1. Francesco Sforza ad Antonio da Trezzo 27 febbraio 1458

La minuta presenta numerose correzioni e di essa ne esiste una seconda copia (cfr. Napoli2).

1458 Mediolani XXVII februarii.
Antonio de Tritio Neapoli.
Sono zà alcuni dì che Francisco da Cusano zonse qua, dal quale intesimo largamente quanto ne riportò havere exequito circa le cose gli haveriamo commisso con la serenissima maiestà del signore re et quanto quella sia rimasta chiara et satisfacta dela nostra bona voluntà et devotione verso ley, intesimo etiandio (a) le arte et inventive facte et usate per li malivoli et cativi, li quali, con novi ingani (b), se sforzano divertire la maiestà sua dal’amore nostro, como quelli ad chi rincresce che siamo in la benevolentia et gratia de sua maiestà, como crediamo certamente de essere. Dele quale cose, como per altre te havemo scritto, nuy havemo sempre facto et faciamo pocho caso, neanche ne pigliamo un minimo affanno, perché le buxie tosto se discoprano et la maiestà del signore re è così sapientissima che cognosce molto bene ad che fine se fanno, (c). Poy ne confidavamo in la relatione che havesse ad fare Bartholomeo de Recanate, che la maiestà del re dovesse intendere più ad pieno l’animo et sincerità nostra, et, se pur in l’anmo de sua maiestà fosse rimasto qualche cosa che non fosse ben chiara, ch’ella restaria netta et purgata de ogni (d) umbra et suspicione, perché esso Bartholomeo è stato qua tanto tempo con nuy et inteso et veduto continuamente la sincerità et fede nostra con la quale vivamo verso la maiestà sua, che molto bene harà saputo informarla dela verità. Et però non ne siamo curati de scriverte più presto dala venuta de Francesco in qua, expectando pur intendere, como havemo poy inteso per tue lettere del primo del presente, quanto tu ne scrivi dela relatione facta ad la prelibata sua maiestà per esso Bartholomeo et così quanto quella se è extesa con ti in demonstrare essere tanto bene contenta et satisfacta de nuy, dela qual cosa havemo recevuto singulare piacere et contentamento et trovamone tanto consolati quanto de cosa che potessimo oldire né intendere, perché non havemo ad questo mondo el maiore studio né piacere che potere fare cosa che piacia ad la maiestà sua et sforzarci dì et nocte, como possiamo, operare el bene, honore et gloria dela maiestà sua, perché ogni suo bene et felicità reputiamo sia per nostra propria, perché el bene nostro depende da quello dela maiestà sua, in la quale havemo una volta mettuto et collocato ogni nostra speranza et facto ogni nostro fundamento. Siché volemo che tu la ringratii quanto più te sii possibile per tutte le sopradicte cose et gli faci intendere, per quello modo te parirà, quanto remanemo contenti che la maiestà sua habii inteso quello ch’el ha inteso, ricordandoli, s’el te parirà, che non serà se non ben facto, como per le altre te havemo scritto, che la maiestà sua vogli mettere questi tali ad la prova et fargli dire la verità, perché ne rendiamo certi ch’ella intenderà più cose et, quando l’haverà intese, ne serà più contenta et non voria essere restata de farne la prova, (e). Et poy li porà dare tale correctione che et loro et li altri chi pigliano exempio et ardire da questi cativi se guardarano per lo venire de usare queste inventive. Et questo ad nuy seria summamente grato et accepto, per vederne una volta l’experientia et ch’el se cognoscesse con che animo et sincerità andiamo verso la maiestà del signore re, como è dicto.
(f) Alla parte tu ne scrive del’ambaxata facta per esso Bartholomeo in el facto de Zenova alla maiestà del re et dela venuta lì de Petro Spinula nuy non dicemo altro, expectando intendere per tue lettere quella conclusione haverà facta con esso Petro, et nuy dal canto nostro saremo parechiati mettere in executione quanto havemo dicto et scritto et monstraremolo più con effecti che con parole, ma perché Bartholomeo haverà referito de quelli ducento cavalli che li volivamo havere per la via de quelli da Corezo, nuy gli havemo poy facto pensiero che serà meglio lassare stare quelli et provederli per altra via. Et questo per molti boni respecti quali faremo intendere ad Bartholomeo quando serà qui et ne avisarà la maiestà del re et così interim la poray avisare tu, perché, se quelli cavalli non serano de corezesi, nientedemeno se farà quello medesmo effecto che havemo dicto ad Bartholomeo, che quando el serà qui nuy li haremo parechiati per altra via.
Apresso havemo havuto novamente una lettera da Biaso da Gradi, fratello de Aluyse, nostro citadino milanese quale tu cognosci, che fa mentione dele cose de Zenova, la quale lettera originale te mandiamo qui inclusa. Simelmente te mandiamo una copia d’una parte ne scrive Petro Acceptante, chi è ad Zenova per lo facto del sale, pur de questi facti, la quale volemo che tu monstri ad la maiestà del re, perché intenda quanto nuy havemo fin’al dì presente.
Postremo te mandiamo una copia de lettera ce ha scritto lo illustre duca de Savoya, per la quale monstra che lo .. duca Renato vogli moverli guerra contro. La casone monstra non saperla, ma nuy intendiamo ch’ell’è per la presa de miser Aluyse Boleri, el quale esso duca Renato domanda sii liberato, como vasallo et homo suo, et pur fin’ad qui non è relaxato, et per questo esso duca de Savoya ne rechiede de adiuto et favore etc. Nuy gli havemo facto una bona risposta et humana, ma in effecto concluso che, attenduto ch’el prefato duca de Savoya, quando (g).
Poliza in suprascriptis litteris.
Queste lettere volemo primo che, retrovandote cum lo illustrissimo signore duca de Calabria, le legi ad la sua signoria et poy ad la serenissima maiestà del re, secundo che parirà ad sua signoria. Et governate sempre in ogni cosa secundo el parere dela signoria sua, certificandola ch’el maiore desyderio che nui habiamo è poterse adaptare ad satisfare ad la mente e voglie dela serenissima maiestà del signore re suo patre et vivere con la maiestà sua como debbe fare el vero figliolo servitore col patre et suo signore. Siché la signoria sua, como quella che è savia et sa che questo è suo facto proprio, ne rendiamo certissimi che la abbraciarà et governarà questa cosa cum tale prudentia, che nui haremo ad vivere con la prelibata maiestà con tale amore et intrinsicheza ch’elle cose passerano secundo el desyderio nostro et dela illustre signoria sua, la quale vogli pregare, exhortare et confortare che abbracia questa cosa arditamente et parli sempre largamente de nui et francamente et senza alcuna dubitatione, perché harà sempre honore la sua maiestà de ogni cosa che la dirà per nui et ottenarà sempre migliori effecti.
Che non siano vere quelle lettere, ma una minima etc.
Item de li CC cavalli de quilli de Corezo.
De Biaxo de Gradi.
Dela lettera del duca de Savoya.
Domini Aluysii de Bollaris.
Nicodemo de Ianua de Sabaudia. Mittatur copia Ianue, item Sabaudie.
Bartolomeo de Racaneto, quod non faciat verbum cum illis de Corigia de illis CC ducatorum etc.
Domino Sancto pro reditu Bartolomei Recaneti.

(a) Sopra «intesimo etiandio» depennato è scritto nell’interlinea «non obstante».
(b) «et falsitate» aggiunto nel margine destro al termine della riga subito dopo «novi ingani».
(c) Aggiunto nel margine sinistro con un segno di richiamo:
«perché lassiamo stare che quelle
lettere che hano misso ad campo non
siano puncto vere, ma pur non
gli fecemo may uno minimo
pensero, siché pur una minima
cosa che se contene in quelle lettere
non è vera».
(d) «cosa» scritto nell’interlinea sopra «umbra depennato».
(e) Aggiunto nel margine sinistro con un segno di richiamo:
«perché non dubitamo puncto ch’ella
remanerà sì bene chiara et satis
facta che per lo avenire, se pur
de simile cose gli serà dicto,
la non gli crederà et non harà
ad prenderne molestia né
affanno alcuno in l’animo suo».
(f) «Cifra» aggiunto nel margine sinistro.
(g) Scritto nella terza pagina in basso con un segno di richiamo:
«el doveva ratificare la pace cum nuy, el tardò alcuni mesi et in ultimo, quando pur el mandò la ratificatione, luy stesso exceptò la casa de Franza et la liga de Hibernia, donde luy stesso se preiudicò che quella casa, nuy, né altri dela liga el posesse adiutare (h), ma pur, nientedemeno, che seremo prompti et parecchiati ad fare per la sua signoria tutto quello che con honestà et iustificatione nostra potremo fare. Per altra via intendiamo etiamdio como la maiestà del re de Franza vole che miser Aluyse Bolleri sii relaxato et restituito el suo (i) et have mandato ambaxatori al duca de Savoya per questa casone. Quello che più ultra intenderemo, te avisaremo, perché ne possi dare noticia ad la prelibata serenissima maiestà del re».
(h) «per la qual cosa nuy non ne possiamo impazare de questa facenda» scritto a partire da «quella casa» depennato.
(i) «mandato ad la maestà sua. Et per altra via* intendemo che la intentione de sua maestà è che poy el sii liberato et fargli restituire el suo» scritto a partire da «relaxato et restituito» depennato.

* La ripetizione di «per altra via» sorprende, perché l’unico ambasciatore sforzesco in Savoia era Corradino Giorgi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...