1.2. Lo schema Gabotto integrato

Se confrontata con le corrispondenze intrattenute da Francesco Sforza prima con Corradino Giorgi e poi con Antonio Cardano, la versione fornita da Gabotto si rivela insoddisfacente sotto molti punti di vista. Come già accennato, l’aspetto che lascia più perplessi concerne il ruolo svolto dal re di Francia, riguardo al quale è opportuno ripetersi. Carlo VII acconsentì alla cattura di Ludovico Bolleri, a proposito del quale lo storico piemontese scrive che «le genti da lui [Arcimbaldo d’Abzat] raccolte col favore di Savoia non solo, ma del re di Francia e dei suoi rappresentanti in Italia, servirono contro altri signori invisi a Carlo VII ed a Lodovico».[11] Gabotto precisa poi che, come riferito da Corradino Giorgi, «la maggior parte del caso era proceduta e procedeva dal maresciallo»,[12] ritenuto dallo storico piemontese, come già detto, «un esecutore de’ voleri del re di Francia». Secondo Gabotto, però, il re di Francia intervenne anche per favorire la liberazione di Ludovico Bolleri, perché, «per interposizione […] di quest’ultimo [Renato Angiò], […], il re mandava ambasciatori a chiedere al duca di Savoia la consegna del prigioniero ed il castello e luogo di Centallo».[13] In effetti la parola «liberazione» non compare mai, ma i riferimenti al «buon Renato d’Angiò»[14] «paciere»[15] inducono a pensare che la «consegna del prigioniero» si sarebbe dovuta trasformare nella sua liberazione. È però opportuno precisare che nel mese di febbraio del 1458, mentre gli ambasciatori francesi[16] si trovavano presso la corte del duca sabaudo, il «buon» Renato d’Angiò non svolse tanto una funzione di «paciere» quanto piuttosto intimidatoria, minacciando il duca di Savoia di rappresaglie militari, come confermato da M34-373r, missiva del 24 febbraio diretta a Ludovico di Savoia nella quale Francesco Sforza dichiara di essere scosso per avere appreso «serenissimum silicet regem Sicilie adversus vos arma parare». Gabotto è inoltre reticente quando sostiene che verso la fine di marzo Ludovico di Savoia cominciò a trattare direttamente con il signore di Centallo, che non era stato consegnato agli ambasciatori francesi: non aggiunge, infatti, che poco più tardi, all’inizio di aprile, gli uomini del duca sabaudo presero la terra di Demonte e la rocca di Vernante di Onorato, conte di Tenda, e il 25 dello stesso mese anche il castello di Demonte.
L’agire sabaudo suscitò non pochi interrogativi, come dimostrano le parole con cui Angelo Acciaiuoli commentò gli eventi cui si è accennato in Firenze10, lettera datata 19 aprile: «Questa mossa delle genti del duca di Savoia, sanza havere riguardo al re di Franza o al re Rinato o alla signoria vostra, mi fa pensare da che possa nascere tale ardire, perché di sua natura Savoia non è tanto ardito, ma bene credo che il re di Franza, per offendere et disfare quegli amici del dalphino, conforti il duca di Savoia a quella guerra segretamente, non stante che habia mandato e sua ambasciadori con altra comissione, ho veramente il duca de Savoia s’è mosso per la disfida che gli mandò tre mesi fa il re Rinato». Gabotto non segnala inoltre che l’ambasciatore mandato nel maggio del 1458 presso Renato d’Angiò, il cui nome era Job da Palazzo, non doveva solo «congratularsi della dedizione di Genova al re e della nomina del figlio di lui a governatore», ma anche parlare della vicenda di Ludovico Bolleri. Quando poi un mese dopo Job da Palazzo tornò a Milano, Honorat de Berre, inviato angioino che si trovava con lui, recava la proposta di un attacco angioino-sforzesco contro il duca di Savoia. Gabotto, infine, non fa alcun accenno alla seguente informazione contenuta in CS8, lettera di Antonio Cardano dell’8 giugno 1458:

«Guillielmo di signori de Antesano, prexo ha Taurino, che vene de presente dal Delfinato, ha intexo da Gabriel de Bernezio, signore de Targi, quale è camererio e del Consilio dela maiestà del re de Franzia e che andava dal re de Franza per parte de monsegnore de Giaton, gubernatore del Delfinato, che dito .. gubernatore sa che lo .. duca de Borgogna, lo re de Inglitera, la maiestà del re de Aragona e lo .. duca de Savoya hano fato liga insema et che adesso l’ambasaria del .. duca de Savoya va Milano per fare liga cum l’illustrissimo signore duca de Milano a destructione del re de Franza, del che uno amico m’à dito ne voglia dare aviso a vostra signoria».

[11] Gabotto (1892: p. 45).
[12] Gabotto (1892: p. 46).
[13] Gabotto (1982: p. 48).
[14] Gabotto (1982: p. 48).
[15] Gabotto (1982: p. 48).
[16] Si tratta di Jean d’Amancier, Jean du Mesnil-Simon e Guillaume Toreau.

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