1.2.4. Un caso di ricezione non valida: da SG3 ed SG3-ALL a Giorgi3-ES e Giorgi4-ES

In Giorgi3-Es, del 21 gennaio, l’inviato milanese riferisce di avere ricevuto il giorno precedente «le lettere de vostra signoria in zifra cum tute quele altre cosse». Per identificare quali siano le «lettere» e le «cosse» ricevute, è necessario prendere in esame Giorgi4-Es (23 gennaio) e Giorgi7-Es (26 gennaio).

Tabella 20

 

Giorgi3-Es (21 gennaio)

Giorgi4-Es (23 gennaio)

Giorgi7-Es (26 gennaio)

1

La ricezione delle lettere

ho recevuto le lettere de vostra signoria in zifra Ho receuto le letre de vostra signoria in zifra ho recevuto le littere dela signoria vostra a dì vinti del presente

2

La ricezione di «quele altre cose»

Cum tute quele altre cosse etc., ale quale lettere per lo prescente non posso fare altra resposta, ma me sforzarò de fare che lo magnifico habia ogni cossa, […]. cum tute quele altre cose ha me mandato la signoria vostra per lo cavalalario et ho intexo la continentia de quele, unde me sforzarò fare che lo amico habia ogni cosa cum la polvere he ho intexo la continentia

3

«lo modo»

e ch’elo intenda el modo ha a servare, […]. e lo modo se debe servare in adoperare dicta polvere, il che farò intendere alo amicho, […].

In Giorgi4-Es l’inviato sforzesco conferma la ricezione di lettere in cifra (1) e di un imprecisato insieme di «altre cose», che cercherà di consegnare all’«amico» (2), chiamato in Giorgi3-Es «magnifico», ma aggiunge che gli farà comprendere «el modo ha a servare» (3), anche se non è chiaro a quale argomento si riferisca. In Giorgi7-Es le informazioni si precisano, perché l’ambasciatore segnala che il 20 gennaio insieme alle lettere (1), di cui non si dice più che sono in cifra, è giunta «la polvere» (2): compreso «lo modo» in cui deve essere impiegata, lo riferirà «alo amicho» (3). Le «cosse» e le «cose» menzionate rispettivamente in Giorgi3-Es e Giorgi4-Es devono dunque essere identificate con «la polvere» di Giorgi7-Es, l’indeterminato «modo» di cui si parla in Giorgi4-Es riguarda il suo utilizzo e il «magnifico» e l’«amico» coincidono con l’«amico» del documento intitolato «Lo modo da dare la polvere da far dormire le guardie». In Giorgi3-Es l’ambasciatore sembra dunque riferire la ricezione di SG3 ed SG3-All: essa, tuttavia, non può essere considerata valida, perché nelle minute ducali non vi è alcuna indicazione di porre in cifra le lettere in partenza per la Savoia, a differenza per esempio della minuta di SG13, che reca in alto a destra le parole «Per zifra» [30]. Che non possa trattarsi di una dimenticanza è confermato dal fatto che all’inizio di SG6-PS è scritto «Ponatur omnino in ciffra, etiam si littere priores scriberentur absque ciffra» [31]. La proposizione concessiva, nella quale il dato concesso viene dato per reale, consente di affermare in modo inequivocabile che le lettere ducali precedentemente inviate, comprese quindi quelle ricavate da SG3 ed SG3-All, erano in chiaro: la ricezione delle due missive sforzesche segnalata in Giorgi3-Es e Giorgi4-Es non può quindi essere ritenuta valida [32].*

[30] «Sulle minute ducali le parti da cifrare erano segnalate da note di questo genere: “In zifra”, oppure “Ser Iohannes ponat litteras in cifra”, “Fo facta in zifra per ser Biancho”» (Senatore, Francesco, «Uno mundo de carta», Napoli, Liguori, 1998, p. 403).
[31] La disposizione in latino potrebbe essere tradotta come segue: «Mettere tutto in cifra, poscritto e lettera cui esso andrà allegato, anche se le missive precedenti sono state lasciate in chiaro».
[32] Non deve sorprendere che Francesco Sforza si sia preso il rischio di lasciare in chiaro SG3 ed SG3-All nonostante fossero inviate insieme alla polvere narcotizzante. Abbiamo visto che il duca di Milano, ricevuta GS1, intuisce correttamente, senza bisogno di ulteriori informazioni dal suo ambasciatore, che la polvere serve a Ludovico Bolleri per mettere in atto un tentativo di fuga (p. 48, n. 29). A questo punto possiamo immaginare che il duca, compresa l’urgenza del momento, ordini immediatamente di cercare una sostanza adatta allo scopo e, una volta trovata, ne faccia «fare experientia», in modo d’assicurarsi che sia «perfecta da quello mestiero» (da SG3). Non resta che spiegare quale sia «lo modo da dare la polvere»: ne risulta un documento lungo 3 pagine che si decide di lasciare in chiaro, perché occorre agire con la massima rapidità e l’operazione di cifratura richiederebbe un tempo eccessivo. Come ricorda Francesco Senatore, infatti, «per la cifratura di una lettera piuttosto lunga (p. e. 4 fogli) c’era da lavorare anche per più giorni» (Senatore, Francesco, «Uno mundo de carta», Napoli, Liguori, 1998, p. 256). Queste parole sono riferite agli ambasciatori, che, generalmente privi di cancellieri cifratori, erano perciò costretti «a passare un’enorme quantità del proprio tempo nelle operazioni  noiosissime di cifratura, con uno svantaggioso allungamento dei tempi di spedizione» (Senatore, Francesco, op. cit., pag. 256), ma nella cancelleria ducale l’operazione di cifratura non doveva essere molto più rapida, perché esisteva «una certa specializzazione nelle operazioni connesse alle scritture segrete» e, «come conferma anche il ricorrere delle stesse grafie, ogni cancelliere si occupava di un certo numero di cifre» (Senatore, Francesco, op. cit., pp. 403-404). Inoltre «la scarsa pratica con la cifra nuova accresceva l’impaccio, non essendo possibile procedere con la rapidità consueta: è certo infatti che il cifratore memorizzava i segni cifranti, scrivendone sotto dettatura interiore quattro/cinque per volta» (Senatore, Francesco, op. cit., pag. 257).

* Da segnalare a questo proposito quanto sostenuto dal custode Diana, seconda la quale potevano esistere due minute come SG3 ed SG3-All andate perse e recanti l’indicazione di mettere in cifra le lettere: valuti il lettore la ragionevolezza dell’obiezione.

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