«Lo modo da dare la polvere»

Come accennato, per comprendere quale sia «lo modo da dare la polvere», occorre considerare il primo capoverso dell’apparente ricetta alchemica, in cui si dice che «Le prese sono X per persone X, tutte seperate et tanto l’una quanto l’altra».
Tuttavia, per interpretare correttamente il significato del termine «prese», è necessario rifarsi a GS1-Dec, che è la decifrazione di GS1.
In GS1 si simula che Corradino Giorgi scriva che Ludovico Bolleri «vorea che la signoria vostra gli facese havere qualche pulvXXere che facese dormire per quatro ho se hore, per potre fare dormire queli lo guardano, per modo non sentan strepito alchuno, he per bon facto io gli ho resposto he confortato se dea de bona vogla, che la signoria vostra non lo vole abandonare he che del tuto advisarebe la signoria vostra, la quale prevederà ad ogni cosa, purché queli dale soe castelle se guardaseno da tradmeto, che da Sforza non dubitase. Iten gli ho dato speranza dela polvere, rechedendome advisa perché la vole».
E in SG3, lettera in cui si simula la ricezione di GS1 e a cui è allegata SG3-All, ossia l’allocuzione al Lettore, Francesco Sforza acconsente alla richiesta, inviando «la polvere da fare dormire […] dela quale ne havemo facto fare experientia qua et è perfecta da quello mestiero, la quale se vole operare et dare secundo el tenore dela inclusa scriptura, et te ne mandiamo dece prese per darne a dece persone».
Passiamo quindi a esaminare GS1-Dec.
Quest’ultima missiva contiene un significativo errore di decifrazione, da noi sottolineato, del brano sopra riportato di GS1.
In essa, infatti, leggiamo che Ludovico Bolleri «voria che vostra signoria gli facesse havere qualche pulvere che facesse dormire per quatro hore, per potere fare dormire quelli lo guardano, per modo non sentano strepito alcuno, ho per bon facto io gli ho risposto et confortato se dia de bona voglia, che vostra signoria non lo vole abandonare et che del tutto avisarebbe vostra signoria, la quale provederà ad ogni cosa, purché quelli dale sue castelle se guardasseno da tradimento, che da Forza non dubitasse. Item gli ho dato speranza dela polvere, rechiedendome avisa perché la vole».
Come si può notare, l’errore di decifrazione consiste nel fatto che «Sforza» di GS1 diviene in GS1-Dec «Forza».

Riteniamo che il Lettore non abbia alcuna difficoltà a comprendere che con il termine «presa» il duca di Milano non si riferisce a una «dose» di polvere, ma all’atto che nei giochi di carte consente di prendere una o più carte dell’avversario con la propria carta di valore maggiore.
«Lo modo da dare la polvere» significa quindi: il modo di dare, ossia distribuire, le carte, vale a dire le lettere, le quali, come la «polvere», sono in grado di «fare dormire le guardie», ossia rendere inefficace la loro sorveglianza.
E le carte della partita che ci si appresta a giocare sono distribuite in modo che «le prese sono X», il che equivale a dire che le lettere di Corradino Giorgi sono distribuite in modo che vi siano dieci «prese», ossia dieci momenti di ricezione.
Restano quindi da scoprire quali siano le carte di valore maggiore che consentono di fare le prese, vale a dire le lettere nelle quali vengono segnalate le «prese», ossia i momenti di ricezione delle missive di Corradino Giorgi.
Si tratta delle 6 minute del duca di Milano che fanno parte delle Serie Giorgi-Sforza, nelle quali possiamo rintracciare i momenti di ricezione delle missive dell’inviato milanese, ossia le «prese» delle sue lettere.
Le minute del duca di Milano sono infatti da considerare come «carte da trionfi», ossia «carte da presa».
È lo stesso Francesco Sforza a suggerire di compiere questa inferenza.
In Giorgi2, infatti, lettera inviata dall’ambasciatore alla duchessa Bianca Maria Visconti il 14 marzo del 1458, giorno di estrema rilevanza simbolica su cui torneremo più oltre, l’inviato milanese scrive: «Retrovandome con questo illustrissimo signor, me ha pregato vogla scrivere e pregare vostra signoria per parte de essa soa signoria che ve piaza mandare a madama soa fema uno paro de carte da trionfi de quelle belle sce fano in quelle parte he uno paro a madama Maria he uno altro a madama Bona, soe figlie».
Nel gioco dei tarocchi le carte da trionfi, che sono 22 e vengono così definite perché recano raffigurazioni simboliche e allegoriche dette Trionfi, sono anche chiamate «carte da presa», perché per il loro valore elevato esse prevalgono su tutte le altre carte di seme, svolgendo una funzione simile a quella della briscola.
Si noti che le carte da trionfi richieste da Ludovico di Savoia a Francesco Sforza sono 6: esse, quindi, corrispondono al numero delle minute di Francesco Sforza.
Il duca di Milano vuole quindi suggerire, al Lettore e a noi, di considerare le sue 6 minute come carte da trionfi, ossia «carte da presa».
È quindi dalle minute ducali che dobbiamo iniziare a rintracciare e contare le dieci «prese», ossia i momenti di ricezione delle lettere di Corradino Giorgi.
Passiamo ora considerare il titolo nella sua intererezza.
Il duca di Milano scrive infatti: «Le prese sono X per persone X, tutte seperate et tanto l’una quanto l’altra».
Francesco Sforza, quindi, non vuole solo dire che vi sono dieci «prese», ma anche che le ricezioni delle lettere dell’inviato, portate da dieci persone, sono «tute seperate», ossia avvengono in giorni non consecutivi: un’indicazione questa, come vedremo, fondamentale.
Il gioco dei tarocchi svolge dunque un ruolo rilevante per comprendere il «funzionamento» del Testo Giorgi-Sforza.
Esso non si limita alle 6 carte da trionfi richieste da Ludovico di Savoia a Francesco Sforza e il cui numero corrisponde alle 6 minute ducali, ma riguarda anche altri aspetti.
Per ora basti segnalare qui che le lettere dell’inviato milanese appartenenti alla Serie Giorgi-Sforza sono 22, vale a dire lo stesso numero dei Trionfi nel gioco dei tarocchi.

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