12. Antonio da Trezzo a Francesco Sforza 13 aprile 1458

Yesus.
Illustrissimo signore mio. In diversi dì ho recevuto lettere de vostra signoria, date a XVII, XVIIII° et XXVIII del passato, et cum quelle una de mane vostra directiva alla serenissima maiestà del signore re (a), per le quale, secundo le ho recevute, so’ stato cum la prefata maiestà, datogli la sua et significatogli quanto in dicte lettere se contene. Essa, sì per essere stata occupata la septimana sancta ch’el mercordì sancto, recevete quelle de dì XVII in li divini officii et, per non essere stata in bona dispositione del corpo nelli primi dì de Pascha, item per essere morta assay subitamente una sgiava al castellano de Castelnovo, che se dubitò fosse morta de peste, non ha essa maiestà più presto risposto a dicte lettere, et maxime che de hora in hora è stata per spacciare Bartolomeo de Rechanati, per remandarlo a vostra excellencia, il che non ha facto per li dicti respecti. Domanica passata fui cum quella per intendere quello havesse ad respondere. Me disse, quanto alla lettera scriptali de vostra mano, che gli piaceva che vostra excellentia fosse remasta ben chiara che sua maiestà non creda né presti fede alcuna ad chi gli referisce alcuna cosa manco che vera de vostra celsitudine et che de novo ve certifichi che ad niuna cosa che gli fosse referita de mala natura dela signoria vostra sua maiestà non gli prestaria fede et così conforta quella ad viverne secura et senza affanno né molestia alcuna, come ve referirà per sua parte dicto Bartolomeo più chiaramente quando serà là. Li advisi che vostra excellentia gli dà dele cose de Zenoa sua maiestà li ha havuti gratissimi et de quelli ringratia la signoria vostra et confortela ad continuare in tenerla avisata como ha facto sin qui. Et quantunque essa maiestà dice essere etiam per altra via avisata de quello medesmo, tamen mostra de fare poco caso et prestare poca fede ad queste pratiche ch’el duxe de Zenoa monstra de havere cum re de Franza et dice che gli pare forte cosa ad potere credere ch’el prefato signore re de Franza se voglia impazare de dicte cose de Zenoa, adducendo circa questo molte ragione che seria longo scrivere. Ma, quando pur se ne volesse impazare, che non pò credere, dice che, essendo sua maiestà potente per mare et la excellentia vostra per terra, non dubita che tra la signoria vostra et sua maiestà lo faressivo, et presto, pentire d’havere tolta l’impresa. Et in questo monstra la maiestà sua fare grande capitale et fundamento in la signoria vostra, come per le parole sue essa signoria vostra pò comprehendere. Del che piglio piacere assay, maxime che sua maiestà ne parla molto largamente cum suoy cortesani, come da loro sento.
Quanto alla prosequutione del’impresa, la maiestà sua ha spaciato li fanti, cioè mille, del denaro et per tuta questa septimana debbono fare la mostra et così ha spaciato sey nave et fornitele de bischoto, vino, carne sallata, monitione et altre victualie necessarie et due bombarde grosse, le quale, et così li fanti, credesse partivano de quest’altra septimana. Così ha proveduto de dinari et victualie per refreschamento dele galee che sonno suso l’impresa et credo ch’el proveda de dinari ad li Adorni et meser Zohannefilippo per poterse mantenere cum loro fanti et partesani. De quello seguirà del partire dele dicte navi et fanti avisarò vostra excellentia. Ceterum ce ha dicto la maiestà sua che Francesco da Castelleto ha scripto una lettera cum molte bone parole, per la quale sua maiestà comprehende ch’el duxe voluntieri vorria acordo cum sì, il che gli fa credere che dicto duxe non habia quello fondamento cum re de Franza ch’el fa intendere ad altri, ma quando sua maiestà fosse certissima ch’el prefato re de Franza volesse tuore l’impresa, pur allora voria la maiestà sua seguire questa impresa, etiam che non l’havesse cominciata, non dubitando che, cum l’aiuto de vostra signoria per terra, non lo facesse pentire d’essersene impazato, come è dicto de sopra. Siché a me pare de comprehendere che sua maiestà non habia drizato l’animo ad niuno accordo cum esso duxe.
Quanto al facto de Albertino da Cividale, sua maiestà dice che non sente ch’el sia impichato, ma che se n’è fugito per la via da Ceva et che ad sua maiestà è capitata una lettera che esso Albertino scriveva al duca de Savoya nella quale dice tanto male de sua maiestà quanto se possa dire, dicendo che, ancora ch’el non sia impicato, gli pare che non possa fugire la forcha et che la vada più cercando che non faceva quello Defendente che stava a Modena. Et dimandò se pur fu vero che vostra signoria lo facesse impichare et, essendoli per Bartolomeo et per mi affermato che sì, se ne rise et disse che, se questo Albertino la induciava, non gli mancaria, perché chi malla cacia segua male lepore piglia, et risise uno perzo che Defendente n’havesse etiam presi deli altri. Ma s’el ragionamento fosse stato cum altri che cum la maiestà sua, io me seria etiam riso che Albertino havesse colto la maiestà sua et dimostratoli che Albertino era stato migliore maestro del’arte che Defendente, el quale non poté cogliere Bartolomeo quando gli portò quelli alfonsini, tantum est che de questo ragionamento el re se n’hebbe piacere uno pezo, ma mai recordò d’haverli dato quelli CC ducati.
Che la signoria vostra habia havuto displicentia et affanno del suo male dice essa maiestà che ne è bene certa, ma che cum la gratia di Dio se sente al presente bene reducto ad bona convalescentia, nela quale se sforzarà de conservarse.
Venendo nel dicto dì de dominica la maiestà del re ad una festa che se faceva presso casa mia et passando de redente alla casa de Bartolomeo vicina alla mia et essendo dicto Bartolomeo suso la porta dela casa, la prefata maestà, presente molti de suoy cortesani et altri, lo chiamò a sé et disse: «Poiché te mando a Milano, aciò che vadi cum più reputatione, sii mio secretario». Et così ha creato suo secretario. Nicolò Guerero ha dicto al decto Bartolomeo che Antonio da Pesaro et Brocardo hanno grande despiacere che dicto Bartolomeo ritorni alla signoria vostra et che, se gli potessero obviare, lo fariano voluntieri, ma non haverano questa contenteza per questa volta.
Ad me ha dicto meser Petro de Villarasa che, venendo in questi dì la maeistà del re in ragionamento cum el gran siniscalco, meser Aluiso de Montacuto et alcun’altri suoi fidati de una pratica che dicono tenere venetiani et fiorentini inseme, la sua maiestà disse: «Questi boni homini vanno cercando nove pratiche per farme despiacere et fanno grande stima del duca de Milano, ma se loro sapessero quello che nuy sapemo, fariano altri penseri, che fra nui è tale inteligentia che, sempre che vorò, loro se trovarano cum le ale tagliate, che mai ho posuto chiarirme de queste facende, salvo dapoi è tornato Bartolomeo da Milano, el quale presto tornarà et farà così chiaro el duca dela nostra voluntà che ne seguirà bono fructo».
La praticha del’acordo del magnifico meser Sigismundo in fino ad questo dì non ha preso conclusione alcuna. Secondo me dicono essi del prefato signore, hanno proferto de dare in termine de uno mese ducati XXm et la zoya et inde ad un altro mese altri ducati Xm et tanto più quanto piacerà alla maiestà sua, supplicandola però voglia domandare cosa che quello signore possa fare. La maiestà sua gli ha remissi al suo Consiglio, et precipue ad quatro doctori, li quali gli haverano ad chiarire la voluntà sua, li quali del Consiglio per ancora non hanno dicto altro. De quello seguirà avisarò la excellentia vostra. Del facto del signor Astorre parlarò quando Bartolomeo serà per partire et già ho pensato de allegare tante ragione al signore re per le quale lo debba acceptare et compiacere alla signoria vostra cum sua satisfactione, che forsi lo farà. Del che avisarò poi la signoria vostra.
La tregua tra Ursini et conte Everso è concluso. A tempo de trenta mesi dovevano preterea le parte comprometerse nela maiestà del re dele diferentie loro, ma per ancora non sonno remasi bene d’accordo dela forma del compromesso.
Per ancora poca mentione se fa de dare dinari al conte Jacomo, licet ser Antonio et Broccardo solliciteno. Credo che la maiestà del re stii a vedere quello habia a seguire del’accordo, sed, utrumque sit, se ha opinione che, ancora ch’el dicto acordo non segui, essa maiestà debba exbursare pochi dinari, maxime per la spesa che fa in la impresa de Zenoa.
El conte d’Urbino ha mandato Bonconte, suo figliolo, per stare qua in corte, come forsi per la via de là vostra signoria haverà inteso.
Sonno alcuni dì che Brocardo venne qua, el quale sento inter cetera se sforzò de fare intendere alla maiestà del re che, volendo seguire l’impresa contra el signore Sigismondo, indubitamente se gli tolle lo stato questa estate et ad questo l’ha confortata ad quanto più ha potuto et che non voglia pigliare accordo. Ubi autem pur se disponesse all’acordo, gli ha racomandato el conte Jacomo, che non lo voglia lassare perire ma ayutarlo, el quale non spera ayuto né mantenemento da altri che dala sua maiestà, cum molte parole che seria longo scrivere. Disse ancora come hera stato a Roma et parlato al papa et dato intendere mille novelle a sua sanctità, excusandose del tractato de Fabriano et ch’el conte Jacomo non solum che non offendesse la Chiesa, ma che seria in defenssione de quella et che sua sanctità lo volesse ayutare et molt’altre parole, in modo ch’el papa gli haveva resposto gratamente et dicto che esso conte Jacomo erat filius benedictus. Et molt’altre parole in derisione dela sanctità sua.
Ad Dominico dala camera da Cotignola, per lo quale la excellentia vostra me ha scripto dovesse intercedere, la maiestà del re ha facto gratia de cavare de quale reame meglio gli piacerà citra vel ultra farum quatrocento bestie bovine libere et senza pagamento de alcuno diricto pertinente ad essa maiestà, del che ho voluto insieme cum l’altre cose avisare la excellentia vostra, alla quale me racomando. Datum in regiis allogiamentis apud Turrim Sclavorum die XIII aprilis 1458.
Dapoi la morte dela schiava del castellano de Castelnovo non è innovato altro de peste et credesse che d’altro male morisse.
Excellentiae vestre servus Antonius de Tricio.
Postscripta. Ragionando cum el conte de Fondi de quello habia a seguire del’acordo del signore Sigismondo, me ha dicto che, faciasi o non faciasi dicto acordo, el crede ch’el conte Jacomo habia a toccare pochi dinari et conclude ch’el comprehende ch’el sia per havere caristia de bono partito et me subiunxe che questi suoi monstrano che dicto conte Jacomo habia certe pratiche in Bologna, ma non dice in che modo. Il perché, essendose dicto qua che la signoria vostra ha revocato meser Zohanne da Tollentino cum la compagnia da Bologna, voglio recordare che forsi non seria male de provedere per forma che se vivesse securo ch’el stato de quella terra non habia a fare mutatione, benché esso conte Jacomo è in luoco che, non possendo volare, male se poria movere che non se sentesse. Datum ut in litteris.
La maiestà del re, come malcontenta del papa, ha scripto neli suoi regni de Catellonia che siano revocati tuti li beneficii ch’el papa ha concessi invita maiestate sua et dati ad quelli per chi essa maiestà haveva interceduto et non li haveva potuto obtenere, il che el papa non pò ancora sentire perché noviter queste lettere sonno andate.
Idem Antonius.
Postscripta. Havendo io scripto el mio bisogno de dinari, la signoria vostra me ha remesso qua per mane de Filippo Strozzo ducati 46 d’oro, la qual cosa non è de talle natura che io me possa aiutare de uno soldo, perché son debito al dicto Filippo de ducati più de LXX, ho pigno al Zudeo per XX ducati et domino Gaspar Talamancha me ha subvenuto de altri XX ducati. Come per altre ho scripto, da mezo novembre in qua non è ambassatore che dal re habia havuto uno bichero d’acqua et in quello modo sonno stati tractati el figliolo del signore Sigismondo et l’ambassatore firentino che sonno venuti in questo tempo, ali quali non è stato proveduto de tanto che uno tornese non vaglia. Pur bene se dice ch’el re farà, ma non se ne vede effecto alcuno, il perché supplico vostra signoria se digni de farme altra provisione de dinari, aciò possi sustentarme finché se veda s’el prefato signore re farà provisione alcuna, come essa dice volere fare, benché para che la cosa ormay se vada troppo alungando. Datae ut in litteris.
Idem servitor Antonius.

(a) Antonio da Trezzo segnala la ricezione di lettere di Francesco Sforza datate 17 marzo, 19 marzo e 28 marzo, più Napoli8, missiva dello stesso duca diretta ad Alfonso il Magnanimo: non segnala tuttavia di avere ricevuto Napoli5 del 14 marzo, ossia la lettera cui Napoli8 era effettivamente allegata.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...