6. Le «guardie» di Ludovico e la concezione figurale [28]

Una nuova «cosa invisibile» che si manifesta riguarda la reticenza del titolo di SG3-All in merito all’identità del prigioniero: manca il genitivo oggettivo che permetta di stabilire chi sia colui che le «guardie» sorvegliano. Il titolo diviene così ambiguo e aperto a una duplice lettura: può infatti riferirsi non solo alle «guardie» di Ludovico Bolleri, ma anche a quelle che tengono sotto controllo Ludovico di Savoia. Il signore di Centallo diviene così «figura» del duca sabaudo, in quanto entrambi sono prigioneri: il primo, apparentemente, di Ludovico di Savoia; il secondo, politicamente, di Carlo VII [29].

[28] Secondo Auerbach (1993: p. 214) «l’interpretazione figurale o, perché la definizione sia più completa, la concezione figurale degli avvenimenti ebbe una larga diffusione e una profonda influenza fino al medioevo e oltre». «A nessuno studioso del medioevo può sfuggire che essa costituisce la base generale dell’interpretazione medioevale della storia, e che spesso essa interviene anche nell’intendimento della semplice realtà quotidiana» (Auerbach [ibid.: p. 216]). L’affermazione del filologo tedesco si basa sulla constatazione che «l’Antico Testamento, come storia ebraica e legge ebraica, ha preso vita molto tardi nel cristianesimo europeo, solo dopola Riforma; dapprima esso arrivò ai popoli convertiti come “figura rerum” e profezia reale, come preistoria di Cristo, e trasmise loro in tal modo un concetto fondamentale della storia universale che aveva un’alta forza di penetrazione appunto perché era così strettamente legato con la fede e che rimase l’unico in vigore per quasi un millennio. Ma a cagione di ciò il tipo di concezione contenuto nell’interpretazione figurale doveva diventare uno dei principali elementi strutturali della sua immagine della realtà e della storia, e anzi della sua concretezza» (ibid.: p. 208). Dopo avere ribadito che «l’interpretazione figurale restò operante nella maggior parte dei popoli europei fino al XVIII secolo», Auerbach afferma che «una visione chiara della sua sostanza e quindi una chiara distinzione dalle forme affini ma diversamente strutturate renderebbe nel complesso più acuta e più profonda la comprensione di documenti tardo-antichi e medievali e servirebbe anche a risolvere difficoltà particolari» (ibid.: pp. 215-216).
[29] Auerbach (1993: p. 209) spiega che «l’interpretazione figurale stabilisce fra due fatti o persone un nesso in cui uno di essi non significa soltanto se stesso, ma significa anche l’altro, mentre l’altro comprende o adempie il primo. I due poli della figura sono separati nel tempo, ma si trovano entrambi nel tempo, come fatti o figure reali». Nel caso della corrispondenza tra Francesco Sforza e Corradino Giorgi «i due poli della figura», Ludovico Bolleri e Ludovico di Savoia, non «sono separati nel tempo» bensì contemporanei; il primo polo rivela inoltre la presenza sotto traccia del secondo, che tuttavia resta velato. Si tratta dunque di una concezione figurale di tipo particolare, la cui efficacia dipende comunque dal fatto che in generale «l’interpretazione figurale pone […] una cosa per l’altra in quanto l’una rappresenta e significa l’altra, e in questo senso essa fa parte delle forme allegoriche nell’accezione più larga. Ma essa è nettamente distinta dalla maggior parte delle altre forme allegoriche a noi note in virtù della pari storicità tanto della cosa significante quanto di quella significata» (Auerbach [ibid.: p. 209).

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