1.2.3. Le informazioni di SG3 ed SG3-All

Nel punto 2 della Tabella 18 si è omessa un’informazione: a proposito della polvere Francesco Sforza scrive infatti che «se vole operare et dare secundo el tenore dela inclusa scriptura». Il duca di Milano si riferisce a SG3-All, documento datato 10 gennaio intitolato «Lo modo da dare la polvere da far dormire le guardie». Come si può vedere nella tabella, le istruzioni per l’uso sono estremamente dettagliate.

 

Tabella 19: La polvere, istruzioni per l’uso (10 gennaio)

 

 1 Primo. Le prese sono X per persone X, tutte seperate et tanto l’una quanto l’altra
 2 Item le dicte prese farano dormire circa VIII o X hore 
 3 et, se ben costoro non dormissero, sarano fora de sentimento et tali che parerano como matti et debili et parerano che vogliano morire. Niente de mancho non morirano et farano acti et cose molto paze et se ben exequendo la cosa che se ha a fare loro vedesseno quello se facesse, non se ha a temere questo, ma andare dreto et fugire, però che serano talmente fora di sé et debili, che non porano né conoscere né dire né obviare ad quello se farà, et anchora, se ben gli accadesse dire alcuna cosa che fosse a proposito, manche per questo se debia stare de andare dreto et fugire, perché serano fora di sé et pazi, como è dicto, avisando che, quando serano guariti, de tale caso non se recordarano de cosa sia facta. 
 4 Le dicte prese vogliono essere date in menestra, se l’è possibile, et maxime in menestra de lasagne con formagio et anche con qualche altra poca spetia et zafrano per colorarle, adciò non se acorzano dela polvere, benché la polvere habia similitudine de sapore al formagio et se vole dare con tale advertenza: che zaschuno ne habia la la presa sua et ch’el non gli ne remanga nissuno che non ne habia, ma che zaschuno se ne habia una presa secundo se manda neli cartozi et non più, adciò che non gli ne remanga veruno che non ne habia la sua parte et che veruno non ne mangia più de parte, però che chi ne mangiasse più de parte, zoè più che una dele dicte prese, gli poteria fare male, ma non che morisse. 
 5 Et se per aventura non se gli potesse dare la dicta polvere in menestra, como è dicto de sopra, vedasse de darglila nel vino dolze torbido et con spetie, adciò non se possano avedere dela polvere, et ch’el sia apparichiato tanto vino dolze che basti, ma, perché nel vino non sarà così presta et bona operatione como saria nella dicta menestra, se vole compartere in questa forma, zoè quello se daria a cinque persone darlo a quattro, compartendo equalmente le parte per le taze in modo che zaschuno ne prendesse la parte sua.. 
 6 Et quando in menestra o in vino non se potesse o non gli paresse de dare dicta polvere, se gli vole dare in pastelli, ita che ciaschuno habia la parte sua, como è dicto de sopra, ma el se vole fare li pasteli de tale forma che ciaschuno mangi el suo et che non gli ne avanzi niente, […]. 
 7 Ma se vole havere advertentia che, dando dicta polvere per menestra o per vino o per pastelli, como è dicto, la menestra o lo vino o lo pastello del’amico non gli ne habia niente et, se pur non se potesse fare che non gli ne fusse la parte sua, se vole providere ch’el non ne gusti, adciò non intervenesse a luy quello che intervenirà a chi ne gustarà. […]. 
 8 Et se per caso advenesse che per esser scambiata la minestra o la taza o lo pastello al’amico luy pigliasse dicta polvere et cadesse in lo errore, se vole providere primum che immediate rebutti fuori del stomacho ogni cosa over gli bevi dreto aceto assay et tanto ch’el butti fori ogni cosa et, se pur questo non bastasse ch’el non potesse contra la virtù dela polvere, se vole havere apparichiati lì alcuni deli soy che lo pigliano et lo portino via. 
 9 Et se vole providere sopra tutto che quisti ali quali se ha ad fare questa beffa non mangiano insalata né aceto, perché non è cosa che più smorzi la virtù dela polvere che fa l’aceto. 
10 Et se per caso gli fussero più persone che non sono li dicti cartozi de polvere, zoè più che X che guardasseno l’amico, non se vole dargli la polvere, ma mandare qua per de l’altra, che ve ne serà mandata tanta che bastarà per quanti serviereti. 
11 Questa polvere starà ad comenzare de fare operatione da una hora fino a doe et tre et quanto più serano in loco caldo over haverano caldo, tanto più presto commenzarà ad fare operatione.
12 La prima cosa che operarà se gli farà dolere la testa, poy comenzarano ad dormenzarse et, se pur gli serà che non dormerà, farà acti et pazie, como è dicto de sopra, et per questo non se staga de fugire.
13 Ma se vole providere sopra tutto che lo amico non se movi ad fare niente, né a fugire, fin passato le tre hore dapoy che li guardiani haverano ricevuta la polvere et finché non li vederà o dormire o intrare in pazie, in modo ch’el veda de potere fare el facto suo.

Francesco Sforza invia 10 dosi, da somministrare a 10 guardie (1): qualora fossero più di 10, il duca si raccomanda di non utilizzare la polvere, ma di chiederne altra, perché, avendone grande disponibilità, può fornire qualsiasi quantità necessaria (10). La sostanza induce un sonno della durata compresa fra le 8 e le 10 ore (2) e agisce dopo 1-3 ore: il tempo di reazione è inversamente proporzionale alla temperatura del luogo di assunzione (11). Prima del sonno si manifesta una cefalea. Alcuni soggetti, però, non si addormentano e iniziano a fare «pazie» (12): divenuti incapaci di comprendere quanto accade intorno a loro, si comportano come «matti». Il duca di Milano raccomanda di non preoccuparsi e fuggire [29] anche nel caso in cui le guardie continuino a vedere, perché saranno così deboli e fuori di sé da non poter capire né parlare né impedire la fuga. E se pure dicessero qualcosa di sensato, in realtà la polvere li avrà resi «pazi». Inoltre, una volta svanito l’effetto narcotizzante, non ricorderanno gli eventi (3). La polvere deve essere somministrata nella minestra, soprattutto «lasagne con formagio», aggiungendo spezie e zafferano, in modo da confonderla, anche se ha il sapore del formaggio. Ciascuna guardia deve assumere una «presa» completa, ma non di più, perché il sovradosaggio, che non è letale, può essere comunque nocivo (4). Qualora non vi fosse minestra a disposizione, la polvere può essere sciolta nel vino dolce «torbibo», servito nella quantità appropriata, sempre aggiungendo delle spezie per celarla. Con il vino, però, l’effetto sonnifero si manifesta più tardi: a 4 persone occorrerà pertanto somministrare non 4 dosi, ma 5, ripartite ugualmente nelle «taze» (5). In mancanza di minestra e vino, si può ricorrere ai «pastelli», realizzandoli in modo tale che ogni guardia riceva una «presa» (6). Bisognerà fare attenzione che quelli «ali quali se ha ad fare questa beffa» non ingeriscano aceto, perché limita drasticamente l’effetto della polvere (9). L’«amico» (così viene definito Ludovico Bolleri), che dovrà avere cura di assaggiare la minestra, il vino o il pastello a lui serviti solo se non drogati (7), potrà iniziare la fuga nel momento in cui vedrà le guardie dormire o «intrare in pazie», almeno tre ore dopo l’assunzione della polvere (13). Qualora assumesse il narcotico, il signore di Centallo dovrà sforzarsi di vomitare, eventualmente aiutandosi bevendo dell’aceto. Se questi rimedi non fossero sufficienti ad annullare l’effetto della polvere, dovrà essere portato via da «alcuni deli soy» (8).

[29] A proposito della polvere narcotizzante in GS1 Corradino Giorgi scrive di avere domandato a Ludovico Bolleri «perché la vole», riferendo poi in GS2 che «fa perché vorebe fugire» (Tabella 21, punto 7). Da SG3-All risulta tuttavia che Francesco Sforza comprende da sé, senza bisogno di leggere l’informazione contenuta in GS2, che il signore di Centallo ha richiesto la polvere per tentare la fuga (si noti che nel documento il verbo «fuggire» ricorre 4 volte).

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