1.1.7. Lettere in serie: da SG13, SG13-ALL1 ed SG13-ALL2 a GS15 e GS16

GS16 (18 aprile) è missiva dedicata soprattutto all’accordo raggiunto dal duca di Savoia con il prigioniero Ludovico Bolleri, ma nel secondo capoverso Corradino Giorgi scrive di avere esposto a Ludovico di Savoia «l’ambasciata ho vero lamenta per parte de vostra signoria, monstrandoli le littere me havea scripto vostra signoria circha quela materia». La «materia» di cui ha scritto Francesco Sforza la si capisce poco dopo, quando l’inviato milanese riferisce che il giorno successivo il duca sabaudo «me fece dire che le insolentie facte contra domino Honorato, conte de Tenda, he cusì contra le altre terre de domino Aloysse Bollero erano facte contra et preter voluntatem suam». L’argomento trattato da Corradino Giorgi ha dunque riguardato il nuovo attacco compiuto dagli uomini del duca di Savoia e consente d’identificare le lettere ducali cui l’ambasciatore si riferisce con SG13, del 6 aprile, ed SG13-All2, missiva del giorno successivo allegata a SG13, cui si accenna nell’ultimo capoverso della stessa SG13 (punto 1 della Tabella 8). Il collegamento tra SG13-All2 e GS16 è anche caratterizzato dalla presenza della parola chiave «insolentie».

Tabella 8

Da SG13 (6 aprile)

ed SG13-All2 (7 aprile)

a GS16 (18 aprile)

1

La nuova aggressione sabauda

Tu intenderai quello te scrivemo per l’altra nostra lettera circa la novità facta a quelli nostri adherenti et recommendati, […], Novamente siamo avisati che quello illustrissimo .. signore duca ha mandato una gran multitudine de zente in le terre de messer Aluyse Bollero et de messer Honorato, conte de Tenda, quale non solamente hano tolto Centallo, ma etiandio discorso el payse et assacomanato et robato molti lochi, dela qual cosa molto ne maravegliamo et dolemo, […]. Pertanto volemo et te commandiamo che subito te debii trovare con la signoria soa et dolerte de questo cossì insolente et deshonesto acto et confortare et pregare la signoria soa che […] voglia subito fare retrare le dicte zente dal’impresa et revocare ogni novità facta et non impazarse deli nostri adherenti et recommendati, […]. Poy ly feci l’ambasciata ho vero lamenta per parte de vostra signoria, monstrandoli le littere me havea scripto vostra signoria circha quela materia, le quale intexe me fece questa resposta, videlicet che da quelo giorno al scequente non era longa distantia he che alora farebe vostra signoria restare bene contenta. Il dy scequente me fece dire che le insolentie facte contra domino Honorato, conte de Tenda, he cusì contra le altre terre de domino Aloysse Bollero erano facte contra et preter voluntatem suam et queli erano a quela impresa havevanno passati ly termini dely comandamenti e instrutione a lore dacte et che per evidentia de ciò mandava a farli retrare dale impresce […].

2

I contraddittori ordini di Francesco Sforza

Et, non revocando la signoria soa le zente dal’impresa, volemo vegni via, ma, quando le revocasse, siamo contenti resti lì per solicitare la liberatione de messer Aluyse […]. Et facta dicta ambassata volemo togli licentia dala signoria soa et te ne vegni via. […]. Unde, intendendo la bona e optima dispositione he voluntà de questo signor circha a questi facti, ho deliberato de non partirme he de solicitare la expeditione dela cossa, […].

Se Corradino Giorgi non avesse ricevuto SG13-All2, non avrebbe potuto riferire a Ludovico di Savoia i nomi degli «adherenti et recommendati» cui il duca di Milano accenna in SG13, perché essi sono riportati in modo esplicito solo in SG13-All2. D’altra parte, se non avesse ricevuto SG13, eseguita l’ambasciata, l’inviato milanese avrebbe dovuto togliere «licentia dala signoria soa» e tornare a Milano (punto 2 della colonna di SG13-All2). Corradino Giorgi, invece, «intendendo la bona e optima dispositione he voluntà de questo signor circha a questi facti», decide di restare in Savoia (punto 2 della colonna di GS16) perché in SG13 (punto 2) ha letto che, «non revocando la signoria soa le zente dal’impresa, volemo vegni via», tuttavia, ha proseguito il duca, «quando le revocasse, siamo contenti resti lì per solicitare la liberatione de messer Aluyse». Il gesto di disobbedienza è dunque tale solo in apparenza, perché l’inviato ha ricevuto sia SG13-All2 sia SG13, con i loro ordini evidentemente contraddittori.

Alcuni argomenti di SG13 e SG13-All1, altra missiva datata 6 aprile allegata a SG13, vengono ripresi in GS15, del 18 aprile, lettera di cui riteniamo che Francesco Sforza segnali la ricezione nelle prime righe di SG19 (si vedano in proposito le pp. 35-36). I punti 1 e 2 di SG13 nella tabella sotto sono invertiti rispetto alla loro corretta sequenza.

Tabella 9

Da SG13 (6 aprile)

a GS15 (18 aprile)

1

La circospezione di Giorgi con gli ambasciatori francesi e il rimprovero sforzesco

Che la maiestà del re de Franza habia deliberato mandare ambassatori a Venesia et forse quelli duy che se retrovano lì per praticare contra de nuy n’è difficile a crederlo, […]. Se essi passarano per qui, li vederemo voluntiere, et, perché dici non havere mai visitato li dicti ambassatori per non fallire etc., dicemo che, essendo tu mandato lì da nuy per la liberatione d’esso messer Aluyse et essendo dicti ambassatori similmente venuti per questa casone, saria pur stato bene che li havessi visitati, però volemo che te debii retrovare con essi et farli quella honesta scusa te parirà et dargli ad intendere chiaramente che nuy siamo malcontenti non te sii inteso con loro et che te ne havemo facto grande admonitione, […] intendendote con loro in tute le cose pertinente ala liberatione del dicto messer Aluyse. Et aciò sapiano che te havemo admonito de questo, volemo gli monstri l’altra nostra lettera qui alligata, facendo la excusa nostra et acusando ti, dal qual è proceduto et non da nuy. Ho intexo quanto sce grava la signoria vostra de mi non habia visitati questi signori ambaxatori del re de Franza quali erano qui he la iniuntione me fa la signoria vostra, la qual statim haverea exequita sce gli fosano stati, ma erano zà partiti, como ha potuto intendere la signoria vostra per una mia data a desdoto del passato, ma aciò la signoria vostra intenda alchuna cosa dela casone dela mia negligentia, hè stato però che, havendo scripto de molti giorni avanti la loro venuta, io avisai la signoria vostra per molte mie letre he dela ambasciata haveano facti […] e per alchune de esse mie letre pregava la signoria vostra gli piazese farme dare adviso de quanto havea a fare, unde mai non have resposta de letre mandase ala signoria vostra da dì vintasei de zenaro fina a octo de marzo, unde, vedendo non havere resposta alchuna, prexe argumento a quele me scrise la signoria vostra deli ambaxatori del re Renato, deli quali, como la signoria vostra fo advisata […] prima la mia venuta in queste parte, subito me scrise dreto che largamente io conferise cum esi loro e per questo io fra me dicea: sce la signoria vostra volese che io me retrovasi con esi, me haverebe advisato, et maxime sciando advisata prima giongesseno dal duca de Savoya, como fece deli soprascripti ambaxatori del re Renato. […], me recrese fina al core sce […] io ho comiso cosa che scia stata grave ala signoria vostra, la qual […] prego gli piaza perdonarme he haverme per excusato […].

2

La richiesta sabauda di mettere per iscritto l’ambasciata e il rimprovero sforzesco

ma, perché dici che la signoria soa te ha rechesto de dargli inscripto quello gli hai exposto viva voce a nostro nome et tu gli hai resposto de volere avisarne nuy se siamo contenti che glilo daghi o non, dicemo ch’el ne saria stato molto più grato non gli havessi dicto de scriverne a nuy et bastava havere facto la scusa toa honestamente. Pur come se sia, volemo non ne faci più parolle et, se la signoria soa te ne dicesse più niente, digli pur largamente dela bona et perfecta dispositione nostra […] et che non è costume de dare inscripto simile cose, […], et non debe volere el carico nì la vergogna toa, non monstrando haverne scripto alcuna cosa de questo nì de haverne havuto resposta da nuy, […]. Item intendo anchora per quele medesime la signoria vostra gravarse he dolerse de mi però che debe havere proferto a duca de Savoya de scrivere ala signoria vostra fose contenta gli dese inscripto l’ambasciata io gli fece per parte dela signoria vostra questi dì pasati, per la qual cosa voglo sapia la signoria vostra che non sonto cusì prosuntuoso che havese havuto ardire de farlo, havendone adviso dala signoria vostra de non darge inscripto, he anchora non sonto così inscensato che, quando bene non havese havuto comisione, intendando la natura dela cosa como intendea he de quanto preiuditio poterea eser, che lo havese facto, ma fo bene vero che il duca de Savoya me ne carga e me prega scrivese ala signoria vostra ne fose contenta e cusì fece et cusì sonto certo dicheno le mie letre, sce sono bene lecte et intexe, ma d’alora in qua non me n’à facto moto alchuno e, se lo farà, so quanto ho a respondere he faroli tale resposta che soa signoria resterà contenta he la signoria vostra sarà excusata.

3

La lettera di passo per Claudio de Langin

Ala parte de quello te ha dicto per mezanità de Iacomo Berreta quello Claudio de Langino et dela lettera de familiarità quale el rechede per venire da nuy etc. dicemo che nuy gli concederessemo voluntiere la dicta littera, ma, consyderando che per concedere tal littera ne poteria seguire qualche carico et detrimento al’honore nostro, perché, sapendosse dela dicta littera, forse saria pensato de nuy quello che non fosse […], n’è parso meglio de non concederli la dicta littera, ma te mandiamo una lettera de passo per potere venire qui et andare altroe. […]. Ala parte de quelo Glaudio de Langino, ha habuto la letra del paso hed e ho facto scusa dela signoria vostra dela letra de familiaritade la quale ha habuto accepta.

4

L’incontro con Jean de Compey e la proposta di lega sabaudo/milanese

Quanto al facto de quello te ha dicto messer Zohanne da Compenso, del fare liga et intelligentia con quello .. signore, dela qual cosa tu ancho ne scrive sperare che ne seray rechiesto,dicemo che in questo non volemo te scaldi più come bisogna, ma, se pur esso messer Zohanne o altri per parte di quelo illustre signore te ne dicesse altro, responderagli che tu ne hai avisato del tuto et che tu vorressi te desseno inscripto quello chevorriano et le particularitate dela dicta liga, aciò che meglio ne possi informare del tuto, et con questa via tenerai la cosa in pratica finché te scriveremo altro. Ala parte de d Iohane de Compenso he dela liga so quelo ho a fare sce più me firà parlato. 

Per quanto riguarda il rimprovero sforzesco di essersi mantenuto troppo distante dagli ambasciatori francesi, l’inviato milanese non può eseguire l’«iniuntione» ordinata, perché sono già partiti, come ha già riferito in una lettera precedente, «data a desdoto del passato» [17]: prega quindi il duca di perdonarlo (1). È opportuno rilevare che, se Corradino Giorgi non avesse ricevuto SG13-All1, lo avrebbe certamente segnalato al duca di Milano: l’«iniuntione» comprendeva infatti non solo di scusarsi con i francesi, ma anche di mostrare SG13-All1, in modo da far sapere loro che il duca lo aveva aspramente ammonito per la sua condotta. Per quanto riguarda invece il rimprovero a proposito della richiesta sabauda di mettere l’ambasciata per iscritto, Corradino Giorgi sottolinea di non essersi offerto per convincere il duca di Milano: se si leggono con attenzione le sue lettere, risulterà evidente che ha solo riferito che Ludovico di Savoia lo ha pregato di scrivere a Milano affinché Francesco Sforza permettesse di mettere l’ambasciata per iscritto (2). L’inviato milanese segnala poi di avere ricevuto la lettera di passo per Claudio de Langin, che ha accettato le scuse ducali per il mancato invio della lettera di famigliarità (3), e di avere compreso come dovrà comportarsi se gli sarà ancora parlato della lega con Ludovico di Savoia (4).

[17] L’inviato milanese si riferisce a GS11, nel cui esordio aveva scritto che «li ambaxadori del re di Franza sono partiti», precisando «malcontenti», ma sbaglia la data, perché GS11 non è del 18 marzo, bensì del 28 marzo. In GS15 Corradino Giorgi commette un altro errore di datazione quando scrive che «mai non have resposta de letre mandase ala signoria vostra da dì vintasei de zenaro fina a octo de marzo» (punto 1): la prima data non è corretta, perché si tratta del 25 di gennaio. In Giorgi7-Es, datata 26 gennaio, l’inviato sforzesco riferisce infatti che «a vintacinque dil prescente […]  ho recevuto le littere dela signoria vostra».

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