5. I filoborgognoni contro gli «amici del dalphino»?

Poiché «di sua natura Savoia non è tanto ardito», proviamo a pensare insieme ad Angelo Acciaiuoli che «il re di Franza, per offendere e disfare quegli amici del dalphino, conforti il duca di Savoia a quella guerra segretamente, non stante che habia mandato e sua ambasciadori con altra commissione». D’altra parte il 31 maggio in Venezia35 Marchese da Varese, ambasciatore di Francesco Sforza a Venezia, riferì che in merito ai contrasti che opponevano il duca di Milano a Ludovico di Savoia il doge aveva detto che «la vorrea vostra signoria fosse così sufficiente contra del capo come l’è contra dela coda, cioè contra lo re di Francia, come ben si pò vendicare contra lo .. duca de Savoya». Ne consegue che al momento di avere la meglio sugli avversari il partito filoborgognone avrebbe potuto già avere deciso di continuare la politica della fazione nemica. Non si tratta di un’ipotesi inverosimile, perché nel corso di un colloquio riportato in GS9, lettera del 17 marzo 1458, Jean de Compey aveva detto a Corradino Giorgi quanto segue:

«Coradino. Non so se tu sapie li zentilomini, conti, baroni et cavaleri de questo stato de Savoia esser divisi doe parte, dele quale monsignor lo maneschalcho è capo del’ina, la quale è tuta franzosa, senza alcuno mezo, et quela al presente guberna et rege questo stato al suo modo et como gli pare, como tu vedi, non pesando sulo honore né su el bene né sul’utile de questo nostro signore, […], et noi altri, quali al presente non semo de stato né de guberno he che cognosemo questo nostro signore esser cumdicto a tanta subiectione che non ardische fare se no como voleno, e noi, che amemo el nosro signore et lo suo utile he honore, voremo prendere modo et via de liberarlo de tanta subiectione, unde cognosemo questo non ne potere seguire senza lo favore et inteligencia de alcuno altro signor, et maxime del tuo signore, duca de Mediolano, el quale, s’el volese che se intendesemo cum sua signoria, lo faremo fare liga et bona inteligencia cum questo nostro signore he in modo che lo dicto signor nostro se liberarea da tanta subiectione de questi franzosi, como soa signoria hè desiderosa, […], he, non volendo dicto signore tuo havere la nostra inteligentia, ne sarà forza, per stare a casa nostra, haderirse cum la parte nostra inimicha, la quale continuamente praticha cum franzosi de metere gente d’arme insema et pasare li monti per andare adoso al duca de Mediolano, […]».

Nel caso di mancato appoggio sforzesco, dunque, a Jean de Compey e ai suoi uomini sarebbe stato «forza, per stare a casa nostra, haderirse cum la parte nostra inimicha» e quindi «offendere e disfare quegli amici del dalphino» di cui Ludovico Bolleri faceva parte. Proviamo a immaginare che il quadro politico si sia evoluto proprio in questo modo a causa del mancato appoggio da parte di Francesco Sforza. Si spiegherebbero così i nuovi attacchi alle terre di Ludovico Bolleri.

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