17. Marchese da Varese a Francesco Sforza 2 maggio 1458

Illustrissime princeps et excelsissime domine domine mi singularissime post debitam recomendationem. Questa matina, domenica, per fare compagnia a questo illustrissimo principe secondo l’usato, domanday si per ancora era fatta altra più deliberatione per l’ambasata fatta per me sopra fatti del . duca de Savoya. Soa signoria me rispose che, ritornati dala messa, seressemo insieme et così fossemo.
Soa risposta in questa forma: che non me debia marevigliare si havendo tenuto in tempo qualche dì più che non bisognava per farme ditta risposta, la casone perché haveva alcun aviso che ambasciatori del .. duca de Savoya erano gionti a Ferrara, che, daben soa signoria gli abia scripto inanze tratto manda ditti soy ambasciatori per congratularse di soa creatione, che a loro pare gli debia mandare più presto per altra casone che per questo, considerato che già sey mesi è fatto duse. Dise che non gli piace per cosa nesuna ch’el .. duca de Savoya né altri si mova a nesuno dispiacere dela signoria vostra, che, si pur quando luy o altri lo faciesse o faciesse fare, che dal canto suo, per lo intrinsico amore, unione et liga havite insieme, sempre serano presti per lo amore et per lo debito quanto per lo stato suo medesmo, ma, perché considerato una parte che la signoria vostra me scrive, che, si no per diportarse più consideratamente, già gli avrea proveduto et si ancora parisse a questa soa signoria de fargli altra provisione, che gli pare la signoria vostra molto ben se diporta in ogni suo fatto, ma ch’el suo ricordo et parire serea questo: che la signoria vostra, per diportarse ancora meglio, considerato lo pacifico et ben vivere per lo honore d’Ytalia, che ancora gli piacia di voler tractare meglio questa cosa con lo duca de Savoya, ch’el voglia restare dale offese verso deli collegati et ricomendati soy et ristorargli del danno fatto, che, si quando altramente pur facia, che dal canto suo sempre farano lo debito verso dela signoria vostra, con molte altre parolle assay amorevole conveniente ala materia.
Replicay a soa signoria che, si ben considerando le parte de vostra lettera, che non solamente la signoria vostra s’è conducta et ha voluto vivere et havere bona amicitia col prefato duca de Savoya, che per più stringerla et meglio conservarla era conducta a parentado con sì, dapoy, intrato luy in questa impresa, gli à mandato et tenuto apresso uno suo ambasatore, pregandolo, confortandolo che gli piacia desistere dela impresa et ristorare li soy, che in effecto non ha vogliuto intendere cosa nesuna, anze continuamente con l’arme in mano attende ala soa disfactione et danni magiori, che, si no per consigliarse qui d’ogni suo fatto, per voler suo ricordo et parire per voler vivere ben iustificato et ancora per richiedere lo favore suo, quando bisogna, secondo le promesse, già la signoria vostra gli area proveduto, che legiera cosa gli serea, quanto al leone fra le peccore, verso de sì ricordandoli, quando la ne mandò per recoperare quelle terre et andassemo in vercielese, si havendo voluto, in pochi dì gli avrea tolto ciò ch’el tene de qua da monti, che, si intendando luy questo non sia de voluntà de soa signoria et ch’el voglia stare neli termini soy, assay più casone se gli darà ch’el non passe più oltra et ch’el facia lo debito verso de quigli soy gentilomeni. Rispose soa signoria ch’el credevano senza fallo. Fatto aspectare, rechiamato, medesmo replicare fo de soa signoria: che gli piaciarea molto et saprea confortare che, apresso al tanto suo iustificato vivere, la signoria vostra, come ben sa diportarse in ogni suo fatto, che di novo gli piacia di voler meglio praticare et condure questa cosa, poy ciò che serea daffare dal canto suo si farà dela bona voglia.
Mando alcune copie haute da soa signoria pur sopra fatti de Ungaria et sopra la ritornata del signore Alisandro.
Zohanne del Pizo fo canceliere de Francesco Pizinino, poy de miser Carlo e mo del signore Gismondo, homo fatto a suo modo. Dise havere comissione dal ditto suo signore de guidarse et consigliarse in ogni suo fatto con mi. La casone di soa venuta per volere intendere questa signoria si pure la vole stare a videre la soa ultima disfactione, che, si pur quando questo voglia consentere, delibera totalmente mettere la persona, figlioli, lo stato ala descrictione delo re. Pur questa matina, per volere intendere più oltra, non passando però lo mandato dela signoria vostra, m’acostay al principe et disse sopra la venuta di questo canceliere. In effecto trovo la cosa al modo usato più fredda che may, con dire la assay deficultà che fo a Ferrara per non volere consentere a simile cosa, ma ch’el capitulo dela liga sta generale, non gli essendo nominati lo signor Gismondo né altri, che qualunche capitaneo o soldato se ritrovasse obligato per capituli, non havendo servito, gli possa esser fatto contra, non possendo essere ayutato né favorito. Dice non vogliano temptare contra le conventione dela liga per nesun modo, ch’el non volse may accordio nesuno, ch’el ne serea uscito per la mità del capitale. Dapoy intrò ch’el signor Gismondo sempre haveva vogliuto vivere a suo modo, ricordando che bon pezo ebbe in mano lo bastone et governo dela soa gente, che Dio lo sa quali portamenti fece. Fra l’altre cose una volta scrisse una lettera a milanesi, essendoli la signoria vostra a campo a Milano, dela quale gli mandò la copia et poy l’originale, che non era senza assay carico di questa soa signoria, benché assay luy la negasse. Trovo fin da principio, bench’el fatto suo sia in tale forma mal disposto qui, senza alcuna speranza, ancora gli è molto exoso. Ho avisato ditto canceliere sopra la venuta di quel canceliere del conte Iacomo per quelle bombarde ch’el dise voler condure da Cesena a Pesaro et poy a Fossinbruno per metterle ala Rocca de Montefiore, che li anconitani gli prestarano navilio et ancora una fusta del signore Alisandro, che, si possendo adatargli qualche impacio per fargli qualche provisione, ch’el lo possa fare, purché non gli sia nominato mi. Questo dico per rispecto al segno dela signoria vostra. Poy ditto canceliere assay si fa molto gagliardo ch’el suo signore vole dare denari per mettere in ponto le persone deli homeni d’arme, ch’el si ritrova milleducento cavagli, doamillia fanti, aspecta altri LX homeni d’arme, che, si non venendo altra gente al conte Iacomo, nol lassarà campegiare. Hogli dicto che assay et molto meglio serea per soa signoria de diffenderse che di metterse ala descritione delo re. Poy m’à fatta una gionta, che dubita di non spendere la robba et poy perdere lo stato insieme. E de’ dubitare che, essendoli strecti fianchi, di qualche soa viltà, secondo per altre mie l’ò advisata. Lo signore Malatesta ha rimandato Gotifredo dalo re, intendo per prima sentere dala soa maiestà sia in quel bon proposito quando gli mandò ditto Gotifredo la prima volta, che, sì essendo, gli andarà in persona et, si non, non gli andarà, per non dovere fare fructo et per conservarse la reputatione. Venetiis II maii M°CCCC°LVIII.
Illustris dominationis vestre servitor Marchese de Varese.
(a) Frategli del ditto Bartholomeo (b) più di mi fecero parlare et poy loro, sempre dicendo se io haveva lettera nesuna dela signoria vostra. Rispose sempre de non, come era il vero, perché in fin’alora non haveva soa lettera. Ne aviso che già più dì de questa cosa n’à avisato soy frategli, siché la lettera fece fare là in mio nome non vene a servire a tempo. Non so si loro gli farano riguardo.*

(a) La lettera si compone di tre pagine: nella terza è incollato in basso a sinistra un piccolo foglio nel quale si trova la parte della missiva che va da «Frategli» sino a «farano riguardo».
(b) Cfr. 2.1.5. «Alcune linee di febbrile corrispondenza n. 19»: «La parola “ditto” non è corretta, perché Bartolomeo Pisani viene citato per la prima volta».

* Il piccolo foglio incollato in basso a sinistra nella terza pagina serve per attirare l’attenzione del lettore sull’errata parola «ditto» e quindi su Venezia 14, lettera di cui lo stesso duca dichiara la non autenticità. Cfr. «3 = Tre», paragrafo «Il caso del già “ditto”, ma nella lettera falsa…», di cui si ripropone di seguito una parte: «Qui interessa soprattutto rilevare che la parola “ditto” si configura come un errore, perché Bartolomeo Pisani viene menzionato per la prima volta nella missiva. Anche se potrebbe sembrare che l’inviato ricorra a questa anomalia per replicare a Venezia13, in realtà riteniamo si voglia dire al lettore di procedere logicamente, considerando vincolate dal tema di Pisani Venezia14 e Venezia17, prima missiva con la firma di Marchese da Varese dopo la stessa Venezia14, perché quest’ultima, benché datata 21 aprile, risulta allegata a Venezia13, del 28 aprile. Il termine “ditto” troverebbe così la sua spiegazione nel fatto che è come se Venezia14 fosse ancora “attiva” al momento di dedicarsi a Venezia17, come se, quindi, le due lettere fossero state scritte in rapida successione. Ma Venezia14, come sappiamo, è lettera non autentica. Collegando Venezia17, documento che pare una lettera vera, a Venezia 14, si intende suggerire che anche Venezia17 non è autentica e così per contaminazione le altre missive di Marchese da Varese».

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