Struttura 1

8 novembre 1451, Centallo                     Giovanni Giappano a Francesco Sforza
Alla lega tra il re d’Aragona, i Veneziani, il duca di Savoia e il marchese di Monferrato in realtà concorrono anche il delfino, il duce d’Orléans e il duca di Borgogna, per l’inimicizia che hanno verso Renato d’Angiò e la casa d’Angiò.
Varie considerazioni di politica internazionale.

18 settembre 1457, Rocca                                   Carlo Cacherano a Francesco Sforza
Thoreau, un segretario del re di Francia, è stato per 3 giorni ad Asti e poi è partito molto in fretta.
Non sa cosa sia venuto a fare.
Arcimbaldo, appena partitosi Thoreau, è giunto ad Asti ed ha parlato molto con il baili.
Sta radunando gente e dice di volere andare verso Nizza, ma Cacherano non lo crede, perché Arcimbaldo sta radunanando gente in Piemonte con il consenso del duca di Savoia del quale è la città di Nizza: ritiene piuttosto che voglia prendere il castello di Monaco, che è una chiave di Nizza, o dirigere la sua attività su Genova.
Il governatore d’Asti ha detto in segreto come il duca d’Orleans andrà dal delfino, porterà la pace fra lui e suo padre e lo condurrà alla corte del re.

28 settembre 1457, Milano                     Francesco Sforza ad Abramo Ardizzi
Il castello di Centallo di Ludovico Bolleri è stato preso e lui, con sua moglie, i suoi figli e tutti i suoi, è stato catturato.
Francesco Sforza vuole sapere come si sono svolti i fatti, chi ha preso Centallo e se l’ha fatto su propria autonoma iniziativa o con consenso del re di Francia, di Renato d’Angiò o del balì d’Asti.

9 ottobre 1457, Salon                               Renato d’Angiò a Francesco Sforza
Prega Francesco Sforza di fare in modo che Ludovico Bolleri sia rimesso nel suo stato. Lo stesso Renato d’Angiò farà quanto riterrà necessario.
Manda Antonello Pagano, segretario.

12 ottobre 1457, Milano                          Francesco Sforza a Franceschino del Carretto
Francesco Sforza ha deciso di aiutare Ludovico Bolleri inviando un ambasciatore al duca di Savoia e poi altrove, se sarà necessario, e per quelle altre vie che gli pariranno opportune. Nella sua lettera Francesco del Carretto doveva avere scritto essere vociferato che Ludovico Bolleri era stato preso perché aveva “intelligentia” con Francesco Sforza. Il duca di Milano nega questa “intelligentia” con Ludovico Bolleri: si tratta di “zanze”.

15 ottobre 1457, Lodi                                          Francesco Sforza al duca di Savoia, a Ludovico Bolleri e ad Abramo Ardizzi
Viene comunicato (al duca di Savoia per mezzo di lettere credenziali) l’invio di Francesco da Fossato in qualità di ambasciatore.

21 ottobre 1457, Mantova                       Francesco Sforza al Consiglio Segreto
Per lettere del Consiglio Segreto del 17 e del 18 ottobre Francesco Sforza ha inteso le difficoltà sollevate da Francesco da Fossato. Si conforma al parere del Consiglio Segreto di sostituirlo con Corradino Giorgi.

25 ottobre 1457, Cremona                      Francesco Sforza al Consiglio Segreto
Francesco Sforza si era conformato al parere del Consiglio Segreto di inviare un ambasciatore solo al duca di Savoia e non al re di Francia, in attesa di sapere qualcosa di più della cattura di Ludovico Bolleri. Riguardo a questa vi sono varie ipotesi: vi è chi dice che Ludovico Bolleri sia stato preso su ordine e mandato del re di Francia e chi invece al proposito la pensa diversamente; vi anche chi sostiene che a Carlo VII sia stato riferito che il delfino e altri cercavano per mezzo di Ludovico Bolleri di avere “pratiche et intelligentia” con Francesco Sforza. Carlo VII avrebbe così deciso di inviare suoi ambasciatori a Venezia per opporsi alla suddetta ipotetica alleanza e realizzarne un’altra. Francesco Sforza vorrebbe quindi mandare al re di Francia un ambasciatore per chiarire la situazione e cacciare ogni sospetto, ma Corradino Giorgi non è esperto di cose di Francia: verrà quindo inviato presso il duca di Savoia. Francesco Sforza ne sollecita la partenza.
Francesco Sforza ha deciso di scrivere al re di Francia ed è convinto che la lettera darà buon frutto.

26 ottobre 1457, Cremona                      Cicco Simonetta a Corradino Giorgi
Instruzione per l’ambasciatore.

26 ottobre 1457, Alessandria                  Abramo Ardizzi a Francesco Sforza
& Cappellano di Ludovico Bolleri mandato da sua moglie
Ludovico Bolleri ha scritto di propria mano a sua moglie di trovarsi nel castello di Zamballeri.
L’imputazione che gli è fatta è di avere “mal dicto” del duca di Savoya e del duca d’Orléans. Il duca di Savoia non gli può dire altro, finché non abbia risposta dal re di Francia.
Il cappellano dice che il re Renato ha mandato uno dei suoi a “fornire” Demonte e Rocca Sparavera e che il duca di Calabria, saputo del fatto occorso a Ludovico Bolleri, è andato dal re di Francia, cosa che è stata di grandissimo conforto per gli amici e gli uomini di Ludovico Bolleri.

30 ottobre 1457, Cremona                      Francesco Sforza al balì d’Asti
& Trombetta del balì d’Asti ad Abramo Ardizzi -> Cicco Simonetta
Francesco Sforza è venuto a sapere che il balì d’Asti avrebbe sentito che Ludovico Bolleri chiese, l’ultimo volta che si recò da Francesco Sforza, lettere dirette al re di Francia per le quali il duca di Milano confortasse Carlo VII a volere mettere lo stesso Ludovico Bolleri al governo d’Asti. Per questo motivo il duca di Milano non avrebbe avuto “bona intelligentia” con il governatore d’Asti. Il balì d’Asti va ora dal re di Francia.
Per quanto riguarda Ludovico Bolleri, Francesco Sforza si chiede meravigliato da dove provenga questa voce: si tratta di “cosa senza substancia et senza alcuno effecto”. Ludovico Bolleri non ha mai ragionato con Francesco Sforza degli argomenti a cui si riferisce il balì d’Asti e, se avesse tentato di farlo, il duca di Milano non solo non avrebbe per nulla assentito, ma avrebbe informato lo stesso governatore d’Asti.
Francesco Sforza chiede di essere raccomandato al re di Francia e, avendo inteso che alcuni hanno tentato di insinuare dei sospetti presso Carlo VII riguardo a Francesco Sforza, gradirerebbe che il balì prendesse le sue difese.
Per questo Francesco Sforza ha deciso di scrivere al Carlo, fratello di Renato d’Angiò, con il quale il duca di Milano esorta il balì d’Asti a parlare a proposito dei suddetti sospetti.

2 novembre 1457, Milano                                   Francesco Sforza ad Abramo Ardizzi
Francesco Sforza esprime il proprio compiacimento per l’andata del duca di Calabria presso il re di Francia.

5 novembre 1457, Cremona                    Francesco Sforza a Renato d’Angiò
Francesco Sforza ha ricevuto le lettere di Renato d’Angiò da Antonello Pagano.
Informa il duca di avere inviato un ambasciatore presso il duca di Savoia per ottenere la liberazione di Ludovico Bolleri, disposto a fare tutto quanto da parte sua sia possibile.

7 novembre 1457, Cremona                    Francesco Sforza a Giovanni Cossa
Francesco Sforza si impegna per il caso di Ludovico Bolleri.

13 novembre 1457, Chambery                Ludovico di Savoia a Francesco Sforza
Ludovico, lette le lettere inviate da Francesco Sforza a suo figlio circa la questione dei signori di Cocconato, desideroso di porre fine alla questione, invia Andrea Maletta.

27 novembre 1457, Alessandria             Abramo Ardizzi a Francesco Sforza
& Prete Loyse Robaudi d’Asti -> Abramo Ardizzi
Il balì d’Asti scrive che presto tornerà dalla Francia e che con lui verrà Giovanni de Mansi, il quale, essendo pratico della lingua e delle cose italiane, era già stato compagno e consigliere del balì i primi tempi che venne in Italia. Il re ha fatto “bonissima chiera” ad Alessandro Sforza e lo vede volentieri.
& Eleonora di Saluzzo -> Abramo Ardizzi
Ludovico Bolleri scrive a sua moglie che l’8 dicembre (?) parlerà col duca di Savoia e che è fiducioso.

10 dicembre 1457, Rumilly                    Corradino Giorgi a Francesco Sforza
Il maniscalco: 1) primo uomo della corte; 2) fa del duca di Savoia ciò che gli piace; 3) da lui è proceduto e procede la maggior parte del caso di Ludovico Bolleri; 4) è il più contrario a Ludovico Bolleri.
Colloquio Corradino Giorgi-maniscalco.
CG
–         Francesco Sforza non poteva credere che Ludovico Bolleri avesse commesso cosa per la quale potesse avere provocato la indignatione del duca di Savoia, essendo “amatore” della casa di Savoia.
–         Ludovico Bolleri è aderente di Francesco Sforza nella lega italica.
ð     Francesco Sforza non può non ricercare la liberazione e l’indennizzo di Ludovico Bolleri e, insieme con lui, non può non ricercarla la lega italica.
M
–         Se anche al presente fosse stato amante della casa di Savoia, non gli sarebbe accaduto ciò che gli è accaduto: ricercava la distruzione della persona e dello stato del duca di Savoia.
CG
–         Non vi è prova di quanto afferma il maniscalco.
–         In ogni caso il duca di Savoia doveva informare di tutto i componenti della lega e, soprattutto, il duca di Milano, del quale Ludovico Bolleri è aderente, affinché potesse salvare l’”onore” dello stesso duca di Savoia.
M
–         Il duca di Milano saprà tutto da Andrea Maletta mandato a Milano e restarà “tacito”.
–         Il primo capitolo della lega.
CG
–         Il primo capitolo della lega
Sono tutte parole in attesa della risposta del re di Francia: pubblicamente si dice che il duca di Savoia non disporrà riguardo ai fatti di Ludovico Bolleri, né darà risposta al duca di Milano, se prima non l’avrà del re di Francia.
Ha sentito che Andrea Maletta è a Torino e aspetta l’istruzione che non sarà inviata se prima non sarà mandata dalla Francia. Non sa se questo sia il vero, ma così si dice.
Il duca di Savoia ha inviato provisionati e arceri, già tornati indietro, per togliere Centallo ad Arcimbaldo. Arcimbaldo si è opposto, ha cacciato tutti quelli che erano a Centallo per conto del duca di Savoia ed è restato solo con i suoi guasconi: dice che Centallo è suo.
Il figlio del duca di Savoia, genero del re di Francia, è giunto in un luogo che si chiama “Imbresia” e non ha ancora visto suo padre. Si dice che per il suo arrivo il padre andrà al governo del Piemonte, mentre lui resterà al governo della Savoia. Vi è chi sostiene che il duca di Savoia passerà i monti a capo di quell’esercito che deve mandare il re di Francia per fare guerra al duca di Milano.
Continuamente si parla dello sbarco di Inglesi in Normandia.
Si afferma essere certo che sia stato concluso con gli ambasciatori del re d’Ungheria il matrimonio fra la figlia del re di Francia e il re d’Ungheria.
Il duca di Savoia raduna i tre stati.

13 dicembre 1457, Milano                      Francesco Sforza a Ludovico di Savoia
Inteso quanto riferito da Andrea Maletta sulla questione di Ludovico Bolleri e dei signori di Cocconato, Francesco Sforza gli affida le sue risposte.

16 dicembre 1457, Rumilly                    Corradino Giorgi a Francesco Sforza
Ludovico Bolleri è stato esaminato sopra nuovi capitoli: voleva dare Vercelli a Francesco Sforza e il Piemonte a Renato d’Angiò con il consenso di Guglielmo del Monferrato. Ludovico Bolleri ha risposto che è tutto falso.
Ludovico Bolleri richiede che, non potendo essere liberato in altro modo, che il duca di Milano almeno chieda che sia rimesso nelle mani del re di Francia.
La congregazione dei tre stati è fatta per lui.
Il duca di Savoia raduna gente d’arme in Piemonte per trarre Arcimbaldo fuori da Centallo, il quale dice è suo. Ma Ludovico Bolleri ritiene che potrebbe trattarsi di una finzione e che in realtà voglia prendere le altre sue terre o quelle del conte di Tenda, perché teme il conte e intende far guerra al duca di Milano con la gente del duca d’Orléans.
Ad Avignone un certo Navton con il cardinale di Fuso, cugino di Arcimbaldo, pratica perché Arcimbaldo dia Centallo al re di Franza dietro pagamento: Questo non piace a Ludovico Bolleri.
La polvere.

23 dicembre 1457, Rumilly                    Corradino Giorgi a Francesco Sforza
Corradino Giorgi non riesce ad ottenere dal duca di Savoia altro che il duca di Milano non sappia già: Ludovico Bolleri ha commesso cosa che quando Francesco Sforza ne sarà informato rimarrà “tacito”:  ha mandato Andrea Maletta che informerà il duca di Milano.
Fanno questo solo perché aspettano la deliberazione del re di Francia.
“Iacobo” de Mansi: suddito di Ludovico di Savoia, servitore del duca d’Orléans mandato dal re di Francia. Si è fermato 4 giorni presso il duca, ma non ne sa il motivo.
Colloquio Corradino Giorgi-Giovanni de Mansi.
–         Alessandro Sforza
–         Parentado Sforza-Aragona: il duca di Milano avrebbe fatto meglio a dare sua figlia in sposa a un signore del ducato di Savoia.
Non l’ha più visto. Ha sentito dire che è tornato ai suoi castelli.
La polvere e il tentativo di fuga. Non crede che quelli del Delfinato lo fermerebbero.
Ludovico Bolleri scrive che sono stupefatti che non trovano cosa per la quale possano avergli fatto quello che gli hanno fatto; aspettano gli ambasciatori mandati in Francia insieme con quelli di Carlo VII e Renato d’Angiò.
Per le feste si aspetta il balì d’Asti dalla Francia e il maniscalco di Piemonte.

10 gennaio 1458, Milano                         Francesco Sforza ad Abramo Ardizzi
Il processo che si manda a consigliare: il duca di Milano se ne occuperà.

10 gennaio 1458, Milano                         Francesco Sforza a Sante Bentivoglio
Francesco Sforza è venuto a sapere di un processo contro Ludovico Bolleri che si manda a “consigliare” al Collegio di Bologna: l’accusa è di avere “contrafacto” al duca di Savoia. Il duca di Milano chiede al Bentovoglio che in quel processo si “consigli” nel modo più favorevole possibile verso Ludovico Bolleri.

11 gennaio 1458, Milano                         Francesco Sforza a Corradino Giorgi
Francesco Sforza invia la polvere per far dormire a Corradino Giorgi.

18 gennaio 1458, Milano                         Francesco Sforza a Corradino Giorgi
Il tentativo di fuga.

19 gennaio 1458, Rumilly                                   Corradino Giorgi a Francesco Sforza
Fino al 23 dicembre 1457 Corradino Giorgi non ha ottenuto dal duca di Savoia altro di cui Francesco Sforza non sia già informato.
In esecuzione delle lettere ricevute il 23 dicembre Corradino Giorgi replica l’ambasciata al duca di Savoia, che attende, per dare una risposta, l’arrivo di Andrea Maletta. Passati alcuni giorni, Corradino Giorgi insiste nel richiedere una risposta e il duca di Savoia rimette la questione al Consiglio Segreto. Arrivo di Andrea Maletta.
Colloquio Corradino Giorgi-maniscalco.
“al prescente non era possibile a questo signore fare quelo rechedea vostra signoria, però che, prima vostra signoria me mandasse da soa signoria, gly erano stati ly ambasatori del re Renato, ly qualy, he a bocha he per lettere, gly haveano rechesto la liberatione de misere Aloyse, digandoli che proditorie lo havea facto prendere e che, sce non lo liberava, che lo disfidava e molte altre menaze. Aly quali soa signoria gly havea resposto che iuste et sancte lo havea facto e, che cusì paresse fosse vero, che comettea la cognitione de questo facto al re de Franza, quale era suo cognato e al quale apertinea questo facto cusì como a luy, e per ciò havea mandato domino Umberto Valueto dal predicto re de Franza; e lo re Renato gly havea mandato Iohanne Cossa. Lo qual dice havere dicto molte cosse he falsse et anchora che soa signoria vole iustificare la cossa aciò non para scia proceduto como signore capitoxe he voluntaroxo e che anchora non era iustificata; e ch’era bisogno la cossa fosse uno pocho longa, scì per aspectare la determinatione del re di Franza, scì etiam per che gly bisogna tore informatione in quele parte, le quale sono pur uno pocho lontane. Al quale io resposto che per questo soa signoria non deveva restare de compiacerne, però che, quando soa signoria fece quela resposta, non era informata de la ahderentia ha cum vostra signoria e de ly capituli de la liga per ly quali soa signoria hè obligata, como ho sopra dicto, e per questo lo prelibato re de Franza non haverea casone de gravarsse e, ben che la cossa non scia anchora iustificata, che vostra signoria prevederea in modo che lo honore de soa signoria sarea servato he scuxo.”
Risposta, a nome del Consiglio, del maniscalco, primo uomo del Consiglio stesso.
La moglie di Ludovico Bolleri fa sapere che Giovanni Cossa ha scritto che il re di Francia manderà un ambasciatore presso il duca di Savoia che, alla presenza di Ludovico di Savoia, tratti con Ludovico Bolleri di tutto ciò di cui è stato accusato e che da parte sabauda non è ancora stato dimostrato.

21 gennaio 1458, Rumilly                                   Corradino Giorgi a Francesco Sforza
Umberto Valueto è tornato dalla Francia.

23 gennaio 1458, Rumilly                                   Corradino Giorgi a Francesco Sforza
Dall’arrivo di Umberto Valueto fino ad oggi ogni giorno sono in stretto Consiglio, il duca sempre presente.
Ha saputo che Arcimbaldo ha tentato un assalto al castello di Monte Albano, appartenente a un feudatario del duca di Savoia.
E’ a Rumilly il maestro di casa del Delfino che, per quanto è venuto a sapere, domanda del denaro per la dote della moglie. E’ a Rumilly anche un cavaliere borgognone mandato dal duca di Borgogna, ma non sa perché sia venuto.

24 gennaio 1458, Bologna                                   Sante Bentivoglio a Francesco Sforza
Nella causa di Ludovico Bolleri farà quanto il duca di Milano vorrà. Per ora a Bologna non è giunto nulla.

24 gennaio 1458, Rumilly                                   Corradino Giorgi a Francesco Sforza
Costanzo Galatero gli ha riferito che Arcimbaldo, una notte delle passate feste di Natale, si incontrò con grandi feste, dopo essersi diretto versola Provenza, con 30 cavalieri armati. Si ritirò a parlare con due dei cavalieri armati due ore. Al partire le feste furono anche maggiori. Tutto questo è stato visto da due uomini inviati a seguire Arcimbaldo da alcuni della terra di Centallo amici di Ludovico Bolleri.
Costanzo Galatero dice di avere riferito questo fatto al duca di Savoia, che ne è rimasto “stupefacto” e “de mala vogla”.
Il Consiglio si fa ogni giorno più stretto.

24 gennaio 1458, Rumilly                                   Corradino Giorgi a Francesco Sforza
E’ per Ludovico Bolleri che il Consiglio si fa “stretto”.
Si dice essere giunto un messo che avrebbe informato il duca di Savoia che il re Renato si prepara per fargli guerra e si dirige a Nizza. Per questo il duca è “molto male conteto e de mala vogla.”
Ha saputo che il re di Francia ha prestato al duca di Calabria una grande somma di denaro.

26 gennaio 1458, Rumilly                                   Corradino Giorgi a Francesco Sforza
Ha ricevuto la polvere.
Ha inteso che si aspettano ambasciatori del re di Francia, che vengono per condurre Ludovico Bolleri, come era suo desiderio, dallo stesso re. Questo è quanto ha detto Carlo VII all’ambasciatore del duca di Savoia, Umberto Valueto, che è stato rimandato (?) presso il re, anche se non sa il motivo di questo ritorno.
Da quelli che erano con l’ambasciatore sabaudo ha saputo che Alessandro Sforza è andato in Fiandra dal duca di Borgogna.

26 gennaio 1458, Rumilly                                   Corradino Giorgi a Francesco Sforza
Da Martino da Lodi, tesoriere di Vercelli, è venuto a sapere che il re di Francia vuole che “omnibus modis” gli sia mandato Ludovico Bolleri e questo è fatto su petizione e richiesta di Renato d’Angiò. Questa informazione è confermata da quanto “se dice et murmura”.

13 febbraio 1458, Rumilly                      Corradino Giorgi a Francesco Sforza
Gli ambasciatori inviati dal re di Francia al duca di Savoia dovono condurre “immediatamente” Ludovico Bolleri alla presenza di Carlo VII.
Umberto Valueto è stato rimandato [al/]dal re (?) di Francia perché Carlo VII voleva che “omnibus modis” Ludovico Bolleri gli fosse mandato.
E’ venuto a sapere da Antonio Giudici, in segreto amico di Ludovico Bolleri e del Consiglio di Ludovico di Savoia, che il duca di Savoia, per non avere motivo di mandare Ludovico Bolleri dal re di Francia, ha deciso di liberarlo prima dell’arrivo degli ambasciatori, fra i quali vi è il balì d’Asti.
Il re di Francia, secondo quanto si dice pubblicamente, anche se non è sicuro sia vero, per ciò che lo riguarda ha liberato Ludovico Bolleri e vuole che così faccia il duca di Savoia, che gli restituisca il castello e gli dia 30.000 ducati per danni e interesse.
E’ venuto a sapere che il duca di Savoia ha inviato una parte dei suoi arceri e tal Marcheto, capitano di genti d’arme, a capo di circa duecento cavalieri, a Centallo per trarne fuori Arcimbaldo, il quale avrebbe portato ad Avignone quanto era nel castello di Centallo.
Ha fatto sapere a Ludovico Bolleri che è arrivata la polvere. Ludovico Bolleri abbandona il tentativo di fuga.

20 febbraio 1458, Annecy                        Corradino Giorgi a Francesco Sforza
Guiotino de Nores, venuto dal Piemonte per i fatti di Ludovico Bolleri.
Colloquio Guiotino de Nores-Corradino Giorgi.
Lo stesso Ludovico Bolleri ha complicato la propra situazione, sia per l’aderenza fatta al duca di Milano senza licenza di Carlo VII, risultata quindi sgradita al re di Francia, sia perché aveva cercato la distruzione del duca di Savoia. Fatto il processo, si sarebbe visto come Ludovico Bolleri aveva ricercato la distruzione del duca di Savoia.
Il 17 febbraio sono giunti due ambasciatori del duca d’Orléans: hanno subito avuto udienza e poi il 19 febbraio sono partiti diretti ad Asti. Non sa perché siano venuti.
Sono giunti due ambasciatori del re di Francia, tra i quali vi è il balì di Berri. Per il loro arrivo si dice che Ludovico Bolleri verrà liberato. Vi è chi dice che verrà condotto in Francia, altri affermano che la sua liberazione sia conclusa: lui non ha certezza.

23 febbraio 1458, Annecy                        Corradino Giorgi a Francesco Sforza
Non vi era solo chi affermava che gli ambasciatori del re di Francia avrebbero condotto Ludovico Bolleri in Francia, ma anche chi diceva che la sua liberazione fosse conclusa.
Ora viene a sapere da Guglielmo Bolleri, che in Francia è sempre stato dietro a Giovanni Cossa, il quale si trova insieme agli ambasciatori inviati dal re di Francia, che i suddetti ambasciatori hanno richiesto che Ludovico Bolleri e Centallo siano posti nelle mani del re di Francia e sua moglie e i figli messi in libertà. Non hanno ancora avuto risposta. Il maniscalco si adopera perché avvenga così. Di questa richiesta Guglielmo Bolleri non è affatto contento, perché dice che, se Ludovico Bolleri fosse rimesso al re di Francia, la sua vicenda sarebbe senza fine.

24 febbraio 1458, Milano                        Francesco Sforza a Ludovico di Savoia
Il duca di Savoia per lettere del 7 febbraio 1458 informa il duca di Milano che Renato d’Angiò si appresta a muovergli guerra. Il duca di Milano, comprendendo la gravità della materia, ha comunicato all’ambasciatore Corradino Giorgi il proprio parere, affinché lo riferisca al duca di Savoia.

25 febbraio 1458, Milano                        Francesco Sforza al Marchese da Varese
Invia una copia della lettera del 7 febbraio ricevuta da Ludovico di Savoia.
Risposta di Francesco Sforza: non può sperare in un aiuto da parte milanese, soprattutto perché nelle convenzioni fatte di recente il duca di Savoia ha voluto che la casa di Francia fosse eccettuata. Il duca di Milano è comunque sicuro che non scoppierà nessuna guerra, soprattutto perché il motivo che ha spinto re Renato a minacciare guerra a Ludovico di Savoia è stato la cattura di Ludovico Bolleri, motivo che viene ad essere rimosso per l’intervento del re di Francia che ha inviato due ambasciatori presso il duca di Savoia.

26 febbraio 1458, Annecy                        Corradino Giorgi a Francesco Sforza
Da Guglielmo Bolleri: gli ambasciatori non hanno ancora avuto risposta (almeno dal 20 febbraio) dal duca di Savoia e sono molto turbati. Così turbati cercano di andarsene. Portano la lettera dei mercanti genovesi, i quali affermano che Alessandro Sforza si trova presso il duca di Borgogna, in procinto di andare dal re d’Inghilterra. A loro comprendere sta conducendo trattative segrete.

26 febbraio 1458, Milano                        Francesco Sforza a Corradino Giorgi
Comunica a Corradino Giorgi che, prima dell’arrivo della sua lettera del 13 febbraio, è giunta una lettera del duca di Savoia del 7 febbraio riguardante materia importantissima.
Rispetto alla richiesta di aiuto del duca di Savoia contro Renato d’Angiò, il duca di Milano si rimette alla “sapientia et alta prudentia” di ciascuno dei contendenti. Nel caso in cui continuasse il contrasto, Francesco Sforza si augura che il re di Francia possa mettervi rimedio. Considerato poi che nella lettera del duca di Savoia non si fa menzione di una particolare ragione dei preparativi di guerra di Renato d’Angiò e che potrebbe essere che il duca d’Angiò, offeso per la cattura di Ludovico Bolleri, suo feudatario, volesse vendicare con le armi quanto avvenuto, Francesco Sforza conforta Ludovico di Savoia a non volere che per una piccola cosa si accenda un grande fuoco, ma liberi Ludovico Bolleri, così alleviandosi dei problemi che la sua cattura gli aveva provocato presso il re di Francia, al quale la novità non doveva essere piaciuta, se aveva inviato ambasciatori perché fosse liberato e le sue cose restituite, presso Renato d’Angiò ed altri principi e signori, ritenendo che la liberazione di Ludovico Bolleri possa essere sufficiente rimedio.
Francesco Sforza vuole che questa ambasciata sia fatta in segreto. Nel caso in cui Corradino fosse richiesto di scrivere quanto da lui detto o di esporlo al Consiglio, dovrebbe scusarsi di non avere commissione di fare tale relatione se non con il duca e, quando pure dicesse qualcosa dinanzi al Consiglio, dovrebbe stare molto attento che non ne derivasse alcuna interpretazione dannosa per il duca di Milano, soprattutto da parte del re di Sicilia.

27 febbraio 1458, Milano                        Francesco Sforza a Nicodemo Tranchedini
Invia una copia della lettera inviata dal duca di Savoia il 7 febbraio. Il duca di Savoia monstra di non sapere la ragione per la quale pare che Renato d’Angiò voglia muovergli guerra, ma Francesco Sforza sa che è per il caso di Ludovico Bolleri, la cui vicenda Nicodemo Tranchedini deve già conoscere.
Pare che Renato d’Angiò abbia richiesto Ludovico Bolleri al duca di Savoia come suo vassallo e che il duca di Savoia non l’abbia voluto liberare: per questo il re Renato ha deciso di muovergli guerra.
Risposta del duca di Milano a Ludovico di Savoia.
Francesco Sforza è venuto a sapere che il re di Francia vuole che il duca di Savoia gli mandi Ludovico Bolleri, il quale, quando sarà dinanzi a Carlo VII, dovrà essere liberato, con la restituzione delle sue cose, dal duca di Savoia per volontà dello stesso Carlo VII.

27 febbraio 1458, Milano                        Francesco Sforza ad Antonio da Trezzo
Invia una copia della lettera inviata dal duca di Savoia il 7 febbraio. Il duca di Savoia monstra di non sapere la ragione per la quale pare che Renato d’Angiò voglia muovergli guerra, ma Francesco Sforza sa che è per il caso di Ludovico Bolleri. Il “duca” Renato richiede che Ludovico Bolleri sia liberato come suo feudatario, ma fino ad ora non è stato rilasciato dal duca di Savoia.
Risposta del duca di Milano a Ludovico di Savoia.
Francesco Sforza ha inteso che il re di Francia vuole che Ludovico Bolleri gli sia inviato e per questo ha inviato ambasciatori. Ha inteso anche che è poi intenzione di Carlo VII che Ludovico Bolleri sia liberato e fargli restituire le sue proprietà.
Antonio da Trezzo deve prima parlare con Ferdinando duca di Calabria e poi al re, secondo parrà allo stesso duca. Raccomanda ad Antonio da Trezzo che il duca di Calabria, comprendendo questo fatto essere suo fatto proprio, si comporti con prudenza, in modo che il duca di Milano possa vivere con il re d’Aragona in una tale armonia, che le cose passeranno secondo il desiderio dello stesso duca di Calabria e del duca di Milano.

2 marzo 1458, Annecy                               Corradino Giorgi a Francesco Sforza
Da Guglielmo Bolleri: gli ambasciatori del re di Francia non hanno ancora avuto risposta, sono molto turbati e mostrano di volere partire.
Ha avvisato di tutto Ludovico Bolleri, molto contento di andare nelle mani del re di Francia.
Da Guglielmo Bolleri: gli ambasciatori del re di Francia sperano di avere questa risposta dal duca di Savoia: che il processo non è ancora finito, ma è vicinissimo alla fine, e che il duca di Savoia manderà Ludovico Bolleri, il processo e suoi ambasciatori dal re di Francia. Di questa risposta gli ambasciatori rimarrebbero contenti. Comunque gli ambasciatori vogliono una risposta entro domenica 5 marzo. Poi se ne andranno, anche senza risposta.

14 marzo 1458, Ginevra                           Corradino Giorgi a Francesco Sforza
Ha riferito al duca di Savoia quanto Francesco Sforza gli ha ordinato di riferire, per lettera del 26 gennaio 1458, rispetto ai preparativi di guerra di Renato d’Angiò.
Il duca di Savoia dice a Corradino Giorgi che Renato d’Angiò non ha altro motivo che quanto occorso a Ludovico Bolleri.
Il duca di Savoia dice a Corradino Giorgi che per l’arrivo degli ambasciatori francesi ogni giorno sono in Consiglio: non è stato ancora concluso nulla, ma, giunti a una conclusione,  comunicherà all’ambasciatore sforzesco le sue intenzioni.
L’altro ambasciatore francese, oltre al balì di Berry, è Guglielmo Thoreau.
Dopo le lettere comprese fra il 20 febbraio e il 2 marzo il duca di Savoia ha fatto convocare il Consiglio, al quale ha commissionato la risposta da fare agli ambasciatori francesi. Nel Consiglio, secondo le informazioni di Francesco de Tomatis, vi sono diverse opinioni.
1)     Rimettere Ludovico Bolleri nelle mani del re di Francia, seguendo la determinazione dello stesso re. In caso contrario, il duca di Savoia cadrà nell’indignazione del re di Francia.
2)     Non rimettere Ludovico Bolleri nelle mani del re di Francia. In questo caso il duca di Savoia si salverebbe dall’indignazione della Lega italica e, soprattutto, di Venezia.
3)     Rimettere Ludovico Bolleri nelle mani di Francesco Sforza.
4)     Accordarsi direttamente con Ludovico Bolleri.
Fino al giorno presente sono stati in discussione. Oggi hanno risposto agli ambasciatori francesi di andarsene pure. Il duca di Savoia manderà suoi ambasciatori al re di Francia per informarlo appieno. Gli ambasciatori sono rimasti “stupefacti”, “mal contenti” e hanno deciso di non partire ancora.
Ha avvisato di tutto Ludovico Bolleri, che sarebbe più contento di essere liberato in Italia, anche se, qualora non potesse avvenire, è contento di andare in Francia.
Si dice come certo che Arcimbaldo sia d’accordo con il re Renato e gli abbia consegnato Centallo.
Il duca di Savoia manda ambasciatori, tra li quali Guiotino de Nores, a Venezia.
Giovanni Giacomo, medico del duca di Savoia: il re di Francia è ammalato gravemente.
Giovanni Giacomo: il re di Francia tratta con i Veneziani perché muovano guerra a Francesco Sforza, attaccando lui dalla parte opposta. Per concludere le trattative il re ha deciso di inviare gli ambasciatori francesi presso il duca di Savoia a Venezia. Giovanni de Mansi, prima che gli ambasciatori vadano a Venezia, dovrebbe passare dal duca di Milano e poi andare a Venezia. E’ lui quello che “conduce la barcha.” Ogni cosa dirà, “el fingerà”.
Corradino Giorgi è stato avvisato che fra pochi giorni il duca di Savoia lo cercherà per verificare le possibilità di una lega fra il duca di Milano e lui stesso. Questo è opera di Francesco de Tomatis.
Arondolo armarolo da Lione: preparativi di guerra del duca di Borgogna e del re di Francia.
Mercante veneziano da Tour: il re di Francia è ammalato e il duca di Borgogna ha occupato delle terre di Carlo VII, fatto che spiegherebbe i suddetti preparativi di guerra.
Gli inglesi sono sbarcati in Normandia.
Deve arrivare il balì d’Asti.

14 marzo 1458, Ginevra                           Corradino Giorgi a Francesco Sforza
Per il tramite di Giacomo Berema, suo nipote, si è incontrato con Claudio da Langino, che gli ha parlato della questione dei Veneziani, di Giovanni de Mansi e della lega. Questo Claudio da Langino sostiene di avere motivo di parlare con Francesco Sforza su commissione di una parte dei gentiluomini e baroni del ducato. Prega Corradino Giorgi perché il duca di Milano gli conceda una lettera di familiarità prima di Pasqua, perché le cose da dire richiedono celerità e perché, non ricevendo la suddetta lettera prima di Pasqua, non potrebbe recarsi da Francesco Sforza e suoi dovrebbero prendere altro partito.
Corradino Giorgi ha inteso che lo stato del duca di Savoia è diviso in due parti.
1)     Governa, aderisce al re di Francia, il maniscalco ne è a capo. Ha condotto il duca di Savoia a un notevole stato di soggezione al re di Francia. Il duca di Savoia vorrebbe liberarsi da questa soggezione.
2)     Giovanni de Compey ne è a capo. Il duca di Savoia si intende con essa. Esita ad assumere l’iniziativa avendo bisogno dell’appoggio di qualche altro signore. Per questo hanno deciso di verificare, con il consenso di Ludovico di Savoia, se il duca di Milano voglia fare lega con il duca di Savoia.
In tutte queste questioni intervengono il duca di Borgogna e il delfino di Francia.

14 marzo (?) 1458, Ginevra (?)              Ludovico Bolleri a Corradino Giorgi
1) Nel caso in cui non sia possibile diversamente, è contento di andare in Francia dal re.
Riguardo a lui non hanno trovato di che imputarlo, né lo troveranno.
Corradino Giorgi non deve dubitare del suo viaggio dal re di Francia, perché sarà causa di molto bene per il “domino meo” (Renato d’Angiò?) e “compatre” (Francesco Sforza?).
E’ in mano degli ambasciatori, cioè del balì di Berri.
Che i sabaudi (?) lo lascino andare via, per il bene del re di Francia, come dirà allo stesso re. Si tratta di questioni riguardanti da vicino la persona del re e il suo stato. Quindi lo facciano andare via subito.
Corradino Giorgi si guardi da Giovanni de Mansi.
Tutto questo deve rimanere ignoto al balì di Berri.
2)     Corradino Giorgi faccia in modo che gli ambasciatori lo conducano con sé: si tratta di una questione di grande importanza per il re di Francia, come lo stesso re sarà poi avvisato.
Non chiede che di essere davanti al re: dirà tali segreti per i quali rimarrà stupafatto e sarà contento di lui.
Corradino Giorgi si guardi da Giovanni de Mansi.
Corradino Giorgi faccia in modo che, finché non si troverà con lui, se si trattasse dei fatti del re Renato o dei suoi fatti, gli ambasciatori (?) non concludano nulla, poiché potrebbe dare molti buoni consigli per loro.

17 marzo 1458, Ginevra                           Corradino Giorgi a Francesco Sforza
Si è ritrovato con Giovanni de Compey.
Colloquio Giovanni de Compey-Corradino Giorgi: le due parti in cui è diviso lo stato. La parte del Compey vorrebbe liberare il duca di Savoia dalla soggezione alla parte francese, ma questo non può avvenire senza l’appoggio di un altro signore, specialmente del duca di Milano. Se il duca di Milano volesse, prospetta la possibilità di una lega tra duca di Savoia e Francesco Sforza in modo che Ludovico di Savoia si liberi, secondo come desidera, della soggezione ai francesi.
In caso contrario, la parte del Compey sarà obbligata, “per stare a casa nostra”, ad aderire alla parte nemica che continuamente tratta con i francesi per unire gli eserciti, passare i monti e attaccare il duca di Milano.
Corradino Giorgi avvisa il duca di Milano essere questo il motivo per cui cercano di far andare Claudio da Langino dal duca di Milano.
E’ venuto a sapere che il governatore d’Asti, che dovrebbe giungere da un momento all’altro, è d’accordo con Arcimbaldo di rafforzare Centallo a nome del duca d’Orléans. Per questo motivo le genti d’arme che sono ad Asti si stanno preparando, in attesa del governatore d’Asti.

19 marzo 1458, Ginevra                           Corradino Giorgi a Francesco Sforza
Oggi è giunto uno dei marchesi di Ceva dalla Borgogna che afferma essere iniziata la guerra fra il duca di Borgogna e il re di Francia. Dice inoltre che il re di Francia è ammalato da non poter sopravvivere alla malattia e che ha fatto giurare ai baroni del reame fedeltà al duca di Berri, suo secondo figlio. Il duca di Borgogna l’ha giurata al delfino e gli ha promesso di metterlo nel reame con 100.000 combattenti.
Ludovico di Savoia sta per fare un nuovo cancelliere, che sarà, secondo quanto si dice, Antonio da Romagnano, presidente del Consiglio di Torino.

20 marzo 1458, Pavia                                Pietro Beccaria a Cicco Simonetta
L’arcivescovo di Vienne, “amico” di Francesco Sforza.
Pensa che voglia partire perché è continuamente informato che il re di Francia è molto ammalato, al punto che crede morirà. Ciò è confermato dal fatto che dice, secondo quanto pensa il delfino delle condizioni del padre: “<<el tempo se approxima molto molto>>.” Inoltre, in una lettera un suo fratello gli ha scritto che presto avranno buonissime notizie e “poterano fare correre quilli hano facto loro troctare.” Per questo l’arcivescovo ritiene impossibile un accordo fra il re e il delfino. Pensa che il delfino voglia vedere la fine del padre.
L’arcivescovo dice di avere sentito che quelli del Delfinato cercano cavalli ovunque: il motivo sarebbe il sospetto della morte del re, che potrebbe essere tenuto nascosta, quando avvenisse.
L’arcivescovo gli ha detto più volte di incoraggiare il duca di Milano a far fare visita al suo signore, il delfino di Francia, in questo momento di difficoltà, ed offerte generali, perché le avrà sempre fisse nell’animo e, mutato stato, se ne ricorderebbe e avrebbe queste offerte care come se le avesse ricevute. Questo sarebbe un buon inizio per fare “bona et perfecta amicitia” fra il duca di Milano e il delfino di Francia.
Se ha qualche notizia riguardo a Ludovico Bolleri, chiede a Cicco Simonetta di informarne l’arcivescovo, “amicissimo” di Ludovico Bolleri.
Prega Cicco Simonetta di non rivelare a nessuno quanto da lui riferito, soprattutto se proveniente dal suddetto arcivescovo: la sua vita verrebbe ad essere messa a repentaglio.
Prega di avere una risposta da dare all’arcivescovo.

28 marzo 1458, Ginevra                           Corradino Giorgi a Francesco Sforza
Gli ambasciatori del re di Francia sono partiti non contenti, con la risposta riferita da Corradino Giorgi per lettera del 14 marzo.
Secondo quanto comprende, Ludovico di Savoia tratta con Ludovico Bolleri per liberarlo, a condizione che si presenti al re di Francia. L’ambasciatore milanese ritiene che questo possa accadere, perché la parte “franzosa” non governa più, ma governa l’altra, che incoraggia il duca di Savoia a liberare Ludovico Bolleri.
Il duca di Savoia gli ha detto che gli ambasciatori francesi sono partiti con l’accordo che poi lui invierà suoi ambasciatori al re di Francia per dare una conclusione al caso di Ludovico Bolleri. Raggiunta una conclusione, ne verrà informato. Questi ambasciatori sabaudi dovrebbero partire dopo Pasqua, ma crede che non partiranno, considerato che continuamente si conferma il precario stato di salute del re di Francia e i medici sostengono che non vivrà oltre la fine del mese.
Colloquio Giovanni de Mansi-Corradino Giorgi: possibilità per Francesco Sforza di un accordo con il duca d’Orléans.
Claudio da Langino ha incontrato Giacomo Bereta e gli ha chiesto quale sarebbe la risposta del duca di Milano se il duca di Savoia gli richiedesse 6 o 8 mila ducati.

28 marzo 1458, Alessandria                    Abramo Ardizzi a Francesco Sforza
Per lettera ha già avvisato il duca di che l’Abbé, che andava con dei fanti a Centallo in soccorso d’Arcimbaldo, è stato preso nelle terre del marchese di Saluzzo. Ora è avvisato che l’Abbé è stato preso insieme con un “monsignore” del Delfinato.
E’ anche avvisato che la maggior parte della gente d’arme del balì d’Asti ha cavalcato verso Centallo e che attorno a Centallo si raduna un gran numero di soldati, non per accamparsi contro Centallo, ma per andare contro Genova e favorire l’arrivo del duca di Calabria.

1 aprile 1458, Finale                                Giovanni del Carretto a Francesco Sforza
E’ avvisato da Onorato conte di Tenda che Giovanni de Lornay con molti soldati, a nome del duca di Savoia, ha posto il campo ad alcuni castelli di Ludovico Bolleri e teme che potrebbe essere attaccato lui stesso. Il conte di Tenda esorta il duca di Milano a portare aiuto a lui e a Ludovico Bolleri.
Giovanni del Carretto scrive che il conte di Tenda è legato da fedeltà a Renato d’Angiò, ma che questi “modo non defende le cose suoe, sed vole venire ad turbare nostra impreisa contra cui bisogna resistere.”

3 aprile 1458, Alessandria                      Abramo Ardizzi a Francesco Sforza
Il giorno precedente per mezzo di Biasmo Bianco ha fatto riferire quanto era stato fatto contro le terre di Ludovico Bolleri.
Ora è appena giunto un messo di Costanzo di Valgrana, cognato di Ludovico Bolleri. Al momento della sua partenza il sabato precedente non si era formato alcun accampamento, né controla Rocca, nè contro Demonte, ma i soldati, 5.000, sono accampati trala Roccae Demonte e hanno preso tutte le villette comprese fra i due suddetti luoghi.

4 aprile 1458, Alessandria                      Abramo Ardizzi a Francesco Sforza
E’ giunto Crivello, messo di Onorato conte di Tenda, con lettere per il duca di Milano riguardanti la vicenda di Ludovico Bolleri.

5 aprile 1458, Finale                                Giovanni del Carretto a Francesco Sforza
Prega il duca di Milano di portare aiuto a Onorato conte di Tenda.

5 aprile 1458, Ginevra                             Corradino Giorgi a Francesco Sforza
Il prossimo 8 aprile giungerà un ambasciatore del duca di Borgogna, il conte di Stampes. Si dice che viene per sapere dal duca di Savoia se vuole stare dalla parte del re di Francia o del duca di Borgogna. Si dice essere iniziata la guerra fra il re di Francia e il duca di Borgogna.
Si attende l’arrivo del bastardo di Orléans, Giovanni Dunois, inviato dal re di Francia. Vi è chi dice che viene per la venuta dell’ambasciatore del duca di Borgogna, chi dice per la vicenda di Ludovico Bolleri. Nonostante questo, continua a circolare la voce secondo la quale il re di Francia si troverebbe a rischio di morte.
Colloquio Francesco de Tomatis-Corradino Giorgi.
Gli ha detto avere inviato al duca di Milano un “consciglio” per il quale dimostra Francesco Sforza possedere giustamente il ducato. Lo vuole sostenere pubblicamente. Francesco de Tomatis dice che darà il modo al duca di Milano di prendere secondo diritto Asti e di avere Genova senza imputazione della lega italica.

6 aprile 1458, Alessandria                      Abramo Ardizzi a Francesco Sforza
E’ giunto Crispino, mandato da Biasmo Bianco. Quelli del duca di Savoia hanno preso Demonte “a pacti” e “la dicta terra cum la vale pagha XVIm  solidi”. Hanno anche preso una rocca del conte di Tenda che si chiama Vernante. Il duca di Savoia ha “dessidato” il marchese di Saluzzo, il quale però non ha voluto rilasciare l’Abbé e il monsignore del Delfinato da lui arrestati. Il marchese ha inviato suoi ambasciatori al duca di Savoia, al re di Francia e al marchese di Monferrato.

8 (?) aprile 1458, Milano                        Francesco Sforza a Bernardo Villamarina
Bernardo Villamarina ha scritto una lettera, datata primo aprile, in cui afferma di avere inteso che Francesco Sforza prenderà la difesa di Ludovico Bolleri. Esorta il duca di Milano a non difenderlo, arrecando in questo modo molestia al re di Francia, mentre la difesa risulterà al suddetto re gradita. Per quanto Ludovico Bolleri sia aderente di Francesco Sforza, pure nominato come aderente nella pace di Lodi e nella Lega italica, il duca di Milano non gli ha dato nessun aiuto di genti d’arme. E’ vero però che ha scritto per la sua liberazione e la restituzione delle sue cose. Questo deve risultare gradito al re di Napoli, il quale Francesco Sforza è certo abbia caro il mantenimento delle obbligazioni del duca di Milano come delle proprie.

9 aprile 1458, Milano                               Francesco Sforza a Onorato conte di Tenda
Ha inteso, per ciò che il conte di Tenda gli ha scritto, che il duca di Savoia ha mandato i suoi soldati controla Roccae Demonte e che potrebbe far attaccare lo stesso conte di Tenda.
Di questo Francesco Sforza è molto meravigliato, perché, essendo Ludovico Bolleri e il conte di Tenda aderenti del duca di Milano ed essendo il duca di Savoia collegato della lega italica, lo stesso duca di Savoia dovrebbe difendere le loro terre, se attaccate, non attaccarle lui stesso.
Compito affidato all’ambasciatore presso il duca di Savoia. Se Ludovico di Savoia seguirà le indicazioni del duca di Milano, tutto sarà risolto; in caso contrario, Francesco Sforza provvederà alla sicurezza dei suoi aderenti anche da un punto di vista militare. Già invia i 25 schioppetteri richiesti dallo stesso conte Onorato.

11 aprile 1458, Primeglio ***               I signori di Cocconato a Francesco Sforza
Bonifacio da Castignole, presa una parte della sua gente d’arme alloggiata a Cocconato, è andato al campo a Centallo per l’”impresia de Centalo”.

13 aprile 1458, Milano                             Francesco Sforza al Marchese da Varese, Nicodemo Tranchedini, Ottone del Carretto e Antonio da Trezzo
Premessa.
Il duca di Savoia continua a infastidire gli aderenti del duca di Milano: signori di Cocconato, Ludovico Bolleri, Onorato e suo fratello, conti di Ventimiglia e signori di Tenda.
I signori di Cocconato.
Ludovico Bolleri: il duca di Savoia gli ha tolto Centallo e Demonte; ha attaccato Rocca Sparavera.
Conti di Tenda: ha tolto la rocca di Vernante e pare voglia procedere oltre.
Risultando il tutto “molesto”, se non fosse che il duca vuole comportarsi “consideratamente”, non avrebbe atteso fino ad ora per aiutarli.
Avendo deliberato di fare tutto ciò che sia possibile per la difesa dei propri aderenti, chiede, in base ai capitoli della pace e lega, che gli venga dato “opportuno favore” per tale difesa: lo stesso duca di Milano darebbe il suo favore in appoggio a chi agisse contro chi desse fastidi ad aderenti altrui. Vuole avvisare le varie signorie, affinché non si pensi che si sia mosso senza un vero valido motivo.

18 aprile 1458, Alessandria                    Abramo Ardizzi a Francesco Sforza
E’ avvisato da Asti che il balì è giunto dal duca di Savoia, presso il quale starà qualche giorno per la questione di Ludovico Bolleri.
Si dice che le genti che erano accampate contro le terre di Ludovico Bolleri si siano spostate molto lontano a causa dell’aiuto mandato dalla Provenza insieme con quelli di Tenda.

19 aprile 1458, Firenze                            Angelo Acciaiuoli a Francesco Sforza
Di mattina i priori hanno letto la lettera inviata il 13 aprile a Nicodemo Tranchedini.
“Con grande unione di tutti” è stato deliberato quanto al duca di Milano sarà riferito da Nicodemo Tranchedini.
“Questa mossa delle genti del duca di Savoia, sanza havere riguardo al re di Franza o al re Rinato o alla signoria vostra, mi fa pensare da che possa nascere tale ardire, per che di sua natura Savoia non è tanto ardito. Ma bene credo che il re di Franza, per offendere et disfare quegli amici del dalphino, conforti il duca di Savoia a quella guerra segretamente, non stante che habia mandato e sua ambasciadori con altra comissione, ho veramente il duca de Savoia s’è mosso per la disfida che gli mandò tre mesi fa il re Rinato. Queste novità di là daranno a al passare de franzesi qualche noia.”

19 aprile 1458, Firenze                            Nicodemo Tranchedini a Francesco Sforza
16 aprile: ha mostrato la lettera a lui spedita a Cosimo de’ Medici.
17 aprile: su consiglio di Cosimo ha mostrato la lettera alla Signoria.
19 aprile:la Pratica: da alcuni è avvisato che si è parlato in favore del duca di Milano come meglio non è possibile e che venga aiutato.

20 aprile 1458, Firenze                            Nicodemo Tranchedini a Francesco Sforza
Risultato della Pratica: non si permettesse al duca di Savoia alcun mancamento verso il duca di Milano. Se necessario, si venisse su richiesta del duca di Milano a deliberare quanto fosse necessario per la salvezza del suo onore e del suo stato.

21 aprile 1458, Roma                               Ottone del Carretto a Francesco Sforza
Ha ricevuto la lettera del duca di Milano del 13 aprile.
Alla presenza del cardinale di Pavia ha fatto l’ambasciata al papa.
Il papa risponde di voler provvedere all’onore del duca di Milano in osservanza dei capitoli della lega. Chiede all’ambasciatore milanese di ordinare quanto gli paia necessario fare o dire, che lui lo farà.
Ottone del Carretto si consulterà con il cardinale di Pavia e con il cardinale di Fermo, che conosce bene queste questioni, è ben disposto verso il duca di Milano e senza il quale il papa non procederebbe. Farà in modo che l’interpretazione dei capitoli della lega che il papa darà appaia presa in autonomia.
Crede che il papa, per il desiderio che ha di avere presso di sé gli ambasciatori delle potenze d’Italia, deciderà, con il pretesto offerto dalla vicenda di Ludovico Bolleri, di richiederne l’invio ai vari stati italiani, scrivendo nel contempo al duca di Savoia di desistere dall’impresa.

23 aprile 1458, Roma                               Ottone del Carretto a Francesco Sforza
Domani il papa darà la sua risposta.
Ai cardinali da Fermo e di Pavia pare che il papa esorterà il duca di Savoia a desistere dalle sue offese o invii suoi ambasciatori ad intendere ciò che verrà deliberato dal papa stesso e dagli ambasciatori delle altre potenze della lega, ai quali il papa richiederà l’invio di oratori per risolvere la questione.

24 aprile 1458, Alessandria                    Abramo Ardizzi a Francesco Sforza
Tramite Gentile della Molara ha avvisato il duca di Milano dell’arrivo ad Asti del balì e di “alcune novelle, over zanze” concernenti il re di Francia.
Alcune informazioni riguardanti il balì d’Asti.
Il balì d’Asti (?) ha detto che Ludovico Bolleri sarebbe liberato se Renato d’Angiò non avesse affermato che Nizza e il Piemonte, ora in mano al duca di Savoia, appartengono a lui e che il duca di Savoia (?) vuole distruggere Ludovico Bolleri. Di questo Ludovico di Savoia (?) si vendicherà.
Balì d’Asti: il delfino si accorderà con il padre.

25 aprile 1458, Tenda                               Onorato conte di Tenda a Francesco Sforza
Ha appena appreso che il castello di Demonte è stato perso.
Minacciano di andare contro di lui, soprattutto per gli aiuti dati ai castelli di Demonte e Rocca Sparavera.
Supplica il duca di Milano affinché aiuti i suoi aderenti.
Non vi è più da aspettare risposta dal duca di Savoia. E’ sua propria natura dare parole, continuando a farsi in realtà i fatti propri.
Chiede l’invio di 100 fanti, fra i quali vi siano 25 schioppetteri.

27 aprile 1458, Napoli                             Antonio da Trezzo a Francesco Sforza
Risposta del re d’Aragona: Francesco Sforza può fare ciò che gli pare necessario contro il duca di Savoia. Il re non ne avrà a male e anzi, nel caso il duca di Milano ne avesse bisogno, gli presterà aiuto e favore.
Il re scriverà al duca di Savoia.

27 aprile 1458, Milano                            Francesco Sforza a Nicodemo Tranchedini
Ha inteso quanto Nicodemo Tranchedini ha scritto per sua lettera del 20 aprile.
Vuole che la Signoria sia avvisata che il duca di Milano ha mandato a dire al duca di Savoia di richiamare i soldati da lui inviati affinché lo stesso Francesco Sforza non faccia “altro”. Nel caso in cui questo non dovesse accadere, il duca di Milano avviserà il suo ambasciatore di quanto gli parrà necessario richiedere alla signoria fiorentina.

28 aprile 1458, Milano                            Francesco Sforza a Tiberto Brandolino
Ha inteso che Tiberto Brandolino è giunto nel Novarese, per andare ad eseguire quanto gli ha affidato.

28 aprile 1458, Milano                            Francesco Sforza a Ottone del Carretto
Al duca di Milano pare che la deliberazione del papa comporti tempi troppo lunghi, soprattutto dovendosi aspettare l’arrivo degli ambasciatori: i suoi aderenti nel frattempo potrebbe venir distrutti.
Ottone del Carretto deve spingere per ottenere un breve del tenore indicato dallo stesso Francesco Sforza: il papa sa dei fatti avvenuti in Piemonte e che la ragione sta dalla parte del duca di Milano; vuole provvedere come capo della Lega italica; gli pare giusto che Francesco Sforza non desista dall’intraprendere le iniziative necessarie affinché i suoi aderenti non vengano distrutti, divenendo col tempo sempre più difficile rimediare al loro caso, nel caso in cui il duca di Savoia non si ritragga dalle sue imprese; biasima il comportamento del duca di Savoia e il suo ricorso alle armi, proibito a qualsiasi membro della lega; i capitoli della lega prevedono ben altro comportamento; per questo comanda al duca di Savoia di richiamare i soldati, restituire i beni tolti, liberare Ludovico Bolleri; se il duca di Savoia farà così, comanderà al duca di Milano di deporre le armi; altrimenti non vede in quale altro modo Francesco Sforza possa aiutare i suoi aderenti.

30 aprile 1458, Fossano                           Eleonora di Saluzzo a Francesco Sforza
Supplica il duca di Milano perché si muova a compassione di Ludovico Bolleri.
Supplica che invii tale provvisione che il castello della Rocca non si perda.
Un suo nipote, Manuele di Tenda, “per tributo” ha dato il castello di Demonte. Ora il duca di Savoia (?) tratta per l’altro, dove è il fratello Bidono.
Supplica il duca di Milano perché venga presto, portando aiuto. Estrema emergenza della situazione.

1 maggio 1458, Roma (?)                         Callisto III a Ludovico di Savoia
Bolla di Callisto III a Ludovico di Savoia.
Avendo Francesco Sforza richisto a Callisto III di provvedere alla difesa dei suoi aderenti, altrimenti affermando necessaria una loro difesa aperta, Callisto III, spinto, in virtù dei capitoli della lega italica, ad esaudire le richieste del duca di Milano, richiede ed ordina al duca di Savoia di desistere dalle sue offese, deporre le armi, restituire i beni sottratti, rilasciare i prigionieri. Altrimenti sarà necessario provvedere più duramente.
Per queste discordie Callisto III ha invitato i principali stati della lega ad inviare ambasciatori.. Ammonisce il duca di Savoia a mandare suoi ambasciatori per risolvere la questione con soddisfazione di entrambe le parti.

1 maggio 1458, Roma (?)                         Callisto III ad Alfonso d’Aragona, a Francesco Sforza, al doge di Venezia e ai Fiorentini
In base ai capitoli della Lega italica richiede l’invio di ambasciatori per risolvere le discordie tra il duca di Milano e quello di Savoia, poiché si deve temere che tutta la stessa Italia venga ad esserne danneggiata, perdendo la propria pace, e che maggiore divenga l’audacia dei Turchi nell’incrudelire contro i cristiani, desideroso il papa di provvedere all’utile della Repubblica cristiana e, soprattutto, alla pace dell’Italia.

1 maggio 1458, Milano                            Francesco Sforza a Corradino Giorgi
Corradino Giorgi ha scritto il 18 aprile circa le risposte avute dal duca di Savoia, riguardo alle quali lo stesso Ludovico di Savoia ha scritto al duca di Milano.
Il duca di Milano esprime la propria “contenteza incredibile” per il fatto che il duca di Savoia voglia liberare Ludovico Bolleri e restituirgli le sue cose.
Tuttavia, poiché il duca di Savoia afferma che le novità accadute contro il conte di Tenda e le altre terre di Ludovico Bolleri non dipendono da lui e che ha deciso che quelle genti siano richiamate indietro e fare in modo di avere Centallo e Arcimbaldo in suo potere, da quelli vicino a Ludovico Bolleri è detto non essere possibile che il duca di Savoia voglia davvero liberare Ludovico Bolleri e restituirgli le sue cose, che in realtà vuole semplicemente protrarre la questione in lungo. Non è credibile, dicono, che il duca di Savoia in tanto tempo non vi abbia pensato prima. Inoltre, essendo Centallo, secondo quanto si dice, in mano del duca di Savoia o ritrovandosi Arcimbaldo in campo con le genti dello stesso duca, dovrebbe esser facile per lui poter disporre a suo piacimento di Arcimbaldo e di quella terra.
La fideiussione di 50.000 ducati: meraviglia del duca di Milano.
Francesco Sforza non capisce, essendo Ludovico Bolleri suo aderente ed avendo egli ratificata la lega, perché dovrebbe stringere nuovi vincoli ed obbligazioni con il duca di Savoia, i quali non li si potrebbe credere fatti spontaneamente, ma forzatamente, volendo Ludovico Bolleri uscire di prigione. Nuovi vincoli ed obbligazioni darebbero motivo a Renato d’Angiò di dolersi del comportamento di Francesco Sforza, qualora il duca di Milano li accettasse, in quanto non potrebbero essere fatti senza pregiudizio dello stesso Renato. Inoltre, nuovi vincoli ed obbligazioni conclusi sotto il pretesto che Ludovico Bolleri abbia operato in danno del duca di Savoia, fatto sempre negato dallo stesso Bolleri, se accettati dal duca di Milano, farebbero sì che Francesco Sforza ammettesse il contrario di quanto ha sempre affermato presso tutte le signorie d’Italia.
Corradino Giorgi deve richiedere al duca di Savoia di liberare Ludovico Bolleri e restituirgli le terre e le sue cose senza obbligarlo ad alcuna fideiussione.
La questione di Tommaso da Rieti derubato nel 1454 da Arcimbaldo: l’ambasciatore milanese deve pregare il duca di Savoia di consegnare, avendolo nelle sue mani, Arcimbaldo al duca di Milano o fare in modo che venga data adeguata soddisfazione al suddetto Tommaso.
Bonifacio da Castignole, per ciò che si dice, è andato con le sue genti al campo contro Ludovico Bolleri e i conti di Tenda, fatto che dimostra che le novità compiute contro i suddetti non avvengono contro la volontà del duca di Savoia.

2 maggio 1458, Ginevra                          Corradino Giorgi a Francesco Sforza
Francesco Sforza ha inteso che il duca di Savoia vuole liberare Ludovico Bolleri e restituirgli le sue cose, che le novità fatte contro le terre di Ludovico Bolleri e del conte di Tenda sono state fatte contro la sua volontà e che a dimostrazione di questo avrebbe mandato Giorgio da Piossasco, per far sì che le offese vengano tolte. Per altre lettere dello stesso Corradino Giorgi ha potuto il duca di Milano sapere della liberazione di Ludovico Bolleri. Per altre lettere ancora è stato informato della partenza di Giorgio da Piossasco, andato a compiere quanto scritto rispetto alla vicenda di Ludovico Bolleri.
Il duca di Savoia è stato informato dagli officiali di Vercelli che Tiberto Brandolino è nel Novarese con 2.000 cavalli: è molto meravigliato e non capisce la ragione di questo, se non fosse per la questione di Ludovico Bolleri, che ormai sta per essere risolta.
Corradino Giorgi supplica Francesco Sforza di far richiamare Tiberto Brandolino, perché la questione di Ludovico Bolleri si sta risolvendo.
Corradino Giorgi scrive la presente lettera su richiesta di Ludovico di Savoia.

2 maggio 1458, Milano                            Francesco Sforza a Corradino Giorgi

Francesco Sforza ha ricevuto la lettera del 25 aprile di Onorato conte di Tenda.
Crede sia vero quanto sostengono gli amici di Ludovico Bolleri, da lui scritto per lettera a Corradino Giorgi il primo maggio.
Corradino Giorgi deve pregare il duca di Savoia perché liberi Ludovico Bolleri, gli restituisca le sue cose e revochi i soldati dall’impresa. In caso contrario, Ludovico di Savoia non dovrà meravigliarsi se il duca di Milano si muoverà a compiere, in difesa dei propri aderenti, azioni che gli potrebbero dispiacere. Compiuta questa ambasciata, Corradino Giorgi, se vedrà il duca di Savoia non provvedere alla suddette operazioni, dovrà tornare a Milano.

2 maggio 1458, Milano                            Francesco Sforza al Marchese da Varese
Riassunto della vicenda.
Il duca di Savoia ha preso la rocca di Demonte.
Il duca di Milano è obbligato ad aiutare i propri aderenti.
Francesco Sforza si meraviglia di non avere ancora ricevuto lettere su quanto abbia rispostola Signoriadi Venezia.

2 maggio 1458, Milano                            Ottone del Carretto a Francesco Sforza
L’indecisione del papa.
Lettera del 21 aprile: il papa pareva deciso.
24 aprile: dubbi del papa su come provvedere.
Il cardinale di Roane ha parlato con il papa in difesa del duca di Savoia: Ludovico Bolleri ha trattato alcune questioni fra duca di Milano e Delfino, questioni sgradite al re di Francia; Ludovico Bolleri e i conti di Tenda si trovano nel dominio del duca di Savoia; hanno delle obbligazioni con il re Renato.
Colloquio Ottone del Carretto/cardinale di Roan: il cardinale loda il comportamento di Francesco Sforza; è stato male informato dal vescovo di Torino; inteso quanto dettogli da Ottone, vuole convincere il papa perché prenda opportuno rimedio.
28 aprile: colloquio papa/Ottone del Carretto: Ludovico Bolleri non ha trattato nessun capitolo, né lui, né i conti di Tenda, né i signori di Cocconato hanno alcun obbligo che li leghi al duca di Savoia. Il papa ordina siano fatte lettere apostoliche ai principali stati della lega e al duca di Savoia, di cui manda copia a Francesco Sforza.
Le bolle sono già state scritte e dovrebbero essere spedite questa mattina.
Venendo gli ambasciatori delle potenze d’Italia, Ottone del Carretto chiede instruzioni, anche riguardo alle imputazioni fatte a Ludovico Bolleri.

3 maggio 1458, Milano                             Francesco Sforza a Ottone del Carretto e Nicodemo da Pontremoli
Si riferisce alla lettera del 13 aprile.
Francesco Sforza deve poi avere scritto al duca di Savoia che il suo comportamento andava contro i capitoli della pace e lega italica, ricevendo la risposta del duca di Savoia sintetizzata in una lettera di Corradino Giorgi del 18 aprile non trovata, ma riassunta in un’altra di Francesco Sforza al suo ambasciatore del primo maggio.
Ora il duca di Savoia ha preso a Ludovico Bolleri la rocca di Demonte.
Gli ambasciatori devono avvisare papa e Signoria di Firenze che, se il duca di Milano verrà “ad cosa alchuna”, sarà perché costretto da necessità e per difesa dei propri aderenti.

3 maggio 1458, Roma                               Il cardinale di Pavia a Francesco Sforza
Ha già avvisato il duca di Milano di quanto fatto presso il papa per le questioni insorte con il duca di Savoia. Ieri sono stati spediti i brevi.

4 maggio 1458, Milano                             Francesco Sforza a Nicodemo Tranchedini e Boccaccino Alamanni
Riepilogo delle vicende.
E’ giunto Antonello Pagano, segretario di Renato d’Angiò, per sapere quale rimedio il duca
di Milano voglia adottare per aiutare Ludovico Bolleri e i conti di Tenda. Dal canto suo, il re si prepara a vendicarsi dell’oltraggio subito. Francesco Sforza ha risposto di essere obbligato a difenderli e di provvedere per aiutarli.
Il giorno dopo Antonello Pagano partirà.
Devono informare di tutto questo Cosimo de’ Medici, Angelo Acciaiuoli e chi altri piaccia loro.

4 maggio 1458, Milano                            Francesco Sforza a Maria di Savoia
Il duca di Milano non avrebbe deciso di muovere guerra a Ludovico di Savoia o al suo stato, se da lui non fosse stato provocato con l’oppressione e l’invasione che è stata fatta e continua ad essere fatta ai danni di Ludovico Bolleri, dei conti di Tenda e dei signori di Cocconato. Il duca di Milano è obbligato a prendere le loro difese. Se il duca di Savoia desisterà dall’impresa iniziata, lo stesso farà Francesco Sforza.

6 maggio 1458, Milano                            Cicco Simonetta ad Ambrogino da Longagnana
Instruzione per Ambrogino da Longagnana.
Andrà con fanti e schioppetteri ai favori di Ludovico Bolleri e dei conti di Tenda.
Dopo essere stato ad Alessandria dovrà dirigersi da Onorato conte di Tenda, sotto i cui comandi si porrà.

6 maggio 1458, Milano                            Francesco Sforza ad Onorato conte di Tenda
Il duca di Milano sta provvedendo a mettere insieme soldati da mandare ai favori suoi e di Ludovico Bolleri. Nel frattempo invia Ambrogino da Longagnana con 100 fanti e schioppetteri, con commissione di eseguire quanto da lui sarà ordinato.

6 maggio 1458, Milano                            Antonello Pagano a Cicco Simonetta
E’ giunto da poco ad Asti e ha parlato con il balì, molto meravigliato dei modi tenuti dal duca di Savoia e dai suoi uomini in Piemonte. Ludovico di Savoia ha reso più stretta la prigionia di Ludovico Bolleri. Giovanni de Lornay, che si trova al campo del duca di Savoia, ha fatto rispondere molto aspramente al balì che l’aveva ammonito a non offendere più parlando malissimo del duca di Milano. Hanno detto ad Arcimbaldo essere mutata la decisione riguardo a Ludovico Bolleri, di tenere per questo Centallo e che, se vuole riconoscere di averlo dal duca di Savoia, verrà aiutato contro chiunque lo volesse offendere. Il balì è assai contento della decisione presa da Francesco Sforza.
Manda il prete del conte di Tenda in Provenza ad avvisare Renato d’Angiò della decisione presa dal duca di Milano riguardo la questione di Ludovico Bolleri.
E’ appena stato informato dal balì che il giorno prima il duca di Calabria è entrato in Genova.

7 maggio 1458, Roma                               Ottone del Carretto a Francesco Sforza
Ha ricevuto la lettera di Francesco Sforza del 28 aprile.

7 maggio 1458, Asti                                  Antonello Pagano a Cicco Simonetta
Informa che il duca di Savoia invierà il vescovo di Torino e Guiotino de Nores. Vengono solo per dare parole. Prega Cicco Simonetta perché faccia in modo che la decisione presa non venga cambiate.

7 maggio 1458, (?)                                     Tregua di 20 giorni fra Antonio di Tenda, Colmeto, castellano della Rocca Sparavera e Ludovico di Savoia
E’ Giorgio di Piossasco a chiedere di nuovo ad Antonio di Tenda di fare una tregua, concessa anche su richiesta di Onorato conte di Tenda.
La tregua non avrà vigore nel caso in cui venisse l’ordine da parte di Renato d’Angiò o di Francesco Sforza di iniziare guerra.
Durante il tempo della tregua non si può recare offesa ad Onorato conte di Tenda. Nel caso in cui avvenisse, la tregua non avrebbe più valore.
Sottoscrittori: maresciallo di Savoia, signore di Racconigi; Giorgio di Piossasco, Giovanni de Lornay, Bonifacio da Castignole, “Mendon de Ravena”, Marchetus, vicario di Cuneo.

8 maggio 1458, Firenze                            Boccaccino Alamanni e Nicodemo Tranchedini a Francesco Sforza
A Cosimo pare non sia il caso di entrare in guerra con il duca di Savoia, se al duca di Milano non si prospetta altro guadagno che la salvezza dei suoi aderenti. Gli pare che Francesco Sforza abbia risposto bene a Renato d’Angiò: con lui e con gli Aragonesi il duca di Milano deve comportarsi con “una bona mediocrità”, in modo da vedere come terminerà la questione di Genova.

8 maggio 1458, Venezia                            Il Marchese da Varese a Francesco Sforza
“Miser Ruberto” (?) ha detto al doge di Venezia alcune cose circa i fatti di Genova e Savoia.
Il Marchese da Varese ha ricevuto la lettera del duca di Milano, con l’allegata copia della lettera del conte di Tenda spedita il 25 aprile.
Avendo parlato di nuovo delle offese fatte dal duca di Savoia agli aderenti del duca di Milano, il quale è obbligato ad aiutarli, il doge ha richiesto la risposta che da lui fu fatta.
Il doge incontrerà di nuovo il Marchese da Varese per comunicargli la sua deliberazione.
Il giorno successivo arriverà Alessandro Sforza.

10 maggio 1458, Milano                          Francesco Sforza al Marchese da Varese
Risponde ad una lettera del 2 maggio del Marchese da Varese, contenente la risposta della Signoria di Venezia riguardo a quanto scritto dal duca di Milano delle offese contro Ludovico Bolleri, i signori di Cocconato e i conti di Tenda da parte del duca di Savoia.
Risposta: il duca di Milano tratti di nuovo con il duca di Savoia e gli richieda di desistere dalle offese contro i suoi aderenti. A quel punto quanto sarà da fare da parte della Signoria di Venezia sarà fatto.
Riepilogo della vicenda con le ultime novità.
Il 3 maggio Giorgio di Piossasco, colui che dovrebbe richiamare indietro le genti del duca di Savoia, non è ancora partito.
Circa 6 giorni fa ha mandato un cavallaro con lettere per il duca di Savoia, pregandolo di nuovo di voler rilasciare Ludovico Bolleri e restituirgli le cose sottratte.
Nonostante tutto quanto è stato fatto, di nuovo il duca di Milano, volendo seguire il consiglio della Signoria di Venezia, pregherà il duca di Savoia di liberare Ludovico Bolleri e restituire i loro beni a Ludovico Bolleri, ai signori di Cocconato e ai conti di Tenda. Se il duca di Savoia così farà, bene; altrimenti, sarà necessario al duca di Milano provvedere alla difesa dei suoi aderenti nel modo migliore e più rapido.

11 maggio 1458, Tonon                            Corradino Giorgi a Francesco Sforza
L’8 maggio ha ricevuto la lettera del duca di Milano del primo maggio.
Il 9 maggio ha fatto l’ambasciata.
Risposte del duca di Savoia.
Non vi è finzione, come è evidente per la liberazione di Ludovico Bolleri e l’invio di Giorgio di Piossasco alla revocazione delle offese e restituzione dei beni di Ludovico Bolleri. Il duca di Milano è male informato: il duca di Savoia non ha nelle sue mani né Centallo, né Arcimbaldo. E’ vero che Arcimbaldo si è incontrato con il vescovo di Mondovì e con altri vicino a Centallo trattando accordo di rimettere Centallo nelle mani del duca di Savoia dietro pagamento di una somma di denaro. L’accordo è avvenuto, ma è poi saltato per l’accordo raggiunto con Ludovico Bolleri nella forma in cui Corradino Giorgi ha informato Francesco Sforza.
La fideiussione.
Le nuove obbligazioni in pregiudizio della lega e di re Renato. Le obbligazioni fa Ludovico Bolleri al duca di Savoia sono di non offenderlo.
La confessione di Ludovico Bolleri.
La liberazione di Ludovico Bolleri senza nuove obbigazioni.
Tommaso da Rieti.
Leggera meraviglia del duca di Savoia che Francesco Sforza sollevi difficoltà a prestare quella fideiussione per Ludovico Bolleri proposta dallo stesso Bolleri.
Corradino Giorgi stava preparandosi per tornare a Milano, ma il duca di Savoia non ha voluto partisse.

11 maggio 1458, Venezia                         Il Marchese da Varese a Francesco Sforza
Non gli pare vi sia intenzione di fare altra risposta al duca di Milano circa le discordie con il duca di Savoia.
Conforta il duca di Milano a soccorrere i suoi aderenti.

12 maggio 1458, Milano                          Francesco Sforza a Maria di Savoia
Ha ricevuto lettere di Corradino Giorgi (2 maggio?) per le quali è reso abbastanza sicuro della liberazione di Ludovico Bolleri e dell’ottima disposizione del duca di Savoia a recuperare le sue terre e i suoi beni.
Per questo il duca di Milano fa soprassedere Tiberto Brandolino e le altre genti, finché capirà cosa seguirà in questa questione.

12 maggio 1458, Milano                          Francesco Sforza a Giorgio di Piossasco
Per lettere del 9 maggio di Giorgio da Piossasco è reso certo della commissione fatta allo stesso Giorgio da Piossasco dal duca di Savoia di recuperare e restituire terre e beni sottratti a Ludovico Bolleri. Per questo il duca di Milano fa soprassedere le genti dirette in quei luoghi, fino a capire che cosa accadrà nella vicenda di Ludovico Bolleri.

12 maggio 1458, Milano                          Francesco Sforza a Ludovico Bolleri
Si rallegra della sua liberazione, della quale è stato informato da Corradino Giorgi.
Se, nel recupero dei suoi beni, oltre all’aiuto del duca di Savoia necessiterà di un intervento da parte del duca di Milano, sin da ora il duca di Milano mostra la sua disponibilità.

12 maggio 1458, Milano                          Francesco Sforza a Corradino Giorgi
Si rallegra della deliberazione presa dal duca di Savoia di liberare Ludovico Bolleri e del fatto che il 28 aprile Ludovico Bolleri sia stato liberato.

Per quanto scritto da Corradino Giorgi il duca di Milano ha fatto soprassedere tutte le genti mandate ai confini, finché vedrà compiuta la restituzione dei beni sottratti a Ludovico Bolleri e ai signori di Cocconato.
Vuole che richieda di nuovo al duca di Savoia la liberazione di Ludovico Bolleri senza alcuna obbligazione, la restituzione delle sue terre e di quanto gli è stato tolto, che non infastidisca più i signori di Cocconato e faccia restituire a Tommaso da Rieti quanto gli fu sottratto. Così facendo, il duca di Savoia dimostrerà chiaramente che quanto è compiuto contro Ludovico Bolleri è effettivamene compiuto contro la sua volontà.
Deve incontrare Ludovico Bolleri, pregandolo di informare il duca di Milano di che natura siano le obbligazioni fatte al duca di Savoia e se siano state fatte volontariamente o per paura. Intenzione del duca di Milano è che Ludovico Bolleri sia remisso in quella condizione in cui era prima di essere preso.
Poiché Ludovico Bolleri vuole sapere se il duca di Milano lo aiuterebbe a recuperare Centallo, Francesco Sforza risponde che questo compito spetta al duca di Savoia, ma, comunque, quando un aiuto del duca di Milano fosse necessario, verrà dato.
Invia a Corradino Giorgi le lettere inviate dal papa e dal re d’Aragona.

12 maggio 1458, Roma                             Ottone del Carretto a Francesco Sforza
Vista la soluzione avanzata dal papa, ha tentato di convincerlo a scrivere di nuovo al duca di Milano e a quello di Savoia, ma non ha potuto accettare i nuovi brevi.
Il papa è comunque ben disposto verso il duca di Milano e all’oratore sforzesco non è parso di fare altro al presente. Così è parso anche ai cardinali da Fermo e di Pavia.
Al papa è stato detto che Ludovico Bolleri è suddito del duca di Savoia e che il duca di Milano sbaglia ad interporsi fra lui e Ludovico di Savoia; è stato anche detto che Francesco Sforza non riuniva soldati per aiutare Ludovico Bolleri e gli altri suoi aderenti, ma per altri fini. Ottone del Carretto ha smentito le prime due voci.

13 maggio 1458, Milano                          Cicco Simonetta a Corradino Giorgi
Ricorda a Corradino Giorgi quanto deve fare.

13 maggio 1458 ca., Milano                    Callisto III a Ludovico di Savoia
Ricorda le lettere che gli ha inviato. Non solo non ha desistito dalle precedenti iniziative, ma ne ha intraprese delle nuove peggiori per le quali il duca di Milano è necessitato a prendere le armi. Il papa, pensando che le precedenti lettere non siano state ancora ricevute dal duca di Savoia, ha esortato il duca di Milano ad astenersi da imprese militari, sicuro che, non appena Ludovico di Savoia riceverà le lettere, seguirà quanto in esse contenuto, altrimenti Francesco Sforza dovrà respingere le offese arrecate ai suoi aderenti.

13 maggio 1458 ca., Milano                    Callisto III a Francesco Sforza
Il papa ricorda di avere scritto a Ludovico di Savoia. Avendo appreso delle novità da lui compiute e della necessità per il duca di Milano di prendere opportune iniziative, il papa cerca di convincere il duca di Milano che il duca di Savoia non ha ancora ricevuto le sue lettere. Non intraprenda Francesco Sforza alcuna iniziativa militare: non appena il duca di Savoia riceverà le lettere a lui inviate, porrà fine alle novità. In caso contrario, il papa con gli altri della lega provvederà in modo opportuno secondo i capitoli della lega.

14 maggio 1458, Venezia                         Il Marchese da Varese a Francesco Sforza
Il doge gli ha riferito di avere parlato con un ambasciatore in partenza per Cipro che gli avrebbe detto che la causa di quanto avvenuto a Ludovico Bolleri erano certe sue lettere capitate in mano del duca di Savoia nelle quali si parlava di un trattato contro lo stesso duca. Ora la questione era rimessa alla volontà del re di Francia. Risposta del Marchese da Varese. Conforta il duca di Milano alla difesa dei suoi aderenti.

17 maggio 1458, Milano                          Lettera di passo per Antonio da Cardano

19 maggio 1458, Milano                          Francesco Sforza ad Antonio da Trezzo
Ha ricevuto la lettera del 27 aprile di Antonio da Trezzo insieme con quella inviata dal re d’Aragona al duca di Savoia, poi allo stesso duca spedita. Ringraziamenti per il re.

26 maggio 1458, Milano                          Francesco Sforza al Marchese da Varese
Vuole una risposta alla lettera probabilmente inviata il 10 maggio, aggiungendo che il comportamento del duca di Savoia verso Ludovico Bolleri e i signori di Cocconato è peggiorato, nonostante lo stesso duca di Savoia dicesse a Corradino Giorgi di volere liberare Ludovico Bolleri e restituirgli i suoi beni. Ludovico Bolleri non è stato liberato e si procede alla occupazione del poco che gli resta. All’ambasciatore sforzesco e allo stesso Bolleri sono state date solo “bone parole”.

27 maggio 1458, Milano                          Francesco Sforza a Ludovico di Savoia, Corradino Giorgi, Ludovico Bolleri e Onorato conte di Ventimiglia
Lettere credenziali per Antonio da Cardano.

29 maggio 1458, Milano                          Francesco Sforza ad Antonio da Cardano
Riferimento all’instruzione di Antonio da Cardano concernente quanto deve fare per la liberazione di Ludovico Bolleri e la restituzione delle sue terre, dei suoi luoghi e dei suoi beni.
Esposto quanto è contenuto nell’instruzione, se Ludovico di Savoia non passerà a nessuna iniziativa nel senso voluto dal duca di Milano, dovrà fare una protesta. Il duca di Savoia non si meravigli se il duca di Milano, per conservare il proprio onore e la propria reputazione, farà quanto sarà necessario per la difesa dei propri aderenti.
Altra protesta da fare al Consiglio.
Se il duca di Savoia dicesse essere stato mandato Giorgio da Piossasco o altri, Antonio da Cardano dovrà replicare non essere questo sufficiente, perché Francesco Sforza è informato che i soldati non sono stati ancora richiamati, che anzi sono molto vicini a Rocca Sparavera, come se gli fossero accampati contro. Se dicesse volere inviare qualcun altro con larghe istruzioni, Antonio da Cardano dovrà andare con il messo del duca e sforzarsi di ottenere la restituzione di Demonte e il richiamo dei soldati.
Nuova protesta da fare ai messi del duca di Savoia e ai suoi capitani.

31 maggio 1458, Venezia                         Il Marchese da Varese a Francesco Sforza
L’ambasciata al doge.
Conforta il duca di Milano ad agire contro Ludovico di Savoia, senza però aspettarsi alcuna chiara deliberazione da parte del doge. Il doge vorrebbe che il duca di Milano fosse in grado di agire contro il “capo” (il re di Francia) come lo è contro la “coda” (il duca di Savoia).

3 giugno 1458, Roma                                Ottone del Carretto a Francesco Sforza
Il cardinale di Roane ha detto di essere stato informato dal cancelliere del ducato di Savoia che Ludovico Bolleri è stato rilasciato.

3 giugno 1458, Roma                                Ottone del Carretto a Francesco Sforza
Ha gradito intendere in quali termini è la questione del duca di Savoia: a Roma se ne parlava diversamente.
Da Venezia non è ancora giunta risposta alla bolla inviata dal papa. I Fiorentini hanno scritto che faranno ciò che faranno gli altri.

6 giugno 1458, Milano                             Francesco Sforza ad Antonio da Cardano
Ha ricevuto le lettere di Antonio da Cardano e di Ludovico Bolleri: è contento per la liberazione di Ludovico Bolleri, ma si meraviglia che il duca di Savoia e Ludovico Bolleri abbiano avuto così poca considerazione del duca di Milano da non fare menzione nella promessa dallo stesso Bolleri fatta a Ludovico di Savoia della sua aderenza verso Francesco Sforza. In base alla lega italica il duca di Savoia non può privare quello di Milano dei suoi aderenti, né Ludovico Bolleri può obbligarsi al duca di Savoia negando l’aderenza che lo lega al duca di Milano.
Il duca di Milano non è affatto contento della promessa data da Ludovico Bolleri, né può credere che Corradino Giorgi vi abbia consentito.
Antonio da Cardano, nonostante quanto possano avergli detto Ludovico Bolleri e Corradino Giorgi, deve compiere la sia missione, soprattutto fare in modo che Ludovico Bolleri venga liberato senza alcuna obbligazione.
Francesco Sforza si stupisce che Giotino de Nores si meravigli con quelli di Ludovico Bolleri dei fanti milanesi mandati alla Rocca Sparavera.
Il commissario e i fanti mandati nelle terre di Giacomo di Valperga.
Il fatto di Tommaso da Rieti.

8 giugno 1458, Torino                              Antonio da Cardano a Francesco Sforza
Guglielmo dei signori di Antesano, giunto da poco dal Delfinato, ha saputo da “Gabriel de Bernezio”, facente parte del Consiglio del re di Francia e che andava dallo stesso re inviato da “monsegnor de Giaton”, governatore del Delfinato, che lo stesso governatore sa che il duca di Borgogna, il re d’Inghilterra, il re d’Aragona e il duca di Savoia hanno fatto una lega insieme e che l’ambasciata del duca di Savoia va a Milano per fare lega con il duca di Milano a distruzione del re di Francia.
Il Consiglio del duca di Savoia ha ordinato che domani mattina Ludovico Bolleri possa andarsene e con lui andranno il maniscalco e Giorgio di Piossasco per la liberazione di sua moglie e dei suoi figli, che si trovano a Fossano. Poi si dirigeranno a far restituire Demonte.
La restituzione di Centallo.

9 giugno 1458, Milano                              Francesco Sforza ad Onorato e Antonio conti di Tenda e al castellano della Rocca Sparavera
Ha ricevuto le lettere per le quali sa dell’arrivo di Ambrogino da Longagnana e della tregua fatta.

10 giugno 1458, Aix-en-Provence          Capitoli fra re Renato e il duca di Milano
Il duca di Milano e il re Renato si collegano per fare guerra al duca di Savoia.
Degli ambasciatori del re di Francia devono essere andati presso il duca di Savoia. Il re Renato manderà uno dei suoi per intendere quanto sta avvenendo.

11 giugno 1458, Aix-en-Provence          Renato d’Angiò a Francesco Sforza
Manda Onorato di Berra.

12 giugno 1458, Cherasco                                   Ludovico Bolleri a Francesco Sforza
L’8 giugno ha lasciato Torino ed è giunto a Racconigi con Ludovico di Savoia, signore di Racconigi, e il maniscalco.
Il 10 giugno è giunto a Fossano per la liberazione della moglie e dei figli.
Domani manda Paolino da Marchello con Giorgio di Piossasco a prendere il possesso di Demonte e della valle.
Non gli pare di potere avere Centallo, considerato che Arcimbaldo si fortifica di giorno in giorno. Supplica Francesco Sforza di intervenire.

18 giugno 1458, Milano                           Francesco Sforza a Ottone del Carretto
Il 14 giugno sono giunti 4 ambasciatori del duca di Savoia. Ieri sera hanno esposto la loro ambasciata.

18 giugno 1458, Milano                           Francesco Sforza al Marchese da Varese
Sono giunti 4 ambasciatori del duca di Savoia. Ieri sera hanno fatto la loro ambasciata.
Francesco Sforza farà tutto il possibile perché Ludovico Bolleri sia rimesso nella sua condizione iniziale, evitando così il ricorso alla forza.

19 giugno 1458, Milano                           Francesco Sforza a Ludovico Bolleri
Francesco Sforza è certo che le promesse fatte da Ludovico Bolleri al duca di Savoia non siano state date volontariamente.
Intenzione del duca di Milano e di Renato d’Angiò è che Ludovico Bolleri sia rimesso nella sua condizione iniziale.

19 giugno 1458, Milano (?)
La protesta inviata da Francesco Sforza a Ludovico Bolleri.

19 giugno 1458, Ceva                               Ludovico Bolleri a Francesco Sforza
Per quanto riguarda Centallo e Demonte non gli è stato reso nulla, né crede che qualcosa gli sarà reso.

21 giugno 1458, Milano                           Francesco Sforza a Ludovico Bolleri
Essendo presso il duca di Milano gli ambasciatori del duca di Savoia, prega Ludovico Bolleri di presentarsi a Milano.

21 giugno 1458, Milano                           Francesco Sforza ad Antonio di Tenda, Collinetto e Ambrogino da Longagnana
Ludovico Bolleri viene a Milano, dove sono anche gli oratori del duca di Savoia. Li prega di astenersi dal compiere qualsiasi novità.

23 giugno 1458, Ceva                               Ludovico Bolleri a Francesco Sforza
Demonte è stata restituita il 20 giugno.

24 giugno 1458, Aix-en-Provence          Renato d’Angiò a Francesco Sforza
Pensa che il duca di Milano abbia saputo della liberazione di Ludovico Bolleri e delle promesse da lui date per paura di subire violenze. Per questo ha scritto allo stesso Ludovico Bolleri, al conte di Tenda e a quelli della Rocca Sparavera perché eseguano i comandi del duca di Milano, anche nel caso in cui si tratti di iniziare una guerra.
Sa che il duca di Savoia ha inviato a Milano ambasciatori. Prega il duca di Milano di comportarsi in modo da preservare l’onore di entrambi.
E’ in attesa del messo che si trova presso gli ambasciatori del re di Francia mandati al duca di Savoia, i quali già ha sentito essere partiti insoddisfatti e che già erano comparsi senza risultato davanti al duca di Savoia prima che il messo giungesse.

26 giugno 1458, Milano                           Francesco Sforza a Ludovico Bolleri
Nel caso in cui non sia già in viaggio, esorta Ludovico Bolleri a partire subito per Milano, per affrontare la questione della restituzione di Demonte con gli ambasciatori del duca di Savoia.

26 giugno 1458, Milano                           Francesco Sforza ad Antonio da Trezzo
Deve già sapere che sono a Milano 4 ambasciatori del duca di Savoia, che pare vogliano risolvere le questioni concernenti gli aderenti del duca di Milano. Uno di essi è andato dal duca di Savoia, che si trova ad Ivrea, per poter giungere ad una conclusione.
Dopo gli ambasciatori sabaudi è arrivato Onorato di Berra, ambasciatore di Renato d’Angiò, che ha richiesto a Francesco Sforza di muovere guerra al duca di Savoia, promettendo Renato d’Angiò di fare lo stesso dalla parte delle sue terre, per vendicarsi delle offese fatte dal duca di Savoia a Ludovico Bolleri e ai conti di Tenda, vassalli dello stesso Renato d’Angiò. Francesco Sforza ha risposto che, avvenuto l’accordo con il duca di Savoia e lui “reintegrando”, non potrebbe fare alcuna novità a causa dell’ostacolo rappresentato dai capitoli della lega.

27 giugno 1458, Milano                           Francesco Sforza ad Ottone del Carretto e a Nicodemo Tranchedini
Deve già sapere che sono a Milano 4 ambasciatori del duca di Savoia, che pare vogliano risolvere le questioni concernenti gli aderenti del duca di Milano. Uno di essi è andato dal duca di Savoia, che si trova ad Ivrea, per poter giungere ad una conclusione.
Dopo gli ambasciatori sabaudi è arrivato Onorato di Berra, ambasciatore di Renato d’Angiò, che ha richiesto a Francesco Sforza di muovere guerra al duca di Savoia, promettendo Renato d’Angiò di fare lo stesso dalla parte delle sue terre, per vendicarsi delle offese fatte dal duca di Savoia a Ludovico Bolleri e ai conti di Tenda, vassalli dello stesso Renato d’Angiò. Francesco Sforza ha risposto che, avvenuto l’accordo con il duca di Savoia e lui “reintegrando”, non potrebbe fare alcuna novità a causa dell’ostacolo rappresentato dai capitoli della lega.

4 luglio 1458, Milano                               Francesco Sforza al Marchese da Varese
Riepilogo degli avvenimenti.
E’ arrivato Ludovico Bolleri.
Francesco Sforza dovrebbe soccorrere i suoi aderenti, ma ha deciso di inviare di nuovo un ambasciatore presso il duca di Savoia, ora in Piemonte. Se anche in questo caso nulla avvenisse, il duca di Milano sarà costretto ad agire in altro modo.

29 luglio 1458, Pavia                                Francesco Sforza al Consiglio Segreto
Sono ritornati Giovanni Giacomo Rizzo e Giovanni Andrea Cagnola, mandati a Firenze, Roma e Napoli per la pace. Hanno presentato la ratificazione della pace con la riserva della lega del duca di Milano con il re di Francia e la denominazione dei collegati, aderenti e raccomandati di Francesco Sforza. Re Ferdinando e i Fiorentini si sono obbligati che, nel caso in cui il duca di Milano muovesse guerra al duca di Savoia su richiesta del re di Francia e i Veneziani attaccassero il ducato di Milano per difendere i Sabaudi, interverrebbero in aiuto del duca di Milano.
E’ giunto un ambasciatore del re di Francia che ha riferito come Filippo di Borgogna paia intenzionato a muovere guerra al re di Francia.
Ha deciso di inviare ambasciatori al duca e alla duchessa di Savoia per esortarli a non offendere il re di Francia: in questo caso il duca di Milano sarebbe costretto a muoversi a sua volta contro loro per gli obblighi della lega con il re di Francia.
Ha deciso di trasferire soldati alle frontiere del ducato sabaudo per spaventarli e farli ritrarre dalle offese al re di Francia.
Ha scritto a Venezia della propria volontà di salvaguardare la pace.

31 luglio 1458, Milano                            Francesco Sforza al duca di Savoia
Gli oratori del duca di Savoia a Milano hanno riferito a Francesco Sforza una voce messa in giro da Arcimbaldo secondo la quale avrebbe un accordo con Francesco Sforza, voce che, lontanissima dalla verità, infastidisce non poco il duca di Milano.
Rassicura il duca di Savoia di non avere avuto e di non avere alcun genere di accordo con Arcimbaldo.

5 agosto 1458, Milano                              Francesco Sforza al Marchese da Varese
Nonostante la presenza di 4 ambasciatori non si è giunti ad alcuna conclusione.
Poi sono arrivati come nuovi ambasciatori Bonifacio di Monferrato, Ludovico della Morea e Michele Canale, ma non si è giunti ancora a nessuna conclusione.

5 agosto-26 agosto 1458                          A Francesco Sforza
Sono stati stesi i capitoli da osservare tra Ludovico di Savoia e Ludovico Bolleri. Gli ambasciatori del duca di Savoia cercano di allungare i tempi. Supplica al duca di Milano affinché non li assecondi: vi sono circa 3.000 famiglie suddite di Ludovico Bolleri che meritano la compassione di Francesco Sforza essendo state ridotte in pessime condizioni.

13 agosto 1458, Milano                            Francesco Sforza ad Ambrogino da Longagnana
Ha inteso quanto gli è stato riferito dal provisionato Falameschia rispetto a quel luogo
che potrebbe avere. Gli ordina di non fare alcuna novità.

19 agosto 1458, Rocca Sparavera          Ambrogino da Longagnana a Francesco Sforza
L’accampamento del duca di Savoia da 10 giorni si è spostato a Rossana, che si trova ora in mano di Arcimbaldo.
Si meraviglia che Francesco Sforza non abbia mandato risposta di quello gli aveva mandato a dire riguardo al fatto di Centallo.

20 agosto 1458, Rocca Sparavera           Ambrogino da Longagnana e Antonio di Tenda a Francesco Sforza
Hanno appreso che il duca di Milano ha inviato delle lettere tramite Falameschia, il quale però è stato catturato e condotto dal duca di Savoia. Non avendo avuto le lettere, non sanno cosa fare. Da tre giorni sono fuggiti in Centallo dei soldati del duca di Savoia. Pregano il duca di Milano di avvisarli di quanto devono fare.

 

26 agosto 1458, Milano                            Francesco Sforza al duca di Savoia
Ambrogino da Longagnana, secondo quanto ha inteso da lettere inviate agli ambasciatori del duca di Savoia a Milano, ha catturato Arcimbaldo. Invia Francesco Capra e Gentile della Molara per far condurre a Milano Arcimbaldo. Prega il duca di Savoia di non dare ascolto a quanti volessero impedire il trasferimento di Arcimbaldo.

26 agosto 1458, Milano                            Francesco Sforza ad Ambrogino da Longagnana
Ha ricevuto più sue lettere alle quali non ha risposto aspettando di concludere le trattative con gli ambasciatori del duca di Savoia.
Poi per lettera ha inteso della cattura di Arcimbaldo. Invia Francesco Capra e Gentile della Molara.

27 agosto 1458, Milano                            Francesco Sforza ad Ambrogino da Longagnana
Ha inteso per lettere inviate agli ambasciatori del duca di Savoia ancora presenti a Milano e successivamente per il messo mandato da Ambrogino di Longagnana della cattura di Arcimbaldo. Desiderando avere a Milano Arcimbaldo, invia Francesco Capra e Gentile della Molara.

28 agosto 1458, Roma                              Ottone del Carretto a Francesco Sforza
Il duca di Savoia ha mandato Giovanni Cagna che, per mezzo dei cardinali di Roane e di Avignone, cerca di ottenere dei brevi per mezzo dei quali il papa richieda al duca di Milano di non ricorrere alle armi, ma di informare della questione lo stesso papa.
Questa mattina ha parlato con il papa.
Il papa affida la questione al cardinale di San Marco.
I due suddetti cardinali fanno grandi pressioni.

30 agosto 1458, Milano                            Francesco Sforza a Ottone del Carretto
Riepilogo.
Il duca di Savoia ha reintegrato gli aderenti del duca di Milano.
Il 25 agosto è stato raggiunto un accordo. Ora il duca di Savoia deve ratificarlo ed osservare le convenzioni raggiunte.

31 agosto 1458, S. Nazaro                        Francesco Capra a Francesco Sforza
Quanto ha sospettato della cattura di Arcimbaldo dopo avere parlato con Chiapano ha avuto conferma. Il duca di Milano ne verrà informato a parole.

1 settembre 1458,   Milano                      Francesco Sforza a Francesco Capra
Ha inteso quanto gli ha scritto di Arcimbaldo e quanto hanno riferito due provisionati: quelli del duca di Savoia hanno sottratto Arcimbaldo a quelli del duca di Milano. Francesco Capra non deve muovere i soldati già pronti, ma farne preparare più che può nell’Alessandrino, Tortonese, Lomellina e luoghi più vicini, non spostandoli però. Il duca di Milano manda Tommaso da Bologna al duca di Savoia, perché poi vada a Centallo a farsi consegnare Arcimbaldo.

1 settembre 1458, Milano                        Francesco Sforza al duca e alla duchessa di Savoia
Invia Tommaso da Bologna a causa di alcune azioni compiute da sudditi del duca di Savoia.

1 settembre 1458, Milano                                   Francesco Sforza al Marchese da Varese
Ha già scritto come Ambrogino da Longagnana avesse catturato Arcimbaldo.
Ieri ha scritto come abbia raggiunto un accordo con gli ambasciatori del duca di Savoia, partitisi proprio ieri.
Oggi sono arrivati due provvisionati mandati da Ambrogino che hanno riferito come quelli del duca di Savoia abbiano preso Arcimbaldo. Racconto: Arcimbaldo prende Rossano.
Ha mandato Tommaso da Bologna dal duca di Savoia.

3 settembre 1458, Torino                        Ludovico di Savoia a Francesco Sforza
Ratificazione dei capitoli siglati con il duca di Milano.

3 settembre 1458, Alessandria               Francesco Capra a Francesco Sforza
Ha fatto scrivere a Paolino da Marchello quanto è successo riguardo al fatto di Centallo presso il duca di Savoia, benché sia certo che il duca di Milano debba essere già stato avisato da Antonio da Cardano e Gentile della Molara.

3 settembre 1458, Alessandria               Paolino da Marchello a Francesco Sforza
L’ambasciata di Antonio da Cardano insieme a Paolino da Marchello.
L’ambasciata di Gentile da Fabriano ad Antonio di Romagnano su mandato del duca di Savoia: prima protesta riguardante la vicenda di Centallo. Seconda protesta riguardante la decisione del duca di Savoia di mettere a morte Arcimbaldo.

4 settembre 1458, Milano                                   Francesco Sforza a Francesco Capra
Nel caso in cui Tommaso da Bologna scrivesse che il duca di Savoia non vuole restituire Arcimbaldo e Centallo, Francesco Capra deve mandare i soldati agli alloggiamenti e tornare a Milano: il duca di Milano userà “un’altra medicina”.
Parere sul comportamento che dovrebbe tenere Onorato di Berra in base all’esito della missione di Tommaso da Bologna. I capitoli devono essere ratificati anche dal re di Francia.

4 settembre 1458, Alessandria                Onorato di Berra e Ludovico Bolleri a Francesco Sforza
E’ appena giunto Sebastiano da Solario con lettere di credenza del duca e della duchessa di Savoia del primo settembre: ha riferito della buona disposizione del duca di restituire il castello e la terra di Centallo.
Lettera del 2 settembre del vescovo di Torino a Ludovico Bolleri: scriva al vescovo dove vuole che vada e lui verrà con pieni poteri, poiché così è stato deciso.
Per quanto hanno inteso, il duca ha avuto ed ha molta paura sentendo dei movimenti dei soldati del duca di Milano.

5 settembre 1458, Milano                                   Francesco Sforza a Ottone del Carretto
La lettera del 28 agosto di Ottone del Carretto.
Risposta concernente l’aderenza al duca di Milano di Ludovico Bolleri.
Riepilogo di tutta la vicenda.
Se il duca di Savoia non accetterà le richieste presentate da Tommaso da Bologna, il duca di Milano dovrà provvedere in qualche modo.

5 settembre 1458, Milano                                   Francesco Sforza a Ottone del Carretto
Invia a Ottone del Carretto una serie di documenti concernenti la situazione “giuridica” di Ludovico Bolleri.

5 settembre 1458, Cusago                                   Francesco Sforza a Ludovico Bolleri
Ha ricevuto lettere da Tommaso da Bologna del 3 settembre con le quali avvisa il duca di Milano che il duca di Savoia ha detto che vuole restituire Centallo. Conforta Ludovico Bolleri ad andare a prendere possesso di Centallo. Riguardo ad Arcimbaldo Tommaso da Bologna ha scritto di non essere ancora giunto a nessuna conclusione.

5 settembre 1458 Cusago                        Francesco Sforza a Onorato di Berra
Lo conforta ad andare a prendere possesso di Centallo insieme a Ludovico Bolleri.

6 settembre 1458, Alessandria               Francesco Capra a Francesco Sforza
Fra Gasparro, comendatore di Gandiolo, è giunto da parte del duca di Savoia e del vescovo di Torino e prega Ludovico Bolleri di intercedere presso il duca di Milano perché Arcimbaldo resti nelle mani del duca di Savoia e, qualora questo non possa avvenire, che almeno il duca di Milano permetta sia condotto a Centallo nelle mani di Ludovico Bolleri e lì, in presenza di un messo del re di Francia, del duca di Milano e del duca di Savoia, processato e giustiziato, in modo che non sembri che il duca di Savoia sia completamente escluso dal fare giustizia.
Fra le altre risposte di Ludovico Bolleri, in una ha affermato che il duca di Savoia sa della congiura fatta nella chiesa di Centallo da “Rizardo”, Marcheto e Arcimbaldo.
La situazione della Rocca Sparavera dal punto di vista alimentare è sempre critica. Se venisse persa, ancora il caso di Ludovico Bolleri sarebbe difficile e necessiterebbe di molto tempo per essere risolto.

6 settembre 1458, Alessandria               Iob da Palazzo a Francesco Sforza
Oggi insieme ad Onorato di Berra va a Centallo

7 settembre 1458, Alessandria               Ludovico Bolleri a Francesco Sforza
Ha recevuto la lettera di Francesco Sforza del 5 settembre. La sera stessa con Francesco Capra partirà per Centallo.

7 settembre 1458, Milano                                   Francesco Sforza a Renato d’Angiò
Informa Renato d’Angiò su come proseguono i fatti dopo le novità operate dal duca di Savoia rispetto a Centallo e Arcimbaldo.

8 settembre 1458, Milano                       Francesco Sforza ad Antonio da Trezzo
E’ giunto Ierusalem, “redarme” del re Ferdinando, con lettere del re riguardo la venuta di Bonora, ambasciatore del duca di Borgogna, con gioie ed ornamenti che aveva portato a Napoli per mostrarle e venderle al re Alfonso. La morte del re gli ha però creato problemi.

9 settembre 1458, Milano                                   Francesco Sforza a Ludovico Bolleri
Il duca di Savoia ha inviato Michele Canali con la ratificazione dei capitoli concernenti Ludovico Bolleri.

10 settembre 1458, Milano                     Francesco Sforza a Tommaso da Bologna
Michele Canali riferisce che il duca di Savoia non vuole rilasciare Arcimbaldo, ma Francesco Sforza vuole avere Arcimbaldo a Milano: dopo avere parlato con l’ambasciatore sabaudo, Arcimbaldo non sarà più negato a Tommaso da Bologna.
Michele Canali dice che Ambrogino da Longagnana ha fatto una convenzione con il duca di Savoia di prendere Arcimbaldo a suo nome e che gli vengono per questa operazione 1100 ducati. Tommaso da Bologna cerchi di capire se è vero.

13 settembre 1458, Roma                                    Ottone del Carretto a Francesco Sforza
La sera precedente ha ricevuto la lettera del 5 settembre riguardante le novità compiute dal duca di Savoia.
Questa mattina ha parlato con il papa, il quale si è molto meravigliato.
Ha parlato con il cardinale di Roan: dice di non avere fatto nulla contro il duca di Milano, ma solo di avere fatto in modo che Giovanni Cagna parlasse con il papa. Non farebbe mai su commissione del duca di Savoia cosa che fosse molesta a Renato d’Angiò o a Francesco Sforza.
Il cardinale di Avignone dice di non avere fatto nulla ed anzi di avere voluto convincere il papa a non credere a Giovanni Cagna, perché era informato della ingiustizia fatta a Ludovico Bolleri e nel venire a Roma aveva visto la moglie e i figli di Ludovico Bolleri maltrattati e ne aveva preso compassione. Dice di aspettare una risposta dal duca di Calabria per la quale forse avrebbe da dire ad Ottone del Carretto cose che sarebbero gradite a Francesco Sforza e che desidera creare una buona amicizia fra la casa di Francia e il duca di Milano.

14 settembre 1458, Milano                      Francesco Sforza ad Ottone del Carretto, Antonio da Trezzo, Boccaccino Alamanni e Nicodemo da Pontremoli
Il duca di Savoia ha restituito Arcimbaldo, ma gli ha fatto dare una pozione che si crede velenosa perché non possa essere interrogato: sta per morire. Ha restituito Centallo e pare voglia rispettare le convenzioni.

16 settembre 1458, Alessandria             Francesco Capra a Francesco Sforza
Ieri è giunto con Gentile della Molara, Antonio da Cardano e Arcimbaldo ad Alessandria. Arcimbaldo sta molto male. Oggi lo manda a Santo Nazaro. Da lì faranno in modo di condurlo vivo dal duca di Milano

16 settembre 1458, Santo Nazaro           Francesco Capra a Francesco Sforza
Ha ricevuto una lettera di Francesco Sforza nella quale è scritto che deve consegnare Arcimbaldo in mano del castellano di Vigevano.
Francesco Sforza non fa menzione di Antonio Peloso, che si trova insieme ad Arcimbaldo. Consegnerà anche lui al castellano di Vigevano.

17 settembre 1458, Lodi                          Francesco Sforza al Marchese da Varese
Ludovico Bolleri è entrato in possesso della terra e fortezza di Centallo, trovata completamente vuota. Arcimbaldo è stato messo nelle mani di quelli del duca di Milano, ma in pessime condizioni di salute per i molti tormenti subiti nelle mani di quelli del duca di Savoia. Quelli del duca di Savoia hanno fatto una protesta perché Arcimbaldo venga loro restituito come ribelle dello stesso duca.

19 settembre 1458, Centallo                   Ambrogino da Longagnana a Francesco Sforza
Gli è stato detto che è ancora a Milano l’ambasciatore del duca di Savoia che dice che Arcimbaldo fu preso a nome del duca di Savoia e che per questo gli erano stati promessi 1100 ducati. Nulla è vero. Vuole difendere il proprio onore. I capitoli che avrebbe stipulato con il duca di Savoia.

19 settembre 1458, Milano                     Gentile della Molara a Francesco Sforza.
Ha l’inventario fatto da Arcimbaldo di ciò che aveva nella rocca, di cui molto non è stato trovato. Ha la protesta che fece Bidone quando monsignor della Camera gli prese Arcimbaldo e un’altra protesta che è stata fatta quando è stato ripreso Arcimbaldo.
Un cancelliere di Ludovico Bolleri porta l’interrogatorio fatto ad Arcimbaldo da Bidone e Ambrogino de Longagnana, presente Onorato de Berra, ambasciatore di Renato d’Angiò.
E’ stato pregato da Arcimbaldo perché Francesco Sforza lo faccia venire presto alla sua presenza: gli dirà cose per le quali rimarrà contento.
Antonio Peloso.

23 settembre 1458, Lodi                          Francesco Sforza al capitano della Cittadella e al castellano di Novara
Filippo Malombra, Gentile della Molara e Lorenzo da Orvieto consegneranno Arcimbaldo e Antonio Peloso.

23 settembre 1458, Vigevano                  Examinacio Arcimbaldi facta per Gentilem de la Molaria

24 settembre 1458, Vigevano                  Professione di verità di Arcimbaldo di Abzat

25 settembre 1458, Vigevano                  Professione di verità di Antonio Peloso

25 settembre 1458, Vigevano                  Lorenzo da Orvieto, Gentile della Molara e Giacomo Malombra a Francesco Sforza
Considerazioni su Arcimbaldo e Antonio Peloso.

25 settembre 1458, Vigevano                  Giacomo Malombra a Francesco Sforza
Considerazioni su Arcimbaldo.

25 settembre 1458, Novara                      Lorenzo da Orvieto, Gentile della Molara e Giacomo Filippo Malombra a Francesco Sforza
Considerazioni su Antonio Peloso.

26 settembre 1458, Novara                     Lanfranco Guarimberto a Francesco Sforza
Dispiacere di Arcimbaldo per non avere potuto parlare con Francesco Sforza: gli avrebbe detto cose importanti ed utili per il ducato. Fra sei o otto mesi sarà “un altro” tempo.

26 settembre 1458, Novara                     Interrogatorio di Arcimbaldo

26 settembre 1458, Novara                     Arcimbaldo di Abzat a Francesco Sforza

28 settembre 1458, ?                                Francesco Capra alla duchessa di Milano
15 giorni fa Ludovico Bolleri ha preso possesso del castello di Centallo.
Gli ha chiesto di raccomandarlo al duca di Milano, che non sa come ringraziare.

28 settembre 1458, Tarascona                Renato d’Angiò alla duchessa di Milano
Esprime soddisfazione per la conclusione della vicenda di Ludovico Bolleri.

29 settembre 1458, Novara                     Capitula sub modo inquisitionis di Arcimbaldo

29 settembre 1458, Novara                     Examinacio Arcimbaldi de Albezac

30 settembre 1458, Milano                     Francesco Sforza a Ambrogino da Longagnana
E’ vero che il duca di Milano ha motivo di dolersi con Ambrogino per il fatto che ha capitolato con quelli del duca di Savoia. E’ inutile che affermi non essere stato lui. Quando sarà a Milano, Francesco Sforza vorrà capire bene cosa sia avvenuto.

2 ottobre 1458, Novara                            Gentile della Molara a Francesco Sforza
Avendo alla domanda concernente il ducato di Milano Arcimbaldo risposto in un certo modo, Francesco Sforza potrebbe volerlo incontrare.

2 ottobre 1458, Milano                            Francesco Sforza ad Arcimbaldo de Abzat
Non può riceverlo. Lo esorta a parlare con Gentile della Molara o a scrivere.

3 ottobre 1458, Novara                            Gentile della Molara a Cicco Simonetta
Nell’ultimo interrogatorio Arcimbaldo ha parlato come aveva parlato a Centallo.
Suggerisce che sarebbe bene convincere il duca di Milano a incontrare Arcimbaldo.

5 ottobre 1458, Milano                            Francesco Sforza a Gentile della Molara
Guglielmo di Monferrato manderà un memoriale contenente alcune cose riguardo alle quali vuole sia interrogato Arcimbaldo. Non deve però metterlo a tortura. Non muta però la commissione affidata a Gentile della Molara di consegnare Arcimbaldo a quelli del duca di Savoia secondo quanto contenuto nelle ultime lettere a lui inviate.

11 ottobre 1458, Milano                          Francesco Sforza a Ludovico Bolleri
Ludovico Bolleri vuole la testa di Arcimbaldo e un pezzo del suo corpo.

24 ottobre 1458, Milano                          Francesco Sforza al duca di Savoia
Il duca di Savoia vuole che Antonio Peloso venga consegnato al governatore di Vercelli.

28 ottobre 1458, Milano                          Francesco Sforza a Giorgio di Piossasco
Gentile della Molara, inviato al duca di Savoia, risponderà a quanto Giorgio di Piossasco ha scritto al duca di Milano riguardo al consegnargli Antonio Peloso.

16 dicembre 1458, Milano                      Francesco Sforza ad Antonio di Romagnano
Ambrogino di Longagnano gli ha detto che il messo che aveva inviato per i soldi ne è tornato senza. Ambrogino da Longagnana rimanda il suo messo e così Francesco Sforza prega Antonio di Romagnano che gli vengano dati i soldi che gli vengono.

16 dicembre 1458, Milano                      Francesco Sforza a Girardo Colli
I soldi per Ambrogino di Longagnana sono dovuti dal duca di Savoia.

31 dicembre 1458, Centallo                    Ludovico Bolleri a Francesco Sforza
Ringrazia più che può il duca di Milano.

20 marzo 1459, Torino                             Girardo Colli a Francesco Sforza
Ha dovuto convincere il duca di Savoia e il suo Consiglio che Antonio Peloso non doveva essere riconsegnato dal duca di Milano. Alla fine Ludovico di Savoia ha deciso di lasciare Antonio Peloso a Francesco Sforza.

5 aprile 1459. Milano                               Francesco Sforza al delfino
Il duca di Savoia voleva che Antonio Peloso gli fosse consegnato.
Il duca di Milano alle varie ragioni per le quali non voleva restituirlo a Ludovico di Savoia ne ha aggiunta un’altra: Antonio Peloso non è suddito del duca di Milano, ma del delfino.
Non essendo sufficienti le lettere spedite, il duca di Milano ha inviato un ambasciatore che ha convinto il duca di Savoia essere giusto che Antonio Peloso resti a Milano. Questo è il motivo del ritardo nel soddisfare il desiderio del delfino da parte del duca di Milano, ma finalmente ora gli invia Antonio Peloso.

7 aprile 1460, Milano                               Francesco Sforza ad Eleonora di Saluzzo
Lettera concernente il grave stato di salute di Ludovico Bolleri.

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