Alfonso d’Aragona a Ludovico di Savoia 25 aprile 1458

Copia di lettera allegata ad Antonio da Trezzo a Francesco Sforza 27 aprile 1458.

Copia.
Rex Aragonum utriusque Sicilie etc. Illustrissime et potens dux consanguinee et amice noster carissime. Compertum est nobis iampridem inter vos et illustrissimum Franciscum Sforciam, ducem Mediolani, filium et affinem nostrum carissimum, quorundam eius commendatorum occasione quandam fuisse disceptationem exortam que, nisi, ut nunciatum est, sedetur, et vires sumere ac magis magisque profecto in dies crescere hesitatur. Quod quippe cum lege ad universalem totius Italie pacem atque quietem, superioribus iam annis inita et contracta, que vos etiam complectitur, ac vestro et quidem imprimis officio longe alienum videatur, eo certe grandi haud iniuria admiratione afficimur, cum vestrum utriusque amicitia et affinitate tum etiam quia iam pueri nos, (a) vi prius lacessiti, id semper effugere nixi* sumus. Quamobrem vos et hortamur et quam primum monemus quod, huic rei, veluti par est, finem imponentes, cum eodem illustrissimo mediolanensi duce suisque commendatis in pace et tranquilitate nostra presertim contemplatione vivatis, cui erga vos statumque vestrum tandem mentem esse neque pol** ignoramus. Quod si feceritis eiusmodi pacis unioni pro qua tactis sacris deno iustis eque sancteque respondebitis et nobis magnopere morem geretis alias si secus forte quod haud facile credimus a vobis permitti aut conari posthac intellexerimus eo casu tum inter nos et illum pacis et unionis observancia partimque ob summum amorem et affinitatem quibus cum eodem illustrissimo duce astricti sumus pro quo etiam re atque tempore postulante (b) cuncta que sub sole habemus pro constanti neque exponere dubitaremus, id non equo animo, sed egre et moleste admodum tolleraremus. Datum apud Turrim Sclavorum die XXV mensis aprilis MCCCC°LVIII.
Rex Alfonsus.
Sub sigillo. Dominus rex mandat mihi Gasparri Talamanca.
A tergo:
Illustrissimo et potenti principi Ludovico duci Sabaudie etc. consanguineo et amico nostro carissimo.

(a) Dopo «pueri» manca la congiunzione «nisi», presente invece all’inizio della lettera poco dopo «exortam».
(b) Il participio «postulante» dovrebbe essere «postulantis».

* Si noti «nixi» poco dopo l’assente «nisi».
** Si noti il diffilcilmente traducibile «pol».

Commento.
Gli errori rilevati nella copia della lettera inviata da Alfonso d’Aragona a Ludovico di Savoia vogliono indurre il lettore a due riflessioni. Innanzitutto sommando, per così dire, «pol» a «pueri» si ottiene «pol(p)ueri», una sorta di sottoscrizione del re alle «prese» di polvere di Francesco Sforza. Che «pol(p)ueri» non sia un «risultato» casuale pare confermato dal fatto che Gallarate1, lettera di Pietro da Gallarate a Bianca Maria Visconti, è spedita «Ex Puerino».
A questo punto bisogna anche rilevare come l’assente congiunzione «nisi» crei un richiamo fra «pueri» e l’iniziale «exortam», il quale a sua volta rimanda all’errato «ortus solis» utilizzato da Francesco Sforza nell’annunciare a Pietro da Gallarate che «la illustrissima madonna Bianca, nostra consorte, ne ha parturito uno bello putto».
Poiché lo sbagliato «ortus» richiama «Arpi»-«Arpis» con il suo anagramma «Paris», con «ortus solis» si vuole alludere alla resurrezione del delfino Luigi, futuro Luigi XI (a questo proposito non si può escludere che ci si intenda riferire più propriamente alla resurrezione di Luigi IX nel delfino Luigi).
La resurrezione del delfino accostata alla nascita invita a considerare l’«uscita» del bimbo dal grembo materno come una liberazione. La resurrezione del delfino dunque «libera» Francesco Sforza dal rischio di cadere in una condizione di «subiectione» rispetto al re di Francia Carlo VII. E libera anche Alfonso il Magnanimo (e suo figlio, destinato a succedergli): si spiegano così le anomalie rilevate sopra nella copia del re (che fra l’altro reca come data topica «apud Turrim Sclavorum»). In questo contesto semantico trova espressione anche la liberazione di Ludovico di Savoia. Per ora ci limitiamo a rilevare come M44-35r [A], nella quale Francesco Sforza avvisa dell’invio di Antonio Cardano, sia diretta «Domino ducis Sabaudie»: con l’errato «ducis» da trasformare in «duci» si vuole fare intendere «Domino ducis Sabaudie», ossia al «signore del duca di Savoia», cioè al re di Francia, che Ludovico di Savoia si è sottratto alla condizione di «subiectione» grazie all’«ortus solis», vale a dire grazie all’intervento del delfino, che ha permesso al duca sabaudo di aderire a un’alleanza in cui egli è primus inter pares.
L’accostamento del tema della Resurrezione a quello della liberazione non deve sorprendere: si pensi per esempio in ambito artistico al pulpito della Resurrezione di Donatello in San Lorenzo a Firenze con la sequenza Discesa al Limbo-Resurrezione-Ascensione, realizzato dopo il 1460, nel quale la Discesa al Limbo di Cristo consiste in sostanza nella liberazione dei giusti non battezzati.

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