Due errori di datazione

L’esame della corrispondenza tra Francesco Sforza e il suo ambasciatore in Savoia Corradino Giorgi è opportuno inizi da alcune lettere conclusive. Le missive cui ci riferiamo sono GS18, GS20, GS21, GS22 ed SG23.
GS18 e GS20 sono lettere datate rispettivamente 30 aprile e 3 maggio 1458.
L’identificazione della data cronica di GS21 pone invece qualche problema. Il numero a fianco dell’indicazione del mese potrebbe sembrare un «II» secondo la numerazione romana. In realtà, però, si tratta di un «5»: il segno soprascritto a destra simile a – o ^ rende infatti il segno «II» identico al numero «5» secondo la numerazione araba che si trova subito dopo all’interno dell’indicazione dell’anno «1458».
Nella tabella sotto possiamo vedere esposte le date delle lettere cui abbiamo appena accennato.

Le date di GS18/GS20/GS21
30 aprile 3 maggio 5 maggio

In GS22, dell’11 maggio, riferendo l’invio di lettere precedenti, Corradino Giorgi scrive che esse sono «date alo ultimo de aprili et al scecundo et quinto del prescente»: 30 aprile, 2 maggio e 5 maggio quindi.
Servendoci di una tabella, verifichiamo quale sia il rapporto fra le missive di cui Giorgi segnala l’invio e quelle presenti presso l’Archivio di Stato.

Le date di GS18/GS20/GS21
30 aprile       X 3 maggio 5 maggio
   Le date riferite in GS22
30 aprile 2 maggio       X 5 maggio

Le lettere datate 30 aprile e 5 maggio di cui Giorgi segnala l’invio potrebbero essere identificate con GS18 e GS21, missive datate rispettivamente 30 aprile e 5 maggio.
Per quanto riguarda invece la lettera datata 2 maggio riteniamo si possano avanzare tre ipotesi.
Ipotesi A. La lettera datata 2 maggio di cui Giorgi segnala l’invio è andata persa nel corso delle vicende archivistiche e in GS22 l’ambasciatore sforzesco dimentica di segnalare l’invio di GS20, datata 3 maggio.
Ipotesi B. GS20 è missiva inviata il 2 maggio datata 3 maggio per sbaglio. In questo caso in GS22 l’ambasciatore sforzesco segnalerebbe correttamente la data di GS20.
Ipotesi C. In GS22 Giorgi commette l’errore di attribuire la data del 2 maggio a una missiva, GS20, che invece è del 3 maggio.
Passiamo ora a prendere in esame SG23, lettera di Francesco Sforza datata 12 maggio.
In questa missiva il duca di Milano segnala la ricezione di missive «date al’ultimo del passato et II et III del presente»: 30 aprile, 2 maggio e 3 maggio quindi.
Sempre servendoci di una tabella, verifichiamo quale sia il rapporto fra le missive di cui Sforza segnala la ricezione e quelle presenti presso l’Archivio di Stato.

Le date di GS18/GS20/GS21
30 aprile       X 3 maggio 5 maggio
    Le date riferite in SG23
30 aprile 2 maggio 3 maggio      X

Le lettere datate 30 aprile e 3 maggio di cui Sforza segnala la ricezione potrebbero essere identificate con GS18 e GS20, missive datate rispettivamente 30 aprile e 3 maggio.
Per quanto riguarda invece la missiva datata 2 maggio riteniamo si possano avanzare tre ipotesi.
Ipotesi D. La lettera datata 2 maggio di cui Sforza segnala la ricezione è andata persa nel corso delle vicende archivistiche.
Ipotesi E. Il duca di Milano si riferisce a GS21, del 5 maggio, datandola 2 maggio perché, avendola ricevuta prima di GS20, del 3 maggio, inferisce sia stata inviata il 2 maggio e datata da Giorgi 5 maggio per errore.
Ipotesi F. Il duca di Milano si riferisce a GS21, del 5 maggio, commettendo l’errore di datarla 2 maggio.
È ora opportuno riunire in una sola tabella le date cui finora abbiamo accennato.

Le date di GS18/GS20/GS21
30 aprile       X 3 maggio 5 maggio
    Le date riferite in SG23
30 aprile 2 maggio 3 maggio      X
    Le date riferite in GS22
30 aprile 2 maggio       X 5 maggio

Riteniamo che GS18, lettera datata 30 aprile, possa senz’altro essere identificata con la missiva datata 30 aprile di cui Giorgi e Sforza concordano nel riferire l’invio e la ricezione: pertanto nella tabella sopra abbiamo segnalato la sua identificazione mettendo in maiuscoletto le date che la riguardano.
L’identificazione della lettera del 2 maggio di cui Giorgi e Sforza concordano nel segnalare l’invio e la ricezione è invece più problematica.

1.1. L’ipotesi della lettera scomparsa: non inverosimile, ma improbabile
Partendo dalle ipotesi A e D, potremmo supporre di non avere trovato alcuna missiva datata 2 maggio perché andata persa nel corso delle vicende archivistiche (nella tabella più in basso abbiamo segnalato questa ipotetica lettera, che da qui in poi chiameremo Y, mettendola in corsivo).
In GS22 Corradino Giorgi commetterebbe dunque l’errore (scritta in rosso) di non riferire l’invio della lettera datata 3 maggio di cui invece il duca segnala la ricezione.
Nel periodo compreso fra il 30 aprile e il 5 maggio 1458 l’ambasciatore avrebbe pertanto inviato a Milano quattro lettere e nel momento in cui Sforza scrive SG23, il 12 maggio, il duca non avrebbe ancora ricevuto GS21, missiva del 5 maggio di cui Corradino Giorgi segnala l’invio in GS22.
Ecco qui di seguito la tabella che deriva dall’ipotesi AD.

 
 
Tabella AD
   
Le date di GS18/Y/GS20/GS21
30 aprile    2 maggio 3 maggio 5 maggio
      Le date riferite in SG23
30 aprile    2 maggio 3 maggio      X
      Le date riferite in GS22
30 aprile    2 maggio 3 maggio 5 maggio

L’ipotesi AD non è inverosimile, ma si basa su una condizione che non possiamo verificare, ossia che nel corso delle vicende archivistiche sia andata persa una lettera Y datata 2 maggio.
Si consideri poi che in GS22 il riferimento di Corradino Giorgi a sue lettere precedenti viene giustificato in base a due temi ben precisi: la liberazione di Ludovico Bolleri da parte del duca sabaudo e la partenza di Giorgio Piossasco [1], governatore di Vercelli, per Centallo, con l’incarico, affidato dallo stesso duca, di riconquistare Centallo e quindi restituirla a Ludovico Bolleri.
Corradino Giorgi, dopo avere parlato con il duca sabaudo, riferisce infatti che Ludovico di Savoia «dice […] che simulatione né fictione non gly hè alcuna, como apare evidenter per la relasatione de domino Aloysse et per la transmisione de frate Zorzo da Piozascho ala revocatione dele offesse he restitutione dele cosse de dicto domino Aloysse, […] como per altre mie date alo ultimo de aprili et al scecundo et quinto del prescente ha potuto intendere vostra signoria».
Consideriamo il tema relativo alla partenza di Giorgio Piossasco per Centallo.
In GS21, del 5 maggio, l’ambasciatore sforzesco scrive: «Ha potuto anchora vostra signoria intendere la partita de fra Zorzo per altre mie da qui».
In base alle parole sopra riportate di GS22 il riferimento ad «altre mie» di GS21 dovrebbe alludere a una precedente missiva Y del 2 maggio la cui lettura avrebbe consentito a Francesco Sforza di «intendere la partita de fra Zorzo».
Poiché non è giunta a noi alcuna missiva Y datata 2 maggio, per trovare eventuali accenni al tema relativo alla partenza di Giorgio Piossasco potrebbe rivelarsi interessante la lettura della prima missiva che precede GS21, vale a dire GS20, del 3 maggio.
In GS20 l’ambasciatore sforzesco scrive che «quelo frate Georgio del quale ho scripto ala signoria vostra deveva esere mandato a levare le ofese et metere campo a Centalo anchora non è partito, ma domane se parte».
Il 3 maggio Corradino Giorgi riferisce dunque che Giorgio Piossasco, di cui in un’altra lettera ha scritto che doveva essere inviato a Centallo, in realtà non è ancora partito, ma partirà il giorno successivo.
È evidente che l’ambasciatore è venuto a conoscenza del giorno esatto della partenza lo stesso 3 maggio, data della redazione di GS20, altrimenti avrebbe avvisato il duca al riguardo in una lettera precedente: ne consegue che qualsiasi lettera precedente il 3 maggio che s’ipotizzi persa, compresa quindi la missiva Y del 2 maggio, non avrebbe potuto contenere alcuna informazione precisa riguardo al giorno della partenza del governatore di Vercelli.
In GS22 Corradino Giorgi commette dunque un errore quando si riferisce a una sequenza di tre missive datate 30 aprile, 2 maggio e 5 maggio, che avrebbe permesso al duca di Milano d’inferire «la transmisione de frate Zorzo da Piozascho ala revocatione dele offesse he restitutione dele cosse de […] domino Aloysse».
Nella lettera Y, infatti, l’ambasciatore sforzesco non avrebbe potuto riferire altro che Giorgio Piossasco non era ancora partito, scrivendo per esempio che «quelo frate Georgio del quale ho scripto ala signoria vostra deveva esere mandato a levare le ofese et metere campo a Centalo anchora non è partito», informazione che, evidentemente, non avrebbe affatto permesso al duca di «intendere la partita de fra Zorzo», come scritto in GS21.
Se poi ipotizzassimo che nella lettera Y del 2 maggio Corradino Giorgi avesse scritto: «quelo frate Georgio del quale ho scripto ala signoria vostra deveva esere mandato a levare le ofese et metere campo a Centalo anchora non è partito, ma partirà nei prossimi giorni», non precisando il giorno della partenza, in GS21 l’ambasciatore non si sarebbe rivolto al duca dicendogli che da una sua lettera precedente aveva potuto «intendere la partita de fra Zorzo», bensì avrebbe riferito che il frate era partito, magari precisando il giorno.
La sequenza di lettere che ha permesso al duca d’inferire «la transmisione de frate Zorzo da Piozascho ala revocatione dele offesse he restitutione dele cosse de […] domino Aloysse» non può pertanto essere formata da missive datate 30 aprile, 2 maggio e 5 maggio, bensì 30 aprile, 3 maggio e 5 maggio: è evidente, infatti, che, quando in GS21 l’ambasciatore sforzesco scrive: «Ha potuto anchora vostra signoria intendere la partita de fra Zorzo per altre mie da qui», egli si riferisce a GS20, del 3 maggio, in cui ha riferito che «quelo frate Georgio del quale ho scripto ala signoria vostra deveva esere mandato a levare le ofese et metere campo a Centalo anchora non è partito, ma domane se parte».
In GS22, dell’11 maggio, Corradino Giorgi pare dunque commettere l’errore di riferirsi a GS20, lettera del 3 maggio, datandola 2 maggio.
Procediamo ora a considerare il tema relativo alla liberazione di Ludovico Bolleri.
In GS21, del 5 maggio, l’inviato sforzesco scrive: «Ha potuto anchora intendere vostra signoria la liberatione de […] domino Aloysse per altre mie».
Come ormai sappiamo, in base a GS22 il riferimento ad «altre mie» di GS21 dovrebbe alludere a una precedente missiva Y datata 2 maggio la cui lettura avrebbe consentito a Francesco Sforza di «intendere […] la liberatione de […] domino Aloysse».
La missiva Y, tuttavia, come noto, non è giunta sino a noi e pertanto anche in questo caso potrebbe rivelarsi interessante la ricerca di eventuali riferimenti al tema riguardante la liberazione di Ludovico Bolleri in GS20, del 3 maggio.
In GS20 Corradino Giorgi scrive che il duca di Savoia «a vintiocto del presente l’à liberato», commettendo evidentemente un errore, perché non ha senso riferire il 3 maggio che la liberazione di Ludovico Bolleri è avvenuta il 28 «del presente», ossia il 28 dello stesso mese di maggio.
L’errore pare dovuto al fatto che in GS20 viene ricopiata integralmente, con l’inserimento di nuove informazioni nella parte finale, la parte in cifra di GS18, del 30 aprile, lettera cui Corradino Giorgi si collega esplicitamente sin dalle prime righe di GS20, quando scrive: «Como per altre mie date ultimo aprilis ha potuto intendere la signoria vostra».
In GS18, riferendosi al signore di Centallo, Corradino Giorgi riferisce correttamente che il duca di Savoia «a vintiocto del presente l’à liberato»:  al momento di ricopiare GS18 in GS20, l’ambasciatore sembra dunque non avvedersi della necessità di sostituire «presente» con «passato».
A proposito di lettere ricopiate in lettere successive Francesco Senatore scrive: «In casi eccezionali, quando i collegamenti postali erano particolarmente incerti, invece che alla duplicazione della lettera l’inviato ricorreva al suo inserimento all’interno della lettera successiva» [2].
Dal criterio esposto da Senatore consegue che GS20, lettera in cui è inserita la parte in cifra di GS18, dovrebbe essere la prima lettera scritta dopo la stessa GS18.
Questa considerazione implica che in GS22 Corradino Giorgi si sbagli quando riferisce di avere inviato una sequenza di tre missive datate 30 aprile, 2 maggio e 5 maggio.
Se infatti fosse esistita una lettera Y datata 2 maggio, l’inviato milanese avrebbe ricopiato in essa la parte cifrata di GS18, come prima missiva successiva alla stessa GS18, e non in GS20 del 3 maggio.
La sequenza di lettere che ha permesso al duca di essere informato della «relasatione de domino Aloysse» non può pertanto essere composta da missive datate 30 aprile, 2 maggio e 5 maggio, bensì 30 aprile, 3 maggio e 5 maggio: è evidente infatti, che, quando in GS21 l’ambasciatore sforzesco scrive: «Ha potuto anchora intendere vostra signoria la liberatione de […] domino Aloysse per altre mie», egli si riferisce a GS18, del 30 aprile, in cui ha riferito che «a vintiocto del presente l’à liberato», e a GS20, del 3 maggio, prima lettera successiva a GS18 in cui, ricopiando integralmente la parte cifrata della stessa GS18, Corradino Giorgi si è sbagliato scrivendo «a vintiocto del presente l’à liberato» invece di «a vintiocto del passato».
Anche per quanto riguarda il tema relativo alla liberazione di Ludovico Bolleri in GS22 Corradino Giorgi pare dunque commettere l’errore di riferirsi a una lettera datata 3 maggio, GS20, attribuendola al 2 maggio.
L’analisi dei temi in base ai quali in GS22 vengono giustificati i riferimenti di Corradino Giorgi a sue lettere precedenti induce dunque a ritenere assai improbabile l’ipotesi, peraltro non inverosimile in se stessa, di una lettera Y datata 2 maggio andata persa nel corso delle vicende archivistiche.
È inoltre evidente che il contenuto della lettera Y avrebbe dovuto essere così estravagante da giustificare la ricopiatura di GS18 non in essa, prima lettera successiva alla stessa GS18, ma in GS20.
È pertanto legittimo verificare se esista un’ipotesi che consenta di giustificare in modo meno improbabile il fatto che Corradino Giorgi e Francesco Sforza concordano nel riferire l’invio e la ricezione di una lettera datata 2 maggio di cui non vi è però traccia presso l’Archivio di Stato.

1.2. Date croniche e due ipotesi di errori impossibili
Consideriamo l’ipotesi B, secondo la quale GS20 sarebbe missiva inviata il 2 maggio, datata 3 maggio per sbaglio (in corsivo nella tabella sotto), di cui in GS22 l’ambasciatore sforzesco segnali la data correttamente.
In base a questa ipotesi dovremmo poter identificare la lettera datata 2 maggio di cui il duca segnala la ricezione in SG23 con GS20.
Questa identificazione, tuttavia, come mostra la tabella sotto, non è possibile, perché, se il duca identificasse la lettera datata 2 maggio di cui segnala la ricezione in SG23 con GS20, non commetterebbe l’errore (scritta bianca su fondo verde) di riferirsi a GS21, del 5 maggio, datandola 3 maggio.

 
  Tabella B    
Le date di GS18/GS20/GS21
30 aprile 2 maggio (ex GS20)       X 5 maggio
    Le date riferite in SG23
30 aprile         2 maggio 3 maggio      X
    Le date riferite in GS22
30 aprile         2 maggio       X 5 maggio

Si consideri poi che, per riferire la ricezione di GS20 datandola 2 maggio, e non 3 maggio, il duca avrebbe dovuto essere informato dall’ambasciatore dell’errore commesso scrivendo la data di GS20 (necessariamente a voce, per via di un cavallaro, perché in nessuna lettera Corradino Giorgi accenna a uno sbaglio di questo tipo): è evidente che al momento di riepilogare le missive ricevute il duca sarebbe stato bene attento a non riferire la ricezione di alcuna lettera datata 3 maggio, non commettendo pertanto l’errore della tabella B, in modo da non creare equivoci con il suo inviato, che altrimenti non avrebbe potuto capire se il duca fosse stato avvisato correttamente riguardo alla data corretta dell’invio di GS20 (il 2 maggio appunto e non il 3).
Riteniamo pertanto che l’ipotesi B non sia verosimile, a meno che, per rendere meno inverosimile l’errore di Francesco Sforza consistente nel datare 3 maggio GS21, non si voglia supporre che Giorgi non si sia avveduto dell’errore commesso scrivendo la data cronica di GS20, e quindi non abbia avvisato il duca di Milano, e che il duca di Milano abbia autonomamente deciso che quella lettera datata 3 maggio, GS20, doveva invece essere del 2 maggio e poi si sia sbagliato nel datare GS21: una supposizione davvero intricata.
Se poi si volesse obiettare che il 12 maggio, giorno della redazione di SG23, Francesco Sforza potrebbe non avere ancora ricevuto GS20, allora bisognerebbe necessariamente supporre che la lettera datata 3 maggio di cui il duca segnala la ricezione nella stessa SG23 sia andata persa nel corso delle vicende archivistiche e che in GS22 Corradino Giorgi si sia dimenticato di segnalarne l’invio: un’altra supposizione davvero intricata.
Passiamo quindi a considerare l’ipotesi E.
Secondo questa ipotesi il duca di Milano si riferirebbe a GS21, del 5 maggio, datandola 2 maggio, perché, avendola ricevuta prima di GS20, del 3 maggio, inferisce sia stata inviata il 2 maggio e datata da Corradino Giorgi 5 maggio per sbaglio (in corsivo nella tabella E1).
L’errore dell’ambasciatore potrebbe essere dovuto alla non corretta scrittura di un «II»: a causa dell’abitudine di scrivere il numero «5» all’interno dell’indicazione dell’anno «1458» nella data cronica, l’ambasciatore sforzesco, dopo avere scritto il numero «II» secondo la numerazione romana, potrebbe essersi sbagliato aggiungendo il segno soprascritto simile a – o ^, trasformando quel «II» in un «5» secondo la numerazione araba.
In base all’ipotesi E dovremmo poter identificare la lettera datata 2 maggio di cui Corradino Giorgi segnala l’invio in GS22 con GS21.
Anche questa identificazione, tuttavia, come mostra la tabella sotto, non è possibile, perché, se Corradino Giorgi identificasse la lettera datata 2 maggio di cui segnala l’invio in GS22 con GS21, non commetterebbe l’errore (scritta rossa) di riferirsi a GS20, del 3 maggio, datandola 5 maggio.

 
 
       Tabella E1
   
Le date di GS18/GS21/GS20
30 aprile 2 maggio (ex GS21) 3 maggio      X
    Le date riferite in SG23
30 aprile         2 maggio 3 maggio      X
    Le date riferite in GS22
30 aprile         2 maggio       X 5 maggio

Per riferire in GS22 la ricezione di GS21 datandola 2 maggio, l’ambasciatore milanese, vedendo nella minuta di GS21 a sua disposizione la data «5 maggio», potrebbe essersi accorto di avere commesso un errore, rammentandosi di avere inviato GS21 prima di GS20; oppure, vedendo nella minuta di GS21 la data corretta «2 maggio», potrebbe essersi ricordato di avere datato erroneamente GS21 [3].
In entrambi i casi l’ambasciatore avrebbe informato il duca dell’errore commesso in GS21 (a voce, per mezzo di un cavallaro, perché non troviamo accenni a questo errore in nessuna lettera).
È evidente, però, che, se l’ambasciatore avesse avvisato Francesco Sforza dell’errore commesso scrivendo la data di GS21, riepilogando le missive inviate, per non creare equivoci con il duca, avrebbe avuto cura di non riferire l’invio di alcuna lettera datata 5 maggio, non commettendo pertanto l’errore rilevato nella tabella E1.
Si potrebbe però obiettare che, vedendo nella minuta di GS21 a sua disposizione la data corretta «2 maggio», Corradino Giorgi in GS22 potrebbe riferire di avere inviato una lettera datata 2 maggio senza ricordarsi di avere datato erroneamente GS21 e quindi senza far riferire alcunché al duca di Milano: in questo caso non sarebbe necessario giustificare l’errore che risulterebbe commesso consistente nel datare 5 maggio una missiva, GS20, che è invece del 3 maggio.
Un’ipotesi di questo tipo non è impossibile, ma certo molto improbabile: prima, infatti, dovremmo supporre che l’inviato sforzesco si sia sbagliato a scrivere la data di GS21 e poi che in GS22 abbia riferito in modo scorretto la data di GS20.
Pare più ragionevole sostenere che l’ambasciatore in GS22 riferisca l’invio di una lettera datata 5 maggio perché convinto che sia questa la data dell’ultima missiva da lui inviata della sequenza composta da GS18, GS20 e GS21, e non il 3 maggio, come vorrebbe Francesco Sforza.
Questa considerazione pare implicare che GS21 non solo sia stata inviata dopo GS20 e non prima, ma anche che sia stata datata 5 maggio consapevolmente e non per errore.

1.3. GS22 e l’errore di datazione di Corradino Giorgi
Se GS21 è stata datata 5 maggio consapevolmente, ne consegue che le date delle lettere datate 30 aprile e 5 maggio di cui l’ambasciatore segnala l’invio in GS22 concordano con quelle di due missive effettivamente ricevute dalla cancelleria sforzesca.
È pertanto legittimo prendere in considerazione l’ipotesi C, secondo la quale l’errore commesso da Corradino Giorgi in GS22 (scritta in rosso) consisterebbe nell’attribuire al 2 maggio una lettera, GS20 (scritta in blu), che invece è del 3 maggio.
In base a questa ipotesi dovremmo poter identificare la lettera datata 3 maggio di cui Francesco Sforza segnala la ricezione in SG23 con GS20.
Questa identificazione è verosimile, perché, come vedremo, a essa non osta che in SG23 il duca di Milano riferisca la ricezione di una lettera datata 2 maggio (scritta in verde).
L’ipotesi C pare pertanto fondata: in GS22 Corradino Giorgi si sbaglia attribuendo al 2 maggio una lettera, GS20, che è invece del 3 maggio [4].
D’altra parte, come si ricorderà, l’analisi dei temi (liberazione di Ludovico Bolleri e partenza di Giorgio Piossasco per Centallo: si vedano in proposito le pp. 5-11) in base ai quali in GS22 viene giustificato il riferimento a lettere precedenti aveva permesso di giungere alla stessa conclusione.
Riteniamo sia quindi possibile identificare GS20, del 3 maggio, con le lettere datate 2 maggio e 3 maggio di cui Giorgi e Sforza segnalano rispettivamente l’invio e la ricezione (nella tabella sotto abbiamo segnalato l’identificazione di GS20 mettendo in maiuscoletto le date che la riguardano).

 
 
Tabella C
   
Le date di GS18/GS20/GS21
30 aprile       X 3 maggio 5 maggio
    Le date riferite in SG23
30 aprile  2 maggio 3 maggio      X
    Le date riferite in GS22
30 aprile  2 maggio
3 maggio
5 maggio

È ora però necessario spiegare perché Francesco Sforza in SG23 riferisca la ricezione di una lettera datata 2 maggio.

1.4. Parola di Giorgi: «Il 2 maggio non ho inviato alcuna missiva»
Si potrebbe avanzare di nuovo l’ipotesi D, sostenendo che la lettera datata 2 maggio (segnalata in corsivo nella tabella sotto) di cui il duca in SG23 segnala la ricezione sia andata persa nel corso delle vicende archivistiche e che in GS22 Corradino Giorgi dimentichi di segnalarne l’invio, commettendo l’errore di datare 2 maggio GS20 (che invece è del 3 maggio) proprio perché, avendo realmente inviato una lettera datata 2 maggio, faccia confusione tra le due missive.

 
 
Tabella D
   
Le date di GS18/GS20/GS21
30 aprile  2 maggio 3 maggio 5 maggio
    Le date riferite in SG23
30 aprile  2 maggio 3 maggio      X
    Le date riferite in GS22
30 aprile  2 maggio
3 maggio
5 maggio

Si potrebbe avanzare di nuovo anche l’ipotesi E [5], sostenendo che in GS22 l’ambasciatore sforzesco ripeta l’errore (scritta bianca su fondo verde nella tabella E2) commesso scrivendo la data cronica di GS21, inviata il 2 maggio, ma datata 5 maggio, perché così riportato nella minuta a sua disposizione, non potendosi pertanto accorgere dello sbaglio commesso nella data cronica della stessa GS21.

 
 
       Tabella E2
   
Le date di GS18/GS21/GS20
30 aprile 2 maggio (ex GS21) 3 maggio      X
    Le date riferite in SG23
30 aprile          2 maggio 3 maggio      X
    Le date riferite in GS22
30 aprile          2 maggio
3 maggio
5 maggio

Riteniamo tuttavia che l’ipotesi D e l’ipotesi E non siano sostenibili nemmeno in questo caso, perché, come cercheremo di dimostrare, il particolare tipo di errore commesso dall’ambasciatore in GS22 (che, lo ricordiamo, consiste nell’attribuire al 2 maggio GS20, che invece è del 3 maggio) permette di escludere che il 2 maggio Corradino Giorgi abbia inviato una lettera: GS21, pertanto, non può essere stata inviata il 2 maggio e datata 5 maggio per sbaglio.
Ipotizziamo che Corradino Giorgi in GS22 avesse riferito l’invio di sue lettere precedenti scrivendo che esse risalivano «alo ultimo de aprili et al terzo et quinto del prescente» (30 aprile, 3 maggio e 5 maggio: correttamente quindi) oppure «alo ultimo de aprili et al primo et quinto del prescente» (30 aprile, 1 maggio e 5 maggio, commettendo pertanto l’errore di datare 1° maggio GS20, che invece, come ormai sappiamo, è del 3 maggio).
In entrambi i casi non sarebbe stato possibile verificare come l’ambasciatore sforzesco identifichi una lettera datata 2 maggio: non avremmo potuto pertanto escludere che il 2 maggio non sia stata realmente inviata una missiva e che questa missiva non sia stata proprio GS21, datata 5 maggio per sbaglio.
Rispetto a GS21 si sarebbe trattato della parola dell’ambasciatore (che nella data cronica è come se dicesse: «Io ho inviato questa lettera il 5 maggio») contro quella del duca (che nel momento in cui riferisce la ricezione di una missiva datata 2 maggio è come se affermasse: «Corradino. Ho ricevuto questa lettera datata 5 maggio prima di quella datata 3 maggio: immagino, pertanto, che tu abbia sbagliato a scrivere la data»).
L’errore di datazione commesso dall’ambasciatore sforzesco in GS22 ci consente invece di verificare che davanti all’opzione rappresentata da una lettera datata 2 maggio l’inviato milanese scarta senza esitazione la possibilità di identificarla con GS21, preferendo invece identificarla con GS20.
Poiché tuttavia GS20 non è del 2 maggio, ma del 3 maggio, è evidente quale sia il punto di vista dell’ambasciatore riguardo alle lettere da lui mandate a Milano il 2 maggio: egli non ha inviato alcuna lettera, tanto meno quindi GS21.
Si consideri poi che, se GS21 fosse stata inviata il 2 maggio, quindi prima di GS20, è verosimile sostenere che, al momento di riferire in GS22 la data errata di GS20, vale a dire proprio il 2 maggio, l’ambasciatore si sarebbe avveduto di avere inviato una lettera prima della stessa GS20, che evidentemente non avrebbe potuto essere altro che GS21.
La constatazione che l’inviato milanese, pur in presenza dell’errore di datazione riguardante GS20, non riferisca la sequenza GS21-GS20, ma mantenga quella GS20-GS21, rivela che egli è convinto di avere inviato GS21 dopo GS20 e che GS21 è l’ultima missiva della sequenza di tre lettere composta da GS18, GS20 e GS21.
Il tipo di errore commesso in GS22 pare pertanto implicare che Corradino Giorgi non abbia inviato alcuna lettera il 2 maggio e che di conseguenza Francesco Sforza non possa avere ricevuta alcuna missiva così datata: non è dunque possibile sostenere che la lettera datata 2 maggio di cui viene segnalata la ricezione in SG23 sia andata persa nel corso delle vicende archistiche e si può quindi anche escludere che GS21 sia stata inviata il 2 maggio e datata 5 maggio per sbaglio. Quest’ultima lettera è stata anzi datata 5 maggio consapevolmente e inviata nello stesso giorno, come peraltro implicito già nel fatto che in GS22 Giorgi riferisca l’invio di una missiva datata 5 maggio [6].
Si giustifica pertanto il titolo dato a questo paragrafo: con il suo errore di datazione in GS22 è proprio come se Corradino Giorgi affermasse di non avere inviato alcuna lettera il 2 maggio.
All’opposto, l’errore dell’ambasciatore milanese svela che è Francesco Sforza a sbagliarsi quando in SG23 segnala di avere ricevuto una lettera datata 2 maggio.
Si può pertanto concludere che anche in questo caso l’ipotesi D e l’ipotesi E non siano sostenibili.

1.5. SG23 e l’errore di datazione di Francesco Sforza
Non ci resta che prendere in esame l’ipotesi F, secondo la quale l’errore commesso da Francesco Sforza in SG23 (scritta gialla su fondo blu nella tabella F) consisterebbe nell’attribuire al 2 maggio una lettera, GS21 (scritta blu su fondo giallo nella stessa tabella), che è invece del 5 maggio.
L’errore potrebbe essere dovuto alla non corretta lettura di un numero, il «5», che, come abbiamo accennato a pag. 1, è di non facile grafia e viene scambiato per un «II» secondo la numerazione romana.
In base a questa ipotesi dovremmo poter identificare la lettera datata 5 maggio di cui Corradino Giorgi segnala l’invio in GS22 con GS21.
Questa identificazione è verosimile e pertanto riteniamo fondata l’ipotesi F: essa consente di identificare GS21, del 5 maggio, con le lettere datate 5 maggio e 2 maggio di cui Giorgi e Sforza segnalano rispettivamente l’invio e la ricezione (nella tabella sotto abbiamo segnalato l’identificazione di GS21 mettendo in maiuscoletto le date che la riguardano).

 
 
 Tabella F
   
Le date di GS18/GS20/GS21
30 aprile         X 3 maggio 5 maggio
    Le date riferite in SG23
30 aprile  2 maggio 3 maggio
5 maggio
    Le date riferite in GS22
30 aprile  2 maggio
3 maggio
5 maggio

Prendendo spunto dalla tabella qui sopra, riteniamo pertanto di avere stabilito i seguenti punti.
Nel periodo compreso fra il 30 aprile e il 5 maggio 1458 l’ambasciatore sforzesco ha inviato al duca di Milano tre lettere, datate correttamente 30 aprile, 3 maggio e 5 maggio.
In GS22 Giorgi commette l’errore di assegnare al 2 maggio una missiva, GS20, che invece è del 3 maggio.
In SG23 Sforza si sbaglia nel riferire la ricezione di GS21, che data 2 maggio mentre invece è del 5 maggio.
È evidente che, al momento di scrivere SG23 il 12 maggio, il duca ha già ricevuto GS21, del 5 maggio.
Questa conclusione cui siamo giunti non è inverosimile, perché in Venezia23, missiva datata 10 maggio diretta a Marchese da Varese [7], ambasciatore presso Pasquale Malipiero, doge di Venezia, Francesco Sforza riferisce la ricezione di GS20, del 3 maggio [8].
Se pertanto il 10 maggio, data di Venezia23, Francesco Sforza segnala la ricezione di GS20, del 3 maggio, non è inverosimile supporre che il 12 maggio, data di SG23, egli possa avere ricevuto GS21, del 5 maggio.
D’altra parte, poiché vi sono quattro date (30 aprile, 2 maggio, 3 maggio e 5 maggio) per tre lettere (GS18, GS20 e GS21), è evidente che o Giorgi in GS22 ha dimenticato di segnalare l’invio di una quarta lettera nel periodo compreso fra il 30 aprile e il 5 maggio oppure Sforza in SG23 segnala la ricezione di una missiva di troppo nel periodo 30 aprile-3 maggio: propendiamo per quest’ultima ipotesi.
L’errore sforzesco è però più problematico di quanto possa sembrare a prima vista.
Come ormai sappiamo, in SG23 il duca di Milano fa sapere al suo inviato di avere materialmente ricevuto prima GS21, poi GS20.
Questa inversione della corretta sequenza cronologica di GS20 e GS21 non è priva d’inconvenienti trascurabili.
Seguendo le tracce di un tema cui abbiamo spesso già accennato che percorre alcune delle lettere conclusive della corrispondenza tra Sforza e il suo ambasciatore, ossia la partenza per Centallo di Giorgio Piossasco, potremo constatare come essa determini una non irrilevante modificazione del senso delle informazioni ricevute dal duca di Milano.

1.6. L’errore di Francesco Sforza: un errore casuale?
Alla partenza del governatore di Vercelli per Centallo si accenna già in GS14, del 13 aprile 1458, quando Corradino Giorgi, dopo avere parlato con Jean de Compey [9], scrive che Ludovico di Savoia «al presente manda fra Zorzo da Piozascho, cavalero de Santo Iohane, parente de […] domino Aluyse Bolero, a Centallo a meter lo lo campo a nome del predicto domino Aluyse Bolero».
In GS16, poi, del 18 aprile, dopo avere parlato con il duca sabaudo, l’inviato milanese riferisce che «soa signoria manda el spectabile cavalero de Santo Iohanne, domino frate Georgio da Piozascho, comandatore e gubernatore de Vercelle, parente strecto de […] domino Aloysse, lo quale anchora debe ponere campo intorno a Centallo a nome de dicto domino Aloysse».
Si arriva così a due delle tre lettere da cui ha avuto inizio questo capitolo: GS20 e GS21, rispettivamente del 3 maggio e del 5 maggio.
Come si ricorderà, in GS20 Corradino Giorgi scrive che «quelo frate Georgio del quale ho scripto ala signoria vostra deveva esere mandato a levare le ofese et metere campo a Centalo anchora non è partito, ma domane se parte he vene a quele parte per adinpire tuto quelo ho scripto ala signoria vostra».
L’inviato milanese riferisce dunque che Giorgio Piossasco non è ancora partito, ma partirà il giorno successivo, ossia il 4 maggio.
In GS21 l’ambasciatore sforzesco scrive che il duca ha potuto «intendere la partita de fra Zorzo per altre mie da qui per andare ad exquire tuto quelo ho scripto a vostra signoria circha ali facti de domino Aloysse».
La frase di Corradino Giorgi, in effetti, è ambigua, perché in nessuna lettera precedente si legge chiaramente che il frate è partito per Centallo.
Non è necessario però ipotizzare l’esistenza di una missiva di Corradino Giorgi andata persa.
Evidentemente, quando l’ambasciatore in GS20 riferisce che Giorgio Piossasco partirà il giorno successivo, è certo dell’informazione che sta fornendo al duca, al punto che, scrivendo GS21 il 5 maggio, dà per scontato che dalla lettura della sua precedente missiva il duca non possa che avere inteso «la partita de fra Zorzo» [10].
A questo punto il 10 maggio Francesco Sforza riceve GS20, come segnalato da Venezia23, lettera appunto del 10 maggio [11].
Il 12 maggio, infine, Francesco Sforza riceve GS21 e rispondendo in SG23 segnala di avere ricevuto lettere «date al’ultimo del passato et II et III del presente», commettendo l’errore, come ormai sappiamo, di datare 2 maggio una lettera, GS21, che è invece del 5 maggio.
Per riassumere quanto finora esposto, proponiamo la tabella qui sotto.

    GS14   13 aprile [Ludovico di Savoia] al presente manda fra Zorzo da Piozascho […] a meter lo lo campo a nome del […] domino Aluyse Bolero
    GS16   18 aprile Soa signoria manda el spectabile cavalero de Santo Iohanne, domino frate Georgio da Piozascho […], lo quale anchora debe ponere campo intorno a Centallo a nome de […] domino Aloysse
    GS20  3 maggio quelo frate Georgio del quale ho scripto ala signoria vostra deveva esere mandato a levare le ofese et metere campo a Centalo anchora non è partito, ma domane se parte he vene a quele parte per adinpire tuto quelo ho scripto ala signoria vostra
   Evento  4 maggio Partenza di Giorgio Piossasco per Centallo.
    GS21  5 maggio Ha potuto anchora vostra signoria intendere la partita de fra Zorzo per altre mie da qui per andare ad exquire tuto quelo ho scripto a vostra signoria circha ali facti de domino Aloysse
   Evento 10 maggio Francesco Sforza riceve GS20, come segnalato da Venezia23.
   Evento 12 maggio Francesco Sforza riceve GS21.
    SG23 12 maggio Ne piace, respondendo a tre toe lettere date al’ultimo del passato et II et III del presente, la deliberatione presa per quello illustrissimo signore .. duca

In SG23 viene dunque invertita la reale successione cronologica di GS20 e GS21: questa inversione, tuttavia, come già accennato a pag. 23, determina una modificazione tutt’altro che irrilevante del senso delle informazioni ricevute dal duca di Milano. Si legga infatti la tabella qui sotto.

GS14   13 aprile [Ludovico di Savoia] al presente manda fra Zorzo da Piozascho […] a meter lo lo campo a nome del […] domino Aluyse Bolero
GS16   18 aprile Soa signoria manda el spectabile cavalero de Santo Iohanne, domino frate Georgio da Piozascho […], lo quale anchora debe ponere campo intorno a Centallo a nome de […] domino Aloysse
GS21[2 maggio]  2 maggio Ha potuto anchora vostra signoria intendere la partita de fra Zorzo per altre mie da qui per andare ad exquire tuto quelo ho scripto a vostra signoria circha ali facti de domino Aloysse,
GS20  3 maggio quelo frate Georgio del quale ho scripto ala signoria vostra deveva esere mandato a levare le ofese et metere campo a Centalo anchora non è partito, ma domane se parte he vene a quele parte per adinpire tuto quelo ho scripto ala signoria vostra
Evento 10 maggio Francesco Sforza riceve, dopo GS21, GS20, come segnalato da Venezia23.
SG23 12 maggio Ne piace, respondendo a tre toe lettere date al’ultimo del passato et II et III del presente, la deliberatione presa per quello illustrissimo signore .. duca

Secondo questa nuova sequenza delle lettere con GS14, del 13 aprile, Corradino Giorgi avrebbe avvisato Francesco Sforza che Ludovico di Savoia «al presente manda fra Zorzo da Piozascho», informazione poi confermata da GS16, in cui si legge che «Soa signoria manda el spectabile cavalero de Santo Iohanne, domino frate Georgio da Piozascho» a Centallo.
A questo punto, in base all’errore commesso in SG23, Corradino Giorgi avrebbe inviato a Francesco Sforza il 30 aprile GS18, il 2 maggio GS21 (missiva che in questo caso da qui in poi chiameremo GS21[2 maggio]) e il 3 dello stesso mese GS20.
Al momento della ricezione di GS20 il 10 maggio, come risulta da Venezia23, Francesco Sforza pare dunque avere letto prima, in GS21[2 maggio], della «partita de fra Zorzo», poi, in GS20, che lo stesso Giorgio Piossasco «del quale ho scripto ala signoria vostra deveva esere mandato a levare le ofese et metere campo a Centalo anchora non è partito, ma domane se parte».
L’inversione della corretta sequenza cronologica di GS20 e GS21 determina dunque una conseguenza tutt’altro che irrilevante: il 12 maggio, al momento della redazione di SG23, il duca di Milano non può essere certo dell’avvenuta partenza di Giorgio Piossasco, perché, per quanto in GS20 sia riferito che il governatore di Vercelli partirà il giorno successivo, ossia il 4 maggio, l’informazione non viene confermata da nessuna lettera successiva fino a GS22, dell’11 maggio.
Riteniamo non si tratti di una considerazione da sottovalutare: un errore di datazione che assegnasse GS21 a un qualsiasi giorno successivo al 3 maggio, giorno della redazione di GS20, potrebbe anche non essere ritenuto rilevante, ma uno che modifichi le date al punto da trasformare GS20, del 3 maggio, da termine post quem a termine ante quem rispetto a GS21, con conseguente modificazione del senso delle informazioni ricevute dal duca di Milano, non può non indurre a chiedersi come possa essere sfuggito all’attenta cancelleria ducale.
È inverosimile quindi che, come supposto a pag. 21, l’errore sforzesco possa essere casuale e dovuto alla non corretta lettura di un numero, il «5», che è di non facile grafia e viene scambiato per un «II» secondo la numerazione romana (anche perché è pur sempre ugule al «5» all’interno dell’indicazione dell’anno «1458»).
Si potrebbe pertanto avanzare l’ipotesi che l’errore del duca di Milano in SG23 sia volontario: non ci resta che verificare l’attendibilità di un’ipotesi di questo tipo riesaminando il tema della partenza del governatore di Vercelli per Centallo da un altro punto di vista.

1.7. L’errore di Francesco Sforza: un errore volontario?
Come ormai sappiamo, con GS14, del 13 aprile, Corradino Giorgi avvisa Francesco Sforza che Ludovico di Savoia «al presente manda fra Zorzo da Piozascho», informazione poi confermata da GS16 (18 aprile).
Trascorsi circa quindici giorni, in GS20 Corradino Giorgi riferisce che Piossasco non è ancora partito, ma partirà il giorno successivo, ossia il 4 maggio.
In GS21, del 5 maggio, l’ambasciatore sforzesco scrive che il duca ha potuto «intendere la partita de fra Zorzo per altre mie da qui per andare ad exquire tuto quelo ho scripto a vostra signoria circha ali facti de domino Aloysse».
A questo punto il 10 maggio Francesco Sforza riceve GS20.
Nello stesso giorno il duca di Milano scrive Venezia23 a Marchese da Varese: abbiamo più volte accennato a questa lettera, ma è giunto il momento di occuparsene in modo più approfondito.
Francesco Sforza ordina al suo inviato di riferire al doge che Ludovico di Savoia «ultimamente ne fe scrivere per lo […] nostro che è appresso alla signoria sua che mandava uno de soy ad fare tollere le offese et revocare le sue gente dalle offese del […] domino Luysi».
Francesco Sforza accenna evidentemente a GS16, del 18 aprile, e l’«uno de soy» non può essere altri che Giorgio Piossasco.
Ludovico di Savoia, tuttavia, non ha ordinato a Giorgio Piossasco di partire per Centallo, ma anzi «li soi hano tolto la rocha de Demonte del […] domino Luisi [12] et sono poi andati ad campo ad un altro locho del dicto domino Aluisi, chiamato la Rocha Sparvera [13], dove se trovano al presente, et gli hano piantate le bombarde».
Francesco Sforza prosegue poi con l’accenno a GS20 («per una littera che in questo dì havemo havuta dal dicto nostro appresso el prefato duca, facta de dì tre del presente, siamo avisati che anchora quel tale che deveva venire ad fare cessare le gente non è partito»).
Il duca di Milano, irritato con Ludovico di Savoia per la sua condotta politica, non interpreta correttamente l’informazione contenuta in GS20 relativa all’ormai prossima partenza di Giorgio Piossasco, ritenendola invece l’ennesimo segnale della volontà sabauda di procrastrinare la partenza del governatore di Vercelli per Centallo.
Il duca, in sostanza, non crede a quanto il suo ambasciatore dà per certo, ossia che la partenza di Giorgio Piossasco avverrà il 4 maggio.
È evidente che, quando il 10 maggio il duca di Milano scrive Venezia23, egli non può avere ancora ricevuto GS21, lettera che, essendo stata inviata il 5 maggio, il 10 maggio non può che trovarsi in viaggio per Milano.
A questo punto il 12 maggio Francesco Sforza riceve finalmente GS21.
Leggendo che «Ha potuto anchora vostra signoria intendere la partita de fra Zorzo per altre mie da qui», non solo comprende che Giorgio Piossasco è realmente partito per Centallo il 4 maggio, ma si rende anche conto che l’informazione riguardante il governatore contenuta in GS20 non segnalava l’intenzione di Ludovico di Savoia di rinviarne con pretesti la partenza, bensì la reale volontà sabauda di inviarlo a Centallo.
Pertanto, per quanto non si possa definire falsa l’informazione che Marchese da Varese riferirà a Pasquale Malipiero dopo aver letto Venezia23 [14], perché è vero che in base a una lettera «facta de dì tre del presente» dell’inviato milanese in Savoia Giorgio Piossasco risulta non essere ancora partito per Centallo, essa è tuttavia incompleta, perché in quella stessa lettera si diceva in modo inequivocabile che «frate Georgio […] domane se parte».
In un momento politico in cui il doge di Venezia richiede al duca, come risulta da Venezia23, di «anchora meglio praticare, tractare et condure questa cosa» con il duca sabaudo, Francesco Sforza, che desidera che la sua condotta appaia ineccepibile, potrebbe essersi reso conto di essere stato precipitoso: sarebbe infatti bastato aspettare qualche giorno per sincerarsi di quali fossero le reali intenzioni di Ludovico di Savoia riguardo alla partenza di Giorgio Piossasco.
A questo punto si potrebbe ipotizzare che, per giustificarsi dell’informazione incompleta inviata a Venezia, il duca milanese sia ricorso a uno stratagemma e, segnalando in SG23 di avere ricevuto lettere «date al’ultimo del passato et II et III del presente», simuli di avere ricevuto GS21 prima di GS20: GS21 sarebbe pertanto lettera del 2 maggio datata dall’ambasciatore 5 maggio a causa della non corretta scrittura di un «II» [15].
Nella tabella sotto riassumiamo quanto sin qui esposto.

    GS14   13 aprile [Ludovico di Savoia] al presente manda fra Zorzo da Piozascho […] a meter lo lo campo a nome del […] domino Aluyse Bolero
    GS16   18 aprile Soa signoria manda el spectabile cavalero de Santo Iohanne, domino frate Georgio da Piozascho […], lo quale anchora debe ponere campo intorno a Centallo a nome de […] domino Aloysse
    GS20  3 maggio quelo frate Georgio del quale ho scripto ala signoria vostra deveva esere mandato a levare le ofese et metere campo a Centalo anchora non è partito, ma domane se parte he vene a quele parte per adinpire tuto quelo ho scripto ala signoria vostra
   Evento  4 maggio Partenza di Giorgio Piossasco per Centallo.
    GS21  5 maggio Ha potuto anchora vostra signoria intendere la partita de fra Zorzo per altre mie da qui per andare ad exquire tuto quelo ho scripto a vostra signoria circha ali facti de domino Aloysse
   Evento 10 maggio Francesco Sforza riceve GS20 e non crede che Giorgio Piossasco sia partito il 4 maggio.
Venezia23 10 maggio per una littera che in questo dì havemo havuta dal dicto nostro appresso el prefato duca, facta de dì tre del presente, siamo avisati che anchora quel tale che deveva venire ad fare cessare le gente non è partito
   Evento 12 maggio Francesco Sforza riceve GS21 e comprende che Giorgio Piossasco è realmente partito.
    SG23 12 maggio Ne piace, respondendo a tre toe lettere date al’ultimo del passato et II et III del presente, la deliberatione presa per quello illustrissimo signore .. duca

In base alla nuova e non autentica sequenza delle lettere esposta in SG23 il duca di Milano potrebbe dunque avere simulato che il 2 maggio il suo ambasciatore gli abbia inviato GS21[2 maggio] e il 3 dello stesso mese GS20.
In questo modo Francesco Sforza risulterebbe avere letto prima, in GS21[2 maggio], della «partita de fra Zorzo», poi, in GS20, al momento della sua ricezione il 10 maggio, che lo stesso Giorgio Piossasco «del quale ho scripto ala signoria vostra deveva esere mandato a levare le ofese et metere campo a Centalo anchora non è partito, ma domane se parte».
Ecco la nuova tabella che ne deriva.

GS14   13 aprile [Ludovico di Savoia] al presente manda fra Zorzo da Piozascho […] a meter lo lo campo a nome del […] domino Aluyse Bolero
GS16   18 aprile Soa signoria manda el spectabile cavalero de Santo Iohanne, domino frate Georgio da Piozascho […], lo quale anchora debe ponere campo intorno a Centallo a nome de […] domino Aloysse
GS21[2 maggio]  2 maggio Ha potuto anchora vostra signoria intendere la partita de fra Zorzo per altre mie da qui per andare ad exquire tuto quelo ho scripto a vostra signoria circha ali facti de domino Aloysse,
GS20  3 maggio quelo frate Georgio del quale ho scripto ala signoria vostra deveva esere mandato a levare le ofese et metere campo a Centalo anchora non è partito, ma domane se parte he vene a quele parte per adinpire tuto quelo ho scripto ala signoria vostra
Evento 10 maggio Francesco Sforza riceve, dopo GS21, GS20: la partenza di Giorgio Piossasco, continuamente rimandata, non è ancora avvenuta.
Venezia23 10 maggio per una littera che in questo dì havemo havuta dal […] nostro appresso el prefato duca, facta de dì tre del presente, siamo avisati che anchora quel tale che deveva venire ad fare cessare le gente non è partito
SG23 12 maggio Ne piace, respondendo a tre toe lettere date al’ultimo del passato et II et III del presente, la deliberatione presa per quello illustrissimo signore .. duca

Dalla lettura della nuova sequenza delle lettere è inevitabile trarre l’impressione che il reale intento di Ludovico di Savoia sia di procrastinare la partenza di Giorgio Piossasco e verrebbe così a essere giustificata l’informazione incompleta inviata a Venezia, che pertanto non sarebbe stata dettata dalla scarsa pazienza del duca nei confronti di Ludovico di Savoia.
L’ipotesi che l’errore di datazione commesso da Francesco Sforza in SG23 non sia casuale, bensì volontario, potrebbe dunque avere un fondamento: esso servirebbe al duca per giustificarsi con gli ambasciatori sabaudi o veneziani dell’informazione incompleta riferita da Marchese da Varese al doge di Venezia riguardante la non ancora avvenuta partenza di Giorgio Piossasco per Centallo.
L’ipotesi implica che SG23 e le missive cui in questa lettera si allude, ossia GS18, GS21[2 maggio] e GS20, potessero, se necessario, essere esibite ai medesimi ambasciatori sabaudi o veneziani, non però GS22, perché, così facendo, si sarebbe palesata la volontarietà dell’errore di datazione di SG23: come ormai sappiamo [16], infatti, l’errore presente in GS22 consente di escludere che GS21 sia stata inviata il 2 maggio e datata 5 maggio per sbaglio [17].
L’ipotesi dell’errore volontario presenta tuttavia un inconveniente.

1.8. L’errore volontario di Francesco Sforza: uno stratagemma improbabile
Abbiamo verificato che l’errore ducale comporta la modificazione della sequenza di GS18, GS20 e GS21: più precisamente l’inversione della corretta successione di GS20 e GS21 in seguito alla trasformazione di GS21 in GS21[2 maggio].
Riteniamo improbabile che, per giustificarsi, Francesco Sforza sia ricorso a una sequenza di lettere di questo tipo: il rischio che essa sembrasse non autentica sarebbe stato troppo elevato.
Per quanto il criterio qui riportato a pag. 9 a proposito delle lettere ricopiate nelle lettere successive possa avere ammesso alcune eccezioni, a qualsiasi ambasciatore sarebbe infatti parso più probabile che GS20 fosse lettera successiva a GS18, e quindi precedente GS21, e non successiva alla stessa GS21, perché, come si ricorderà, in GS20, del 3 maggio, è inserita la lunga parte in cifra di GS18.
Se dunque in se stessa non è inverosimile l’ipotesi che, per giustificarsi di informazioni incomplete o errate fatte riferire a potenze estere, Francesco Sforza potesse inserire in punti strategici della sua corrispondenza errori di datazione volontari, in modo da modificare la sequenza delle lettere e quindi il senso delle informazioni in esse contenute, è tuttavia improbabile, per quanto non impossibile, che il duca sia ricorso a uno stratagemma di questo tipo nel caso delle missive qui in esame: riteniamo pertanto l’ipotesi non attendibile.

1.9. L’errore di Francesco Sforza: un errore da identificare
Abbiamo dunque constatato che, per quanto non impossibile, è improbabile che l’errore di datazione commesso dal duca di Milano in SG23 sia volontario.
In precedenza, alle pp. 24-29, abbiamo anche verificato che è improbabile, per quanto pure in questo caso non impossibile, che lo stesso errore di datazione possa essere casuale, perché esso determina un’inversione della corretta sequenza di due lettere (GS20 e GS21), con conseguente rilevante modificazione del senso delle informazioni in esse contenute, che è inverosimile sia sfuggita all’attenta cancelleria ducale.
È pertanto opportuno introdurre una nuova categoria di errori di datazione: quella degli errori da identificare.
Definiamo in questo modo quegli errori di datazione che per le loro caratteristiche è improbabile siano casuali, ma non si riesce a identificare la ragione per la quale potrebbero essere stati commessi volontariamente.
Riteniamo che un errore da identificare resti tale anche se non si riesce a individuare la motivazione per la quale potrebbe essere stato commesso di proposito e che pertanto quest’ultima non sia una ragione sufficiente per definirlo casuale.
L’errore di datazione presente in SG23 ha tutte le caratteristiche per essere considerato da identificare: da un lato, infatti, poiché è poco verosimile ipotizzare che uno sbaglio di questo tipo possa essere sfuggito alla cancelleria ducale, è improbabile che sia casuale, dall’altro, però, non siamo riusciti a individuare la ragione per la quale potrebbe essere stato commesso volontariamente.

1.10. L’errore di Corradino Giorgi: un altro errore da identificare
Dopo avere definito «da identificare» l’errore di SG23, è ora opportuno prendere di nuovo in esame quello commesso dall’inviato milanese in GS22.
Come abbiamo cercato di dimostrare alle pp. 17-21, con il suo errore Corradino Giorgi ci rassicura in modo inequivocabile di non avere spedito alcuna lettera il 2 maggio e che pertanto GS21 è stata datata 5 maggio consapevolmente e non per sbaglio.
La caratteristica principale dell’errore pare dunque consistere nello svelare che non si sbaglia Corradino Giorgi nella data cronica di GS21, ma Francesco Sforza nel riferire la ricezione di una lettera datata 2 maggio in SG23.
L’errore è così peculiare che, come sappiamo, se Francesco Sforza avesse commesso volontariamente il suo sbaglio in SG23, al fine di esibire la sequenza GS18, GS21[2 maggio] e GS20, non avrebbe potuto mostrare GS22.
Sembrerebbe pertanto potersi escludere una delle ipotesi che consentirebbe di definirlo volontario, ossia che sia stato lo stesso duca di Milano a suggerire all’inviato d’inserirlo in GS22 per qualche ignota ragione, perché così facendo, almeno apparentemente, il duca si sarebbe messo in difficoltà da se medesimo.
D’altra parte si converrà che è poco probabile, e quanto meno curioso, che proprio uno sbaglio di questo tipo, così compromettente per il duca, sia capitato per caso in un punto tanto strategico della corrispondenza.
Riteniamo pertanto che anche questo errore, di cui non siamo in grado di identificare la ragione per la quale potrebbe essere stato commesso di proposito e che quindi non possiamo definire volontario, si possa considerare da identificare.

1.11. Due errori di datazione da identificare
Siamo così giunti al termine del capitolo.
Qui di seguito proponiamo una tabella che riassume gli errori da identificare sin qui incontrati: come si vedrà più avanti, dovremo aggiornarla.
Nella terza colonna è sembrato utile indicare la motivazione per la quale si ritiene che l’errore non possa essere considerato casuale.
Nella quarta e nella quinta colonna abbiamo invece segnalato con una X se il mittente si sbaglia riferendosi a una sua lettera precedente (sigla EM) o a una missiva del proprio destinatario (sigla ED).
Nell’ultima riga si trova infine indicato il numero complessivo degli errori EM ed ED rilevati.

                Tabella degli errori di datazione da identificare                      
Lettera             L’errore            Perché non può essere un errore casuale?       EM ED
  GS22 GS20, del 3 maggio, viene datata 2 maggio. Perché è poco probabile sia capitato per caso in un punto così strategico della corrispondenza.  X  
  SG23 GS21, del 5 maggio, viene datata 2 maggio. Perché è poco verosimile che sia sfuggito alla cancelleria ducale.    X
       1  1

continua

[1] A proposito di Giorgio Piossasco si veda Marini, Lino, Savoiardi e Piemontesi nello stato sabaudo (1418-1601), vol. I (1418-1536), Roma, 1962, pp. 76, 109, 120, 178 e 228.
[2] Senatore, Francesco, «Uno mundo de carta», Napoli, Liguori Editore, 1998, pag. 183.
[3] È opportuno ricordare che, come scrive Francesco Senatore («Uno mundo de carta», Napoli, Liguori Editore, 1998, pag. 124), «A cominciare dall’istruzione, documento che istituiva l’ambasciata e avviava la catena infinita delle lettere, e poi dalle credenziali ed eventualmente dalla cifra, si veniva formando presso l’oratore un piccolo archivio corrente che era l’immagine speculare di quello del suo governo. Anche l’ambasciatore aveva le sue filze di lettere ricevute, i suoi minutari e i suoi copialettere, e tutte le scritture necessarie per la sua attività diplomatica e documentaria: formulari, titolari, quaderni delle spese sostenute, appunti vari, copie di trattati, sommari di cifrari, ecc.».
Secondo Senatore (pp. 128-129 dello stesso libro) «anche gli inviati sforzeschi possedevano almeno un copialettere o un minutario delle missive spedite, eventualmente con semplici annotazioni protocollari sul destinatario e sulla data di spedizione quando non era necessaio conservare copia integrale di un dispaccio. In questo modo essi potevano controllare la propria corrispondenza e individuare, eventualmente, le lettere intercettate o disperse».
[4] Si potrebbe anche avanzare l’ipotesi che GS20 sia stata inviata il 2 maggio e nella minuta di questa lettera Corradino Giorgi abbia riportato la data corretta, segnalandola poi anche in GS22, ma si sia sbagliato scrivendo la data cronica della stessa GS20. L’ipotesi non è inverosimile, ma si basa su una condizione che non possiamo verificare, perché non siamo in possesso della minuta di GS20: non è pertanto utile fondare il ragionamento su di essa. Anche in questo caso sarebbe comunque possibile identificare la lettera datata 3 maggio di cui Francesco Sforza segnala la ricezione in SG23 con GS20. Non pare inutile precisare che, se si volesse identificare la lettera datata 2 maggio di cui Francesco Sforza segnala la ricezione in SG23 con GS20, si ricadrebbe nel caso dell’ipotesi B, che, come abbiamo visto alle pp. 11-13, non è sostenibile.
[5] In base all’ipotesi E, da noi ricordata a pag. 13, il duca di Milano in SG23 segnalerebbe la ricezione di GS21 datandola 2 maggio perché ricevuta prima di GS20, del 3 maggio: GS21 sarebbe quindi missiva inviata il 2 maggio datata da Corradino Giorgi 5 maggio per sbaglio.
[6] Non pare utile prendere in considerazione l’ipotesi esposta alla n. 4 di pag. 16 secondo la quale GS20 sarebbe stata inviata il 2 maggio e datata 3 maggio per errore, perché, come si ricorderà, essa si basa su una condizione che non possiamo verificare. È comunque evidente che, ricevendo GS20 datata erroneamente 3 maggio, il duca non avrebbe potuto che riferire la ricezione di una lettera datata 3 maggio e non 2 maggio.
[7] A proposito di Antonio, detto Marchese, dei marchesi di Clivio da Varese, squadriero e aulico ducale, si veda Leverotti, Franca, Diplomazia e governo dello stato. I «famigli cavalcanti» di Francesco Sforza (1450-1466), Pisa, ETS, 1992, pp. 255-256.
[8] Riferendosi a Ludovico di Savoia e a Corradino Giorgi, Francesco Sforza scrive infatti che «per una littera che in questo dì havemo havuta dal […] nostro appresso el prefato duca, facta de dì tre del presente, siamo avisati che anchora quel tale che deveva venire ad fare cessare le gente ancora non è partito». Il «tale» cui si accenna è Giorgio Piossasco. Nelle pagine seguenti parleremo ancora di Venezia23.
[9] A proposito di Jean de Compey si veda Gabotto, Ferdinando, Lo Stato Sabaudo da Amedeo VIII a Emanuele Filiberto, vol. I (1451-1467), Torino, L. Roux e C., 1892-1895, pp-13-17 e 28-32; il terzo capitolo («Il Piemonte, per Ludovico, “État de rechange”?») di Marini, Lino, Savoiardi e Piemontesi nello stato sabaudo (1418-1601), vol. I (1418-1536), Roma, 1962, pp. 71-135 (soprattutto il primo paragrafo, pp. 71-92); Castelnuovo, Guido, Ufficiali e gentiluomini, Milano, FrancoAngeli, pp. 76-77, 84-87 e 169-172.
[10] D’altra parte, se in GS21 dopo il termine «partita» immaginiamo sia sottinteso l’avverbio «heri», quanto scritto dall’ambasciatore milanese non può che sembrarci più chiaro: invece di scrivere che in una precedente lettera del 3 maggio aveva riferito al duca che Giorgio Piossasco sarebbe partito il giorno successivo e che in effetti così è poi avvenuto, Corradino Giorgi scrive, in modo decisamente più ellittico, che da GS20, del 3 maggio, il duca è stato informato della «partita de fra Zorzo», perché aveva scritto che sarebbe avvenuta il giorno successivo alla stessa GS20, ossia «heri».
[11] Si veda la n. 8 a pag. 23.
[12] Francesco Sforza viene informato da Onorato di Tenda che «in hac presenti hora, nova certa sucepi quod castrum Demonte redditum est, in quo erat unus ex fratribus meis, et causa est, ut dicitur, quia fuit divisio inter eos existentes in dicto castro» (TS2, del 25 aprile). La notizia è confermata da Eleonora di Saluzzo, che in Saluzzo1, del 30 aprile, riferisce che un nipote di Ludovico Bolleri, «iamato Manuello de Tenda, per tributo ha dato lo castello de Demonte molto miseramente». Anche Abramo Ardizzi in Ardizzi11, del 5 maggio, accenna chiaramente alla perdita «del castello de Demonte». Lo stesso Ardizzi sin dal precedente 6 aprile (Ardizzi7) ha riferito al duca di Milano che «quelli del duca de Savoya hanno presa la terra de Demonte a pacti et che la dicta terra cum la vale pagha XVIm solidi».
[13] Sin dal 9 aprile Francesco Sforza scrive a Onorato di Tenda (ST1) di avere «inteso quello ne haviti scripto dela novità facta per lo illustrissimo signore .. duca de Savoya in mandare el campo suo contra la Rocha et Demonte, terre del magnifico messer Aluyse Bolleri», dando «principio de spazare alcune zente d’arme per mandarli de là, accadendo el bisogno, et de presente ve mandiamo XXV schiopeteri, come ne haveti rechesto, sotto lo governo et cura de Pedro Matto da Milano et de Zohannepedro pure da Milano». Il 25 aprile (TS2) Onorato di Tenda informava il duca che «schiopeterios missos in castro Roche mandavi cum circha quadraginta aliis bonis sociis». A difesa della Roccasparvera il duca avrebbe poi inviato Ambrogino da Longagnana con «lance cinquanta da pede et polvere et ballote per X schiopeteri» (M38-282r).
[14] L’informazione, lo ricordiamo, è la seguente: «per una littera che in questo dì havemo havuta dal dicto nostro appresso el prefato duca, facta de dì tre del presente, siamo avisati che anchora quel tale che deveva venire ad fare cessare le gente non è partito».
[15] Non è inverosimile che Corradino Giorgi possa avere commesso un errore di questo tipo. Come già spiegato a pag. 13, infatti, per l’abitudine di scrivere il numero «5» all’interno dell’indicazione dell’anno «1458», l’ambasciatore, dopo avere scritto il numero «II» secondo la numerazione romana, potrebbe essersi sbagliato aggiungendo il segno soprascritto simile a – o ^, trasformando quel «II» in un «5» secondo la numerazione araba.
[16] Si vedano in proposito le pp. 17-21.
[17] Come abbiamo scritto a pag. 19, con la data cronica di GS21 Corradino Giorgi sostiene di avere inviato GS21 il 5 maggio. Riferendo la ricezione di una lettera datata 2 maggio, invece, è come se Francesco Sforza replicasse all’affermazione del suo ambasciatore dichiarando che GS21 è stata inviata il 2 maggio, perché, avendola ricevuta prima di GS20, del 3 maggio, ritiene che nella data cronica il suo ambasciatore si sia sbagliato scrivendo un «5» al posto di un «II». È importante sottolineare che in assenza di GS22 non saremmo in grado di stabilire con certezza chi affermi la verità, perché non si potrebbe escludere che GS20 non sia lettera successiva a GS21, per quanto un’ipotesi di questo tipo sia improbabile, come vedremo a pag. 37. Solo l’errore di GS22 consente di stabilire con certezza che il 2 maggio Corradino Giorgi non ha inviato alcuna lettera e pertanto GS21 non può precedere GS20.

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