicemo, per evitare ogni scandalo che ne potesse seguire, che de cinque dì inanzi ch’el se venga al’atto de operare dicta polvere tu con qualche bono modo debii pigliare licentia da quello illustrissimo signore et ritornartene qua, facendo in modo che tu possi esser fuori del suo dominio inanzi el dì che se operava dicta polvere». E il duca ribadisce il ruolo marginale dell’inviato ducale quando aggiunge di «avisare esso misser Aluyse che prima vogli bene pensare et repensare sopra questa cosa et non se mettere ad farla se prima el non conosca veramente che gli possa reuscire el pensero». Le parole riportate consentono di affermare che la decisione ultima riguardo alla fattibilità della fuga non spetta a Corradino Giorgi ma a Ludovico Bolleri. Riteniamo pertanto legittimo dubitare che la missiva cui l’ambasciatore sta rispondendo in Giorgi7-Es possa essere identificata con SG4.
La considerazione sopra esposta dovrebbe indurre a esaminare le altre eventuali lettere dell’ambasciatore in cui egli riferisca la ricezione di SG3, segnalata all’inizio di Giorgi7-Es, come già riportato.
In Giorgi3-Es, del 21 gennaio, l’inviato milanese riferisce di avere ricevuto il giorno precedente «le lettere de vostra signoria in zifra cum tute quele altre cosse». In Giorgi4-Es, del 23 gennaio, l’inviato sforzesco conferma la ricezione di lettere in cifra e di un imprecisato insieme di «altre cose», che cercherà di consegnare all’«amico», chiamato in Giorgi3-Es «magnifico», ma aggiunge che gli farà comprendere «el modo ha a servare», anche se non è del tutto chiaro a quale argomento si riferisca. In Giorgi7-Es le informazioni si precisano, perché, come sappiamo, l’ambasciatore segnala che il 20 gennaio insieme alle lettere, di cui non si dice più che sono in cifra, è giunta «la polvere»: compreso «lo modo» in cui deve essere impiegata, lo riferirà «alo amicho». Le «cosse» e le «cose» menzionate rispettivamente in Giorgi3-Es e Giorgi4-Es devono dunque essere identificate con «la polvere» di Giorgi7-Es, l’indeterminato «modo» di cui si parla in Giorgi4-Es riguarda il suo utilizzo e il «magnifico» e l’«amico» coincidono con l’«amico» di cui si parla nel documento intitolato «Lo modo da dare la polvere da far dormire le guardie».
In Giorgi3-Es l’ambasciatore sembra dunque riferire la ricezione delle lettere ricavate da SG3 ed SG3-All: essa, tuttavia, non può essere considerata valida, perché nelle minute ducali non vi è alcuna indicazione di porre in cifra le lettere in partenza per la Savoia, a differenza per esempio della minuta di SG13, datata 6 aprile, che reca in alto a destra le parole «Per zifra» [3]. Che non possa trattarsi di una dimenticanza è confermato dal fatto che all’inizio di SG6-PS, del 26 febbraio, è scritto «Ponatur omnino in ciffra, etiam si littere priores scriberentur absque ciffra» [4]. La proposizione concessiva, nella quale il dato concesso viene dato per reale, consente di affermare in modo inequivocabile che le lettere ducali precedentemente inviate, comprese quindi quelle estratte da SG3 ed SG3-All, erano in chiaro: la ricezione delle due missive sforzesche segnalata in Giorgi3-Es e Giorgi4-Es non può quindi essere ritenuta valida [5].
Nell’insieme della corrispondenza tra Francesco Sforza e Corradino Giorgi sembrano pertanto configurarsi due sottoinsiemi di lettere: per ora è possibile affermare che al primo appartengono tutte le missive meno Giorgi3-Es e Giorgi4-Es, escluse da SG3 ed SG6-PS, e Giorgi7-Es, esclusa da SG4 e già sospetta per via di Giorgi7-Es-Min. Parrebbe pertanto necessario verificare se all’interno dell’epistolario non sia possibile delineare una serie di lettere correttamente concatenate fra loro, in modo da individuare le eventuali altre lettere del secondo sottoinsieme (che è legittimo chiedersi sin da ora se non possano avere a che fare con la simulazione «minore» in grado di giustificare la presenza di Giorgi7-Es-Min e Giorgi8-Es-Min), ma per ora non è il caso di spingersi oltre. In conclusione, ci permettiamo però di rilevare che per la corrispondenza tra il duca di Milano e il suo ambasciatore in Savoia non pare potersi considerare valido quanto scritto da Isabella Lazzarini rispetto al carteggio dei signori di Mantova, ossia che «l’intreccio delle lettere degli inviati a Milano e delle risposte dei signori della città rende peraltro privo di significato il tentativo di ricostruire una precisa corrispondenza delle une e delle altre, dal momento che le missive dei marchesi non erano lettere in risposta di lettere, ma serie di istruzioni, interrogativi, ordini, richieste» [6].

[1] Francesco Senatore affronta il discorso relativo alle cifre alle pp. 256-260 e 396-417 di «Uno mundo de carta», Napoli, Liguori Editore, 1998.
[2] Di questa corrispondenza sommersa Francesco Sforza lascia trapelare qualcosa in SG13, datata 6 aprile, quando scrive: «Quanto al facto de quello te ha dicto messer Zohanne da Compenso, del fare liga et intelligentia con quello .. signore, dela qual cosa tu ancho ne scrive sperare che ne seray rechiesto». Poiché nelle quattro lettere di cui il duca segnala la ricezione in SG13, ossia GS7, GS8, GS9 e GS10, l’inviato milanese non esprime alcuna speranza rispetto all’alleanza sabaudo-sforzesca, limitandosi ad avvisare il duca di Milano «che l’animo me basta», è verosimile supporre che con l’anomalia espressa dalle parole «tu ancho ne scrive sperare che ne seray rechiesto» il duca voglia far intravedere una traccia della vera corrispondenza con il suo ambasciatore.
[3] «Sulle minute ducali le parti da cifrare erano segnalate da note di questo genere: “In zifra”, oppure “Ser Iohannes ponat litteras in cifra”, “Fo facta in zifra per ser Biancho”» (Senatore, Francesco, «Uno mundo de carta», Napoli, Liguori, 1998, p. 403).
[4] La disposizione in latino potrebbe essere tradotta come segue: «Mettere tutto in cifra, poscritto e lettera cui esso andrà allegato, anche se le missive precedenti sono state lasciate in chiaro».
[5] Non deve sorprendere che nella «storia alla rovescia» Francesco Sforza si prenda il rischio di lasciare in chiaro le lettere ricavate da SG3 ed SG3-All nonostante siano inviate insieme alla polvere narcotizzante. Abbiamo visto che il duca di Milano, ricevuta GS1, intuisce correttamente, senza bisogno di ulteriori informazioni dal suo ambasciatore, che la polvere serve a Ludovico Bolleri per mettere in atto un tentativo di fuga. A questo punto possiamo immaginare che il duca, compresa l’urgenza del momento, ordini immediatamente di cercare una sostanza adatta allo scopo e, una volta trovata, ne faccia «fare experientia», in modo di assicurarsi che sia «perfecta da quello mestiero» (da SG3). Non resta che spiegare quale sia «lo modo da dare la polvere»: ne risulta un documento lungo tre pagine che si decide di lasciare in chiaro, perché occorre agire con la massima rapidità e l’operazione di cifratura richiederebbe un tempo eccessivo. Come ricorda Francesco Senatore, infatti, «per la cifratura di una lettera piuttosto lunga (p. e. 4 fogli) c’era da lavorare anche per più giorni» (Senatore, Francesco, «Uno mundo de carta», Napoli, Liguori, 1998, p. 256). Queste parole sono riferite agli ambasciatori, che, generalmente privi di cancellieri cifratori, erano perciò costretti «a passare un’enorme quantità del proprio tempo nelle operazioni noiosissime di cifratura, con uno svantaggioso allungamento dei tempi di spedizione» (Senatore, Francesco, op. cit., pag. 256), ma nella cancelleria ducale l’operazione di cifratura di SG3 ed SG3-All, prime lettere sforzesche, non sarebbe stata molto più rapida, perché «la scarsa pratica con la cifra nuova accresceva l’impaccio, non essendo possibile procedere con la rapidità consueta: è certo infatti che il cifratore memorizzava i segni cifranti, scrivendone sotto dettatura interiore quattro/cinque per volta» (Senatore, Francesco, op. cit., pag. 257).
[6] L’informazione politico-diplomatica nell’età della pace di Lodi: raccolta, selezione, trasmissione, «Nuova Rivista Storica», LXXXIII, 1999, p. 256.

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