13. Dalla teoria alla pratica, dalla pratica alla letteratura

Come accennato sopra, per potersi incontrare sfuggendo alla sorveglianza delle guardie, gli emissari di Francesco Sforza e i rappresentanti del partito filoborgognone all’interno della corte del duca di Savoia avevano bisogno di scuse. Si viene così a delineare un certo contesto pragmatico,[22] presupposto per la creazione della «Storia alla rovescia» «letteraria», nella quale la necessità di vedersi è rimossa e in cui è solo possibile cogliere i pretesti come momenti essenziali del racconto. In ogni caso, anche se il bisogno di incontrarsi, il reale motivo che induce a cercare scuse, viene taciuto, è possibile intuirlo, permettendo di intravedere nella sua interezza il contesto pragmatico che ha dato vita alla «Storia alla rovescia», senza comprendere il quale non si può che fraintendere la documentazione in esame.

[22] Cfr. Segre (1985: p. 34): «Notiamo ancora che i testi orali sono fortemente connessi con la situazione: gl’interlocutori possono dare per noto ciò che appartiene chiaramente alla situazione, possono alludervi senza nominarlo, possono integrare il discorso con gesti (un cenno col dito può far le veci di un pronome), ricorrono a tratti soprasegmentali (intonazione, ecc.) e così via. Insomma il legame testo-contesto è indissolubile e ciò impone una grande attenzione ai fatti pragmatici»; p. 202: «Il discorso risulta […] indissolubilmente legato alla situazione in cui viene emesso. Si tratta del lato pragmatico della comunicazione»; pp. 202-203: «La situazione può essere messa a fuoco a distanza più o meno ravvicinata. La distanza minima è quella delle precise condizioni nelle quali si sviluppa un atto comunicativo: hanno preminenza, in questo caso, i rapporti tra gli interlocutori, specie per ciò che riguarda la loro conoscenza previa dell’argomento su cui s’intrattengono o di sue premesse, connessioni e realizzazioni parziali»; p. 206: « richiamandosi l’una con l’altra, le frasi realizzano un procedimento di esclusione delle interpretazioni in contrasto con la situazione, e indirizzano all’interpretazione corretta»; «Ed è qui che la distinzione tra i vari tipi di discorso si fa evidente. Ai due estremi stanno il colloquio e il discorso letterario: il primo è comprensibile solo in rapporto con la situazione immediata, alla quale si integra lasciando inespressi elementi anche sostanziali»; p. 207: «Dicendo che la pragmatica determina le condizioni di coerenza d’un discorso, si viene ad attribuirle una specie di sovrintendenza sull’ammissibilità singola e complessiva degli enunciati. In effetti, è in base a una data situazione comunicativa che certi enunciati sono o no possibili, sono o no comprensibili. Questo implica che gli enunciati siano confrontati a due generi di compatibilità: quella linguistica e quella pragmatica. Le possibilità di significazione di parole e frasi si riducono, tra i vari mondi possibili, tra le varie logiche consuetudinarie, a quel mondo effettuale che è costituito da una situazione immediata, con una sua logica di comportamento e di comunicazione»; p. 266: «Quanto […] all’unicità dell’azione – si nota che nella narrazione quotidiana sussiste la possibilità di integrazione con dati, noti all’interlocutore, del contesto pragmatico, e perciò l’azione può essere anche narrata in forma incompleta o slegata»; p. 362: «Il discorso orale è pronunziato in un contesto comune, per lo più palese a emittente e destinatario; il discorso ha senso solo nel contesto, e può riferirsi a elementi di questo contesto, in forma implicita o mediante deittici»; p. 370: «Quando si esamina un testo, le alternative che si prendono in considerazione per ogni frase non sono tutte quelle possibili, ma soltanto quelle possibili in quel testo. È perciò che le regole testuali appaiono primariamente come liste di compatibilità e di incompatibilità tra elementi di frasi successive».

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