Il racconto delle lettere vs. le informazioni del re di Francia

In base al racconto presente nelle lettere non pare quindi possibile che Francesco Sforza e Ludovico di Savoia stiano per stringere un’alleanza, né che possa essere stata stipulata la Lega di Borgogna.
Tuttavia, «in base all’assioma che un messaggio è tanto più informativo quanto meno prevedibile» (Cesare Segre, Avviamento all’analisi del testo letterario, p. 74) ignorare le suddette informazioni non pare scientificamente corretto, né in base allo stesso assioma vi è ragione di considerarle false, almeno più di quanto non si possa ritenere falso il racconto stesso. Tanto più questo se consideriamo che in un documento del 4 luglio 1458 a firma «Jacopo Ventura», podestà di Campi e Signa, località toscane, leggiamo che «Per la morte del re [d’Aragona] è finita la lega di Borghogna et è d’accordo col re di Francia. Et a facti del dalphyno hanno preso buona forma. Et chi dicie el contrario farnetica». Inoltre, lo stesso Ventura in una lettera del 9 luglio 1458 scrive al duca di Milano: «Borgogna, che è in bonissima dispositione con la sacra maestà del re di Francia per la morte del re da Raona, suo collegato, di che perde riputatione assai, ora di miglior voglia viverrà. Inghilterra in tribulationi si trova. Il perché la maestà del re di Francia, spedito dal’altre cure di là, in tucto actenderà a facti di Italia».
Per quanto estrapolare una lettera dalla serie cui appartiene non sia metodologicamente corretto ai fini di una esatta interpretazione delle informazioni in essa contenute, il motivo della Lega di Borgogna presente in queste missive di Jacopo Ventura e nella suddetta lettera di Antonio da Cardano non pare indizio da trascurarsi. E d’altra parte, posto com’è al termine di quanto scritto nelle missive di Corradino Giorgi e dello stesso Antonio da Cardano, esso non può non indurre quanto meno a «rimeditare» il senso di quanto appena letto (Cesare Segre* in Avviamento all’analisi del testo letterario, pp. 37-38, scrive: «sono stati […] studiati i modi […] di trattare l’inizio e la conclusione delle composizioni […]: nel complesso, essi mostrano la cura di presentare e, rispettivamente, concludere il mondo […] istituito nel testo stesso, già indicando in partenza il tipo di sviluppo che è lecito attendersi, e viceversa sottolineando, sul finire, la tonalità con cui si vuole che sia rimeditato tutto lo sviluppo testuale»).
Come conciliare quindi il racconto presente nelle lettere con le informazioni relative alla lega sabaudo-milanese e alla Lega di Borgogna senza ignorare queste ultime o ritenerle false?
L’ipotesi più ragionevole, poiché consente di non ignorare aprioristicamente nessun elemento delle lettere, è che il racconto presente in esse sia stato appositamente costruito in modo da far ritenere impossibile la stipulazione della lega sabaudo-milanese e della Lega di Borgogna. Ma, necessaria conseguenza logica, se il racconto è stato costruito con il suddetto intento, è chiaro che le lettere in cui esso viene esposto potevano essere mostrate.
Al proposito è lo stesso Francesco Sforza ad aiutarci, implicitamente affermando che le lettere potevano essere mostrate quando scrive in SC2, del 6 giugno 1458: «non possiamo estimare né credere che Conradino Zorzo senza nostra licentia, ymmo havendo penitus contraria imposicione et comandamento da nuy per più nostre lettere, gli havesse consentito [alla promessa fatta da Ludovico Bolleri al duca di Savoia] et, quando per imprudentia et poca advertentia lo havesse tolerato, non doveria però la ignorantia soa preiudicare tanto al facto nostro, né nuy disponemo haverlo per accepto, maxime perché de ciò non ha mandato da nuy, ymo e la instructione soa e tute le littere nostre scripte a luy significano lo contrario».
Soffermiamo l’attenzione sulle ultime parole: «la instructione soa e tute le littere nostre scripte a luy significano lo contrario». Certo in esse non viene affermato che l’istruzione e le lettere di Francesco Sforza dovessero essere mostrate, tuttavia è altrettanto certo che venga implicitamente affermata, o quanto meno non negata, la possibilità che, nel caso in cui fosse necessario dimostrare quale fosse il loro esatto significato, istruzione e lettere del duca di Milano potessero essere mostrate.
Le lettere a cui si riferisce Francesco Sforza sono SG5 e SG6, rispettivamente del primo e del 12 maggio. Se prendiamo in considerazione queste due missive, vediamo come esse rimandino a precedenti lettere di Corradino Giorgi, sicché a questo punto si può ipotizzare che il duca di Milano, nel caso in cui ne avesse necessità, mostrasse solo le proprie lettere, ma si può anche ipotizzare che egli mostrasse pure le lettere del suo ambasciatore, le quali, a loro volta, rimandano a precedenti lettere ducali e così via. Pare dunque utile e necessario ricostruire le serie GS e CS.

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