6.2. La sorveglianza, a mezza altezza, dei «franzosi»

In GS9, lettera del 17 marzo, Corradino Giorgi riferisce di un colloquio con «Iohane de Compesio, dicto signor de Toreno», che in sostanza conferma quanto scritto dall’ambasciatore ducale in GS8, aggiungendo però alcuni particolari che consentono di meglio comprendere la natura dell’autorità esercitata dalla «parte» che «aderise alo re de Franza». Rivolgendosi all’inviato ducale, Jean de Compey dice:

Coradino. Non so se tu sapie li zentilomini, conti, baroni et cavaleri de questo stato de Savoia esser divisi doe parte, dele quale monsignor lo maneschalcho è capo de l’ina, la quale è tuta franzosa, senza alcuno mezo, et quela al presente guberna et rege questo stato al suo modo et como gli pare, como tu vedi, non pesando sulo honore né su el bene né sul’utile de questo nostro signore, ma de adinpire li soi pesire et voluntate, et noi altri, quali al presente non semo de stato né de guberno he che cognosemo questo nostro signore esser cumdicto a tanta subiectione che non ardische fare se no como voleno, e noi, che amemo el nosro signore et lo suo utile he honore, voremo prendere modo et via de liberarlo de tanta subiectione, unde cognosemo questo non ne potere seguire senza lo favore et inteligencia de alcuno altro signor, et maxime del tuo signore, duca de Mediolano, el quale, s’el volese che se intendesemo cum sua signoria, lo faremo fare liga et bona inteligencia cum questo nostro signore he in modo che lo dicto signor nostro se liberarea da tanta subiectione de questi franzosi, como soa signoria hè desiderosa, che sarebe grande utile del XX prenominato tuo signore, duca de Mediolano, et del stato suo he del nosro signore, he, non volendo dicto signore tuo havere la nostra inteligentia, ne sarà forza, per stare a casa nostra, haderirse cum la parte nostra inimicha, la quale continuamente praticha cum franzosi de metere gente d’arme insema et pasare li monti per andare adoso al duca de Mediolano, il che cognoso sarà gram detrimento de l’uno e l’altro stato.

La «parte» di cui «lo maneschalcho è capo» viene descritta come «tuta franzosa, senza alcuno mezo». Essa «al presente guberna et rege questo stato al suo modo et como gli pare», ma soprattutto risulta avere condotto Ludovico di Savoia «a tanta subiectione che non ardische fare se no como voleno»: le parole appena riportate consentono di affermare che, se il duca sabaudo, «sotoposto al re de Franza como fa la quaglia al sparavero», può a buon diritto essere considerato un prigioniero, i «franzosi» al servizio di Carlo VII si delineano come vere e proprie «guardie», che sottopongono a stretta sorveglianza l’attività politica dello stesso duca.

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