3. La missione degli ambasciatori francesi

Chiarito che il mandante occulto della cattura di Ludovico Bolleri fu Carlo VII, il quale agiva in completo accordo con Renato d’Angiò, e che l’obiettivo politico dell’operazione consisteva nell’inviare un messaggio intimidatorio che trattenesse il delfino Luigi e Francesco Sforza dall’allearsi, è necessario comprendere la natura dell’ambasciata dei tre inviati di Carlo VII che nel febbraio del 1458 raggiunsero la corte del duca di Savoia, senza lasciarsi ingannare dalla lettera del 9 ottobre 1457 nella quale Renato d’Angiò aveva simulato di chiedere a Francesco Sforza di adoperarsi per la liberazione di Ludovico Bolleri.
Nelle righe iniziali di GS5, lettera del 13 febbraio, si legge che gli ambasciatori di Carlo VII avrebbero chiesto la consegna del prigioniero. Associando l’ambasciata alla figura del «buon» Renato d’Angiò, Gabotto cercò di connotarla nel senso della liberazione di Ludovico Bolleri, facilitato nel conseguimento dell’obiettivo da quanto si legge nelle righe seguenti della stessa GS5, ossia che «intendo che lo predicto re de Franza, scecumdo che XXXXXX publice dicitur, et maxime da Pedemontani quali sce retrovano esser qui ex nunc, per quanto a quelle cose aspectano a lui ha liberato domino Aloysio Bolero». È però opportuno precisare che si tratta solo di voci, «maxime de Pedemontani», che in ogni caso, miscelate in modo sapiente, permisero a Francesco Sforza di fingere di credere che il re di Francia volesse liberare Ludovico Bolleri, come si può leggere nell’esordio di SG6: «Restiamo novamente per le toe de dì XIII del presente ciffrate advisati de quanto intendi essere deliberato per la maiestà del re de Franza circa la liberatione del spectabile messer Aluyse Bollero». Il duca di Milano poté così cominciare a equivocare riguardo alla reale volontà del re di Francia, il quale, responsabile della cattura di Ludovico Bolleri, non desiderava affatto liberarlo, bensì condurlo in Francia e lì trattenerlo come prigioniero. Apparentemente la missione degli ambasciatori francesi fallì: Ludovico di Savoia, infatti, non consegnò il prigioniero, anche se «el mareschalcho lavora quanto il pò che cusì sci[a]», come si legge in Giorgi10-Es del 23 febbraio, lasciando gli inviati di Carlo VII prima «turbati», come vengono definiti in tre lettere (Giorgi11-Es, Giorgi12-Es e GS7, rispettivamente del 26 febbraio e del 2 e 14 marzo), e poi al momento della partenza «malcontenti», come segnalato in GS11 del 28 marzo.

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