2.1.2. Le tre missive non depennate: due non inviate, ma la terza…

Nella letteratura consultata non viene avanzata alcuna ipotesi che consenta di spiegare perché questi fogli siano stati strappati dal Registro n. 44 né quale sia il significato delle linee oblique, quasi verticali, tracciate centralmente rispetto alla larghezza della pagina, da cui sono caratterizzati [4]. Una linea di questo tipo percorre tutto il f. 19r, depennando #M44-19r [A]#, #M44-19r [B]# ed #M44-19r [C]#. Nel f. 19v è barrata solo la centrale #M44-19v [B]#, mentre nel f. 20v un’unica linea è tracciata su #M44-20v [B]# ed #M44-20v [C]#. Le lettere non depennate sono #M44-19v [A]#, #M44-19v-20r [C]# ed #M44-20v [A]#. L’unico foglio non interessato dalla linea è 20r, che contiene la prosecuzione di #M44-19v-20r [C]#.
Per avanzare un’ipotesi a proposito delle missive non barrate può essere utile esaminare #M44-19v [A]#, confrontandola con #M44-20v [B]#.

Tabella 37

Il sacco delle 12 lettere portato da Giovanni Mognaga

1

28 aprile 1458 (#M44-19v [A]#)

Francesco Sforza a Michele Piossasco

Sentiamo che uno deli nostri cavallari, chiamato Iohanne Mognaga, venendo da quelle parte de Savoya era capitato lì et tandem ha finito lì la vita sua et le lettere quale portava, che dicono so[n]o dodeci a numero, et cussì lo cavallo, dinari et le altre sue cosse s[on]o remaste in le vostre mane. Pertanto ve confortiamo et pregamo, […], che le dicte lettere, necnon lo cavallo, et tute le altre cosse del predicto nostro cavallaro le vogliate fare consignare a questo altro cavallaro portatore dela presente, lo quale mandiamo lì solamente per questa casone,

2

30 aprile 1458 (#M44-20v [B]#)

Francesco Sforza a Michele Piossasco

Per nuncium vestrum, harum exhibitorem, recepimus litteras vestras necnon saculum litterarum quas nobis defferebat Iohannes Mognaga, olim tabellarius noster, quem scribitis esse defunctum et vestra opera ecclesiastice sepultum. Respondentes, im[pri]mis dolemus de ammissione dicti tabellarii nostri, […], post[modum], pro diligentia laudabilique opera vestra in predictis, vobis gratias agimus ingentes […].

In #M44-19v [A]#, datata 28 aprile 1458, Francesco Sforza scrive a Michele Piossasco, podestà di Ivrea, di avere saputo che a Ivrea è morto Giovanni Mognaga, cavallaro ducale di ritorno dalla Savoia. Il duca prega il podestà di consegnare al cavallaro a lui ora inviato quanto Giovanni Mognaga aveva con sé: le lettere, che pare siano dodici, il cavallo, i denari e le «altre sue cosse». Due giorni dopo, in #M44-20v [B]#, Francesco Sforza ringrazia Michele Piossasco per l’invio del «saculum litterarum» di Giovanni Mognaga, che è stato consegnato al duca da un «nuncium» dello stesso podestà.
Il fatto che il sacco contenente le dodici lettere sia stato consegnato al duca da un messo di Michele Piossasco pare implicare che il cavallaro sforzesco di cui si prevedeva il viaggio a Ivrea non sia in realtà partito. È dunque verosimile sostenere che #M44-19v [A]# sia stata registrata il 28 o il 29 aprile (non il 30, altrimenti si sarebbe copiata direttamente #M44-20v [B]#) quando non era ancora stata inviata [5]: il successivo arrivo a Milano del «nuncium» di Michele Piossasco ne rese inutile la spedizione. Un’ipotesi analoga riteniamo possa essere avanzata anche a proposito di #M44-19v-20r [C]#, il cui mancato invio dopo la registrazione sarebbe dipeso dalla nascita di Ottaviano Sforza il 30 aprile. Il destinatario della missiva, della quale nella tabella riportiamo le informazioni rilevanti, è Pietro da Gallarate, uomo imparentato con Bianca Maria Visconti che nel marzo del 1458 sposò una donna della famiglia astigiana dei Roeri o de Rottaris [6] il cui fratello, Francesco Royer di Genappe, signore di Peurin, apparteneva alla corte del delfino [7] e in seguito divenne «balì di Lione e cancelliere e ciambellano di Luigi XI» [8].

 

Tabella 38: le informazioni di #M44-19v-20r [C]#

1 Havemo recevuto la toa littera et inteso quello ne scrivi del grandissimo piasere hano recevuti tuti quelli gentilhomini della andata toa là, come dela gratissima acoglientia te hano facto tuti quelli toy parenti,
2 così dela consolatione et dolceza grandissima quali trovi in havere mogliere etc.,
3 ala quale respondendo te dicimo che siamo certissimi loro te habiano veduto volenteri, ma credemo ancora che tu non habi recevuto mancho consolatione a vedere loro et molto ne piace confermi la sententia nostra che ad togliere donna sia una somma dolceza.
4 Così te confortamo ad stare di bona voglia, che ogni dì te ne trovaray più alegro et più contento.
5 Dele cose ne scrivi dellà restamo molto satisfacti et, ad ciò tu intendi la cagione della andata de Iob alo magnifico baylì, te avisamo che non è stato puncto per intendere novelle dellà, che nuy ne siemo advisati per altre vie ad bastanza, ma solo lo havimo mandato per rechiedere passo per alcune gente quale havevamo deliberato mandare al secorso alle terre de domino Aluyse Bollero, nostro recomendato, per satisfare al debito et obligatione nostra, quale baylì ne ha mandato a dire non esser necessario lo mandare d’esse nostre gente, perché la serenissima maiestà del re de Franza, così anche il serenissimo re Renato, hano proveduto che le gente sonno contra esse terre se levarano. […]. 
6 La illustrissima magnifica nostra consorte aspettamo de hora in hora con Dei gratia parturisca, quale sta benissimo, […].
7 Voglii confortare tucti quilli gentilhomini per nostra parte, i quali havemo per singularissimi amici et de loro facemo qui bon capitale, como loro possono dire de nuy et dele cose nostre.

Francesco Sforza segnala a Pietro da Gallarate di avere ricevuto la sua lettera e inteso l’ottima accoglienza a lui riservata dai parenti (1) e quale «dolceza» trovi nell’essere sposato (2). Non ha alcun dubbio sul fatto che sia stato visto volentieri e si compiace che Pietro concordi con la sua opinione che «togliere donna sia una somma dolceza» (3): come potrà constatare, la sua felicità aumenterà giorno dopo giorno (4). Il duca lo informa poi di avere inviato Iob da Palazzo ad Asti per chiedere a Rinaldo Dresnay di concedere ad alcuni soldati milanesi di attraversare il suo domino per recarsi a difendere le terre di Ludovico Bolleri. Il governatore francese ha però replicato che non è necessario l’invio di soldati, perché Carlo VII e Renato d’Angiò hanno già provveduto in modo tale che l’assedio sabaudo avrà fine (5). Francesco Sforza avvisa poi Pietro dell’imminente nascita di un figlio (6) e chiude la missiva raccomandandosi ai suoi parenti (7).
Come nel caso di #M44-19v [A]#, riteniamo che #M44-19v-20r [C]# sia stata registrata il 28 o il 29 aprile quando non ancora inviata: il 30 aprile in seguito alla nascita di Ottaviano Sforza il punto 6 della missiva viene così superato dagli avvenimenti e si decide di non spedire la lettera (che pertanto fu necessariamente copiata un giorno precedente il 30 aprile, altrimenti al momento della registrazione lo stesso punto 6 sarebbe stato se non eliminato almeno modificato). Pietro da Gallarate viene così semplicemente informato con M44-21r [C] che «questa matina in ortu solis la illustrissima madonna Bianca, […], ne ha parturito uno bello putto», preferendo omettere nell’urgenza del momento i punti 1, 2, 3, 4, 5 e 7 di #M44-19v-20r [C]#. Per quanto riguarda i punti 2, 3, 4 e 7, la loro eliminazione potrebbe anche essere dipesa dal fatto che, come si può vedere nella tabella, ci si ricordò di averli scritti sostanzialmente identici in M44-1v-2r [B], lettera del 15 marzo diretta allo stesso Pietro da Gallarate.

 

Tabella 39: le informazioni di M44-1v-2r [B]

1 Havemo ricevuta la tua lettera, dela quale havemo hauto gran piaxer, intendendo quanto te trovi contento et consolato della affinità contracta con quilli gentlhomini. Così anche ne piace sumamente che ti ne rendi bono testimonio de quello dici hay inteso continuamente da nuy, che una singulare dolceza sia ad prendere mogliere, perché un’altra volta, quando nuy te dirimo una cosa, ne crederai più facilmente.
2 Così te confortamo ad stare de bona voglia, che ogni dì te ne trovaray più consolato. […].
3 Vogli confortare tutti quilli gentilhomini toy parenti per nostra parte, qualli havemo carissimi et per singulari amici, et ne offerimo de bona voglia ad suoy commodi et piaxeri.

La scelta di sopprimere il punto 5 sarebbe invece da mettere in relazione con l’ambasciata a Milano di Antonello Pagano, inviato di Renato d’Angiò. Per verificare l’ipotesi, è opportuno ripercorrere gli eventi pertinenti compresi fra il 20 aprile e il 16 maggio.

Tabella 40

La visita di Antonello Pagano

1

20 aprile 1458 (M44-18r [A])

Francesco Sforza a Rainaldo Dresnay

Venendo lì de presente il nobile Iob da Pallazo, nostro famiglio […], al quale habiamo commisso alcune cose ch’el debia refferire alla magnificencia vostra da nostra parte, confortiamo et pregamo essa vostra magnificencia che in tutto quello gli explicarà per parte nostra gli piacia credere et prestarli quella fede ch’ella faria a nuy proprii se a bocha gli parlassemo.

2

25 aprile 1458 (Monferrato1)

Guglielmo di Monferrato a Francesco Sforza

In Ast è gionto Antonello Pagano, cancelero del prefato .. ducha, et debe venire ad excellentia vostra. Cum che commissione, non lo so.

3

25 aprile 1458 (Brandolini1)

Tiberto Brandolini a Francesco Sforza

Rispondendo riverentemente alla vostra excellentia a quanto per Fatio da Gallara’ per parte sua con littera de credenza me è stato comandato, li dico che, per exequire ongne sua voluntà et mandato, oze in questo dì me advio col nome de Dio al mio cammino et con ongne mia industria et savere me sforzarò fare quanto è de sua voluntà, […].

4

25 aprile 1458 (TS2)

Onorato Lascaris a Francesco Sforza

Noverit dominatio vestra me litteras dominationis eiusdem recepisse per quas vidi […] expeditionem in requisitione per me per eandem dominationem factam, […] schiopeterios missos in castro Roche mandavi cum circha quadraginta aliis bonis sociis qui, […], dictum castrum realiter intrarunt, exceptis sex, qui dicuntur fuisse captos per illos de exercitu Sabaudie. Nunc vero, in hac presenti hora, nova certa sucepi quod castrum Demonte redditum est, […], et causa est, ut dicitur, quia fuit divisio inter eos existentes in dicto castro. […]. Minantur quod ipsi de exercitu, […] nunc contra me et loca mea venire disponunt, precipue propter favores et subsidia per me continue data dictis castris Demonte et Roche. Quare, […], si quicquam sucursi a dominatione vestra, in qua tota spes mea consistit, habere debeam, nunc opus est supplicoque eidem dominationi ut nunc se moveat suos substinere adherentes, avisando dominationem eandem quod etiam mille equites vel mille et quingenti possent per totum Pedemontem sine obstaculo recto tramite venire, sed quanto plures erunt melius erit et maior honor dominationi vestre nec est amplius differendum sub expectando responsum a Sabaudia nec sub eorum verbis, quia natura ipsorum est dare bona verba in solutum ad causam interim faciendi facta ipsorum. Insuper, […] supplico dominationi ipsi ut incontinenti michi subveniat de peditibus centum, in quorum numero omnino sint alii XXV schioppetterii, […].

5

28 aprile 1458 (Brandolini3)

Tiberto Brandolini a Francesco Sforza

Azò che la vostra illustrissima signoria sapia li mey progressi, per questa mia gli notifico como oze, ad hora di terza, so’ gionto qui in Perna, apresso Novara circha VII miglio et mezo, con qualche centosessanta persone fra ad cavallo et a piede, […].

6

28 aprile 1458 (M38-D)

Francesco Sforza a Tiberto Brandolini

Havemo inteso como seti gionto in novarese per andare ad exequire quanto ve havimo commisso: ne piace et se ne contentiamo assay. Et per exequire meglio quanto haveti a fare, ve mandiamo Iacomino da Carmagnola, nostro trombetta […], avisandove che de proximo ve mandaremo un altro deli nostri quale ve dirà da nostra parte quanto più ultra havereti ad exequire.

7

28 aprile 1458 (#M44-19v-20r [C]#)

Francesco Sforza a Pietro da Gallarate

ad ciò tu intendi la cagione della andata de Iob alo magnifico baylì, te avisamo che non è stato puncto per intendere novelle dellà, […], ma solo lo havimo mandato per rechiedere passo per alcune gente quale havevamo deliberato mandare al secorso alle terre de domino Aluyse Bollero, nostro recomendato, per satisfare al debito et obligatione nostra, quale baylì ne ha mandato a dire non esser necessario lo mandare d’esse nostre gente, perché la serenissima maiestà del re de Franza, così anche il serenissimo re Renato, hano proveduto che le gente sonno contra esse terre se levarano.

8

30 aprile 1458 (M44-21r [C])

Francesco Sforza a Pietro da Gallarate

te advisamo como questa matina in ortu solis la illustrissima madonna Bianca, nostra consorte, ne ha parturito uno bello putto et così segondo el caso essa nostra consorte cum lo puto stano benem, per la Dio gratia, et sonno in bona convalesentia.

9

2 maggio 1458 (SG19-PS)

Francesco Sforza a Corradino Giorgi

Havemo recevuto una lettera da domino Honorato, conte de Tenda, data a XXV del passato, per la quale ne avisa come le zente de quello signore duca hano obtenuto el castello de Demonte et menazano de andare a campo ale terre soe, la qual cosa […] ne fa credere essere vero quello ne hano recordato quelli de domino Aluyse Bollero, cioè che quelle bone parolle ha dicte lo prefato signore duca […] siano tute parolle ficte et simulate per menare la cosa in longo et interim exequire li soi designi, […].

10

4 maggio 1458 (Gallarate3)

Pietro da Gallarate a Bianca Maria Visconti

Ho receuto la lettera dela signoria vostra, […], e sia certa la signoria vostra che non poria havere hauto magore alegreza che intendere prima del vostro ben stare, possa del bel fiolo haviti partorito, […].

11

4 maggio 1458 (M44-22r [B])

Francesco Sforza a Renato d’Angiò

Ex Antonello Pagano, sacre maiestatis vestre secretario, intelleximus ea que sub eiusdem serenitatis vestre litteris credentialibus nobis reseravit, pro quorum omnium responsione cum ipso Antonello abunde contullimus ac exinde sibi nonnulla commisimus vestre antelate serenissime maiestati nostro nomine referenda, […].

12

4 maggio 1458 (Firenze17)

Francesco Sforza a Boccaccino Alamanni e Nicodemo Tranchedini

è giunto qua uno Antonello Pagano, secretario del serenissimo re Renato, el quale, in nome del prefato re, ce ha facto ambassata et dicto dela iniuria et volentia che fa el duca de Savoya contra dicto miser Aluyse et conti de Tenda et voluto intendere que remedio facevamo nuy dal canto nostro per adiutarli et defenderli et sottogiunto ch’el prefato re omnino è disposto et se apparechia ad vendicarse de questo ultragio, al quale havemo risposto nuy per lo simile essere obligati ad defenderli et che con rasone non glilo possiamo denegare et che, dal canto nostro, provediamo de adiutarli et così facemo. […] che havemo piacere de ogni bene et prosperità habii sua maiestà et la serenissima casa de Franza, alla quale siamo devoti et affectionati. Et così domane el dicto Antonello se […] da qui, expedito da nuy cum bona et grata risposta. Siché del tutto volemo participate cum Cosimo et miser Angelo et chi piace ad vuy.

13

6 maggio 1458 (M44-25v [B])

Francesco Sforza a Onorato Lascaris

Quantunche nuy attendemo per mettere insieme zente de mandare alli favori vostri et del magnifico domino Aluyse Bolleri, nientedemeno, perché simile cose non se pono fare così presto, per provedere interim alla secureza delle terre vostre et del dicto domino Aluyse vi mandiamo Ambrosino da Longagnana, squadrero de nostri provexionati, con cento fanti et schiopeteri con provedimento da qui, et presertim li dicti schiopeteri, quali sonno satisfacti per duy mesi, […].

14

6 maggio 1458 (M44-26r [A])

Francesco Sforza ad Ambrosino Lunghignana

Tu andaray cum quelli nostri fanti et schiopeteri alli favori del magnifico domino Aluyse Bollero et delli magnifici conti de Tenda […].

15

7 maggio 1458 (Pagano2)

Antonello Pagano a Cicco Simonetta

Per Dio, recordate et confortate dal canto vostro che non se cambia la deliberacion presa.

16

15 maggio 1458 (SPa0 (2))

Francesco Sforza a Iob da Palazzo

Appresso volemo che […] debbi dire alla prefata maiestà del re Renato como più mesi passati, havendo nuy inteso la presa et detentione del magnifico missere Aluisi Bollero, suo feudatario et nostro adherente et recommendato, et la spoliatione de Centallo et de tutti li beni soi, […] presso lo illustre signore duca de Savoya, nuy […] gli havemo tenuto continuamente uno nostro ambasciatore che gli è anchora et con infinite littere et ambasciate havemo sollicitato la liberatione et reintegratione del prefato domino Aluise et predicte cose soe. Poi, vedendo che non ne sequiva alcuno effecto et ch’el ne era dato parole dal prefato signore duca de Savoya con effecti pur tuttavia contrarii, […], delliberassemo usare la via della forza et mandassemo el magnifico domino Tiberto, nostro capitanio de gente d’arme, alle confine del vercellese et tuttavia mettevamo ad punto gente d’arme, per fargli venire voglia de relaxarlo. Interim venne da nuy Antonello Pagano, secretario della maiestà sua, per questa casone et intese molto bene l’animo et dispositione nostra circa questa facenda et li apparechiamenti che nuy fecevamo et, partendose da qui per ritornare ad la prefata maiestà del re, remase in conventione cum nuy che non devessemo lassare movere le genti nostre, né intrare su le confine del territorio d’esso illustro signore duca de Savoya, fin’ad tanto che fossemo advisati dalla maiestà d’esso re Renato dello ordine et modo se havesse ad servare per potere rompere de qua et dellà uno et eodem tempore.

17

16 maggio 1458 (M44-30r [A])

Francesco Sforza a Renato d’Angiò

Facte fuerunt littere credentiales in personam Iob de Palacio domino Renato Dei gratia Yerusalem et Sicilie Regi, […].

Il 20 aprile 1458 Francesco Sforza invia Iob da Palazzo presso Rinaldo Dresnay (1): deve chiedergli di concedere il passaggio ai soldati che il duca ha intenzione di mandare in difesa delle terre di Ludovico Bolleri. Il governatore di Asti risponde però che il soccorso sforzesco non è necessario, perché Carlo VII e Renato d’Angiò hanno già provveduto (7). In quegli stessi giorni, per indurre Ludovico di Savoia a liberare il signore di Centallo, il duca decide di ricorrere alla forza e invia Tiberto Brandolini ai confini con il vercellese (16). Il 25 aprile il capitano riferisce di essere in procinto di partire per il novarese (3), dove segnala di trovarsi il 28 aprile (5), informazione di cui il duca prende atto nello stesso giorno (6). Il 25 aprile scrive anche Guglielmo di Monferrato: segnala che Antonello Pagano, giunto ad Asti, è diretto a Milano, non sa con quale compito (2). Pochi giorni dopo, come sappiamo, la nascita il 30 aprile di Ottaviano Sforza blocca l’invio della già registrata #M44-19v-20r [C]#, diretta a Pietro da Gallarate, che viene comunque avvisato dell’evento (8) e pochi giorni dopo scrive alla duchessa, esprimendo il proprio compiacimento (10). Per non fornire a Pietro informazioni che potrebbero rivelasi inesatte, si sceglie di omettere anche il punto 5 di #M44-19v-20r [C]#, che lo indurrebbe a credere che Renato d’Angiò non voglia la collaborazione sforzesca: l’imminente arrivo a Milano di Antonello Pagano non permette infatti di escludere sviluppi imprevedibili delle relazioni angioino-sforzesche, che in effetti, come si vedrà, non mancheranno. Il 2 maggio Francesco Sforza riceve una lettera di Onorato Lascaris (9), che informa il duca della perdita del castello di Demonte e di come i soldati di Ludovico di Savoia minaccino di attaccare le sue terre. Il conte di Tenda, che auspica un massiccio intervento militare, richiede nell’immediato l’invio di cento fanti, fra i quali siano compresi 25 schioppettieri (4). Pochi giorni dopo, il 6 maggio, il duca, non potendo «mettere insieme zente» in poco tempo, decide di inviare a Onorato Lascaris cento fanti e cento schioppettieri, guidati da Ambrosino Lunghignana (13 e 14) [9]. Nel frattempo il 4 maggio è arrivato a Milano Antonello Pagano (12), con il quale viene raggiunto un importante accordo: Francesco Sforza promette di non spostare le truppe di Tiberto Brandolini dal novarese finché Renato d’Angiò non lo informerà «dello ordine et modo se havesse ad servare per potere rompere de qua et dellà uno et eodem tempore» (16). L’ambasciatore parte da Milano il 5 maggio (12): tre giorni dopo scrive a Cicco Simonetta da Asti raccomandandosi perché «non se cambia la deliberacion presa» (14). Il 16 maggio il duca invia Iob da Palazzo presso Renato d’Angiò (17). L’inviato sforzesco deve innanzi tutto congratularsi «con la maiestà soa del felice et glorioso successo della serenissima maiestà de re de Franza per lo acquisto del stato de Zenova per la via dello illustrissimo signore duca de Calabria, suo inclito figliolo», ma anche affrontare altri temi all’ordine del giorno. Per quanto riguarda la vicenda di Ludovico Bolleri, il duca prega il re di informarlo «s’el prefato domino Aluisi è stato relaxato liberamente et senza […] secureze et promesse vel ne et et se esso domino Aluysi è in tutto liberato et restituito ad le cose soe, perché», conclude il duca in tono minaccioso, ispirandosi evidentemente all’accordo raggiunto con Antonello Pagano «quando così sia, non bisognarà procedere più oltra, ma, quando fosse altramente, haveressemo desiderio sempre de satisfare dal canto nostro ad li beneplaciti della prelibata maiestà et ad lo honore etiam nostro» [10].
In seguito all’analisi dei casi di #M44-19v [A]# ed #M44-19v-20r [C]# pare verosimile sostenere l’ipotesi che le missive non depennate corrispondano a lettere registrate poi non inviate. Ne consegue che le lettere barrate sarebbero state inviate. La terza lettera non depennata, ossia #M44-20v [A]#, pone tuttavia dei problemi al riguardo, perché essa fu spedita: si sono infatti rinvenute le risposte di Guglielmo di Monferrato, Ludovico di Savoia e Giovanni di Monferrato [11], i tre destinatari cui era inviata, che venivano informati da Francesco Sforza della nascita del figlio Ottaviano. L’ipotesi che si cercherà di dimostrare ora è che #M44-20v [A]# non fu depennata per errore: registrando verso la fine di maggio o all’inizio di giugno le missive inviate nello stesso mese, la ricezione di Savoia4, datata 24 maggio 1458, avrebbe indotto a ritenere che #M44-20v [A]# non era stata inviata. In Savoia4, infatti, il duca riferiva non solo che «in rebus illis pro quibus missus erat Conradinus appunctuata fuere» e quindi l’ambasciatore, «qui profecto non minus egregie quam fideliter in omnibus se habuit», faceva ritorno a Milano e insieme a lui partiva Ludovico Bolleri, «quos eciam sequuntur oratores ad vos nostri», ma anche che «nuper significaveritis nobis nativitatem illustris geniti vestri». Nella disattenta cancelleria milanese si veniva tratti in inganno dall’avverbio «nuper»: se il 24 maggio Ludovico di Savoia scriveva di essere stato appena avvisato della nascita di Ottaviano Sforza, la lettera che lo aveva informato non poteva che risalire a circa metà maggio, con la conseguenza inevitabile che #M44-20v [A]#, datata 30 aprile, non era stata inviata. Al momento di depennare le missive dei ff. 19-20 si decideva pertanto di non barrare #M44-20v [A]#, dimenticandosi di avere prima ricevuto Savoia3, datata 9 maggio. Cerchiamo ora di dimostrare quanto appena esposto: innanzi tutto occorre stabilire se a fine maggio/inizio giugno in cancelleria si era intenti alla redazione del Registro delle missive n. 44.

[4] È opportuno precisare che non si è consultato direttamente il codice 1595, ma il microfilm conservato presso l’Archivio di Stato di Milano.
[5] La registrazione di una missiva poteva precedere il suo invio: si veda a pag. 77 il caso di M44-34r [B].
[6] Si veda al proposito anche Gallarate1 (datata 8 marzo 1458), Bossi1 (dell’11 marzo 1458), M44-1v-2r [B] (15 marzo 1458) e Gallarate2 (15 marzo 1458).
[7] Dispatches with Related Documents of Milanese Ambassadors in France and Burgundy, 1450-1483, a cura di Paul Murray Kendall – Vincent Ilardi, vol. II, 1460-1461, Athens, Ohio University Press, 1971, p. 83, n. 3.
[8] Leverotti, Franca, Diplomazia e governo dello stato. I «famigli cavalcanti» di Francesco Sforza (1450-1466), Pisa, ETS,1992, pp. 172.
[9] In M44-25v [C], missiva datata 8 maggio 1458 immediatamente successiva a quella diretta a Onorato Lascaris, Francesco Sforza si rivolge ad Abramo Ardizzi in questo modo: « Nuy mandiamo Ambroxino da Lungagnana, capo di squadra de nostri provexionati, con cento fanti et schiopeteri alli favori delli magnifici messere Aluyse Bolleri et conti de Tenda et havemoli commisso che faza capo da ti». La lettera pare dunque confermare l’intenzione del duca di inviare cento fanti e cento schioppettieri, guidati da Ambrosino Lunghignana. A questo proposito è opportuno rilevare l’errore commesso dal duca in M38-282r, missiva nella quale si ordina a Giovanni da Carmagnola di «far dare ad Ambrosino da Lungagnana, nostro capo de quadra de provisionati, lance cinquanta da pede et polvere et ballote per X schiopeteri». Se i cento fanti di cui si parla nel Registro delle missive n. 44 possono includere le «lance cinquanta da pede» del Registro 38, la «polvere et ballote per X schiopeteri» dello stesso Registro 38 non possono certo bastare ad armare cento schioppettieri: in M38-282r il cancelliere registratore pare quindi sbagliarsi scrivendo «X» al posto di «C».
[10] Le parole citate sono tratte da SPa0 (2): occorre rilevare che, esponendo i temi trattati in questa lettera, Paul Michel Perret (Histoire des relations de la France avec Venise, Paris, 1896, pp. 306-307) non segnala che l’intero secondo capoverso è dedicato alla vicenza di Ludovico Bolleri. Per quanto riguarda l’esito della missione di Iob da Palazzo, il 19 giugno l’ambasciatore, di ritorno dalla Francia, scrive al duca di Milano di essere giunto «a Ceve insema con uno inbassatore dela magistà de re Ranero el quale venne da vostra signoria, el quale inbassatore porta alchuni capituli il quale credo sarano aceto ala signoria vostra» (PaS1). Renato d’Angiò, dopo avere parlato con l’ambasciatore di Francesco Sforza (Angiò2, lettera datata 8 giugno 1458), ha infatti deciso d’inviare a Milano Honorat de Berre (Angiò4, 11 giugno 1458; di questa missione non si è trovata menzione nei testi consultati), con la proposta di un attacco congiunto angioino-sforzesco contro il duca di Savoia (Angiò4-All; nel secondo paragrafo del documento, che avrebbe dovuto essere stipulato da Renato d’Angiò e Francesco Sforza, si legge: «In primis, però ch’el .. duca de Savoya, non contento de suoy termini, ha cercato de fare iniuria ali prefati signori et inter alia novità messo ad execucione, facendo, via facti et deshonestamente, quanto se pò dire ad uno principe, pigliare el vesconte de Regliana, subdito et vassalo dela prefata maiestà et non d’altro et expresso recomandato, benivolo servitore et adherente del prefato signore duca, et rechiesto, tanto da loro parte quanto etiam aliter, volesse fare la debita restitucione ha dato a ciò speranza et promesse et mancato le soe promesse sempre delusive, tenendo pratica alongativa della prefata liberacione, in questa materia se son colligati, confederati et coniuncti et per vigore de questi presenti capituli se colligano, confederano et coniungano, per fare guerra aperto al dicto duca de Savoya, […] per la dicta recuperacione integra et honorevele, […] et etiamdio per recoperacione de quelle loro terre et signorie che debite li appartengono, occupate indebitamente per lo prefato duca de Savoya»). Nel frattempo, però, il 14 giugno sono arrivati a Milano quattro ambasciatori di Ludovico di Savoia (Roma29): si tratta di Guiotino de Nores, Ludovico di Romagnano, vescovo di Torino, Andrea Maletta e l’abate di Filia (Savoia5 e Ambasciatori sabaudi1). La risposta sforzesca alla proposta angionia la si trova, pressoché identica, in Firenze28, Napoli24 e Roma30. Scrivendo il 27 giugno a Firenze, il duca riferisce che «qui sono quatro ambaxatori delo illustre signore duca de Savoya per lo facto de miser Aluise Boleri et li conti de Tenda et zentilhomini da Cochonato, nostri adherenti et recomandati, li quali ambaxatori monstrano volere adaptare questi facti et revocare alcune obligatione che havevano facto fare ad dicti nostri recomandati che non se sono potuto fare de iure, et per questo uno d’essi ambaxatori è andato dal prefato signore duca, el quale è venuto de qua dali monti ad Hivrea, per fargli ultima conclusione, et così se expecta qui per questi altri. Dreto ad questi è venuto uno ambaxatore et consigliero dela maiestà del re Renato, chiamato Honorato de Berra, […], el quale ne ha rechiesto, in nome del prefato signore re, che vogliamo rumpere guerra con el prefato duca de Savoya, perché sua maiestà offere fare el simile dal canto dele sue terre per vindicarse de questa iniuria, al quale Honorato havemo risposto et facto vedere in quali termini siamo con questi altri ambaxatori de Savoya et che, succedendo l’accordo et reintegrando esso duca de Savoya, […], non gli porressimo fare alcuna novità per l’obstaculo di capituli dela liga. Siché non se attende mo altro che vedere quello che riportarà questo ambaxatore per fargli una fine. Caso ch’el dicto duca de Savoya facia el dovere dal canto suo […], la cosa se quieterà, ma, quando el non lo facesse, non porressimo fare che non provedessimo ad la indemnità loro, quantunque el faressimo mal voluntieri, che tanto tempo havemo supportato con graveza assay del’honore nostro». Considerata la buona disposizione degli inviati di Ludovico di Savoia giunti a Milano, Francesco Sforza pare orientato a rifiutare la proposta angioina, anche se rimanda ogni decisione al ritorno dell’ambasciatore sabaudo da Ivrea.
[11] Si veda al proposito Monferrato 1, Savoia3 e Monferrato 2, datate rispettivamente 1 maggio, 9 maggio e 1 maggio.

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