20. Giacomo Antonio Della Torre, Boccaccino Alamanni e Nicodemo Tranchedini a Francesco Sforza 8 maggio 1458

Illustrissime princeps et excelsissime domine domine mi singularissime post humilissimam recomendationem. Bartholomeo da Racanati, quale in quest’hora è partito per venire ad vostra illustrissima signoria, venne heri ad Carezo a visitare Cosimo adsieme cum meser Angelo et li trovò noy, vescovo, et Nichodemo. Disse cose assay et ghagliarde, ma de poca valuta, fra l’altre che havia ateso ad scusare assay vostra illustrissima signoria ala mayestà del suo re, al quale era stato posto a vedere che non andate a bon gioco cum sua serenità, et ch’el re acceptava le scuse et vole che de soa mayestà possiate como de voy medesimo et che ve offere mandare suo ambaxatore al’imperatore che vi conceda le bolle del ducato et che, mancandovi denari, ve gli vole prestare, item che non darà denari al conte Iacomo cum li quali possa mantenersi grande né offendere ad veruna potentia dela liga etc., item ch’el re vole omnino l’amicicia de Cosimo et che sia el terzo fra l’amicicia vostra et sua, item che omnino el re vole li denari del Gambacurta da costoro, item che vole prosequire l’empresa de Zenoa et che, intrandovi francesi, non stacherà la presa né la impresa, ma se ne farà più gagliardo, item ch’el facto del signor Hestorre se aconzarà como vorete voy, item ch’el signor meser Sigismondo non ha voluto l’acordo, ma che, s’el vorà, l’haverà. Cosimo gli fece parechie risposte notabile, fra l’altre che, se cossì è como dice esso Bartholomeo, el re devia extimare più costoro ch’el Gambacurta, item devia più extimare assay vostra illustrissima signoria ch’al conte Iacomo, tamen facia el contrario fin ad mo, item che soa mayestà devia intendere et essere certa che non se patiria la guerra de senesi a bolognesi o altri inclusi in la liga et che queste cifre se intendono et che soa mayestà deveria volere piutosto essere amata che temuta et andare a bon gioco etc. Ho poy io, Nichodemo, inteso meser Angelo et vedo ha favellato ancora più gagliardo et chiaro cum luy che cum Cosimo, fin’a dire che vostra sublimità el facia morire s’el re dà favore al conte Iacomo et se nol lassa consumare. Disse ancora deli fanti pagha vostra celsitudine in favore de soa mayestà contra Zenoa et deli cavali offerevate de pagare. Tandem disse tante cose, che Cosimo disse meco: «El .. signore se sottomette troppo al re et in forma che lo fa insuperbire, licet da natura ne sia defectoso». Ha dicto ancora publice ch’el re desidera molto l’andata de miser Angelo et che, andando, ne disponerà ciò che vorà. Meser Angelo sta suspeso. Pur dice volere andare privato et che ala fin del mese mostrarà andare a San Berardino et andrà a Napoli.
Heri hebi io, Nicodemo, una vostra deli mali modi tiene el .. duca de Savoya. Questa matina ne habiamo un’altra de 4, Bocacino et io, quale monstramo a Cosimo. A luy pare non sia da intrare in guerra cum luy, se già non vi pare essere certo haverne […] guadagnare altro che la salveza deli vostri adherenti. Ala parte del re Renato gli pare habiate risposto bene et che debiate governarvi cum soa mayestà et cum Raghona cum una bona mediocrità, finché vediate dove termina questa benedeta Zenoa, et questo dice perché, essendo noy vescovo et Nicodemo per cavalcare questa matina, vene ad noy Bocacino cum dicta lettera vostra et già per la città erano più lettere da Pisa ch’el .. duca de Calabria era intrato ali 3 del presente in Zenoa cum 12 nave et altre ghalee et fuste et preso el dominio per lo re de Franza, il perché subito andamo, miser Angelo et noy, ad Cosimo, per intendere de suo parere, prestitim circa al’andare de me, vescovo, a Napoli, et alhora ce fece dicte risposte et subgionse che non seria altro che bene dare la illustrissima madona Hypolita al duca de Calabria o al figliolo, se obtenissero Zenoa, presertim vedendo le stranieze de Ragona, et ch’el cardinale d’Avignone glia havia dicto, como per altra n’avisay, che francesi per omne modo desideravano reintegrarsi cum vostra celsitudine et cum quella strengersi per omne modo. Del’andare de me vescovo gli parve che andassi per omne modo, poy che la fama è, ma andassi adasio, in modo vostra sublimità me potesse avisare, parendogli altro, et che non havendo altro da vostra illustrissima signoria exequissi quanto me havete commesso col prefato Raghona, salvo che non venissi ad offerta veruna per la quale se potesse atacare ad mettervi in brighe o spesa, et che non credevate el duse s’afretasse tanto etc., et notasse bene dove soa maiestà va col pensiere, la quale deveria per certo deventare più piacevole quando francesi habino el dominio de Zenoa.
Questa città molto se realegra che Zenoa sia de francesi, non, como alias ho avisata vostra illustrissima signoria, perché credano facia per Italia né per li amici loro, ma solo per li mali modi pare loro tengha re de Ragona et che non se reservi amico veruno né extimi persona. Sempre ce recomandiamo ad vostra sublimità. Ex Florentia octavo maii 1458 hora XI, in la quale hora ce aviamo verso Siena.
Servitores episcopus muttinensis, Boccacinus et Nichodemus.

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