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FRANCESCO SFORZA A IOB DA PALAZZO
15 maggio 1458. Copia (originale alla Biblioteca Nazionale di Parigi).

MCCCC°LVIII die XV maii.
Instructio pro Iob de Palacio ituro ad serenissimum dominum .. regem Renatum.
Iob. Volemo che con ogni celerità possibile te debbii conferire dalla maiestà del serenissimo re Renato et, poso li convenienti conforti, oblatione et recommandatione, te congratularai ad nostro nome con la maiestà soa del felice et glorioso successo della serenissima maiestà de re de Franza per lo acquisto del stato de Zenova per la via dello illustrissimo signore duca de Calabria, suo inclito figliolo, dicendoli che del dicto acquisto ne havemo preso tanto piacere, conforto, consolatione et alegreza, quanto de cosa havessemo possuto intendere de presenti, perché tanta fo la affectione, fede et devotione che portò sempre la bona memoria del signore Sforza nostro patre ad la christianissima casa de Franza et ad la maiestà d’esso re Renato et lo fraterno amore che portiamo al prelibato suo illustre figliolo duca de Calabria et denique tanto è lo amore, gratia et carità che sempre hano demonstrato verso nuy et el stato nostro li prefati signori re, che ogni honore et amplitudine, reputatione et gloria sua reputamo essere nostra propria et delliberamo che de nuy et de ogni nostra cosa, per ogni tempo, in tutto quello ne serà possibile et honesto con honore nostro possano desponere como delle cose loro proprie et como el patre pò disponere delle cose del figliolo, che li reputiamo essere, che sapemo loro maiestà essere di tanta virtù et integrità non ci rechiederiano mai cosa mancho che honesta. Et circa questa parte, ritrovandote al conspecto della prefata maiestà del re Renato da solo ad solo o con pochissime persone, volemo te extendi largamente, quanto te parirà, per farli intendere che dello acquisto del dicto stato de Zenova ne havemo preso grandissima consolatione et piacere, como è dicto di sopra. Si vero havessi ad exponere questa ambasciata publicamente et in presentia de altre che della sua maiestà sola, volemo habii advertentia ad exponerla modestamente et più succintamente et cum più brevità te serà possibile, per le rasoni et casoni che hay intese ad bocca, siché el dire non possa generare scandalo veruno né unbra al facto nostro. Assai intendi.
Appresso volemo che più publicamente che te serà possibile debbi dire alla prefata maiestà del re Renato como più mesi passati, havendo nuy inteso la presa et detentione del magnifico missere Aluisi Bollero, suo feudatario et nostro adherente et recommendato, et la spoliatione de Centallo et de tutti li beni soi, oltra la grande instantia et opera efficace facta per la maiestà sua et per la maiestà del re de Franza presso lo illustre signore duca de Savoya, nuy etiamdio gli havemo tenuto continuamente uno nostro ambasciatore che gli è anchora et con infinite littere et ambasciate havemo sollicitato la liberatione et reintegratione del prefato domino Aluise et predicte cose soe. Poi, vedendo che non ne sequiva alcuno effecto et ch’el ne era dato parole dal prefato signore duca de Savoya con effecti pur tuttavia contrarii, et cognoscendo ch’el sequiria troppo grande caricho de honore et reputatione ad la maiestà soa et anche ad nuy el lassare opprimere et desfare el prefato domino Aluisi contra ogni debito, equità et rasone, et contra le obligatione che hano li signori verso li soi feudatarii, adherenti et recomendati, delliberassemo usare la via della forza et mandassemo el magnifico domino Tiberto, nostro capitanio de gente d’arme, alle confine del vercellese et tuttavia mettevamo ad punto gente d’arme, per fargli venire voglia de relaxarlo. Interim venne da nuy Antonello Pagano, secretario della maiestà sua, per questa casone et intese molto bene l’animo et dispositione nostra circa questa facenda et li apparechiamenti che nuy fecevamo et, partendose da qui per ritornare ad la prefata maiestà del re, remase in conventione cum nuy che non devessemo lassare movere le genti nostre, né intrare su le confine del territorio d’esso illustro signore duca de Savoya, fin’ad tanto che fossemo advisati dalla maiestà d’esso re Renato dello ordine et modo se havesse ad servare per potere rompere de qua et dellà uno et eodem tempore. Post hec et dopo la partita d’esso Antonello sono sopragionte alcune lettere del dicto nostro ambasciatore et del prefato domino Aluisi continente como el prelibato signore duca l’haveva relaxato et delliberava mandare el campo per recuperare Centallo, quale tene Arcinbaldo, la quale cosa intesa et etiam per aspectare la delliberatione del prefato re, secundo le conventione havute con dicto Antonello, havemo facto soprasedere le dicte gente nostre et non lassato procedere più ultra, imo le tenemo in ordine fin’ad tanto che se vederà lo effecto della liberatione d’esso domino Aluysi et delle cose soe liberamente et senza alcune promesse, delle quale sentiamo che già ha dato securtate de bona summa de denari, il che crediamo non haveria facto s’el fusse in sua libertate, et hali rechiesto altre secureze et obligatione verso sé, alle quale non consentiressemo may, per honore della prelibata maiestà de re et nostro, perché, non havendo el dicto domino Aluisi ad fare in cosa alcuna, né de subiectione né de altro, con el prefato signore duca, ma solamente con la maiestà soa et con nuy, non vedemo con che honestà, nì con che modo, el debbia rechiedere le dicte secureze, obligatione et promesse al prefato domino Aluysi et obligarsello in quello ch’el non se pò obligare de rasone et senza preiudicio della rasone della maiestà soa et nostre, alle quale promesse et obligatione siamo certi che la maiestà soa non consentirà etiamdio per modo alcuno, però che son di tale natura che, servando quelle, non poteria fare per sua maiestà né per nuy quello ad che è obligato in tempo alcuno. Pertanto volemo che de tutte le predicte cose ne daghi piena notitia ad la maiestà soa, pregandola se degni advisarne quello è sequito in le cose predicte et s’el prefato domino Aluisi è stato relaxato liberamente et senza le dicte secureze et promesse vel ne et et se esso domino Aluysi è in tutto liberato et restituito ad le cose soe, perchè, quando così sia, non bisognarà procedere più oltra, ma, quando fosse altramente, haveressemo desiderio sempre de satisfare dal canto nostro ad li beneplaciti della prelibata maiestà et ad lo honore etiam nostro, lo quale extimamo sopra ogni cosa del mondo.
Ceterum, dirai alla maiestà sua che, havendo el prefato signore duca de Calabria suo figliolo acquistato el stato de Zenova ad nome della maiestà de re de Franza, del che havemo preso singulare piacere et consolatione, como è dicto, siamo certi essere sua ferma intentione et dispositione de ben vivere et vicinare cum tutti, et presertim con quilli che sono veri et cordiali amici, figlioli et servitori della casa de Franza et della maiestà soa como siamo nuy. Et però, perché poteria accadere che qualche uno de quelli che teneno luochi o terre in feudo, adherentia et recomendisia o altramente da nuy o delle terre che forono dello illustrissimo quondam signore duca Filippo, nostro socero et precessore, quale perteneno ad nuy per li capituli della universale pace de Italia, o per uno respecto o per uno altro et interdum per poca advertentia, interdum per seminare qualche zizania, cercariano de obligarse al prefato signore duca et gettarselli in gremio indebitamente ad nome della prefata maiestà de re de Franza et luy li acceptaria, credendo de fare bene, quantunche nuy ne advisaremo el prefato signore duca, nientedemeno te commettiamo et volemo debii ad nostro nome confortare et pregare la prefata maiestà del re se degni mandare ad dire al prefato signore duca che non se voglia impazare de alcune delle dicte terre che erano del prefato quondam signore duca passato nel tempo della sua morte, quale spectano ad nuy, como di sopra già è dicto, per li dicti capituli della universale pace de Italia. Et questo dicemo perché domino Perino da Campofregoso, olim duce de Zenova, quantunca el sia nostro adherente et recommendato et ad nuy strectamente obligato per casone della terra de Nove, la quale obligatione ha natura di feudo in tutto et solum gli è mutato lo nome, nientedemeno ne ha facto nova obligatione al prefato signore duca de Calabria, el che non ha possuto fare per quattro rasone: l’una si è perché Nove se contene in li privilegii del ducato nostro de Milano, l’altra perché l’è del destrecto et teritorio nostro della nostra cità de Tertona, tertio perché l’era della bona memoria dello illustrissimo quondam signore duca Filippo et fo posseduta per luy continuamente et prima et dapoi ch’el fo signore de Zenova et tenevala al tempo della morte sua, quarto perché el dicto domino Perino de essa terra era et è nostro adherente et recomendato con gravi et strecti vinculi de obligatione, quale sono de natura de feudo, como è di sopra tochato, per li quali non ha possuto de rasone obligarse ad altri. Et circha questa parte farai ogni opera et instantia con la honestate possibile che la prefata maiestà de re mandi ad confortare el prefato suo figliolo che non se voglia impazare delle cose pertinente ad nuy, como è dicto, imo ne voglia favorire et farne restituire el dicto loco de Nove, perché le cose nostre che sono sue per amore non bisogna se le toglia et como siamo certi essere totale dispositione della maiestà de re de Franza et del prefato signore re Renato, presertim essendo nuy vero et cordiale figliolo et servitore delle maiestate loro, perché, essendo intrato novamente in quello stato, daria molto da dire alle potentie de Italia quando vedesseno ch’el passasse li termini soi et se impazasse delle cose impertinente al stato de Zenova, che non possiamo credere essere niente voluntà et dispositione della maiestà del re de Franza, né etiamdio del prefato re Renato. Et ulterius, ove che caduno crede che per la filiale devotione et reverentia che portiamo ad le prefate maiestate deli signori re nuy siamo una cosa medesema inseme et che nuy gli debbiamo favorire in le cose de Zenova, quando vedesseno questa novità factane in le cose de Nove, crederiano tucto el contrario et se persuaderiano che tra le loro maiestetate et nuy non fosse quella cordiale benivolentia et gratia che ci è, la quale oppinione porria essere in desfavore delle loro maiestate, certificando la maiestà sua che fin mo ne è facto grande parlare in le parte de qua, el quale havemo continuamente cercato et cercamo de coprire et dicemo non essere vero et che tra le maiestate loro et nuy è quella vera benivolentia, amore et carità che sempre è stata per lo passato et che non poria essere altramente, delliberando nuy de sequire li vestigii del signore nostro patre verso la christianissima casa de Franza, recordandoli appresso, ad ciò intenda el bono et sincero animo et dispositione nostra verso le maiestate loro, che non una, ma più de dece volte domino Perino ne ha voluto dare quello stato de Zenova et ce ne ha facte molte preghere, se lo havessemo voluto acceptare. Et ulterius, se nuy havessemo voluto dare uno minimo favore ad li forausciti o pur fare un solo cigno, nuy gli haveressemo messi in casa et cacciato el dicto domino Perino, ma nuy non ne havemo may voluto impazare, né ne impazaressemo per modo alcuno, et siamo contenti ch’el sia pervenuto alle mano delle maiestate sue.
Et licet nuy desideremo de mandare dal prefato illustre signore duca ad fargli questa rechiesta, nondemo havemo caro la sua maiestà li faccia tale impositione, perché esso intenda così essere de sua voglia.
Denique, guarda bene de queste nostre parole et de questa nostra instructione, videlicet quanto ad quello che tocca la parte della congratulatione dello acquisto de Zenova et delle offerte nostre et etiam de questa ultima parte de pregare sua maiestà che scriva ad lo illustre suo figliolo che non se voglia impazare etc., che ne fate bona massaritia et non lassa vedere ad veruno questa instructione, se may credi ne debbia essere accepto al servitio tuo.

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