La serie GS e la serie CS: lettere ingannevoli

Tale ricerca di una strategia complessiva non pare potersi attribuire a Corradino Giorgi, bensì a Francesco Sforza (non importa qui stabilire che si tratti del duca, di Cicco Simonetta o di chi altri), attribuzione che ha anche il pregio di spiegare con facilità la presenza dell’avantesto GSX con tutte le problematiche a esso attinenti.
A questo punto è lecito ipotizzare che le lettere della serie GS siano state concepite presso la cancelleria sforzesca e che si tratti di lettere ingannevoli, che per divenire efficaci dovevano ovviamente essere mostrate e che mediante il racconto in esse contenuto miravano a conseguire tre obiettivi principali: 1) convincere, per ottenerne la liberazione, della lealtà di Ludovico Bolleri al re di Francia: egli, quindi, non poteva aver fatto da tramite fra il Delfino e il duca di Milano; 2) far credere impossibile la stipulazione di una lega fra Ludovico di Savoia e Francesco Sforza, le relazioni politiche dei quali, per come risulta dalle lettere, sarebbero anzi da porsi sotto il segno di una conflittualità continua; 3) far credere impossibile la lega di Borgogna.
Destinatari dell’inganno i rappresentanti di Carlo VII e Renato d’Angiò che fossero venuti a Milano, ai quali le lettere dovevano essere mostrate: evidentemente la situazione politica doveva indurre a ritenere più che probabile l’arrivo di inviati francesi.
E d’altra parte, come scrive Vincent Ilardi (The Italian League. Francesco Sforza and Charles VII (1454-1461), p. 151), «In the second half of 1458 and in 1459, when The French made several determined diplomatic efforts to isolate Ferrante, Sforza was one of their primary targets».
Ricostruzione delle ambasciate francesi (Ilardi, Catalano e documenti).
Considerati i tre obiettivi dell’inganno che si voleva realizzare mediante la serie GS e la serie CS, si può supporre che quanto le lettere volessero far credere impossibile in realtà fosse vero e che quindi realmente Ludovico Bolleri avesse fatto da tramite fra il Delfino Luigi e Francesco Sforza, che realmente fosse stata stretta una lega segreta fra duca di Milano e duca di Savoia e che realmente fosse stata stipulata la Lega di Borgogna.
L’ipotesi di una lega segreta sabaudo-milanese non deve per altro parere impossibile, se consideriamo quanto scrive Gabotto (Lo stato sabaudo, p. 55): «Realmente, per opera sua [di Antonio di Romagnano, divenuto cancelliere del duca di Savoia nel marzo del 1458], i rapporti fra Savoia e Milano erano migliorati parecchio» , il quale aggiunge più avanti (p. 59) che lo stesso Antonio di Romagnano «destreggiandosi abilmente, era riuscito a conciliare le esigenze del predominio di Francia con un’intesa cordiale cogli Sforza», il che in realtà fu possibile perché grazie alle lettere qui in esame, mentre era stata stipulata un’allenza segreta con il duca di Milano, a Carlo VII fu fatto credere che la suddetta «intesa cordiale» fosse tale solo in apparenza.
Anche l’ipotesi relativa alla Lega di Borgogna non pare essere priva di fondamento, se consideriamo quanto scrive G. du Fresne du Beaucourt (Histoire du Charles VII, p. 260): «Au mois de juin [1458], des conférences furent tenue à Calais entre le comte de Warwick [del partito Yorkista] et des ambassadeurs du duc de Bourgogne, qui ne tarda pas à envoyer une ambassade en Angleterre. Il est fort probable que, dès ce moment, une convention secrète fu passée par le duc avec le parti Yorkiste».
La serie GS, e quindi la serie CS, per i profondi legami narrativi che la uniscono alla prima, ma anche per una serie di indizi di simulata autenticità che prenderemo in considerazione in seguito, sono dunque composte da lettere ingannevoli, ossia lettere non autentiche, che faranno di tutto per sembrare vere e saranno quindi caratterizzate da quelle che potremmo definire marche di simulata autenticità.

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