8.1.2. «Lo duca de Burgogna he monsignor lo dalfino gli meteno mane esste pratiche»

La «congrega» per li «facti» di Ludovico di Savoia comprendeva dunque Filippo il Buono e Francesco Sforza. Essa non poteva però non includere anche il delfino di Francia Luigi, perché, come ricorda Ilardi, «during 1456 Louis’ relations with his father had deteriorated to such an extent that the former had been forced to leave the Dauphiné and take refuge at Genappe in Brabant under the protection of the Duke of Burgundy» [44]. Poiché il delfino si trovava «under the protection of the Duke of Burgundy», è inverosimile che Filippo il Buono potesse intraprendere una qualche iniziativa politica nei confronti di Ludovico di Savoia non di comune accordo con lo stesso delfino, marito di una figlia del medesimo duca sabaudo.
Nella vicenda della liberazione di Ludovico di Savoia da Carlo VII è dunque implicata una «congrega per li soy facti» della quale facevano parte Filippo il Buono, il delfino Luigi e Francesco Sforza. Alla fine di marzo del 1458 l’attività sotterranea di questa «congrega» permise alla «parte» guidata da Jean de Compey di risultare «montata in stato», come racconta Corradino Giorgi in GS11: Ludovico di Savoia aveva lasciato via libera perché certo di poter contare non solo sulla «polvere da far dormire le guardie» fornita dal duca di Milano ma anche sulla «Forza» della «fusta (e, last but not least, sul sostegno del futuro re di Francia).

[44] Ilardi (1959: p. 158). Cfr. anche Ilardi (1982: p. 429): «having fled Dauphiné in August of 1456 in the face of an advancing royal army, he had taken refuge with Philip the Good, establishing his small court at Genappe in Brabant». A proposito dell’attività politica del delfino Luigi presso il duca di Borgogna Ilardi scrive: «From his new headquarters, Louis kept in contact with all the enemies of the king, and particularly with the Yorkist leaders in England – the Duke of York and the war hero, the Earl of Warwick – who wished to dethrone the semi-demented Lancastrian king, Henry VI, and his unpopular queen, Margaret of Anjou, daughter of René. The War of the Roses, as this struggle is commonly known, greatly affected the lingering Anglo-French conflict, for the Lancastrians advocated a more moderate policy towards France while the Yorkists championed a more aggressive prosecution of the war. Under these circumstances it is not surprising to find that Charles VII was in full sympathy with the Lancastrian party headed by the Angevin queen and the Duke of Somerset. At the same time, it became the goal of Sforza’s foreign policy to establish an entente with the Yorkist leaders in an effort to promote a new English invasion of France, with the aid of the dauphin and Philip the Good, so as to force Charles VII to attend to his own kingdom and abandon the Neapolitan enterprise» (1959: pp. 158-159).

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