12. Marchese da Varese a Francesco Sforza 3 marzo 1458

Illustrissime princeps et excelsissime domine domine mi singularissime post debitam recomendationem. Lo principe ringratia vostra signoria di quanto ha participato con sì sopr’al fatto del duca de Savoya e fatti di Gienova. Dal canto suo dise non havere nova nesuna degna d’aviso. Lo capitaneo de le soe galee di Fiandra gli scrive uno capitulo di lettera sopra li fatti del signore Alisandro. Gli mando la copia. Dise ancora havere da Napoli che lo re presta orecchie e dà migliore parolle più del usato sopr’al fatto del signore Gismondo a Diofebbo, suo canceliere, lo quale gli à portato la carta bianca, benché soa maiestà gli disse: «Quando si manda simile carta bianca, vole essere sottoscripta di man propria e sugilato». Avisay la casone de la venuta de miser Accorso. Sta pur qui. Credo serà spagiato al modo usato. Lo ambasatore senese partì.
Gentile da Napoli, compagno et cortesano del signore Malatesta, è ritornato qui per certa soa differentia ha a Ravenna, homo di bon credito con sì, scorto et intendente. Dise che, nel suo partere da Scesena, Gotifre haveva scripto da Napoli lo re haverlo veduto molto volentiera, havergli risposto che sì homo che viva lo possa redure et piegare a lo accordio col signore Gismondo, suo fratello, lo vole fare per suo rispecto et amore, comendando molto de le soe virtù et lieltà et così, in contrario, del signore suo fratello, del quale dise non si fidarea di luy, de figlioli, né de nesuna soa cosa. Sono statti insieme al porto Scesenatico che, per posser dare fondamento a questa cosa, son remasti ch’el duca de Modena prometterà per luy de observare et satisfare quanto per la soa mezanità serà concluso et promesso. Et per questa casone lo ditto signore Malatesta è venuto ad intenderse sopra questo fatto col prefatto duca de Modena a Belriguardo.
Al fatto del signore Guglielmo, lo principe risponde ciò ch’el domanda et quel ch’el vorrea da la soa signoria, che loro non sono iudici sopra lo re de Ciprii, che, sì conoscendo dal canto suo se gli possa fare opera nesuna che rasonevole et honesta sia, lo vole fare volentiera, per rispecto de la vostra signoria, per compiacere al signore suo fratello et a luy.
Mando la lettera de Dyonisio Biglia a Bergamo aligata, ch’el sia satisfacto secondo la valuta di quelle robbe al tempo d’alora.
Al fatto de la heredità de Padova, prima che mo’ ritrovo, benché miser Francesco Caranzone impetrasse da la signoria quella suspensione per la mezanità d’uno canceliere, che simpliciter ne fece ambasata a la avoccharia luy non li comparse, che per questo none fo fatta scriptura, né autentico nesuno, la non fo valida e non fo messa a conto, siché fece ricordo et son remasto che la lettera fo comessa a vostra signoria per lo mio mezo stia salda et ferma. Al fatto de la sorella de Lodovico, miser Giovanne da Prato fo qui per diffendere la sententia che luy dette per lo fisco a Padova, alegando, oltra di questo, che don Luchino non li posseva havere affare, perché questa heredità più presto apartignerea a la sorella e non a luy, perch’el ne dovette parlare con miser Francesco, quando ritornò de là. Don Luchino alegava prevalere a questa sorella e pur, per satisfare a quesso, produsse una carta de procura di ley in autentica et valida forma fatta in luy, che per questo satisfece luy e la sorella fosseno d’acordio insieme. Si mo’ la vole altramente, venga o mande a solicitare lo fatto suo, che ò ordinato qui non gli passarà prescriptione di tempo e seragli fatta rasone, salvo che per questo non se intenda di dovere preiudicare a nesuno ordine, né statuti, di Padova, che questo non si vole derogare, né concedere, per nesuno modo. Li rectori di Padova solicitano la confirmatione de la soa sententia per volere alienare et vendere quelle posessione et robbe. Pur sta in suspeso et altro non se ne fa.
Qui è nova lo signore de Piombino esser morto e quigli homeni domandano lo figliolo per suo signore. Pur credo vostra signoria n’abia più presto aviso. Venetiis III martii M°CCCC°LVIII.
Illustris dominationis vestre servitor Marchese de Varese etc.

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