1. La versione ufficiale di Gabotto

All’inizio del XXI secolo degli eventi di cui fu protagonista Ludovico Bolleri l’interpretazione per così dire «ufficiale» continua a essere quella fornita da Gabotto[3] alla fine dell’Ottocento. Può essere utile riportarne alcune parti.

Le genti da lui [Arcimbaldo d’Abzat] raccolte col favore di Savoia non solo, ma del re di Francia e dei suoi rappresentanti in Italia, servirono contro altri signori invisi a Carlo VII ed a Lodovico. […] Causa o pretesto dell’ostilità del governo sabaudo contro costui [Ludovico Bolleri] par fosse un litigio volgare di confine con un feudatario di Lodovico, Amedeo Falletti signore di Villa e Vottignasco; donde nasce ragionevole sospetto vi fosse al di sotto qualcosa oggidì non ben chiara. Il Bolleri pigliava a soldo Arcimbaldo con una sua masnada di Guasconi, immaginando atterrire l’avversario e farla presto finita. Ma l’Abzat, profittando della confidenza di Aloysio, forse la notte del 29 settembre 1457, sorprendeva il castello di Centallo […] indi, fatto prigione il Bolleri, lo rimetteva nelle mani della Corte di Savoia. Alto rumore levò il colpo: se ne risentì sovratutto Milano, […]. I richiami erano vivi ed incalzanti: Corradino Giorgio, ambasciatore lombardo in Savoia, giudicava che «la maggior parte del caso era proceduta e procedeva dal maresciallo» – Gaspare di Varax piuttosto che il Seyssel, poiché lo dice «lo primo uomo di questa Corte»-; ma non iscorgeva in lui che un esecutore de’ voleri del re di Francia.». Scrive poi Gabotto: «il buon Renato d’Angiò […] si intrometteva paciere […]. Per interposizione di quest’ultimo, […], il re[4] mandava ambasciatori a chiedere al duca di Savoia la consegna del prigioniero ed il castello e luogo di Centallo, con grande gioia di Aloysio stesso che nella consegna al sovrano di Francia omai vedeva la propria liberazione. Com’era prevedibile, la Corte di Lodovico addusse pretesti, scuse, impedimenti; in sostanza ricusò, pur in modo di non offendere la suscettibilità, o, piuttosto scontrosità, di Carlo VII. Nondimeno il risultamento fu poco diverso, giacché incominciarono le trattative dirette col Bollero affinché si confessasse in colpa e desse buone promesse per l’avvenire: in ricambio gli si offrivano la libertà ed i mezzi militari e pecuniari di ricuperare Centallo. […]. Le pratiche, naturalmente, furono lunghe […]». Gabotto poi ricorda: «Nel maggio, Francesco Sforza mandava legati a Renato di Angiò per congratularsi della dedizione di Genova al re e della nomina del figlio di lui a governatore» e prosegue affermando che «importava togliere in avvenire a Carlo VII ogni pretesto di muoversi in aiuto del duca di Savoia, venendo con questo a definitivo accomodamento». Ecco quindi che la diplomazia sforzesca agì «direttamente con un memoriale-ultimatum cui doveva presentare un nuovo e più energico ambasciatore,[5] indirettamente mediante consigli di pace di re Alfonso». «Il disegno riuscì» conclude Gabotto e «il Bolleri finalmente fu liberato».

[3] Gabotto (1892: pp. 45-50).
[4] Il re di Francia Carlo VII.
[5] Antonio Cardano.

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