15. Antonio da Trezzo a Francesco Sforza 27 aprile 1458

A questa lettera è allegata la copia di Alfonso d’Aragona a Ludovico di Savoia 25 aprile 1458.

Illustrissimo signore mio. Scripse per altre mie, fra l’altre cose, come la serenissima maiestà del re me haveva dicto che le nave sey che sua maiestà mandava a Zenoa partiriano al più tarde a dì XXI. Mo aviso quella che al dicto dì, nella nocte, venendo el XXII, dicte nave partirono, ma hebeno così poco vento ch’el XXII se videro parte de quelle. Depoi non se ne è sentito altro, che fa credere non habiano havuto vento contrario, adeo che se crede ormai debiano essere in là uno bono pezo.
Ritornai al re, quale è pur al Mazone, per sollicitare el facto del magnifico signor Astorre, dala cui maiestà ho havuto bone parole. Pur fin qui non è facto altro, perché tanto sta la maiestà sua occupata alla cacia et altri suoi piaceri, che poche facende fa, ma questo haverà a durare poco, perché presto se meterano li falconi in muta et credesse che de quest’altra septimana partirà et andarà a stare dui dì a Pozollo, dove è madona Lucretia, et poi vegnerà qua. Stando da essa maiestà, venne Bartolomeo da Rechanati, lunedì passato, et tolse licentia et martedì partete da Capua per venire alla excellentia vostra.
Tornato la sera a Capua, trovai uno cavallaro cum lettere de vostra celsitudine de dì XIIII° ad mi directive (a), le quale narrano le novitate facte per lo illustre .. duca de Savoya contra meser Aluyse Bollera, quelli da Cocona’ et li conti de Tenda, per le quale, tornato in campo, fui cum la prefata maiestà, alla quale, exposto quanto la prefata signoria vostra per dicte lettere me comanda, essa, inteso el tuto, me respose che la excellentia vostra liberamente attenda a fare quanto gli pare contra el prefato .. duca de Savoya, che sua maiestà non ne receverà displicentia alcuna, ymo, bisognando, ve prestaria ayuto et favore. Et subiunxe che scriveria ad esso signore .. duca in bona forma. Et così commisse a Talamancha che scrivesse, come per le alligate la excellentia vostra vederà, dele quale ve mando la copia inclusa, le quale lettere, per non essere expedite, non ho potuto mandare più presto. Siché in questo la excellentia vostra, come chiara dela mente de questo signore, sa quello ha da fare. Se, mandando la signoria vostra queste lettere al duca de Savoya, la signoria sua forsi volesse tenere la cosa in pratica più che non piacesse alla signoria vostra cum dire de volere respondere qua et ve paresse de seguire impresa alcuna contra luy senza meterli più tempo, credo che questo signore re non ne farà caso. Tuta volta la excellentia vostra, come sapientissima, saperà meglio deliberare quello ch’ella habia a seguire ch’io non saperia ricordare. De questa lettera directiva al prefato .. duca de Savoya la signoria vostra debbe remanere molto bene contenta, maxime ch’io fui presente quando fu commissa, che furono proprie parole dela prefata maiestà. Et erali presente meser Hercules, fratello delo illustre duca de Modona.
Qua se tenne che le nave dela maiestà del re giungerano a Zenoa prima che quelle che sonno andate in Provenza, il che la excellentia vostra sentirà de là prima che se senta qua, come quella che è più vicina a Zenoa, et potrà dare bono iudicio del fine habia a prendere dicta impresa, alla quale questo signore è più acceso et disposto ch’el fosse mai. Et credo che, bisognando, armarà altre nave et faria più gente. Depoi che totaliter dispose de armare, la maiestà sua lo fece molto presto, perché cavò tuti li dinari de questa spesa de capsa senza aspectare che venessero d’altrove.
La signoria vostra debbe havere inteso la morte de Fiuzo Spina, la quale quelli del conte Iacomo et del conte d’Urbino se sonno sforzati, et cum lettere et cum altre vie, de fare intendere qua, sì alla maiestà del re, come ad altri, et maxime ad li fratelli d’esso Fiuzo, ch’el sia morto per veneno, cioè ch’el signor Sigismondo l’habia facto avenenare. Credesse per disponere pegio el re all’acordo, ma poco gli è stato creduto, perché non pare cosa ragionevele da credere. Pur, tanto sonno stati instigati dicti fratelli de Fiuzo, che, secundo la informatione havuta, essi fratelli hanno tenuto XIII homini ascosti in certa casa vicina ad quella dove habita el magnifico Roberto, figliolo del prefato signor Sigismondo, per farlo tagliare a peze, se usciva de casa, come seria seguito, se non fosse stato avisato. Del che, essendone facta per parte d’esso magnifico Roberto lamenta alla maiestà del re, la maiestà sua ha dimostrato receverne despiacere et scripse al conte Cocentayna dovesse trovare el vero et provedere per modo che fosse exempio ad altri de presumere simile cose. Et così ha havuto informatione da de quelli proprii che erano in facto et concludeno che de questo sonno stati principali actori quelli del conte Iacomo, cioè ser Antonio et Brocardo, il perché la prefata maiestà subito rescripse al prefato conte che facesse pigliare questi delinquenti. Et così è facto. De ser Antonio et Brocardo me dice Talamancha, el quale ha manezato questa cosa, ch’el re scripse che de loro non fosse facto altro, perché essa maiestà gli farà quella provisione che gli parerà, monstrando poco bono animo verso loro, li quali fin’ad quella hora non sapevano ch’el re havesse questa informatione de loro. De quanto seguirà avisarò la excellentia vostra. Fin qui la maiestà del re non conclude acordo cum el prefato signor Sigismondo, né se sente che facia provisione de dare dinari al conte Iacomo. El figliolo del prefato signor Sigismondo heri andò al re per volere, iuxta posse, intendere quello che ultimamente la prefata maiestà dispone de volere fare.
Signore mio. Fin qui ad mi, né ad altri, è facto altra provisione dele spese, cibarie, in modo che ad mi non è possibile potere resistere alla spesa ch’io tengo se la excellentia vostra non me provede, il perché supplico quella se digni provederme de dinari, perché ormai non ho più che impignare, né ad cui recorrere, excepto che Talamanca, el quale me profere largamente, ma non lo voria agravare più, et pur converrà ch’el facia finché vostra signoria me proveda. Et quando la cosa havesse ad continuare in questo modo, converria che la signoria vostra provedesse in modo che mensuatim me possa ayutare de quello che me dà. Io pur credo che se provederà et de questo me certifica domino Matheogiohanne, ma interim convenne che vostra signoria m’aiuti.
Quello secretario dela signoria de Venecia che è stato parechi mesi qua, havendo facto assay instantia d’havere licentia, l’ha obtenuta et l’altreri partete per ritornare a Venecia. Così sonno partiti quelli erano qua per meser Zohannefilippo dal Fiesco. Non altro. Racomandome sempre alla excellentia vostra. Neapolis XXVII aprilis 1458.
Excellentie vestre servus Antonius de Tricio.

(a) Antonio da Trezzo commette un errore di datazione, perché il documento cui si riferisce, ossia Venezia8, non è datato 14 aprile bensì 13 aprile.

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