1.1.9. Lettere in serie: da GS15 e GS16 a SG19

In SG19, del 1° maggio, dopo avere segnalato la ricezione di GS16, Francesco Sforza esprime la sua insoddisfazione per l’accordo raggiunto dal duca di Savoia con Ludovico Bolleri (la corretta sequenza dei punti di GS16 è la seguente: 1, 3A, 5, 2, 4 e 3B). Per completare il quadro di SG19, ai punti 6 e 7 abbiamo riportato due informazioni prive di legami con GS16.

Tabella 11

Da GS16 (18 aprile)

a SG19 (1 maggio)

1

I libri per Ludovico di Savoia

A dy XV del prescente ho recevuto queli doy libri una cum le lettere de vostra signoria, ale quale respondendo dicho ho prescentato ly suprascripti libri a questo illustrissimo signor, ly quali ly sono stati gratissimi et acceptatissimi, del che ne rende soa signoria gratie infinite a vostra signoria, […], pregando quella che anchora vogla fare durare uno pocho de faticha a fare retrovar quelo Vincentio “De speculo ystoriali” e farali vostra signoria cossa molto gratissima. Replicando al scrivere che ne fay per le toe lettere de dì 18 aprilis sopra le risposte havute da quello illustre signore .. duca, del che etiam la soa signoria ne scrive per una soa succinctamente […], te dicemo: primo, circha la parte deli libri li quali siano stati al prefato signore duca grati et accepti, che ne prendemo singulare piacere […] et perché secondo tu scrivi la prefata soa excellentia è molto cupida de havere quello altro volume de Vincentio historiale,nuy habiamo commesso ch’el si facia opera de ritrovarlo et possendosi ritrovare dal canto de qua procuraremo che la signoria soa ne sia satisfacta. 

2

L’intenzione del duca di Savoia di liberare Ludovico Bolleri

era contenta soa signoria perdonarli, restituirlo, e cusì ly perdona et restituerà a contemplatione de vostra signoria et dely parenty e amici de dicto domino Aloysse […], Ma cercha la particularitade del spectabile messer Aluyse Bollero, intendendo nuy che la signoria soa se reduca ad volerlo liberare et restituirli le cose soe, como tu scrivi, ne piacerà summamente, sequendo che cossì se exequisca in effecto, […].

3

L’ambiguo comportamento sabaudo

3A

Poy ly feci l’ambasciata ho vero lamenta per parte de vostra signoria, monstrandoli le littere me havea scripto vostra signoria circha quela materia, […]. Il dy scequente me fece dire che le insolentie facte contra domino Honorato, conte de Tenda, he cusì contra le altre terre de domino Aloysse Bollero erano facte contra et preter voluntatem suam et queli erano a quela impresa havevanno passati ly termini dely comandamenti e instrutione a lore dacte et che per evidentia de ciò mandava a farli retrare dale impresce […],

3B

Et per la executione dela revocatione dela gente he dele insolentie facte soa signoria manda el spectabile cavalero de Santo Iohanne, domino frate Georgio da Piozascho, […] gubernatore de Vercelle, parente strecto de dicto domino Aloysse, lo quale anchora debe ponere campo intorno a Centallo […] e fare ogni cura e solicitudine de havere Arcimbaldo in le mane […].

Ma perché la excellentia soa afferma che le novitade facte contro lo conte de Tenda et le altre terre de messer Aluyse sono procedute preter et ultra la mente et ordine de soa signoria et che delibera provedergli cum mandare ad revocare quelle genti et a dare opera de havere Centallo et Arcimbaldo in soa possanza, quantumque nuy vogliamo credere che la disposicione soa sia conforme ad le soe parole et che cum nuy non usaria simulatione né fictione, tamen ad nuy è ricordato per quelli che fanno per dicto meser Aluyse che non è verisimile che soa signoria habia dispositione de volere realmente procedere a dicta liberatione et restitutione, ymmo che tutte queste sono arti et parole per protrahere la cosa in longo, dicendo non essere credibile, se cossì fosse, che fra tanto tempo soa signoria non li havesse rimediato, item che, essendo Centallo in forze dela soa signoria, come se dice che è, vel saltem ritrovandosi Arcimbaldo in campo cum le altre genti soe, facile cosa gli seria potere disponere et de Arcimbaldo et de quella terra ad suo arbitrio.

4

La fideiussione richiesta a Ludovico Bolleri

his pactis et conventione: che dicto domino Aloysse fideiubeat de Ltamillia ducati per tanti zentilhomeni de Pedemonte che per lo havenire non farà più né receptarà in le soe castelle de là daly monti alchui robatori né cativi che vollesseno ofendere ale terre he subdicti de soa signoria né al stato he persona soa       et de questo domino Aloysse anchora il facesse cauto per vostra signoria […]. Ad la parte dela fideiussione che ricercha la signoria soa da meser Aluyse de ducati Lm per promesse de gentilhomini in Pedemonte […] et che nuy etiam debiamo prestare cautione di questo etc. nuy non poca admiratione habiamo presa di tale richiesta, però che lassiamo stare che la natura de questa cautione che si domanda de tanta quantitade et de quelli gentilhomini è molto difficile, né dicamus impossibile, et bisogna che questa executione sia molto longa, ma non intendemo ad che sia necessario, essendo meser Aluyso nostro adherente et havendo luy ratificato la lega, come consta per solemni instrumenti, ch’el debia astringersi ad novi vinculi et obligationi, […], licet luy monstrasse fare volunteri, come quello che verisimiliter se conduria ad fare questo et magiore cosa per ussire de prigione et reintrare in casa soa, nondimeno non è da credere lo facesse spontaneamente, ymmo come sforzato, […].

5

La confessione di Ludovico Bolleri

Et che, havendoli suplicato domino Aloyse de alchune robarie facte per alchui gioti he ribaldi et cativi in le terre de soa signoria, ly quali esso domino Aloysse gly havea dacto recepto in le soe castelle, e ancora per alchune altre robarie havea facto dicto domino Aloyse ad alchui subdicti de soa signoria, tempore che detto domino Aloyse piadiva cum domino Ameo, monsignor de Villa, il perché pregava soa signoria gly perdonasse […], […], constringendosi mo luy ad novi obligi, maxime sub pretextu ch’el debe haver confessato haver fallito, […], la qual cosa, como tu say, luy semper constantissimamente ha negato et nuy, facendo tal promissa, confessarissimo il contrario de quelo habiamo semper affermato a tute le signorie de Italia, et per questo non poria essere senza nostro gravissimo carico et vergogna. Preterea, daresemo grande cagione alo re Renato de dolerse grandemente de nuy quando prometesemo per tale obligatione la quale domino Aluyse non poteria fare in preiuditio del prefato suo signore re. […].

6

La richiesta di liberare Ludovico Bolleri senza alcuna nuova obbligazione

El perché volemo che, ritrovandoti cum lo prelibato illustre signore, di novo, per nostra parte, richiedi, conforti et pregha soa excellentia a volere liberamente lassare dicto meser Aluyse et restituirli le terre et cose soe senza obligarlo ad altra nova et insolita fideiussione, […].

7

Il caso di Tommaso Moroni da Rieti

Ulterius, perché Arcimbaldo, […], del’anno 1454, ritornando lo […] consigliero nostro messer Tomaso da Riete, tunc nostro oratore de Franza, lo assaltò et robbò […] ragione presso ad Ceva et la preda ch’el gli tolse, de valuta de ducati 4m[dc], fue conducta in le terre de soa signoria, pregarai la signoria soa per nostra parte che […] iuxta le conventioni inite tra luy et nuy gli piaccia volerne compiacere, havendo dicto Arcimbaldo in le mani soe, overo volernelo dare overo saltem curare, cum effecto ch’el se facia per luy o dela robba soa conveniente satisfactione al predicto meser Tomaso. […].

Il duca di Milano si compiace che Ludovico di Savoia abbia gradito la Bibbia e il Libellus de natura animalium e s’impegna per cercare di fargli avere lo Speculum historiale di Vincenzo de Beauvais, «possendosi ritrovare dal canto de qua» [22] (1). Esprime poi la propria soddisfazione per l’intenzione del duca di liberare Ludovico Bolleri, sperando però che così avvenga realmente (2). Vi è chi sostiene che non sia questa la vera volontà sabauda e si tratti solo di un espediente per guadagnare tempo: Ludovico di Savoia avrebbe infatti già potuto liberare il signore di Centallo e disporre a suo piacimento di Centallo e Arcimbaldo, considerato anche che, stando a quanto si dice, Centallo è già in suo possesso e il mercenario guascone si trova insieme alle sue truppe (3). Francesco Sforza si meraviglia poi non poco della fideiussione di 50.000 ducati, di difficile riscossione, e della cauzione a lui richiesta: non ritiene necessario che Ludovico Bolleri, suo aderente nella Lega italica, debba sottoscrivere nuovi patti, che certo stringerebbe contro la sua volontà, solo per uscire di prigione (4). Francesco Sforza non può poi accettare che ora il signore di Centallo confessi di essersi comportato scorrettamente, perché presso le signorie italiane il duca ha sempre sostenuto il contrario e ne deriverebbe un grave danno alla sua immagine. Nascerebbero inoltre motivi di attrito con Renato d’Angiò, che certo non potrebbe che disapprovare un accordo che s’intromettesse fra lui e il suo vassallo (5). Francesco Sforza richiede quindi che Ludovico Bolleri sia liberato senza alcuna nuova fideiussione (6). Il duca ricorda infine che nel 1454 Tommaso Moroni da Rieti, di ritorno dalla Francia, dove era stato ambasciatore presso il re, fu assalito e derubato vicino a Ceva da Arcimbaldo, che poi si rifugiò con il bottino nelle terre del duca sabaudo, al quale ora Francesco Sforza richiede di operare in modo che Tommaso Moroni venga risarcito (7).
Come si può notare leggendo la colonna di SG19 della Tabella 11, nella quale la lettera è riportata quasi integralmente, SG19 pare non presentare alcun legame con GS15, missiva in stretta relazione con SG13 (si veda in propositola Tabella9). Riteniamo tuttavia che nelle prime righe di SG19 sia segnalata in modo implicito la ricezione di GS15. È opportuno riproporre qui quanto scritto da Francesco Sforza: «Replicando al scrivere che ne fay per le toe lettere de dì 18 aprilis sopra le risposte havute da quello illustre signore .. duca, del che etiam la soa signoria ne scrive per una soa succinctamente». La parola «lettere» al plurale non consente di affermare che il duca si riferisce sia a GS15 sia a GS16, perché in SG6 il duca ricorre al plurale per segnalare la ricezione di una sola missiva, ossia GS5. Se tuttavia Francesco Sforza avesse ricevuto una sola lettera di Corradino Giorgi, per non creare un equivoco con l’inviato, non avrebbe contrapposto la parola «lettere» al plurale alla missiva «una», per così dire, di Ludovico di Savoia, perché l’ambasciatore sarebbe stato indotto a credere che il duca aveva ricevuto almeno due missive (se infatti avesse ricevuto una sola sua lettera, si sarebbe riferito a essa con il termine «una», come per la missiva di Ludovico di Savoia). L’inviato non avrebbe quindi potuto capire che a Milano era giunta una sola lettera, mentre l’altra si era persa nel corso del viaggio. Riteniamo dunque che l’utilizzo della parola «lettere» al plurale e del termine «una» non siano affatto casuali e che sia verosimile sostenere che nella parte iniziale di SG19 sia segnalata la ricezione di almeno due lettere, identificabili con GS15 e GS16.

[22] Il 9 aprile, inviando il Libellus e la Bibbia, Francesco Sforza aveva pregato Ludovico di Savoia di scusarlo «perché non gli mandiamo el terzo libro», precisando «che non se trova qua né in lo nostro paese simili libri» (M44-13r [B] di Missive 44). Lo Speculum historiale aveva infatti una diffusione di gran lunga maggiore in Francia. Come ricorda Kathleen Daly, «In or before 1451, Charles VII commissioned the Mirouer Historial Abregie de France from an anonymous royal servant. The Mirouer traces the history of the French kingdom from its putative Trojan origins to 1380, and consists of a series of extracts from Latin sources, with a translation and commentary in French. The author’s interpretation reflects both the traditional concerns of the Valois court and the political upheavals of Charles VII’s own reign. It is particularly interesting, therefore, that the Speculum historiale by Vincent de Beauvais provides the major source for the Mirouer» (Daly, Kathleen, The Mirouer Historial Abregie de France: Historical Culture and Politics at the Court of Charles VII , in Vincent de Beauvais: intentions et réceptions d’une oeuvre encyplédique au moyen age, a cura di Monique Paulmier-Foucart, Serge Lusignan, Alain Nadeau, Bellarmin – Vrin, Saint-Laurent (Québec) – Paris, 1990, pp. 467). Il Mirouer Historial rappresenta «another example of the king’s interest in historical works liées aux pouvoirs. He had appointed an official chronicler, Jean Chartier, chanter of the abbey of St. Denis, soon after his return to Paris in 1437, with the task of recording the events of his reign. The Mirouer may have been intended to provide a supplement, dealing with the more remote history of the kingdom. This would accord well with contemporary practice: Philip the Good, duke of Burgundy and Charles VII’s successor Louis XI both commissioned comparable works» (Daly, Kathleen, op. cit., pag. 491). L’autrice avanza poi l’interessante ipotesi di un utilizzo del Mirouer in diplomazia: «the combination of historical examples and lists of royal rights and prerogatives suggest another, complementary purpose: to instruct the king, his subjects, and possibly even his antagonists. The Mirouer provided a celestial and terrestrial justification for royal power, of which even the king needed to be informed. The research and compilation undertaken for the Mirouer may in fact have been part of a more general investigation into royal rights: the author mentions a document shown to him by Geoffrey Vassal, listing the damage caused by the English in France, which was to form part of a work then in preparation for the king. Taken in conjunction with the major themes of the text such references suggest a close, if indirect, link between the Mirouer and diplomacy. The format – a Latin and French text – and comparatively careful references to sources, still rare in the mid-fifteenth century, suggest that it might also have been intended for a more international audience, particularly diplomats who might visit the court of Charles VII. Historical texts had a role in diplomacy» (Daly, Kathleen, op. cit., pp. 491-492). Al proposito è opportuno rilevare che il particolare utilizzo dei testi storici presso la corte francese può avere indotto Francesco Sforza a inviare a Carlo VII due libri, anche se non di storia: il 25 gennaio del 1457 il duca di Milano incaricò infatti Tommaso Tebaldi da Bologna di consegnare al re di Francia (scusandosi per il ritardo, dovuto «negligentie vel tarditati scriptorium») «librum quendam de virtutibus herbarium et alium de venenis», doni consigliati da Tommaso Le Franc (definito nel Registro delle Missive n. 34, f. 66r-v, «phisicus regius»), secondo il quale i volumi sarebbero stati «gratissimos» a Carlo VII (ASM, Arch. Sforz., Bibl. Naz. di Parigi, Fonds Italien, Cod. 1595, Bob. 13, f. 140). Da Tebaldi1, del 14 febbraio 1457, risulta che il re gradì i regali e apprezzò la fattura dei libri, anche se l’ambasciatore sforzesco riferisce «ch’el non se recordava che magistro Thomase gli havesse may parlato de dicti libri». I tre temi principali del Mirouer Historial cui si è accennato sopra sono i seguenti: «the special vocation of the French kingdom in Christendom, and the exclusive privileges bestowed by God on the French crown; the royal succession and the significance of dynastic change; and the nature and extent of the French kingdom, and royal power and authority within it» (Daly, Kathleen, op. cit., pag. 471). Per quanto riguarda il primo, occorre rilevare che «the author generally abridges the Speculum’s account of a saint’s life, relics and translation into a few sentences or a single phrase. […]. Thus his hostility to the English may explain why he ignored the Speculum’s reference to St. Boniface as natione Anglicus, particularly in view of the saint’s important role in the coronation of Pipin the Short» (Daly, Kathleen, op. cit., pp. 472-473). Per quanto riguarda infine il secondo tema, Daly sottolinea che «the Mirouer, like the Historiale, seems to have been intended to show Charles’ legitimacy by a process of association: he is portrayed as the heir of Clovis, whose tribulations prefigured his own. The text implies that he must continue to demonstrate his spiritual ancestry as the true heir of Clovis, Charlemagne and St. Louis by following their example» (Daly, Kathleen, op. cit., pag. 480).

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