1.1.4. Lettere in serie: da SG6 ed SG6-PS a GS7

In GS7, del 14 marzo 1458, Corradino Giorgi segnala che l’8 marzo ha ricevuto lettere del duca, di cui non precisa la data. L’inviato milanese riferisce poi di avere «facto intendere» al duca di Savoia «lo X effecto de esse littere et usato, ale parte de substantia, le parole formale dele littere dela signoria vostra». L’ambasciata dell’inviato milanese è stata fatta «in execucione de quele», ossia delle missive ricevute l’8 marzo. L’espressione «in execucione de quele» è un’ellissi di tipo situazionale, immediatamente comprensibile da parte del duca di Milano. Potremmo integrarla dei termini mancanti in questo modo: «in execucione dell’ordine contenuto nelle lettere di vostra signoria di eseguire un’ambasciata presso il duca di Savoia nel corso della quale affrontare gli argomenti relativi a…». Nell’espressione ellittica «in execucione de quele» è dunque implicito il tema dell’ambasciata che Francesco Sforza ha ordinato al suo inviato di compiere presso il duca di Savoia e che Corradino Giorgi riferisce di avere effettuato usando «ale parte de substantia, le parole formale dele littere dela signoria vostra». Le parole chiave di GS7 «casone» e «piacere», insieme alle porzioni di testo in cui sono inserite, riteniamo consentano d’identificare l’ambasciata con quella di cui il duca scrive in SG6. È dunque possibile identificare con SG6 una delle lettere ducali che in GS7 Corradino Giorgi segnala di avere ricevuto.

Tabella 4

 

Da SG6 (26 febbraio)

a GS7 (14 marzo)

1

La lettera di Ludovico di Savoia

te significamo come […] ne è portata una littera dela excellentia soa de dì VII […]  

2

L’ambasciata di Corradino Giorgi a Ludovico di Savoia

et, perché la natura de tale materia come tu intenderai è importantissima, […] per una breve resposta nostra ne referemo ad quello che scrivemo et commettemo ad ti che gli refferissi per nostra parte […]. A dì octo del prescente ho ricevuto le littere dela signoria vostra, […], et in execucione de quele ha questo signore ho facto intendere lo X effecto de esse littere et usato, ale parte de substantia, le parole formale dele littere dela signoria vostra

3

Il conflitto fra Renato d’Angiò e Ludovico di Savoia

Volemo adunque che, retrovandoti cum lo prelibato illustrissimo signore, te adapti […] denotargli che, havendo nuy inteso el tenore dela lettera soa, ne havemo preso cordiale displicentia, perché […] ne rincresseria ogni contentione che se suscitasse tra lo serenissimo re de Sicilia et soa excellentia […].  

4

Ragione delle mosse angioine

Verum, consyderando che per scrivere de soa excellentia non se specifica alcuna particulare cagione deli movimenti dela prefata serenità del re de Sicilia […], ne era caduto in pensero se forse la soa serenità, como reputandosi offesa per la presa de domino Aluyso Bollero, suo feudatario, deliberasse con arme vindicare tale novitade, […] et, quando questa fosse la cagione, nuy […] gli saperiamo ricordare et confortare che non volesse per questa picola cosa lassare accendere uno grande fuoco, ma volesse lassare dicto domino Aluyse […]. subiunse disse che la serenità del re Renato non havea altra casone che per lo X facto de domino Aloysio Bolero, alo quale gli replicai quanto me ha scripto la signoria vostra,

5

L’eventuale soddisfazione sforzesca per la liberazione di Ludovico Bolleri

Et nuy etiam ne prehendariamo contenteza et piacere […]. recordandoli ancora lo piacere ne farebe ala signoria vostra.

6

Eventuale altra ragione delle mosse angioine

Quando pure altra cagione gl’intervenesse, voglia soa excellentia farcene chiari […].  

La segnalazione in GS7 di «lettere» ducali non implica necessariamente che Corradino Giorgi abbia ricevuto più di una missiva, perché, come ricorda Francesco Senatore, «Gli ambasciatori citavano le lettere ducali usando quasi sempre il femminile plurale» [6]. Dal punto di vista di Francesco Sforza si può citare il caso di SG6, in cui il duca, per riferirsi alla sola GS5, scrive: «Restiamo novamente per le toe de dì XIII del presente ciffrate advisati». Riteniamo tuttavia che fra SG6-PS, del 26 febbraio, e GS7 esista un legame di tipo tema/rema in cui il tema resta sottinteso.

Tabella 5

Da SG6-PS (26 febbraio)

a GS7 (14 marzo)

1

L’ambasciata di Corradino Giorgi a Ludovico di Savoia

  A dì octo del prescente ho ricevuto le littere dela signoria vostra, […], et in execucione de quele ha questo signore ho facto intendere lo X effecto de esse littere et usato, ale parte de substantia, le parole formale dele littere dela signoria vostra, […],

2

La richiesta del duca di Savoia di mettere per iscritto l’ambasciata di Corradino Giorgi

Volemo che questa ambassata facci ad quello signore in secreto et, s’el te fosse rechiesto che tu la mettessi inscripto o vero che tu la refferissi denanzi al suo Consiglio, excusati como da ti che tu non hai commissione de fare tale relatione se non con la soa excellentia […]. ma, perché eran pur aalcuni de questi soi dicevano la la signoria vostra non havere dispositione e quelo amore verso soa signoria che demostrava la signoria vostra, aciò glilo potesse demostrare e farli mentire […], me disse gli desse in[sc]ripto quelo che oretenus gli havea explicato per parte dela signoria vostra. Io gli rispose, subridendo, ch’era certo soa signoria non me rechederea cossa me havesse rendere vergogna, però che non havea comiscione de cusì fare, il perché pregava soa signoria me perdonase he me havese per excuso, e romaste soa signoria contenta, sed tamen me prega volese scrivere la signoria vostra fosse cumtent gli desse inscripto

Alla richiesta di Ludovico di Savoia di mettere per inscritto l’ambasciata, Corradino Giorgi riferisce di avere risposto che «non havea comiscione de cusì fare»: l’utilizzo del termine «commissione», vera e propria parola chiave, rimanda a SG6-PS, missiva in cui Francesco Sforza, riferendosi all’ambasciata, aveva chiarito al suo inviato di avere «commissione de fare tale relatione se non con la soa excellentia»* e quindi di non metterla per «inscripto». Riteniamo pertanto che in GS7 sia indirettamente segnalata anche la ricezione di SG6-PS.

[6] Senatore, Francesco, «Uno mundo de carta», Napoli, Liguori, 1998, p. 180.

* Può essere il caso di rilevare che GS7 è datata 14 marzo, la stessa data della lettera che avrebbe dovuto essere tratta dalla minuta ducale Napoli5 di cui Antonio da Trezzo non segnala la ricezione in Napoli12, pur riferendo l’arrivo di una missiva di Francesco Sforza «directiva alla serenissima maiestà del signore re» che avrebbe dovuto essere allegata alla stessa lettera ducale del 14 marzo. Sempre il 14 marzo Francesco Sforza scrive a Marchese da Varese (di questa minuta parla anche Senatore [Uno mundo de carta, p. 256, n. 16]): «Marchexe. El ne pare tu scrivi troppo largo scrivendo quello tu scrivi de quello tuo parere et de quello te pare comprendere de quelle cose et dispositione dellà etc. senza cifera, perché, quando per aventura una simile lettera capitasse in man d’altri, poria generare non ponto bon fructo, siché un’altra volta vogli essere più cauto nel scrivere scrivendo cose de importantia».

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